Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Gioganni Fornero, L'IDEALE E IL REALE VOL. 1 Ed. Paravia
Settembre 2017
Cenni su Epicuro Sant'Agostino e San Tommaso
a.s. 2016/2017
Epicuro

Epicuro, di Samo (342-270 a.C.)
Busto marmoreo,
copia romana dell'originale greco
(III secolo-II secolo a.C.),
Londra, British Museum
Premessa: Durante il periodo ellenistico hanno origine le posizioni filosofiche di
EPICUREI
STOICI
SCETTICI.
E' un periodo caratterizzato dalla ricerca di LIBERTA' DAI FALSI TIMORI DEGLI DEI, dalla ricerca di nuovi rapporti di AMICIZIA TRA GLI UOMINI.

EPICURO nasce nel 341 a.C. a Samo, isola greca poco lontano dalla Turchia.
I suoi scritti sono andati quasi tutti perduti: ce ne parlano Diogene Laerzio (180 d.C.) e Lucrezio (94 a.C.) nel "De Rerum Natura" che si apre con una celebrazione a Epicuro come "colui che ha liberato gli uomini dal timore degli dèi".
Rimangono, di lui, solo tre lettere: a Erodoto, in cui Epicuro espone la sua concezione della fisica, a Meneceo, in cui Epicuro parla di temi etici, a Pitocle, in cui Epicuro parla di questioni metereologiche. Oltre a queste opere rimangono ovviamente tantissimi frammenti.
Insegna in varie città della Grecia e poi ad Atene dove rimane fino alla morte nel 270 a.C.
Nel 306 a.C. apre "Il Giardino": una scuola che ha come sede il giardino della sua abitazione. Per questo gli epicurei verranno chiamati "i filosofi del giardino". La sua scuola è frequentata da donne, uomini e schiavi, che vivono in rapporti di AMICIZIA. L'autorità di Epicuro sui membri del gruppo è enorme, sia per il suo pensiero che per l'esempio personale, tanto che nel corso della sua vita, e dopo la sua morte, i suoi discepoli cercano di modellare la propria vita su quella del loro maestro. Uno dei motti più ripetuti nella scuola è: "Comportati sempre come se Epicuro ti vedesse".
Per Epicuro la filosofia e il sapere in generale hanno come fine il raggiungimento della felicità.
La filosofia aiuta l'uomo a raggiungere la felicità fornendogli un quadruplice farmaco che gli permette di superare i 4 mali fondamentali:
1. il timore degli dei: la filosofia libera gli uomini dal timore degli dei dimostrando che gli dei non si occupano dell'uomo;
2. la paura della morte: la filosofia libera gli uomini dal timore della morte dimostrando che essa non è nulla per l'uomo "perché quando ci siamo noi la morte non c'è mentre quando c'è la morte non ci siamo noi";
3. la mancanza della felicità: la filosofia mostra la facile raggiungibilità del piacere;
4. il dolore fisico: la filosofia mostra la brevità e la provvisorietà del dolore.
In queste affermazioni si vede chiaramente come il fine della filosofia epicurea non sia la contemplazione dell'ordine dell'universo, ma il fine pratico di rendere l'uomo più felice.
LA FISICA
La fisica di Epicuro ha lo scopo di escludere dal mondo ogni causa sovrannaturale e di liberare così gli uomini dal timore di essere alla mercé di forze sconosciute e di misteriosi interventi. Per raggiungere questo scopo la fisica di Epicuro deve essere: 1. materialistica, cioè escludere la presenza nel mondo di qualsiasi entità immateriale o spirituale; 2. meccanicistica, cioè spiegare tutte le trasformazioni sulla base del movimento degli atomi escludendo qualsiasi altro principio finalistico (potenza, forma, causa finale, forze cosmiche, ecc.). Poiché la fisica di Democrito (460 a.C.) aveva queste caratteristiche, Epicuro riprende interamente le sue teorie fisiche, con alcune piccole modifiche:
La realtà è costituita da atomi, ETERNI e IMMUTABILI, che si differenziano tra loro quantitativamente (non qualitativamente come le omeomerie di Anassagora) e per forma, grandezza e peso (Democrito, invece, li aveva differenziati per forma ordine e posizione).
Il termine ATOMO deriva dal greco (ἄτομος àtomos = ἄ alfa privativa + τέμνειν témnein che significa tagliare) e vuol dire NON DIVISIBILE.
Gli atomi sono dotati di moto rettilineo e uniforme (ma non dall'alto verso il basso come voleva Aristotele) (perché il basso e l'alto devono essere considerati come punti di riferimento relativi e non assoluti).
Gli atomi si muovono nel vuoto e con uguale velocità.
Come si formano i corpi?
Esiste una deviazione, "clinamen", altrimenti si muoverebbero come pioggia senza mai incontrarsi. Questa deviazione è casuale (e non causale) e la casualità è ben conciliabile con l'agire libero dell'uomo.
Deviando, gli atomi si scontano e si generano nuove direzioni e nuovi aggregati; si generano così i corpi e i mondi infiniti.
Nella costituzione dei corpi non vi è l'intervento divino.
Qualche critico ha voluto vedervi un'anticipazione del principio di indeterminazione di Heisenberg (che afferma che il comportamento delle particelle subatomiche sia indeterminabile).
Sulla base di questi principi Epicuro spiega tutti i fenomeni naturali (tempeste, vulcani), ma soprattutto afferma che le spiegazioni non materialistiche date dai precedenti filosofi ad alcuni aspetti dell'esistenza (anima, divinità, cause finali, ecc.) sono false.
L'ANIMA è secondo Epicuro mortale perché formata, anch'essa, di atomi (più sottili e leggeri).
Con la morte gli atomi dell'anima si separano e cessa qualsiasi possibilità di sensazione, la morte è completa "privazione di sensazioni". Per questo è stupido temerla. "Il più terribile dei mali, la morte, non è nulla per noi perché quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte non ci siamo noi". Come la vita è un'aggregazione di atomi, la morte è una disgregazione di atomi.
L'interpretazione atomistica della realtà esclude l'intervento degli dei. Se esistono, gli dèi vivono negli Intermundia e non influenzano l'uomo, né si curano di lui.
La FELICITA' è, per Epicuro, piacere, ma non piacere dissoluto e volgare, ma APONIA cioè assenza di dolore (dal greco ἀπονία, ἀ privativa e πόνος dolore) e ATARASSIA (ἀταραξία) cioè assenza di turbamento. Il piacere è godimento del presente senza alcuna ansia per il futuro.
Per evitare i dolori e i turbamenti, Epicuro parla di soddisfacimento di bisogni.
Epicuro distingue i bisogni in:
Bisogni naturali e necessari (mangiare, bere, dormire ma anche l'amicizia, la filosofia);
Bisogni naturali ma non necessari (mangiare cibi raffinati, vestirsi con eleganza ecc.). Questi piaceri non devono essere ricercati perché non contribuiscono ad aumentare la nostra felicità;
Bisogni innaturali e non necessari (mangiare eccessivamente o la ricerca del potere). Si tratta di piaceri che non si possono soddisfare mai pienamente, per cui la soddisfazione si mescola al dolore che si rivela pertanto inestinguibile.
La POLITICA: Epicuro nega una politica basata sulla forza e sul predominio di alcuni uomini su altri (gli uomini cercano il potere solo per timore di essere sopraffatti, è per questo che non bisogna temere gli altri uomini). Il rapporto umano si fonda sull'equilibrio e non sulla paura. Si realizzerà così l'AMICIZIA che è la forma più vera di vita politica.
LA CONOSCENZA è legata alla sensazione: I corpi emanano degli effluvii che si staccano e "colpiscono" il soggetto (come per Democrito).
IL LINGUAGGIO: L'impressione ricevuta provoca nei primi uomini l'emissione di un suono (non convenzionale). Poi, il suono è diventato parola (convenzione). Da qui il LINGUAGGIO": ha un fondamento "per natura" e una strutturazione per "convenzione".
Le varie sensazioni si connettono tra loro mediante la memoria. Le sensazioni costituiscono le cosiddette "PRENOZIONI" o "CANONI". Esempio: quella cosa fatta in una determinata maniera è un uomo, per cui, quando si pronuncia la parola "uomo", subito, per prenozione, si pensa alla forma e ai suoi caratteri.
Biennale di Venezia 2019: piatto
Sant'Agostino
I video-film su Sant'Agostino sono tratti da due film
- Da "Agostino", regia di Roberto Rossellini, del 1972;
- Da "Sant'Agostino", miniserie televisiva del 2009, in cui Sant'Agostino è interpretato da Alessandro Preziosi (Agostino giovane) e da Franco Nero (per il periodo della sua vecchiaia)
Sant'Agostino nasce a Tagaste, una regione dell'Africa, romana, nel 354 da padre pagano e madre, Monica, cristiana.
Compie i primi studi a Cartagine dove conosce una donna con la quale vive per 12 anni more uxorio (convivendo pur non essendo uniti dal matrimonio) dal quale ha un figlio, illegittimo, Adeodato.
Nel 373 legge l'Ortensio di Cicerone; segue una profonda crisi spirituale; aderisce al Manicheismo (religione fondata in Persia da Manicheo - o Mani - nel III sec. d.C., basata sulla contrapposizione di bene e male).
Si reca a Roma, poi a Milano, per insegnare retorica, dove conosce il vescovo Ambrogio.
Legge "Le Enneadi" (raccolta di scritti di Plotino ad opera di Porfirio).
La madre lo raggiunge a Milano.
Nel 386, mosso da crisi morali, abbandona la donna con la quale convive e si converte al cristianesimo.
L'anno dopo riceve il Battesimo.
Dopo la morte della madre a Ostia, torna a Tagaste, vende i suoi beni, si ritira a vita monastica e fonda un cenobio (monastero).
Viene ordinato sacerdote e poi vescovo di Ippona (si veda la cartina geografica sopra).
Muore nel 430.
La sua salma, dopo varie vicende, viene portata a Pavia nel monastero di San Pietro in Ciel d'oro.
Breve pausa con curiosità ... da "Voyager" sulla Basilica di Sant'Ambrogio a Milano
A scelta, guardare uno dei due video sulla vita di Sant'Agostino
OPERE
Agostino scrive tantissimi libri.
Le opere autobiografiche sono 2: Le Confessioni (in 13 libri scritti nei primi anni di vescovado) e Le Retractationes (in 2 libri).
Le più importanti opere filosofiche sono: I Dialoghi, I Soliloquia, Il De Musica.
Tra le opere apologetiche ricordiamo il De Civitate Dei in cui la Storia è considerata non come ciclica ma come lineare.
Inoltre ci sono le opere dogmatiche, morali, polemiche, esegetiche.
Scrive più di 500 sermones su passi biblici, 200 lettere e composizioni poetiche.
Per Sant'Agostino esistono delle verità eterne; l'uomo dubita ma proprio il suo dubitare dà una certezza: la certezza di esistere; e poiché l'esistenza non si può esaurire nel mondo sensibile, necessariamente devono esistere delle verità eterne che l'uomo ha già presenti in sé e le coglie grazie alla illuminazione; se da una parte questa teoria delle verità eterne che l'uomo ha già in sé è vicina a quella delle idee di Platone, dall'altra Sant'Agostino supera Platone nel senso che le verità eterne non si ricordano da sole ma l'uomo le coglie solo quando "si ricorda di Dio" (è cioè illuminato). In questo senso la religione è una ricerca, tanto quanto la filosofia; tuttavia Sant'Agostino asserisce il primato della fede sulla ragione (nisi credideritis non intelligetis).
Il Dio di Sant'Agostino è il Dio dell'Esodo: è essenza; è colui che "sempre è"; è atemporale ma crea il mondo nel tempo. Il tempo è, per Sant'Agostino, un insieme di momenti di cui solo l'anima percepisce la continuità. Si tratta di una continunità lineare (in contrapposizione al tempo ciclico degli scettici) in cui si realizzano episodi unici e irripetibili: dopo la creazione si è avuto il peccato di Adamo; successivamente l'avvento di Cristo, (con la sua opera di redenzione) e, alla fine, ci sarà l'avvento del regno di Dio.
Leggere il brano che segue, sul tempo, tratto dalle "Confessioni"
Dopo la lettura: focus group "il mio tempo è ..."
Sant'Agostino polemizza con la dottrina pelagiana (Pelagio era nato in Irlanda nel 350 da una famiglia di schiavi affrancati; il suo nome è tipico degli schiavi affrancati provenienti dalle regioni marittime, cioè dal pelago. Secondo Pelagio l'uomo deve liberarsi dal male indipendentemente dalla grazia. Questa è un dono che Dio fa all'uomo che fa già il suo dovere) poiché definisce la grazia un dono "gratis", gratuito, che Dio fa agli uomini, indipendentemente dal loro operare. Se, infatti, Dio desse la grazia solo a quegli uomini che si comportano bene, in questo modo si verrebbe a negare la sua libertà, non solo, ma la grazia non sarebbe altro che giustizia. La possibilità di compiere opere buone non viene, per Sant'Agostino, dall'uomo (contrariamente a quanto sosteneva Pelagio) ma da Dio che sceglie: è questo il discorso della predestinazione.
Sant'Agostino distingue due città: la città terrestre, iniziata con Caino, e la città celeste, iniziata con Abele. La città terrestre ha sempre cercato di uccidere la città celeste. Ma alla fine dei tempi la città celeste con i beati sarà definitivamente scissa dalla città terrestre (a conferma anche della linearità della storia e della unicità e irripetibilità degli avvenimenti). La teoria delle due città viene esposta nel "De Civitate Dei".
Leggere, da pag. 464 a pag. 465, del volume 1, il brano di Agostino, "La città di Dio e la città terrena", tatto dal "De Civitate Dei"
San Tommaso
Tommaso d'Aquino nasce nella contea di Aquino, attualmente territorio di Roccasecca (nel Lazio, vicino a Cassino, in provincia di Frosinone) nel 1225 (in alcuni testi: 1220), da una famiglia feudale di conti. Muore all'età di 49 anni (54 anni?).
Poiché è il più giovane dei figli, è destinato, secondo la tradizione dell'epoca, alla carriera ecclesiastica.
A 5 anni viene mandato alla scuola dell'abbazia benedettina di Montecassino.
A 14 anni prosegue i suoi studi a Napoli all'Università fondata da Federico II.
A 19 anni, contro il volere della madre, che desidera che il figlio faccia carriera a Montecassino, decide di entrare nell'ordine dei frati predicatori domenicani.
La madre lo riporta "di forza" a casa, dove rimane per un anno.
Vinta la resistenza dei familiari, Tommaso torna a Napoli presso i domenicani.
Comincia a viaggiare.
Va a Parigi; poi a Colonia dove diviene assistente di Alberto Magno che dirige l'Università di Colonia.
Tommaso ottiene la cattedra a Parigi.
Nel 1259 rientra in Italia, nel convento dei domenicani a Napoli, poi a Orvieto, Roma e Anagni. Muore a Fossanova (vicino a Roma) nel 1274, durante il viaggio verso Lione per partecipare al Concilio indetto da Gregorio X.
Le sue opere filosofiche principali sono:
La Summa contra Gentiles;
La Summa Theologiae.
Per non essere costretto a leggere le traduzioni e i commenti che ne avevano fatto gli arabi (in particolare Averroè), e quindi per una lettura "più autentica" del pensiero aristotelico, favorisce la traduzione direttamente dal greco, dei libri aristotelici, servendosi del traduttore Guglielmo di Moerbeke.
Cercare il documentario su San Tommaso (il documentario inizia con la contestazione studentesca del 1968 a Parigi)
LA TEOLOGIA
Tommaso d'Aquino dimostra come l'aristotelismo ben si concilia con il pensiero cristiano.
Il punto centrale della metafisica di Tommaso è la distinzione tra essenza ed esistenza (l'essenza è il modo in cui una cosa è, l'esistenza è l'atto di esistere). Gli esseri (o enti), nella loro molteplicità, sono possibili nel senso che, non esistendo prima, ad un certo momento cominciano ad esistere (corrispondono a potenza e atto di Aristotele). Noi possiamo pensare ad un uomo senza che esso debba necessariamente esistere.
In Dio, invece, essenza ed esistenza coincidono.
L'essere in cui si ha questa coincidenza è uno solo perché, per essere moltiplicato, esso dovrebbe assumere una certa forma e dunque non sarebbe più puro essere, pura essenza.
VEDERE IL VIDEO (LE INTERVISTE IMPOSSIBILI): "Tommaso - Concordanza tra fede e ragione"
L'esistenza di Dio
Tommaso non accetta la prova ontologica del "Proslogion" accusando Anselmo di essere passato "dall'esse in intellectu all'esse in re" senza giustificazioni valide.
Invece la dimostrazione dell'esistenza di Dio va effettuata con un discorso a posteriori, partendo dal mondo sensibile.
Indica 5 vie attraverso le quali, partendo dal mondo sensibile, si dimostra l'esistenza di Dio (è un percorso che consente di non cadere in una infinita risalita):
1) La prima via è quella del MOTO. Ogni mosso è mosso da un altro motore: esiste, cioè, una catena di mossi e motori che non può procedere all'infinito. Dunque, deve necessariamente esistere un PRIMO MOTORE non mosso da altri (motore immobile): e questo è Dio.
2) La seconda via è quella della CAUSA EFFICIENTE: ogni effetto è generato da una causa. Ancora una volta, si viene a determinare una catena di cause ed effetti che non può procedere all'infinito: dunque, CAUSA INCAUSATA: e questa è Dio.
3) La terza via è quella della POSSIBILITA' e NECESSITA': ogni cosa è possibile ma non necessaria; ogni cosa ora esiste, ora non esiste; ogni cosa esistente un tempo non esisteva (se così fosse, sarebbe necessaria). Nell'esperienza sensibile non c'è nessuna cosa che sia necessaria e che quindi non possa non esistere). Se il mondo si limitasse a ciò che è solo possibile, è impossibile che, in un dato momento, non sia esistito nulla, perché dal nulla non deriva nulla. Deve quindi esistere un essere necessario (che ha in sé, necessariamente, la propria ragione di esistere).
Deve quindi esistere una causa prima NECESSARIA sempre ESISTITA: questa è Dio.
4) La quarta via è quella dei GRADI: ogni cosa esistente ha vari gradi di perfezione che rimandano ad un valore assoluto: Dio.
5) La quinta via è quella dell'ORDINE: l'universo si presenta a noi ordinato (le leggi fisiche ordinano la natura) Deve quindi esistere un essere intelligente che ha dato ordine alla realtà.
Queste 5 vie mostrano l'accettazione del pensiero aristotelico: per Tommaso la ragione è utile alla fede perché attraverso l'argomentazione razionale è possibile dimostrare l'esistenza di Dio.
Divertiamoci con le tecniche mnemoniche

Inventare una storia con le seguenti immagini-parole:
MOTO

CAUSA (EFFICIENTE)

NECESSITA'

GRADI

ORDINE
Leggere, da pag. 529 a pag. 530, del volume 1, il brano di Tommaso d'Aquino, "La cinque vie", tatto dalla "Summa Theologiae" (1265-1274)
Oppure (meglio il brano a pag 529, più comprensibile)
a pag. 528, del volume 1, il brano "L'essere di Dio e l'essere delle creature" di Tommaso d'Aquino, dal "De Potentia"
Mentre per dimostrare l'esistenza di Dio Tommaso evoca le 5 vie, nulla, invece, si può dire sulla sua ESSENZA. O, meglio, si può dire solo ciò che Dio NON è (teologia negativa). Né si può dimostrare, filosoficamente, la creazione del mondo nel tempo.
Per San Tommaso la materia è pura realtà creata da Dio.
LA CONOSCENZA
Per Tommaso la conoscenza comincia dal mondo sensibile attraverso i 5 sensi: "nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu". Attraverso i 5 sensi si formano delle immagini che si conservano nella memoria sensitiva.
Le immagini si connettono tra loro secondo il principio estimativo negli animali (è il principio mediante il quale, ad esempio, la pecora distingue il cane pastore dal lupo) e il principio cogitativo negli uomini. E questa è la conoscenza sensibile.
Esiste, poi, una conoscenza superiore mediante la quale l'uomo coglie, mediante l'astrazione, l'universale: Tommaso accetta, dunque, la distinzione di Aristotele tra intelletto possibile e intelletto agente: il primo è la capacità di ricevere i concetti astratti - e dunque è in potenza - il secondo, invece, astrae l'intelligibile dal sensibile; i concetti così astratti vengono ricevuti dall'intelletto in potenza che passa dalla potenza all'atto.
L'ETICA
L'uomo possiede la sinderesi cioè un abito particolare che permette di distinguere ciò che si deve e ciò che non si deve fare.
Nella "Summa Theologica" il problema del bene occupa ampio spazio.
L'uomo, per natura, è un animale socievole. Ma non può esservi una vita sociale senza il comando di uno.
San Tommaso distingue, come Aristotele, tre forme di governo giuste: la monarchia (governo di uno solo), l'aristocrazia (di pochi), la politia (di tutti), alle quali corrispondono le tre forme ingiuste ossia la tirannide, l'oligarchia, la democrazia.
Al bene del singolo si contrappone, in uno Stato giusto, il bene comune.
Se nello Stato l'uomo trova la sua realizzazione, il fine ultimo dell'uomo è, però, Dio: di qui la supremazia del vicario di Cristo su tutti i regni, la supremazia del sacerdotium al regnum.
IL PENSIERO PEDAGOGICO
Tommaso affronta il tema dell'insegnamento nel De Magistro e in un articolo della Summa Theologiae, in particolare parla del rapporto tra educatore ed educando.
Riprendendo il discorso della potenza e dell'atto di Aristotele, Tommaso dice che il processo con cui un uomo ammaestra un altro uomo si risolve nel far passare in atto la scienza che nel discente è in potenza. La funzione del maestro è quella di guidare.
L'azione dell'insegnamento è tutt'uno con la carità nel senso che l'ammaestrare è considerato tra le forme di "elemosina spirituale", cioè è "un'opera di misericordia".
E' difficile che l'uomo sia in grado di darsi da solo la disciplina: alcuni giovani che sono dediti ai vizi non possono essere corretti con i discorsi ma hanno bisogno di essere distolti dal male con la forza.