Culture in viaggio

5 C LSU as 2018 2019 Antropologia

Libro in adozione: Vincenzo Matera, Angela Biscaldi, ANTROPOLOGIA IL MANUALE DI SCIENZE UMANE, Ed. Deascuola


Mese  gennaio 2019      UNITA' 5

Marc Augé, Benedict Anderson, James Clifford, Appadurai, Ulf Hannerz, Joshua Meyrowitz

Culture in viaggio
UNITA' 5 (nella nuova edizione UNITA' 4)



5.1 L'antropologia del mondo contemporaneo
da pag. 230 a pag. 234 
e lettura di Marc Augé da pag. 258 a pag. 259 



Una finestra sull'arte ...



Marc Augé al Festival della Filosofia a Modena nel 2015



Pagg. 230 e 231
Marc Augé nato a Poitiers nel 1935, è antropologo, sociologo e filosofo.
Concetti molto interessanti teorizzati da Marc Augé riguardano il tempo e lo spazio:
in particolare egli parla di "accelerazione della storia" e di "restringimento del pianeta", che insieme costituiscono la "surmoderntà", e di "luoghi e non luoghi".

Accelerazione della storia: Secondo lo studioso la possibilità di avere, in tempo reale e a ritmi rapidissimi, informazioni su avvenimenti di tutto il mondo, dà alle notizie una sorta di "invecchiamento precoce". La velocità con cui circolano le informazioni e le persone ha comportato anche un altro cambiamento: la scomparsa della "dimensione mitica" delle diversità.

Restringimento del pianeta: Fino a non molto tempo fa la vita ci appariva caratterizzata dalla ripetizione di modelli e dalle tradizioni perché i contatti tra le popolazioni e i luoghi erano molto marginali. Nel mondo globale contemporaneo è sempre più normale progettare un presente e un futuro lontano dal luogo di origine
  
Pagg 258 e 259 
Luoghi e non luoghi: 
Per Marc Augé i luoghi sono gli spazi reali e i rapporti che i loro utilizzatori intrattengono con essi. 
I "luoghi" che sono portatori di identità (nel senso che gli individui si riconoscono e si definiscono attraverso esso), di relazioni (gli individui leggono, all'interno di esso, la relazione che li unisce) e di storia (gli vi ritrovano tracce del passato).
I "non-luoghi" per Augé sono gli spazi privi di identità, di relazioni e di storia.
I non-luoghi sono in genere gli spazi del consumo come i centri commerciali o i parchi di divertimento come Disneyland, ma sono anche gli spazi della comunicazione, come il computer, la TV, il cellulare, e, ancora sono non-luoghi gli spazi di trasporto come gli aeroporti, le autostrade, le stazioni, gli aerei, le carrozze di un treno o della metro. Questi non-luoghi sono caratterizzati dalla surmodernità (restringimento di spazio e tempo).

VEDERE IL FILM "THE TERMINAL" (DVD)

E' un film del 2004 diretto da Steven Spielberg ed interpretato da Tom Hanks, Catherine Zeta Jones e Stanley Tucci.
È stato presentato, fuori concorso e come "evento speciale", alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Trama
New York, Stati Uniti. Viktor Navorski è un cittadino di uno stato (immaginario) dell'Europa orientale, la "Krakozhia". Quando atterra a New York, scopre che nel suo Paese è avvenuto un feroce colpo di Stato proprio mentre si trovava in aereo diretto verso l'ambita America. Costretto a sostare nell'aeroporto internazionale "John Fitzgerald Kennedy", con un passaporto ormai privo di validità, Viktor si vede negato il visto d'entrata per gli Stati Uniti e impedita, da parte del capo della sicurezza Frank Dixon, la possibilità di far ritorno a casa, dovendo quindi restare all'interno del terminale dedicato ai voli internazionali ...


A distanza di alcuni anni dalla formulazione di queste tesi, Marc Augé è tornato sull'argomento, ampliandolo e modificando in parte alcune definizioni ammettendo che, alla fine, anche i non-luoghi finiscono con l'essere uno spazio che, sebbene anonimo, assume una sua fisionomia culturale e sociale: i centri commerciali possono diventare il luogo di ritrovo dei giovani, le stazione ferroviarie il luogo di riparo per i senzatetto o di esibizione dei Writers ec. 

Pag. 272
Marc Augé propone lo studio sui percorsi individuali dell'uomo, ormai libero di agire senza vincoli.

    




Leggere da pag. 258 a pag. 259 il brano "Luoghi e non-luoghi tratto da "Storie del presente. Per un'antropologia dei mondi contemporanei" di Marc Augé (nella nuova edizione il brano è a pag. 176 e pag. 177)

5 minuti di SCRITTURA CREATIVA: "Un luogo e un non-luogo nella mia città"

Se si ha tempo vedere anche l'intervista di Fazio e Gramellini a Marc Augé.
L'intervista è stata realizzata il giorno dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre 2015, al Bataclan e in un bistrot.





Il contatto ravvicinato con la diversità e le riflessioni su identità fragili e identità culturali.

Oggi in una stessa società convivono popolazioni di origini, lingua e religioni diverse.
Compito dell'antropologia è studiare i nuovi contenuti culturali all'interno di contesti locali globalizzati.
I problemi di convivenza che abbiamo visto anche in TV riguardano spesso il "velo" delle donne arabe o la presenza del "Crocifisso" nelle aule.
Secondo alcuni antropologi le reazioni di chiusura avvengono là dove si riscontra una fragilità dovuta soprattutto ad alcuni fattori che stanno emergendo quali, ad esempio, egoismo, individualismo senza freni, incertezze progettuali.
La strada per attenuare il rischio delle conflittualità richiede analisi critica, grande sforzo di comprensione e dialogo.
 




5.2 Locale e globale
da pag. 235 a pag. 239
In questo paragrafo cenni di teorie elaborate da: 
Benedict AndersonJames Clifford
Appadurai e Joshua Meyrowitz
 






Tre esempi di scenari globali e locali

Nel mondo globale si creano legami tra persone che vivono in luoghi differenti e distanti.
Tre esempi:
1) Il matrimonio tra William e Kate nel 2011 ha inchiodato davanti alla tv milioni di spettatori di tutto il mondo. Una ascoltatrice australiana ha creato una sorta contro gadgets, mettendolo in vendita su internet;
2) La maglietta anti-islamica indossata da un politico italiano ha provocato un incidente diplomatico internazionale;
3) La richiesta per costruire una moschea a Lodi ha suscitato clamore mediatico in tutto il mondo. La richiesta venne poi ritirata. LEGGERE LA SCHEDA N. 23 a pag. 237 della vecchia edizione "La moschea di Lodi" (nella nuova edizione il brano non c'è)

                     
                William e Kate                        Maglietta anti-semita                        Moschea a Roma



La riformulazione culturale

Per riformulazione culturale si intende lo studio di quell'insieme di processi nei quali le culture locali si trasformano a causa di fattori esterni come le immigrazioni, il turismo, le mostre d'arte, i festival musicali o cinematografici, i libri, il mercato globale, la televisione, gli sms o i social network che sono espressioni di culture specifiche che si insinuano in tutti i territori, spesso senza neanche un incontro fisico.




Le comunità immaginate
 di Benedict Anderson


Per comprendere il concetto di "comunità immaginate" leggere l'intera scheda 24 dal titolo "Scrittura cuneiforme" a pag. 238 della vecchia edizione (nella nuova edizione il testo non c'è!)

Il sociologo irlandese nato in Cina e naturalizzato statunitense Benedict Anderson (1936-2015) è noto per la sua teoria delle "comunità immaginate" elaborata intorno al 1980, e introdotta nel dibattito sul nazionalismo a seguito di alcuni studi che aveva effettuato sulle decolonizzazioni, nel tentativo di rintracciare le radici della cultura del nazionalismo negli atteggiamenti e nelle pratiche condivise da una nazione. 
La nazione è pensata da Anderson come un processo concettuale e artificiale determinato da un immaginario comune e di memorie collettivamente condivise.   






Le culture transnazionali
James Clifford
solo pag. 239 (ma anche da pag. 265)

James Clifford, nato nel 1945, è un antropologo statunitense, formato come "storico" all'Università di Harvard, introduce la corrente postmoderna in antropologia: dal 1980 cambia il modo di studiare i processi antropologici. Il nuovo approccio viene definito "postmodernismo". Le modalità dell'antropologia tradizionale, che studiava le culture localizzandole, vengono considerate obsolete perché "mettono in discussione uno dei fondamenti dell'antropologia "classica": l'attendibilità del resoconto etnografico. 
Viene considerato "manifesto del post modernismo" il volume del 1986, contenente gli scritti di tantissimi autori, "Writing Culture: The poetics and Politics of Ethnography" tradotto in italiano nel 1997 con il titolo "Scrivere le culture: la poetica e la politica dell'etnografia" e curato dagli antropologi James Clifford e George Marcus
Secondo l'impostazione tradizionale, la presenza dei ricercatori sul posto e la loro partecipazione diretta alla vita degli indigeni davano alla relazione etnografica sufficienti garanzie di oggettività e rispondenza al vero. In realtà, come aveva capito Geertz, la situazione tipica della ricerca antropologica non contempla un osservatore neutrale che registra in modo accurato e neutro gli eventi, ma vede l'incontro di due interpreti: l'antropologo e il nativo che lo informa. La descrizione che il nativo fa della propria cultura non è immediata e ingenua ma inserita in un ben preciso quadro interpretativo sedimentato nel tempo; d'altro canto, l'antropologo sovrappone alle interpretazioni dell'indigeno le proprie. Quando poi il ricercatore elabora il resoconto etnografico - ed è questo il punto centrale della critica postmoderna di Clifford - traducendo in scrittura racconti orali e osservazioni dirette, si avvale di tutta una serie di espedienti tipici della sua cultura di appartenenza: seleziona ciò che reputa importante e scarta ciò che nella sua impostazione appare accessorio o irrilevante, con ampio uso di artifici retorici e convenzioni narrative che danno una certa forma "letteraria" o "saggistica" al testo. In altre parola, l'antropologo quando scrive non fa scienza ma letteratura; inoltre, il suo lavoro è sempre "culturalmente situato", ovvero inserito in una prospettiva che deriva dalla sua cultura di appartenenza e che può condizionare l'oggettività del suo sguardo e del suo ascolto".

(Testo sintetizzato dallo studio di Rossana Maria Longo "Dialoghi mediterranei"): Altri suoi libri sono "I frutti puri impazziscono: Etnografia, letteratura e arte nel secolo XX" pubblicato nel 1988, "Strade: viaggio e traduzione alla fine del XX secolo" nel 1997, "Ai margini dell'antropologia" del 2003, e "Returns: Becoming Indigenous in the Twenty First Century" del 2013. 
Clifford, come egli stesso dice, non si considera né storico né antropologo.
Lavora su questioni legate alla globalizzazione e agli studi museali, letterari e sulle arti visive.
Clifford sostiene che è impossibile incarnare la purezza e rappresentare l’incontaminato, soprattutto in un mondo che diviene sempre più globalizzato, ricco di scambi e contatti interculturali. Tuttavia, proprio da quella che potrebbe sembrare la perdita di autenticità e purezza, emerge la possibilità di una infinita ricomposizione.
Il collage viene visto da Clifford come lo strumento più adatto alla nuova etnografia in virtù della sua capacità di unire elementi totalmente differenti, per esempio mettendo in contatto fra loro elementi estranei al contesto in cui sono presentati; scrivere etnografie utilizzando il collage significa evitare di ridurre le culture a totalità organiche monolitiche.
Sempre secondo Clifford, il concetto di lavoro sul campo ha continuato ad evolversi: mentre prima il fieldwork ("lavoro sul campo") richiedeva uno spostamento, un viaggio verso una terra lontana e “diversa”, oggi si può considerare “campo” non solo un luogo distante ed esotico, ma anche un quartiere di una stessa città o addirittura un gruppo di persone".



Al Festival della Filosofia del 2017 dal titolo "Arte", Clifford ha parlato della "Carriera degli oggetti": ossia di quei manufatti etnografici prodotti da indigeni di zone tribali come oggetti di uso quotidiano ma poi portati nei musei occidentali di antropologia, e che ora si sta imparando a vedere come "opere d'arte" (penso che si possa portare come esempio il MUDEC di Milano) 

Lettura a pag. 274 della vecchia edizione: "Scrivere le culture" di Clifford e Marcus (nella nuova edizione il testo è a pag.186)
Lettura da pag. 261 a pag. 262 della vecchia edizione (a pag. 180 della nuova edizione) "La cultura antropologica non è più quella di un tempo", di Clifford 

Approfondimento: Leggere la scheda n. 22 a pag. 235 (dalla vecchia edizione): "Etnografia. Il turismo e le storyboards dei Papua" della Nuova Guinea.
                                                               
              Storyboard



Arjun Appadurai 

Nella foto: Arjun Appadurai con l'interprete Marina Astrologo a Pistoia per "Dialoghi sull'uomo" il 25 maggio 2013

Arjun Appadurai è un antropologo statunitense di origine indiana (nato a Bombay nel 1949).
Secondo Appadurai quando si parla di globalizzazione non si può parlare di omogenizzazione perché in ogni luogo del mondo, e sempre, è presente la paura di essere assorbiti culturalmente da una entità culturale più ampia. Così, ad esempio, gli abitanti dello Sri Lanka hanno paura dell'indianizzazione, i coreani della nipponizzazione, i cambogiani della vietnamizzazione, le repubbliche baltiche della russificazione ec.
Secondo Appadurai nello studio antropologico della globalizzazione ci sono 4 modi di analizzare i fenomeni, tenendo conto di 4 contesti:
- Panorama tecnologico, dato dalla creazione e dalla circolazione della tecnologia;
- Panorama finanziario, disegnato dai flussi di denaro mossi dalle banche, dalle borse, dagli investitori mondiali, dai grandi mediatori finanziari;
- Panorama mediatico, creato dai mass media classici: radio, cinema, giornali, TV con i loro corrispondenti esteri;
- Panorama ideologico, dato dalla diffusione delle idee di matrice occidentale, con concetti di libertà, diritti, idea di rappresentanza e di democrazia.

I panorami proposti da Appadurai delineano movimenti di persone, di tecnologie, di denaro, idee e immagini che si mescolano dando vita a un fenomeno che definisce con il termine di "deterritorializzazione" (contrario alla omogenizzazione).

SU APPADURAI: continua da pag. 252 a pag. 256 (più in basso)
 




Ulf Hannerz

 Ulf Hannerz è un antrologo svedese nato nel 1942. Insegna antropologia all'Università di Stoccolma. 
Parla di "culture transnazionali" ossia di culture che non sono localizzabili in modo preciso ma "viaggiano" su reti di comunicazione, attuando un processo di "delocalizzazione" delle culture stesse. 
Secondo Hannerz il lavoro dei "corrispondenti esteri" è simile a quello degli antropologi.

Leggere la scheda n. 25 a pag. 240 (della vecchia edizione): "Etnografia I corrispondenti esteri" (nella nuova edizione lo stesso brano è la scheda 13 a pag. 161)
5 minuti d scrittura creativa






5.3 Media, mass media e new media
da pag. 244 a pag. 248 e da pag. 252 a pag. 256



I mezzi di comunicazione si dividono in base al supporto (mezzo, supporto fisico: carta e penna, voce, riviste, pellicola, cartelloni) e in base al canale sensoriale (mezzo sensoriale) uditivo o visivo. 
Sono: media, mass media e new media.
Definizioni:
media sono strumenti in cui la comunicazione si attua "da uno a uno" (telefono, posta elettronica, lettera, fax);
I mass media sono strumenti di comunicazione in cui la comunicazione si attua "da uno a molti" (Tv, riviste, libri, radio);
Nei new media il rapporto di trasmissione e ricezione è "da molti a molti".
Il medium utilizzato modifica la percezione: vedere un film in tv o al cinema provoca reazioni ed emozioni differenti; oppure scrivere una lettera a mano o inviare un'email non hanno lo stesso valore percettivo da parte del ricevente.
Ogni giorno comunichiamo grazie ai media alcuni dei quali, come il cellulare, non vengono usati per esigenze comunicative ma sono essi stessi produttori di esigenze comunicative.

  
5 minuti di scrittura creativa

 
Non tutti i mezzi di comunicazione riescono a rappresentare le sensazioni che si possono provare con i 5 sensi, infatti essi utilizzano il canale sensoriale uditivo e/o visivo, tuttavia essi possono evocare anche sensazioni legate a gusto, tatto e olfatto perché riescono, comunque, a evocarle
E' questo un problema legato alla pubblicità, che viene risolto grazie ad alcune tecniche come, ad esempio un primo piano per evocare il gusto, o per evocare la morbidezza, al tatto, di un tessuto. 
Esempio







Scelta del mezzo di comunicazione
Le occasioni e il mezzo da utilizzare nelle comunicazioni dipende sia dal messaggio sia dall'età del mittente, quest'ultimo elemento è detto anche "fattore generazionale".
Es: difficilmente una persona dai 65 anni in su esprimerebbe le proprie condoglianze a un amico con un sms. 


Leggere l'esempio a pag. 244 (vecchia edizione) - nella nuova edizione non c'è
Leggere i 3 esempi a pag. 245 e la continuazione a pag. 246 (vecchia edizione)- nella nuova edizione non c'è.
Riflettere sull'elevato numero delle parabole che si vedono nelle città dove il tasso dei residenti stranieri è elevato (il satellite dà la possibilità di continuare a seguire i programmi televisivi trasmessi in patria. La tv in questo caso fa da collante con la comunità lontana).
Leggere a pag. 247 "Il corteggiamento on line" (nella nuova edizione non c'è)

Scrittura creativa, con voto, in gruppi omogenei di 4 alunni:
"Create due profili sul social che preferite e simulate un corteggiamento online (evitando situazioni troppo intime) con una conversazione one to one".
Si lascia libertà di scelta in merito all'identità, che può essere fittizia o reale  
Durata: un'ora
Lunghezza minima: 50 righe da 120 battute


Antropologia dei media
pag. 249 e pag. 251 (non tutto)

I media sono importanti strumenti di costruzione delle identità.
I programmi italiani visti in Albania, o i film indiani importati in Nigeria diventano il supporto per l'immaginazione e la molla verso una vita migliore immaginata in un altro Paese moderno, ricco, accogliente, oppure alimentano "realtà parallele" in cui gli elementi tradizionali vengono vissuti e risolti nell'immaginazione.
Il potere dell'immaginazione è rafforzato dai media: le persone desiderano e progettano esistenze slegate dai percorsi locali nei quali vivono.




Le comunità on-line
Deterritorializzazioni
Oltre il luogo
da pag. 252 a pag. 256





VEDERE IL FILM "C'E' POSTA PER TE" (DVD)

5 minuti di scrittura creativa


  
 Secondo l'antropologo Appadurai le immagini del mondo create dai media servono all'antropologo per analizzare i processi off-line.
E' indubbio che i movimenti di tecnologie, di denaro, di immagini, idee e persone creino intrecci tali da determinare imprevisti e "deterritorializzazioni" ossia la costruzione di relazioni non più entro i confini territoriali o nazionali ma globali, con il nascere di nuove identità. Secondo Appadurai non si tratta di più identità in un'unica persona ma di un'unica identità che non è più monolitica ma ha diverse sfaccettature.
ESEMPIO DA LEGGERE tratto da un saggio dal giornalista e scrittore libanese naturalizzato francese (nato a Beirut nel 1949) Amin Maalouf (SI VEDA L'INTERVISTA SOTTO LINCATA) dal titolo "L'identità": egli stesso è vissuto per metà della sua vita in Libano, l'arabo è la sua lingua materna, e successivamente in Francia, dove scrive libri in francese. Metà libanese e metà francese? No, nient'affatto perché - sostiene - "l'identità non è scomponibile".
Si può fare un altro esempio, da leggere, di un giovane nato in Francia da genitori algerini che potrebbe dichiararsi francese senza per questo sentirsi un traditore, o affermare i suoi legami con l'Algeria senza per questo sentirsi esposto all'ostilità dei francesi.

La deterritorializzazione crea la rottura del legame, che un tempo era univoco, tra individuo e territorio
La rottura può essere fisica o anche solo immaginata.
Si può viaggiare sia fisicamente che con l'immaginazione. Spostarsi fisicamente (ad esempio le comunità pakistane, che a Manhattan fanno i tassisti, ascoltano in taxi musica pakistana, oppure i cinesi che risiedono in Italia oppure gli egiziani che vivono nel Golfo Persico per lavorare nelle estrazioni del petrolio) o desiderare di spostarsi fisicamente (come gli albanesi che negli anni 80, vedendo i programmi della tv italiana, si facevano un'idea dell'Italia simile a quella che gli italiani nei primi del 1900 si erano fatti dell'America) sono esempi, secondo Appadurai, di deterritorializzazione.

Nell'intervista sotto linkata ad Anim Maalouf si parla non solo dell'identità culturale ma anche della caduta del Muro di Berlino, del rapporto conflittuale tra Oriente e Occidente e di multiculturalismo.  




Un altro studioso che ha affrontato il discorso sul territorio-luogo è Joshua Meyrowitz. E' professore, statunitense, nato nel 1949, che insegna comunicazione in un'università di Durham, negli Stati Uniti. Nel 1995 ha pubblicato un libro dal titolo "Oltre il senso del luogo".
Egli fonde le ricerche del sociologo Erving Goffman, sull'interazione faccia a faccia, (Goffman teorizza l'esistenza di un volto fisico che presentiamo agli altri come metafora per un volto più concettuale, senso di sé o di identità) con le ricerche di McLuhan, sui mezzi di comunicazione ("estensione dei sensi"): molte differenze, che un tempo si percepivano tra individui appartenenti a gruppi sociali diversi, erano mantenute perché i luoghi fisici erano diversi, spesso avevano barriere invalicabili, invece i media oggi tendono a riunire tutti in uno stesso luogo, mediatico, confondendo ruoli che un tempo erano distinti, annullando anche gerarchie.

Esempi: bambini che vedono in tv comportamenti infantili e capricciosi di genitori, elettori che osservano lo spettacolo indecoroso di politici dediti ad alcol e droghe, studenti che vedono i loro insegnanti che si mostrano in situazioni private, impiegati che vedono direttori sbeffeggiati ec. Tutti questi esempi rendono difficile il mantenimento delle identità autorevoli, facendo perdere la gerarchia.



ESEMPI di video conferenza ed esami a distanza (vedi INPS)

                            


5 minuti di scrittura creativa



5.4 L'antropologia della contemoraneità
da pag. 263 a pag. 273



La storia dell'antropologia del 1900 si può sintetizzare con lo schema sopra riportato. Oltre ai 4 approcci, che sono i più importanti, (funzionalismo, strutturalismo, culturalismo ed evoluzionismo), ci sono tanti altri paradigmi quali, ad esempio l'approccio marxista, la Scuola di Manchester, l'antropologia interpretativa di Clifford Geertz o gli studi sociologii di Simmel che hanno assunto un ruolo meno dominante nelle ricerche (tutti autori studiati nell'a.s. 207 2018. DA RIPASSARE).
Riepilogando:
La Scuola di Manchester (lezione antropologia 3.7 as 2017 2018):

                                                                                       
Max Gluckmackman fondatore della Scuola di Manchester              Victor Turner allievo di Gluckman







Antropologia marxista (lezione antropologia 3.8 as 2017 2018):

                                               
                                  George Baladier                                      Roger Bastide 

                                                                                          
                            Claude Meillassoux                                              Maurice Godelier






L'Anropologia interpretativa (lezione antropologia 4.6 as 2017 2018):

                                                  


Ma anche gli studi sociologici di Georg Simmel (lezione sociologia 8.7 as 2017 2018):


                   

Volendo riassumere, dal 1980 in poi l'approccio antropologico è caratterizzato da 3 linee di riflessione:
1) L'Antropologia postmoderna e il dibattito decostruzionista: è una linea di riflessione di James Clifford e George Marcus. In particolare, Clifford definisce il modo di scrivere degli antropologi del passato come una "scrittura etnografica", usata non per raccontare una realtà oggettiva ma "letteraria", ossia mediata dalla loro visione (si veda come esempio Malinowski). 
Questo approccio di studio si è modificato quando nei "nativi" si è sviluppata una certa consapevolezza, che li ha indotti a mediare loro stessi il resoconto delle loro culture, attraverso un dialogo con gli antropologi;  
2) Critiche al concetto di cultura: è la linea di riflessione di Ulf Hannerz e di Pierre Bordieu (lezione antropologia 3.6 as 2017 2018).
Il primo parla di cultura transnazionale; il secondo di habitus, ossia quella serie di nozioni che ci indicano "come" agire nelle pratiche quotidiane che ripetiamo per abitudine, ad esempio come aprire e chiudere una porta, come accendere la luce, come bere un bicchiere d'acqua, come ascoltare la musica ec.
Secondo la prospettiva della "cultura come pratica" sembra che la cultura non sia né qualcosa di esclusivamente esterno agli individui, come ci suggerisce la "cultura come comunicazione", né qualcosa di esclusivamente interno, come ci suggerisce la "cultura come conoscenza":
La cultura come pratica è un agire abituale e ripetitivo che comunque è esposto all'improvvisazione e alla creatività: da un lato riproduciamo continuamente le stesse azioni, dall'altro esse contengono sempre, rispetto a quelle precedenti, qualche elemento di novità, anche minimo, e non sono mai del tutto uguali. 

Esempio indicato a pag. 270 - quando parlo con qualcuno penso alle relazioni tra me e quella persona e, grazie all'habitus, adatto il mio comportamento alla situazione in cui mi trovo. Questo processo è definito con il termine di "incorporazione".
Leggere "Studi culturali" a pag. 271;

3) La dimensione individuale: è la linea di riflessione di Marc Augé ma anche di Vincent Crapanzano (1939), un antropologo statunitense che pone l'accento sulla prospettiva individuale anziché su quella generica di cultura. Secondo lo studioso, una lettura generale ha impedito di vedere le ambivalenze dell'uomo, la sua creatività e il senso dell'esistenza.
Negli ultimi decenni, invece, l'antropologia ha cominciato a focalizzare l'attenzione sul particolare sicché oggi abbiamo l'antropologia dell'arte, l'antropologia dei sensi, l'antropologia che vede i progetti intellettuali dell'uomo. 





5.5 L'etnografia nel mondo contemporaneo
da pag. 277 a pag. 284

Esistono 2 approcci metodologici negli studi dell'antropologici:
1) L'approccio quantitativo che utilizza serie di questionari attraverso i quali si possono quantificare tantissimi aspetti della vita quotidiana, ad esempio quante persone vanno al cinema, quanti studenti abbandonano la scuola, quante ore al giorno gli studenti dedicano allo studio, quante volte a settimana gli abitanti di una zona X comperano un giornale ecc. (far fare altri esempi dalla classe);
2) L'approccio qualitativo che si attua con il "contatto diretto" tra l'antropologo e le persone nelle loro pratiche di vita quotidiana (ad esempio al lavoro, a scuola, tra amici ecc) indagando "come e perché" si svolgono certe dinamiche.
Nell'approccio qualitativo esistono 4 tipi di "contatti diretti":
1) Interazione dei nativi tra di loro;
2) Interazione dell'antropologo con i nativi;
3) Interazione dell'antropologo con il materiale che ha raccolto;
4) Interazione dei nativi con il testo prodotto dall'antropologo.
NB Nelle interazioni con gli individui l'antropologo deve cogliere tutti gli aspetti che riguardano la ricerca, anche le emozioni e i comportamenti degli interlocutori che variano a seconda delle situazioni. Ad esempio: quando un nativo racconta una "favola" o una "storia" del suo Paese può farlo in diversi modi, a seconda se è l'antropologo ad averglielo chiesto o un pubblico oppure alcuni amici. Quindi nell'interazione l'antropologo deve saper cogliere e interpretare i comportamenti diversi.

Oggi la tendenza degli antropologi è quella della ricerca "multilocale" (detta anche "multisito") fatta di incontri spesso veloci, conversazioni in inglese (e non nelle varie lingue dei Paesi) con poco tempo per osservare e sempre meno per partecipare.


LABORATORIO: leggere a pag. 285 e fare la ricerca indicata a pag. 286 (ricerca sui ristoranti etnici)
  
 



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