Dall'individuo alle relazioni

4C Lsu as 2017 2018 psicologia

Libro in adozione: Elena Rosci, Elena Pezzotti, PSICOLOGIA, Ed. Deascuola

Ottobre 2017 UNITA' 4 (ripasso: Allport, Lewin, La famiglia). Nuovi argomenti: Il lavoro. Normalità. Stereotipi. Genitori. Amico del cuore 






Dall'individuo alle relazioni
 UNITA' 4



La psicologia della pesonalità 
Capitolo 4.1 da pag. 174 a pag. 185


I due approcci, individualista e relazionale
Da pag. 174 a pag. 176
(In questa sede approfondiremo ALLPORT e MISCHEL)

Definizione di personalità: La personalità è l'insieme delle caratteristiche di una persona, che persistono nel tempo e in situazioni diverse.
ESEMPIO di caratteristiche di un individuo: Andrea è un uomo italiano di successo, con la battuta sempre pronta e uno sguardo da ottimista.
Come mai Andrea è così? Come si è formata la sua personalità? E se fosse cresciuto, non in Italia ma, ad esempio, negli Stati Uniti, sarebbe cambiato qualcosa?

Gli psicologi della personalità studiano i tratti comuni dei singoli individui, partendo dal presupposto che tutti noi siamo diversi e pensiamo e ci comportiamo in modo differente.
Esistono due approcci nell'osservazione delle caratteristiche del singolo individuo:

L'APPROCCIO INDIVIDUALISTA, i cui principali esponenti sono
Gordon Willard Allport
Hans Jürgen Eysenck
Raymond Bernard Cattel;


               

Gordon Willard Allport nasce nell'Indiana, uno Stato federale degli Stati Uniti, nel 1897 da padre medico e madre insegnante. 

Hans Jürgen Eysench nasce a Berlino nel 1916.
Muore a Londra nel 1997

Raymond Bernard Cattel nasce in una piccola cittadina nei pressi di Birmingham (Inghilterra) nel 1905 e muore a Honolulu (Hawaii - Stati Uniti) nel 1998


e


L'APPROCCIO RELAZIONALE i cui principali esponenti sono 
Albert Bandura
Walter Mischel che, pur focalizzando e mantenendo l'attenzione sulle caratteristiche del singolo soggetto, le pongono in relazione con il contesto.

            


Albert Bandura nasce in Canada nel 1925. Nel 1949 si laurea in psicologia. Nel 1953, a 28 anni, inizia a insegnare alla Stanford University in California. E' stato eletto Presidente della American Psychological Association, la più importante associazione di psicologi americani. Tra le sue opere principali ricordiamo "Aggressività adolescenziale" del 1959, "Aggressività: un'analisi basata sull'apprendimento sociale" del 1973", "Teoria dell'apprendimento sociale" del 1977 ecc...

Walter Mischel nasce a Vienna nel 1930 



Allport
La psicologia della personalità



L'approccio individualista: Gordon Willard Allport
Pag. 176

Gordon Willard Allport nasce nell'Indiana, uno Stato federale degli Stati Uniti, nel 1897 da padre medico e madre insegnante. 
Dopo la laurea e il dottorato, nel 1922 si reca in Europa dove rimane per due anni. Qui, si reca a Vienna per conoscere Freud, all'epoca già famoso. Nel 1924 torna in America dove inizia la sua carriera accademica all'Università di Harvard: professore e direttore del dipartimento di psicologia.
Durante la seconda guerra mondiale viene richiesto come consulente psicologo per le tecniche da utilizzare per tenere alto il morale dei soldati.
Muore nel 1967.





I tratti della personalità
da pag 177 a pag 179

Allport, nella sua prima opera dal titolo "Tratti di personalità" scritta nel 1921 con uno dei suoi tre fratelli Floyd Henry Allport, dà la definizione di TRATTO della personalità: esso è una caratteristica, psicologica, della personalità che rimane stabile nel tempo e nelle differenti situazioni ed è capace di orientare il comportamento in determinate direzioni.
Molti anni più tardi, nel 1988, alcuni studiosi che continuano le sue ricerche (Chaplin, John e Goldberg) pubblicano un articolo sul "Journal of Personality and Psychology" nel quale, approfondendo lo studio di Allport, distinguono i TRATTI della personalità, di lunga durata e con un'origine interna dell'individuo, dagli STATI, che invece sono aspetti del carattere di una persona che emergono per breve durata e sono causati da elementi esterni. 
ESEMPIO: Maria è una persona tranquilla. Un giorno si arrabbia con suo figlio. E' arrabbiata fino a sera ma il giorno dopo la rabbia svanisce. Maria ha vissuto uno stato di rabbia. 
Allport definisce quattro PROPRIETA' del TRATTO
La frequenza: il tratto è una caratteristica che si verifica spesso nel tempo;
L'intensità: perché un tratto appartenga alla personalità di un soggetto, deve emergere in modo forte;
La presenza in diverse situazioni: il tratto si manifesta in situazioni diverse e con persone diverse;
L'origine interna: i tratti trovano la loro base nel sistema nervoso. Portiamo i nostri tratti dentro di noi, nel nostro cervello.
I tratti, tuttavia, non si esprimono in tutte le situazioni.
ESEMPIO: Annalisa è molto timida ma una sera risulta particolarmente socievole e si propone, nel gruppo delle sue amiche, per chiedere alcune indicazioni a un estraneo.
Annalisa non è più timida? Certamente no. Rimane timida ma può accadere che talvolta non lo sia.

Alla luce di queste considerazioni, Allport classifica i TRATTI distinguendoli in tre TIPOLOGIE:
I tratti cardinali: sono quelli più potenti. Influiscono su tutti i comportamenti, sui pensieri, sui sentimenti. Sono rari. Solitamente un individuo ne possiede pochi, se non nessuno;
I tratti centrali: sono meno potenti e riguardano gli aspetti importanti del carattere di una persona;
I tratti secondari: hanno un'influenza minore sul comportamento e si manifestano unicamente in situazioni specifiche.
Dunque, alcuni tratti sono molto presenti e riscontrabili nella gran parte dei comportamenti. Altri tratti, pur essendo in ogni caso presenti, hanno manifestazioni variabili.
 
Il pensiero di Allport è definito "psicologia dell'individuo".
Nella sua ricerca, Allport fa uso del metodo idiografico  (ιδιος γραφιχος: ídios e graphikós, con significato di "descrivere il particolare"), cioè studia le persone singole e non i gruppi.
Allport pensa, tutt'al più, che lo studio del gruppo abbia senso solamente solo dopo che l'individuo sia stato considerato nella sua unicità.
Allport pensa che studiare i singoli permette di cogliere, maggiormente e con più profondità, il mistero della personalità umana.
Conoscendo i tratti di una persona possiamo immaginarne e prevederne il comportamento.

Lettura da pag. 180 a pag. 181 sulle emozioni





L'approccio relazionale nello studio della personalità
Da pag. 183 a pag. 184

L'altro approccio, nell'osservazione delle caratteristiche del singolo individuo, è l'approccio relazionale i cui principali esponenti sono Albert Bandura e Walter Mischel che, pur focalizzando e mantenendo l'attenzione sulle caratteristiche del singolo soggetto, le pongono in relazione al contesto.

Gli studiosi della personalità che prediligono l'approccio relazionale sostengono che il carattere di ogni singolo individuo sia il risultato dell'interazione tra l'individuo e la situazione: né il singolo individuo né la situazione possono far prevedere un comportamento; è solo dalla loro unione che si ha un risultato imprevedibile.
Scrive Mischel:
"Come è possibile che la stessa persona appaia più sollecita, generosa e oblativa nei confronti dei propri familiari e in altri contesti sia la meno sollecita, generosa e oblativa di tutti?
Come è possibile che questi modi di essere differenti rappresentino dei modelli stabili che caratterizzano durevolmente la persona anziché fluttuazioni casuali?"
Mischel si chiede come sia possibile descrivere in modo definitivo una persona quando esistono comportamenti estremamente differenti! 

Negli anni 60 Walter Michel offre a dei bambini di 4 anni dei marshmallow, spiegando loro che potevano prenderne una subito o aspettare qualche minuto e prenderne due. Dopo qualche anno riferisce che i bambini che si erano comportati impulsivamente erano diventati dei giovani con bassa autostima e un livello basso di frustrazione, mentre quelli che avevano aspettato si erano trasformati in persone socialmente più competenti e con maggior successo negli studi. 




Conclusioni: 
Le teorie individualiste trascurano le situazioni.
Gli approcci relazionali ignorano le influenze interne.



Lewin
La psicologia sociale




LA PSICOLOGIA SOCIALE 
Capitolo 4.2 Da pag. 186 a pag. 199


Introduzione, da pag. 186 a pag. 188

La psicologia sociale studia le relazioni tra le persone.
Secondo alcuni studiosi il fondatore della psicologia sociale è Kurt Lewin. A lui si deve l'introduzione del concetto di "dinamiche di gruppo". 
Ma che cos'è il gruppo?
Il gruppo è un insieme di persone che interagiscono tra loro, hanno gli stessi obiettivi, gli stessi interessi e le stesse regole e si influenzano tra loro. Le regole e gli obiettivi possono essere sia espliciti, quando sono detti apertamente, sia impliciti, quando non sono detti ma sottintesi.

Esistono 4 tipi di gruppi:




1) gruppo primario, o piccolo gruppo: i componenti si conoscono molto bene e le relazioni sono dirette cioè faccia a faccia. Esempio: famiglia o gruppo di amici 

   

   




2) gruppo secondario: i componenti non si conoscono personalmente e le relazioni non sono dirette. Esempio: dipendenti di un'azienda.
NB. Talvolta un gruppo secondario può trasformarsi in gruppo primario se le persone diventano amiche.



3) gruppo informale: si forma in modo spontaneo, la comunicazione è intensa e le relazioni sono significative. Esempio un grande gruppo di amici (Attenzione: i rapporti sono intensi ma non diretti, cioè"faccia a faccia")




4) gruppo formale: si forma con obiettivi ben precisi, con ruoli e impegni ben precisi. Esempio: un gruppo di insegnanti






La teoria del campo: Kurt Lewin
Da pag. 189 a pag. 196



VITA di Lewin
Kurt Lewin nasce nel 1890 in Prussia, attuale Polonia, da una famiglia ebrea. Nel 1905 si trasferisce a Berlino dove frequenta il liceo classico, si iscrive alla facoltà di medicina e poi passa a quella di filosofia. Prima di discutere le tesi di laurea è chiamato al fronte durante la prima guerra mondiale.
Durante la prima guerra mondiale scrive il suo primo saggio "Teoria del campo" e si sposa, nel 1917.
Terminata la guerra si laurea, in filosofia, (non esistono ancora facoltà di psicologia) e comincia la sua carriera accademica: è professore all'università di Berlino dal 1926, dove insegna filosofia e psicologia.
Ha due figli, divorzia, si risposa, ha altri due figli.
Nel 1933, a causa delle persecuzioni del regime fascista, emigra negli Stati Uniti dove insegna in quattro università di cui l'ultima è il MIT (Istituto di Tecnologia del Massachusetts) dove è seguito da un gruppo di allievi e di studiosi che condividono i suoi studi.
Muore di infarto nel 1947, a 57 anni.

Teoria del campo.
Con la teoria del campo Lewin teorizza l'esistenza di veri e propri "spazi", psicologici e oggettivi, che sono di due tipi:
Il "Campo psicologico" e il "Campo sociale".  



Campo psicologico


Secondo Lewin il "campo psicologico", individuale, detto anche "spazio vitale", è uno spazio che si potrebbe pensare delimitato da un recinto immaginario che sta intorno a un individuo. Questa specie di recinto è definito, da lui, "zona di frontiera", (spesso si sente dire dalle persone: "non mi assillare, dammi i miei spazi! Fammi vivere!"). Il campo psicologico contiene se stessi fisicamente, ma anche i propri sentimenti, i propri pensieri, le proprie azioni, le proprie motivazioni, le proprie aspettative, la percezione dell'interazione possibile tra sé e gli altri, i luoghi mentali come la famiglia, la scuola, la palestra ecc. che, nell'insieme, vengono definiti da Lewin con il termine "regioni". 
Per metafora, il campo psicologico potrebbe essere paragonato al "territorio" di un animale. 
Le "regioni" hanno due caratteristiche: sono in continuo cambiamento e il soggetto dà, ad esse, una connotazione (o forza) più o meno positiva, (+) o più o meno negativa (-). 
ESEMPIO: se nel suo campo psicologico Antonio colloca la "regione" "obiettivo diploma di chitarra" con una valenza molto positiva, Antonio si muoverà con una forza elevata in tutti li ambienti e con tutte le persone che riguardano in qualche modo la chitarra. Se, invece, la "regione" "obiettivo chitarra" è poco estesa cioè ha poca forza, tale obiettivo potrebbe essere fagocitato da un'altra "regione" quale, ad esempio, "obiettivo uscire con gli amici".
Al di fuori della "zona di frontiera" c'è il "mondo esterno" ossia gli altri, i sentimenti degli altri, la politica, i giudizi delle persone, i luoghi fisici ecc.




Campo sociale


Il "campo sociale" o "gruppo", invece, comprende più campi psicologici che si toccano tra loro quando le persone si rapportano, volontariamente o no, tra loro.
In questo caso, i punti di contatto delle "zone psicologiche" si sovrappongono e creano cambiamenti che Lewin definisce con il termine "dinamiche".



Lewin propone due formule per sintetizzare i due campi:
Per il campo psicologico: 
C=f(p, A)
Per il campo sociale: 
C=f(P, M)
Legenda
C: Comportamento, (di un individuo nella I formula e di un gruppo nella II formula) 
f: funzione
p: Persona
A:Ambiente psicologico (il gioco di forza delle regioni)
P: Persone
M: Mondo (fattori sociali)

Per il "campo psicologico: il Comportamento di un individuo (C) è in funzione (f) della Persona (p) e dell'Ambiente psicologico (A)., cioè il Comportamento dipende da come una persona interagisce con le forze del suo Ambiente psicologico.
Per il "campo sociale": il Comportamento di un gruppo (C) è in funzione (f) delle Persone (P) e dei fattori sociali del Mondo (M).  


NB
Lewin è tra i sostenitori della teoria della Gestalt e ha, quindi, una visione olistica (olistico deriva dal greco olos όλος che vuol dire intero; guardare in modo olistico non significa concatenare diversi elementi, ma significa guardarli nell'insieme). 
Quindi, per Lewin, per comprendere un Comportamento è necessario osservarlo nella sua globalità: solo così se ne possono cogliere le influenze reciproche del mondo esterno sul gruppo e le influenze dei singoli individui tra loro.
Scrive Lewin "il gruppo è qualcosa di più della somma dei suoi membri" (come, ad esempio, l'acqua è qualcosa di più della semplice somma di due atomi di idrogeno e uno di ossigeno perché può essere la salvezza per un assetato o la fonte di ispirazione per un poeta ecc.).

Per comprendere come le influenze reciproche siano infinite, si legga l'esempio relativo alla scelta del luogo dove trascorrere le vacanze, da parte di un gruppo di amici, da pag. 194 a pag. 195 del libro in adozione.

NB. Secondo Lewin il ricercatore non deve osservare un gruppo come se fosse un vetrino da analizzare con il microscopio, per poi scriverne teorie e libri, ma ha il compito di MIGLIORARE LA VITA DEL GRUPPO; quindi, deve entrare nel gruppo e agire al suo interno per sviluppare cambiamenti e per migliorarlo, attraverso il dialogo (per dare vita a nuovi giochi di forze). E' questa una nuova tipologia di ricerca che Lewin definisce: la "RICERCA-AZIONE". 

Leggere il brano di Lewin: "Teoria del campo e sperimentazione in psicologia sociale" a pag. 218













Le dinamiche del gruppo
Da pag. 196 a pag. 198

Le principali dinamiche del gruppo sono:
l'Appartenenza: è la percezione di appartenere al gruppo, di identificarsi con il gruppo, di condividerne comportamenti e regole;
l'Interdipendenza: è il rapporto di influenza reciproca tra campi psicologici;
La Formazione di sottogruppi: si verifica quando esistono divergenze all'interno del gruppo. I sottogruppi si generano per affinità di sentimenti e di pensiero. Un sottogruppo rompe la sua appartenenza al gruppo nel momento in cui le divergenze tra gruppo e sottogruppo sono insopportabili;
Il Conflitto: il conflitto in genere affiora nei momenti di decisione all'interno di un gruppo; esso è uno scontro di forze che potrebbe diminuire la coesione ma potrebbe anche aumentarla se è in funzione di un  nuovo equilibrio. I conflitti tra gruppi diversi, invece, generalmente aumentano la coesione interna;
Il Cambiamento dei ruoli: i ruoli possono essere definiti a priori ufficialmente, oppure generarsi spontaneamente ma in entrambi i casi essi possono cambiare: i componenti assumono compiti diversi da quelli originari.

CURIOSITA': Il video riporta alcune dinamiche di gruppo non descritte nel libro in adozione.





Il gruppo nella vita di tutti i giorni
Da pag. 198 a pag 199

Conoscere le dinamiche dei gruppi può essere utile per superare le difficoltà.
Nella vita i gruppi più importanti sono la famiglia, la classe scolastica, il gruppo del proprio lavoro.


Il sapore della vittoria - Uniti si vince (Remember the Titans) è un film del 2000 diretto da Boaz Yakin, con Denzel Washington, che narra le vicende realmente accadute della squadra di football americano del liceo T.C. Williams High School di Alexandria (Virginia).

I "Titans" furono la squadra di football americano che negli anni settanta venne allenata da Herman Boone (Denzel Washington), coach di colore, che arrivò a quel ruolo così importante contro i fortissimi pregiudizi che vigevano allora. I neri potevano giocare, ma non assumersi la responsabilità della squadra, neppure se avevano dato prove di grandi qualità. 
Dunque Boone, che ha ottenuto ottimi risultati in squadre universitarie, arriva ad Alexandra, in Virginia, stato fisiologicamente razzista, preparato ad affrontare la discriminazione, si vede invece riconoscere la propria bravura e diventa allenatore in prima. A quel punto deve combattere con gli stessi giocatori, quelli bianchi naturalmente, che mal sopportano di dover obbedire a un nero.
Una grande lezione contro il razzismo ed un inno all'integrazione tra bianchi e neri.





Capitolo 4.3 da pag. 200 a pag. 209
La famiglia



Una finestra sull'arte ... 



"I coniugi Arnolfini" di Jan Van Eyck, 1434, olio su tavola, 81x59, National Gallery di Londra

Ancora oggi gli storici dell'arte discutono sul significato e lo scopo dell'opera: la tesi proposta da Erwin Panofsky nel 1934 è che si tratti della rappresentazione del matrimonio della coppia.
Varie altre interpretazioni hanno, tuttavia, permesso di elaborare punti di vista differenti.
La soluzione che appare più probabile è che si tratti del giuramento tra gli sposi prima di presentarsi al sacerdote. 
Altra ipotesi suggestiva è che si tratti di un omaggio del mercante Arnolfini alla prima moglie, ricordando attraverso il dipinto momento della loro promessa di matrimonio (e forse la mano sul grembo testimonia l'attesa di un erede che Costanza Trenta stava per dargli o che non giunse a causa della morte di lei (che sia morta di parto?).
La stanza è rappresentata con estrema precisione ed è popolata da una grande varietà di oggetti. Tra questi oggetti spicca, al centro, uno specchio convesso, dove il pittore dipinse la coppia di spalle e il rovescio della stanza, dove si vede una porta aperta con due personaggi in piedi, uno dei quali potrebbe essere il pittore stesso.


La famiglia come sistema
(Attenzione: Il testo in adozione non considera l'evoluzione familiare, in campo sociale e legislativo)
Da pag. 200 a pag. 204




La psicologia DEFINISCE la famiglia come una "comunità che unisce un uomo, una donna e i loro figli" ma oggi le unioni sono anche omosessuali. La psicologia, comunque, pone l'accento su due aspetti: sull'aspetto "comunitario" e sulla "coppia".
Tra le correnti psicologiche che si occupano della famiglia, una delle più importanti è quella sistemica. 
La scuola psicologica sistemica considera la famiglia come un sistema di interazioni cioè un'unica entità costituita da forze diverse, che sono in forte relazione tra loro.
Il concetto di sistema si avvicina molto a quello di "campo" di Lewin. 
La famiglia, infatti, può essere considerata un piccolo "gruppo", in cui posso essere applicati i concetti di "Campo" di Lewin, ossia i "giochi di forze" e le "interrelazioni". Ma, secondo l'approccio sistemico, i cui maggiori esponenti sono Gregory Bateson (1904-1980) e Paul Watzlawich (1921-2007), a questi due concetti se ne devono aggiungere altri. Qui se ne elencano quattro:
- 1) La Comunicazione: i membri della famiglia comunicano tra loro (attraverso le parole, i silenzi e le azioni) e, di conseguenza, costituiscono le caratteristiche peculiari della loro famiglia.
Leggere attentamente l'esempio a pag. 201



 
- 2) La Causalità circolare: un evento è causato da un circolo di eventi che a sua volta genera un altro circolo di eventi. Pertanto non esiste una linea causale rettilinea perché una causa è da ricercare nelle diverse azioni delle persone che compongono la famiglia e nel contesto relazionale e sociale che la circonda.
Leggere attentamente l'esempio a pag. 201 






- 3) L'Autoregolazione: la famiglia è un sistema che tende a mantenere l'equilibrio. Questo comporta uno sforzo di ri-equilibrazione ogni volta che l'equilibrio esistente viene rotto. La famiglia si regola da sé.
Rompere un equilibrio è un avvenimento comune. Esso accade, generalmente, quando la famiglia deve abituarsi a un cambiamento.
Può accadere che una famiglia rompa l'equilibrio abituale e non sia in grado di ristabilirlo se non dando inizio a uno stile di comportamento patologico. In questo caso l'autoregolazione viene mantenuta ma viene meno la salute della famiglia. 
- 4) Le Regole: Secondo l'orientamento sistemico ogni famiglia è governata da regole, che riguardano diversi aspetti, ad esempio: "In questa famiglia non si ruba mai" oppure il marito accetta il disinteresse della moglie nei confronti del suo lavoro a patto che lei si occupi di tutte le pratiche burocratiche familiari. 
Le regole disciplinano i rapporti e garantiscono la stabilità.


L'approccio sistemico
Pag. 204
L'approccio sistemico sopra descritto deriva da studi che a partire dalla fine degli anni '50 psicologi e sociologi conducono al "Mental Research Institute di Palo Alto" in California. Tra loro i principali teorici, come già detto, sono stati: Gregory Bateson (1904-1980) e Paul Watzlawick (1921-2007).
In Italia l'approccio sistemico nasce grazie a un gruppo di quattro terapeuti di Milano (Mara Selvini Palazzoli, Luigi Boscolo, Gianfranco Cecchin e Giuliana Prata) che, negli anni Sessanta e Settanta, elaborano un modello terapeutico per le famiglie. Questo modello è chiamato "il modello sistemico di Milano".

Leggere da pag. 202 a pag. 203

Compito a casa: Chi lo desidera, può fare una ricerca sul modello sistemico di Milano e sulla recente legislazione sulle unioni civili



Ciclo di vita familiare (da pag. 205 a pag. 207)

Nel percorso della nascita e dello sviluppo della famiglia si possono individuare diverse fasi che, nell'insieme, vengono dette "ciclo di vita della famiglia".
Le fasi principali sono:
La Nascita della famiglia, ovvero la formazione della coppia attraverso il matrimonio o la convivenza: ciascun membro della coppia deve saper conciliare le differenze e trovare regole in comune;
La Nascita dei figli: la coppia deve riadattare i tempi e i modi di vita familiare e ridefinire le regole;
L'Adolescenza dei figli: la coppia deve trovare un equilibrio tra le proprie idee e l'indipendenza dei figli;
La Separazione dai figli: c'è il ritorno alla famiglia come coppia e la creazione di un nuovo equilibrio;
L'Età anziana: bisogna adeguarsi ai molteplici cambiamenti quali, ad esempio, il pensionamento, una possibile malattia, la vedovanza, il nuovo ruolo di nonni ecc...







 
Le famiglie che cambiano
Da pag. 208 a pag. 209

Le tipologie della famiglia sono molto cambiate; la coppia intesa in senso tradizionale tende a scomparire: i matrimoni diminuiscono; le convivenze aumentano; le famiglie si ricompongono (persone divorziate formano una nuova famiglia coabitando con i figli delle precedenti unioni); i figli di separati sono talvolta contesi; l'aumento dei flussi migratori favorisce la formazione di famiglie straniere con figli nati e cresciuti in Italia ma anche la formazione di famiglie multietniche; le famiglie dei migranti hanno abitudini differenti; le adozioni sono, moltissime volte, internazionali; spesso i figli continuano ad abitare con i propri genitori anche ben oltre il raggiungimento dell'età adulta (sono i cosiddetti "giovani-adulti") ecc...  


    
 
     



Terapie con le famiglie
Pag. 209

Ci sono famiglie che vivono periodi di crisi: alcune le superano da sole, altre richiedono la terapia familiare.
Talvolta la famiglia individua un membro come origine del problema. 
E' possibile che un problema sia personale, come è possibile che sia familiare.
La terapia familiare è caratterizzata dal fatto che tutti i membri della famiglia sono in terapia, e non soltanto uno di loro.

Leggere il brano di Bertrando: "Terapia familiare" da pag. 220 a pag. 221







Laboratorio (suggerito a pag. 228 del testo in adozione):
- Illustra almeno due elementi che stanno alla base dell'approccio sistemico.
- Perché la famiglia può essere considerata un "sistema di relazioni e comunicazioni"?



Chi lo desidera: lettura del brano di Natalia Ginzburg (1916-1991) a pag. 207 sulla famiglia










Il Lavoro
Capitolo 4.4 da pag. 210 a pag. 216


Una finestra sull'arte ...


"Archeologi", Giorgio De Chirico (1888-1978), olio su tela, 1968

Pag. 210
Nel Medioevo esistevano le "Corporazioni" che raggruppavano lavoratori che effettuavano la stessa professione, o "arte", come ad esempio "l'arte di tintori", "l'arte della lana", "l'arte degli spadai", "l'arte dei mercanti", "l'arte dei maestri di pietra" ecc... .
Alcune professioni erano ritenute più elevate di altre e i lavoratori godevano di maggiori privilegi.
Oggi non esistono le corporazioni: esistono lavoratori raggruppati e iscritti agli "ordini professionali", ad esempio l'ordine dei giornalisti, l'ordine degli architetti, l'ordine dei medici, e lavoratori non iscritti ad alcun albo, ad esempio i dipendenti pubblici in generale.
Poiché il lavoro  occupa la maggior parte del tempo di un individuo, si è resa necessaria la nascita di una branca della psicologia che possa studiare le attività lavorative in generale, il significato del lavoro, i gruppi di lavoro, le dinamiche che si sviluppano all'interno dei gruppi di lavoro, l'efficienza del singolo lavoratore e dell'insieme dei lavoratori e, più in generale, il benessere del lavoratore: essa è la "Psicologia del Lavoro".




Diventare lavoratori: il significato del lavoro
Da pag 210 a pag. 212

Entrare nel mondo del lavoro significa, oltre all'indipendenza dai genitori, modificare i propri ritmi di vita e assumersi responsabilità che andranno mantenute nel tempo.
Alcune ricerche hanno individuato una serie di valori specifici lavorativi (i valori specifici si distinguono dai valori generali perché si riferiscono a un solo ambito della vita), studiando l'atteggiamento verso il lavoro e definendo, di conseguenza, 5 orientamenti diversi, e 6 tipi di lavoratori.

I 5 orientamenti sono:
- Orientamento materialistico: i valori sono il guadagno, l'avanzamento di carriera, il prestigio, l'autorità. E' una concezione pratica del lavoro;
- Orientamento al sé: i valori sono l'espressione delle proprie abilità e delle proprie capacità creative, lo sviluppo personale; 
- Orientamento agli altri: i valori sono l'altruismo, le relazioni sociali, l'attenzione alle condizioni ambientali;
- Orientamento all'indipendenza: i valori sono l'autonomia, la varietà, lo sviluppo professionale;
- Orientamento alla sfida: il valore principale è il rischio.


I 6 tipi di lavoratori sono riportati nella tabella che segue, a pag. 211 del testo in adozione:



Vedere gli Esempi a pag. 212









In classe: 
-Come mi vedo nel futuro
- A quale tipo di lavoratore aspiro






Stress, mobbing, burnout
Da pag. 213 a pag. 215

Il tempo che ciascun individuo dedica al lavoro, durante la giornata è tantissimo, pertanto è necessario che il lavoratore stia bene, e non solo per sé ma anche per il datore di lavoro e l'intera organizzazione lavorativa.
In passato il "benessere lavorativo" si identificava con l'assenza dei fattori di rischio; oggi, invece, con questa espressione si intende la buona salute sia fisica che psichica dell'individuo lavoratore, pertanto si pone attenzione a una serie di elementi, quali ad esempio i rapporti con i colleghi, il clima psicologico, le condizioni ambientali, la divisione dei compiti, l'organizzazione del lavoro ecc..., affinché tale benessere venga raggiunto e mantenuto nel tempo.
Tutto ciò che tende a diminuire il benessere psicologico del lavoratore è indicato come "rischi psicosociali".
Di seguito se ne indicano alcuni:

- Stress;
- Mobbing;
- Burnout.




Stress: il termine stress non ha origine nella disciplina psicologica ma in quella ingegneristica: indica gli effetti dei materiali metallici sottoposti a forze eccessive.
Lo stress, come condizione psichica, è un disagio derivante dall'opposizione tra esigenze personali e richieste provenienti dall'ambiente lavorativo. Oppure derivante dall'incapacità del lavoratore di rispondere adeguatamente a ciò che gli viene richiesto. Oppure derivante da richieste eccessive. Ecc...
Si manifesta con disturbi del sonno, ansia, alterazioni di umore, insoddisfazione ecc...








Mobbing: deriva da un'elevata conflittualità che sfocia in comportamenti violenti (psicologicamente) attuati da uno o più colleghi nei confronti di un altro soggetto.
La vittima non è in grado di reagire in modo adeguato e manifesta malessere sia fisico che psicologico.






Burnout: deriva da un eccessivo carico di lavoro; in genere si riscontra nelle cosiddette  "professioni di aiuto" (medici, infermieri, vigili del fuoco, psicologi ecc...) 



Gli interventi di prevenzione sono generalmente affidati a équipe di psicologi che possono operare su due livelli:
- A livello organizzativo: è un intervento che prevede una riprogettazione delle attività e una ristrutturazione dei ruoli. E' pertanto molto costoso;
- A livello individuale: ci si pone l'obiettivo di modificare l'atteggiamento del singolo individuo.





La psicologia del lavoro
Da pag. 215 a pag. 216

La psicologia del lavoro si occupa sia dei singoli lavoratori sia dell'organizzazione lavorativa in generale.
Tre sono gli ambiti di attività dello psicologo del lavoro:
- L'orientamento professionale: è simile all'orientamento all'università. 
Lo psicologo aiuta l'individuo a concentrarsi sulle dinamiche di scelta, quindi a costruire una visione realistica sui desideri, sulle capacità, le attitudini, le caratteristiche di un individuo, il panorama lavorativo, il contesto socio-culturale.
- La selezione e la gestione delle risorse umane: La selezione, da parte dello psicologo, consiste nella scelta dei candidati, per un lavoro per lo più aziendale, attraverso l'utilizzo di test attitudinali, test di personalità e colloqui personali.
La gestione delle risorse umane invece consiste nella cura di individui già assunti, che già lavorano in un'azienda. Lo psicologo promuove interventi sia per il benessere collettivo che per quello dei singoli;
- Il lavoro nell'organizzazione: Lo psicologo è chiamato a individuare interventi di miglioramento, per la crescita dell'azienda, dal punto di vista organizzativo.
C'è una fase preliminare, che prevede la conoscenza approfondita del contesto sociale e culturale dell'azienda stessa, alla quale seguono ulteriori 3 fasi:
- L'osservazione;
- La diagnosi dei problemi, ossia l'individuazione delle criticità e dei punti di forza;
- L'intervento: esso consiste nella riorganizzazione dei ruoli e della gestione del lavoro: dei tempi, della divisione dei compiti, della programmazione e anche della gestione degli imprevisti.

Tra gli psicologi dell'organizzazione ricordiamo lo psicologo australiano Elton Mayo (1880-1949) e lo psicologo americano Edgard Schein (1928).

Leggere attentamente il Testo di Schein a g. 221










Il concetto di normalità: tra psicologia e psicopatologia
Pag. 222

La differenza tra la psicologia e la psicopatologia consiste nel fatto che la psicologia si occupa del funzionamento tipico dell'uomo mentre la psicopatologia si occupa del funzionamento atipico dell'uomo, quindi del disagio psichico e della malattia.
L'utilizzo di tale terminologia è preferita a "normale" e "anormale" in quanto affermare che una persona è normale e un'altra non lo è può dare adito a fraintendimenti. Spesso, infatti, la parola normalità viene usata per indicare "cose vere" solo soggettivamente.

Leggere l'Esempio a pag. 222









La sofferenza psichica ha molti livelli di gravità: un individuo può essere lievemente depresso oppure necessitare di un controllo e di un supporto costante.




Stereotipi e pregiudizi
Da pag. 223 a pag. 224
Lo stereotipo è un'opinione precostituita su un gruppo di individui.
Lo stereotipo si crea perché nell'incontro con un gruppo di persone alcune caratteristiche attraggono più di altre.
Una volta formato uno stereotipo, esso si attiva in modo automatico e non controllabile.
Esempi 








Lo stereotipo può trasformarsi in pregiudizio.
Il pregiudizio è un giudizio precostituito, prima ancora di fare esperienza.
Il pregiudizio non consente di vedere in modo obiettivo ma fa vedere solo ciò che ci si aspetta di vedere. Questo atteggiamento può portare alla cosiddetta "profezia che si autoavvera": un pregiudizio si avvera perché le persone agiscono in modo che si avveri.



Riflessioni: come prevenire stereotipi e pregiudizi?

Leggere "Rifletti a pag 224






L'adolescenza, il padre, la madre, gli amici
Da pag. 224 a pag. 227

I genitori degli adolescenti da una parte sono chiamati a porre limiti alle richieste dei propri figli, dall'altra devono accogliere le loro legittime rivendicazioni in direzione dell'autonomia.
In passato il padre sollecitava l'adolescente a cimentarsi, da solo, nel mondo sociale, mentre la madre era pronta a riaccoglierlo nei momenti di timore e di difficoltà.



Il padre
I due video sotto lincati sono espunti dal film "Padre Padrone" del 1977, liberamente tratto dal romanzo autobiografico di Gavino Ledda, con la regia dei fratelli Taviani.
Il film ha vinto la Palma d'Oro a Cannes e il Premio FIPRESCI della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica.
E' inserito nella lista dei "100 film italiani da salvare": si tratta di pellicole che hanno cambiato la memoria collettiva del Paese tra il 1942 e il 1978.
E' andato in onda sul piccolo schermo a settembre 1977 in bianco e nero.
Gavino Ledda è stato interpretato dall'attore Saverio Marconi, oggi attore ma anche regista.
Il romanzo, pubblicato da Feltrinelli nel 1975, e tradotto in quaranta lingue, nello stesso anno ha vinto il "Premio Viareggio opera prima". 
Parla del rapporto complesso tra un padre, pastore sardo, e il proprio figlio 
 
 





Gavino Ledda è nato il 30 dicembre del 1938.
Dall'articolo di Pier Giorgio Pinna pubblicato su "La Nuova Sassari" del 29 maggio 2011: 
"SILIGO. «Avessi avuto soldi, avrei scritto dall'oltretomba: "Sono morto"». Gavino Ledda è fuori di sé: se vuole continuare a ricevere il vitalizio della legge Bacchelli, dovrà provare ogni mese di godere buona salute. Per l'esattezza, l'autore di Padre padrone sarà obbligato a inviare in prefettura un certificato «di esistenza in vita». E come lui dovranno fare gli altri ammessi al riconoscimento. ... 
 ... Ho rinunciato alla carriera universitaria, a una normale esistenza fatta anche di remunerazioni economiche, pur di continuare il mio lavoro. E continuerò a scrivere come ho sempre fatto, nonostante quest'atto che considero un'umiliazione intollerabile». Soprattutto se si considera la sua storia: da analfabeta a scrittore e glottologo".



Il video sotto lincato è tratto dal film "Il padre", regia di Fatih Atin. 
Ha concorso alla Mostra Cinematografica di Venezia nel 2014. Distribuito nelle sale cinematografiche dal 9 aprile 2015
Trama:
Mardin, (Turchia), 1915 (genocidio degli armeni). 
Una notte la polizia turca fa irruzione nelle case armene e porta via tutti gli uomini della città, incluso il giovane fabbro Nazaret Manoogian, che viene così separato dalla famiglia. Anni dopo, sopravvissuto all'orrore del genocidio, Nazaret viene a sapere che le sue due figlie sono ancora vive. L'uomo decide così di ritrovarle e si mette sulle loro tracce. La ricerca lo porterà dai deserti della Mesopotamia e l'Avana alle desolate praterie del North Dakota. In questa odissea, l'uomo incontrerà molte persone diverse: figure angeliche e generose, ma anche incarnazioni demoniache.








La madre


Una finestra sull'arte ... Le immagini sono le madri degli artisti, da loro ritratte.



               



                


                 

     

Da destra a sinistra: Rembrandt 1629, James Whistler 1871, Van Gogh 1888, Picasso 1896, Boccioni 1910, Marc Chagall 1914, Massimo Campigli 1949, Andy Warhol 1974, lucien Freud 1976, David Hockney 1985 





L'amico del cuore
Da pag. 226  pag. 227

Per l'adolescente l'amico rappresenta uno strumento al servizio dello sviluppo dell'identità e della separazione dalla famiglia.
L'amico è colui che aiuta a fare chiarezza sulle grandi domande.
Le relazioni tra gli amici (maschi) serve a formulare una visione del mondo originale demolendo la visione del mondo proposta dal padre. La disobbedienza verso il padre è quasi sempre facilitata dalla presenza di un amico.
Le relazioni tra le amiche servono a condividere i segreti e a dare forma a pensieri difficili. E se la madre può disapprovare il nuovo profilo che la figlia adolescente sta disegnando di sé, l'amica del cuore è sempre disponibile a sostenerne la nuova immagine e ad assegnarle un valore.
Pag. 227



L'amore liquido di Zygmunt Bauman
Pag. 228






Lavori presentati dagli studenti

Il lavoro: stress, mobbing e burnout
Stereotipi e pregiudizi, PowerPoint a cura della studentessa L. R., presentato alla classe l'11 dicembre 2017

   
       

         

         

                

     

VERIFICA DI SCIENZE UMANE

ALUNNO                           

CLASSE IV C
DATA 19 dicembre 2017

        

 - 1 Indica se le seguenti affermazioni sono VERE o FALSE e argomenta le tue risposte (massimo 2 righe) pt 0,25 per ogni risposta esatta V o F e 0,50 per ogni risposta argomentata (max 3,75)  

 

Prima affermazione:

Per rischi psicosociali connessi al lavoro si intendono tutte quelle manifestazioni e scioperi che contengono un rischio di rivolte

VERO o FALSO?

RISPOSTA: FALSO. Per rischi psicosociali si intende tutto ciò che tende a diminuire il benessere psicologico del lavoratore.

 

Seconda affermazione:

Il termine “stress” ha origine nella disciplina psicologica

VERO o FALSO?

RISPOSTA: FALSO. Il termine stress non ha origine nella disciplina psicologica ma in quella ingegneristica: indica gli effetti dei materiali metallici sottoposti a forze eccessive.

 

Terza affermazione:

Per stress lavorativo si intende un disagio personale derivante dall’opposizione tra le esigenze personali e le richieste dell’ambiente lavorativo

VERO o FALSO?

RISPOSTA: VERO. Lo stress, come condizione psichica, è un disagio derivante dall'opposizione tra esigenze personali e richieste provenienti dall'ambiente lavorativo. Ma anche derivante dall'incapacità del lavoratore di rispondere adeguatamente a ciò che gli viene richiesto. Oppure derivante da richieste eccessive. Ecc...

Si manifesta con disturbi del sonno, ansia, alterazioni di umore, insoddisfazione ecc...

 

Quarta affermazione:

Per mobbing si intende quel fenomeno derivante da un’elevata competizione che sfocia in comportamenti volti a conquistare il favore del “capo”.

VERO o FALSO?

RISPOSTA: FALSO. Il mobbing è un fenomeno derivante da un'elevata conflittualità che sfocia in comportamenti violenti (fisicamente o psicologicamente) attuati da uno o più colleghi di lavoro nei confronti di un altro soggetto.

La vittima non è in grado di reagire in modo adeguato e manifesta malessere sia fisico che psicologico.

 

Quinta affermazione:

Il burnout è causato da un eccessivo carico di lavoro durante il quale occorre prendere decisioni importanti

VERO o FALSO?

RISPOSTA: VERO. Deriva da un eccessivo carico di lavoro; in genere si riscontra nelle cosiddette "professioni di aiuto" (medici, infermieri, vigili del fuoco, psicologi ecc...)

 

- 2 Quali sono i tre ambiti di attività dello psicologo del lavoro. Argomentane (20 righe)

 (pt da 0,25(X3) + 3,50(1,  1,  1,50) per un totale di 4,25)

RISPOSTA: I 3 ambiti di attività dello psicologo del lavoro sono:

1 L’orientamento professionale;

2 La selezione e la gestione delle risorse umane;

3 Il lavoro nell’organizzazione.

- L'orientamento professionale è simile all'orientamento all'università: lo psicologo aiuta l'individuo a concentrarsi sulle dinamiche di scelta, quindi a costruire una visione realistica sui desideri, sulle capacità, le attitudini, le caratteristiche di un individuo, il panorama lavorativo, il contesto socio-culturale;

- La selezione e la gestione delle risorse umane da parte dello psicologo, consiste nella scelta dei candidati, per un lavoro per lo più aziendale, attraverso l'utilizzo di test attitudinali, test di personalità e colloqui personali.

La gestione delle risorse umane invece consiste nella cura di individui già assunti, che già lavorano in un'azienda. Lo psicologo promuove interventi sia per il benessere collettivo che per quello dei singoli;

- Il lavoro nell'organizzazione: Lo psicologo è chiamato a individuare interventi di miglioramento, per la crescita dell'azienda, dal punto di vista organizzativo.

C'è una fase preliminare, che prevede la conoscenza approfondita del contesto sociale e culturale dell'azienda stessa, alla quale seguono ulteriori 3 fasi:

a L'osservazione;

b La diagnosi dei problemi, ossia l'individuazione delle criticità e dei punti di forza;

c L'intervento: esso consiste nella riorganizzazione dei ruoli e della gestione del lavoro: dei tempi, della divisione dei compiti, della programmazione e anche della gestione degli imprevisti.

 

- 3 Indica la differenza tra la psicologia e la psicopatologia e tra tipico/atipico e normale/anormale (pt da 0,5 a 1)

RISPOSTA: La differenza tra la psicologia e la psicopatologia consiste nel fatto che la psicologia si occupa del funzionamento tipico dell'uomo mentre la psicopatologia si occupa del funzionamento atipico dell'uomo, quindi del disagio psichico e della malattia.

L'utilizzo di tale terminologia è preferita a "normale" e "anormale" in quanto affermare che una persona è normale e un'altra non lo è può dare adito a fraintendimenti. Spesso, infatti, la parola normalità viene usata per indicare "cose vere" solo soggettivamente.

 

- 4 Indica la differenza tra stereotipo e pregiudizio (pt da 0,5 a 1)

RISPOSTA: Lo stereotipo è un'opinione precostituita su un gruppo di individui.

Lo stereotipo si crea perché nell'incontro con un gruppo di persone alcune caratteristiche attraggono più di altre.

Una volta formato uno stereotipo, esso si attiva in modo automatico e non controllabile.

Lo stereotipo può trasformarsi in pregiudizio.

Il pregiudizio è un giudizio precostituito, prima ancora di fare esperienza.

Il pregiudizio non consente di vedere in modo obiettivo ma fa vedere solo ciò che ci si aspetta di vedere.

 

 


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