Filosofia, linguaggio e interpretazione

5 A LES as 2017 2018 filosofia

Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero, L'IDEALE E IL REALE, vol. terzo, Ed. Paravia, Pearson


Ludwig Wittgenstein
UNITA' 9



Nasce a Vienna nel 1889 da una ricca famiglia di industriali.
Il padre, fin dall'infanzia, gli impartisce le nozioni tecniche per avviarlo alla gestione dell'azienda. Avviato agli studi di ingegneria, si laurea a Berlino e nel 1908 si specializza in ingegneria aeronautica a Manchester.
Nel 1912 si trasferisce a Cambridge per approfondire gli studi di matematica e di logica alla scuola di Bertrand Russell. Stringe con lui amicizia.
Nel 1913 va a vivere in Norvegia.
Allo scoppio della guerra, si arruola come volontario.
Catturato dagli italiani nel 1918, viene fatto prigioniero a Cassino.
Un ufficiale italiano gli fornisce libri di filosofia tra i quali il testo " Introduzione alla filosofia matematica" di Russell nel quale trova un riferimento a se stesso. 
Scrive un trattato logico filosofico dal titolo "Logisch-philosophiche Abhandlung" e lo invia a Russell. Il testo viene pubblicato in tedesco nel 1921 e l'anno successivo in inglese con il titolo in latino "Tractatus logico-philosophicus".
Nel frattempo, dopo aver rinunciato all'eredità paterna, si dedica all'insegnamento elementare in piccoli centri dell'Austria dove rimane dal 1919 al 1926.
Nel 1929 va a Cambridge, dove insegna fino al 1947. Nel 1938 chiede e ottiene la cittadinanza inglese. 
Nel 1947 abbandona la cattedra e va a vivere in solitudine in Irlanda.
Nel 1949 torna in Inghilterra dove muore il 9 aprile del 1951, a Cambridge, a casa del suo medico. Le sue ultime parole: "dite loro che ho avuto una vita felice".
I suoi manoscritti vengono pubblicati postumi:
"Ricerche filosofiche" pubblicate nel 1953, "Osservazioni sui fondamenti della matematica" pubblicate nel 1956.



Dagli appunti del liceo as 77/78: 
Negli studi di Wittgenstein assume una funzione primaria l'"analisi del linguaggio", come studio delle condizioni a cui deve sottostare un linguaggio logicamente perfetto e, nello stesso tempo, come criterio per poter stabilire se i problemi filosofici abbiano un senso oppure ne siano privi, siano addirittura assurdi. 
Si tratta di definire i limiti del pensiero, ma siccome il pensiero si identifica con il linguaggio, tali limiti possono essere definiti soltanto dal linguaggio.
Ora, come il mondo (definito come "tutto ciò che accade") consta di "fatti atomici", costituiti a loro volta da oggetti semplici, così il linguaggio consta di proposizioni elementari, costituite da nomiTali proposizioni, elementari, sono vere o false a seconda che si accordino o meno con quei fatti. Pertanto tutte le altre proposizioni più complesse ("molecolari") saranno vere e avranno senso nella misura in cui siano vere e abbiano senso le proposizioni elementari da cui sono costituite.
Tuttavia secondo Wittgenstein costruire le proposizioni significa compiere delle operazioni sui nomi, cioè significa avvalersi di simboli combinandoli secondo certe regole logiche. Pertanto compito della logica è enunciare le proprietà di simboli e regole. Ma la verità delle proposizioni della logica non può essere né confermata né contraddetta dall'esperienza.
L'analisi del linguaggio porta a riconoscere come dotate di significato solo le proposizioni delle scienze naturali e ad attribuire alle proposizioni logiche un carattere formale. Alla luce di ciò, la filosofia in senso tradizionale non può pretendere di essere una dottrina nella misura in cui le sue proposizioni sono, da una parte, prive di ogni riferimento a fatti, e quindi prive di significato, ma dall'altra anche prive di senso (pseudoproposizioni) in quanto non sono neppure verità logiche. Le proposizioni della metafisica semplicemente "non si possono enunciare" (sono errori di linguaggio).
La filosofia deve piuttosto essere un'attività, un processo di chiarificazione delle proposizioni, destinata a mostrare l'inconsistenza dei problemi filosofici.
Il vero metodo della filosofia è: non dire nulla di quello che non si può dire (nulla di diverso dalle proposizioni scientifiche, con le quali la filosofia non ha niente a che fare) e di fronte alle proposizioni metafisiche "mostrare" che esse derivano semplicemente dal fatto che in esse vengono usati dei segni che non hanno nessun significato.
Wittgenstein nell'ultima proposizione del suo "Tractatus" così scrive: "Di ciò di cui non si può parlare, occorre tacere". 

(Dal glossario a pag. 516 del testo in adozione: "La scienza per Wittgenstein è l'attività intellettuale che crea immagini o modelli della realtà ed è distinta dalla filosofia che invece ha il compito di porre i limiti logici alla sfera della scienza naturale e della conoscenza umana. ..."


Riassunto da pag. 517 a pag. 518 del testo in adozione:
"Wittgenstein definisce 3 tipi di proposizione:
1) La proposizione elementare: essa esprime la possibilità di un fatto; essa è vera quando un fatto la conferma ed è falsa quando un fatto non la conferma. Esempio: "Piove". (E' vera se piove, non è vera se non piove);
2) La proposizione detta "tautologia": essa è sempre vera, ma non è informativa. Esempio: "Piove o non piove" (E' sempre vero che o piove o non piove), ma non mi dà alcuna informazione sul tempo che sta facendo;
3) La proposizione detta "contraddizione": essa esprime una impossibilità. Esempio: "Questo scapolo è sposato" (E' impossibile perché la parola "scapolo" significa "non sposato"). Una proposizione di questo tipo è detta anche non-senso.

Sia le tautologie che le contraddizioni sono secondo Wittgenstein insignificanti perché non dicono nulla intorno al mondo.

Alla luce di quanto sopra, i problemi relativi alla vita, alla morte, al fine dell'uomo e al mondo in generale non si possono porre perché, secondo Wittgenstein, sono "cose inesprimibili". In realtà egli non spiega che cosa voglia dire "inesprimibile" ma scrive "quanto al suo mostrarsi, l'inesprimibile lo fa in silenzio". 


Dagli appunti del liceo as 77/78 
I giochi linguistici 
Nelle "Ricerche filosofiche" Wittgenstein sviluppa la nozione di "gioco linguistico".
Il linguaggio non è una unità fissa ma una pluralità di "liberi giochi linguistici" come lo sono i giochi nel senso usuale del termine (a carte, di scacchi, a pallone ec.).
Il significato di un termine è quindi il suo uso, meglio, l'insieme dei suoi usi con la conseguenza che non si ha più, né si può avere più, un significato privilegiato di un termine.
Egli scrive: "la nostra lingua si può considerare come una vecchia città: un labirinto di vicoli e piazzette, di case vecchie e nuove, di edifici parzialmente ricostruiti in tempi diversi; e tutto questo circondato da una quantità di nuovi sobborghi, con strade dritte e regolari nonché case tutte uguali".
Questa nuova concezione dell'analisi del linguaggio permette di cogliere meglio il rapporto tra il linguaggio e la vita. 





  
 

 







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