5 C LSU as 2018 2019 Pedagogia
Libro in adozione: Mariangela Giusti, PEDAGOGIA IL MANUALE DI SCIENZE UMANE, Ed. Deascuola
Mese settembre 2018 UNITA' 10
Filosofia, Pedagogia e Scuola fra Ottocento e Novecento
ex UNITA' 10, UNITA' 6 nuova edizione
Prima di iniziare, ripassiamo insieme le leggi che riguardano l'istruzione (appunti tratti da questo stesso sito "4 C psicologia a.s. 2017/2018, Alternanza scuola-lavoro in una scuola primaria")
1859 Legge Casati: prevede la gratuità dell'istruzione elementare e istituisce l’obbligo scolastico fino alla seconda elementare, in una scuola elementare che allora era solo di quattro anni.
1877 Legge Coppino: innalza l'obbligo fino alla terza elementare, (fino a 9 anni di età) in una scuola elementare che passa da quattro a cinque anni.
1904 Legge del governo Orlando: innalza l'obbligo fino alla quinta elementare (12 anni) e istituisce una sesta classe per coloro che non proseguono gli studi.
1911 Legge Daneo-Credaro: durante il Governo Giolitti. Trasforma in statale la scuola elementare, fino ad allora gestita dai Comuni, ponendo a carico dello Stato il pagamento degli stipendi dei maestri elementari, così da poter disciplinare l'obbligo in modo più vigoroso anche in quelle realtà locali molto disagiate in cui in precedenza i bilanci comunali non avevano consentito una corretta organizzazione della scuola. La sua applicazione diviene problematica anche per il sopraggiungere della prima guerra mondiale. La legge vede l'istituzione dei patronati scolastici comunali, già previsti da un Regio Decreto del 1888 ma non istituiti. Si tratta di un organo con il compito di dispensare vestiario, scarpe, libri ai "fanciulli bisognosi" per consentire l'adempimento dell'obbligo scolastico.
1923 Riforma Gentile: innalza l'obbligo a 14 anni. Le scuole medie acquisiscono un doppio canale:
da un lato la scuola media, alla quale si accede dopo un esame di ammissione alla fine della quinta elementare, molto rigido e selettivo, (scuola media che comprende tre annualità di latino, due di lingua straniera, senza scienze e senza tecnica), con prosecuzione agli studi nei licei, e dall'altro un canale che immette lo studente, al termine di tre anni, nel mondo del lavoro, che nel 1923 sarà chiamato "scuola di avviamento professionale" (tecnico, commerciale, agricolo) indirizzato al lavoro. Per una eventuale prosecuzione dall'avviamento all’ITIS occorrerà un esame di ammissione. LETTURA A PAG. 252 DEL NUOVO TESTO: "IL MAESTRO" tratto da "Sommario di pedagogia come scienza filosofica" di Giovanni Gentile
1940 Riforma Bottai: stabilisce l'obbligo di frequentare la scuola materna.
Divide la scuola elementare (detta "del primo ordine") in 2 cicli: la scuola elementare triennale, a sua volta divisa in urbana e rurale, con diversi orari e programmi didattici, e la scuola del lavoro biennale.
La scuola media (detta "del secondo ordine") viene divisa in tre corsi: la scuola artigianale concepita per il ceto rurale e per i piccoli insediamenti e si divide in vari indirizzi (commerciale, industriale, nautica, agricola, artistica), la scuola professionale, di maggiore rilievo rispetto alla prima, rivolta a chi vuole proseguire gli studi in una scuola tecnica, mentre la scuola media prepara gli alunni al liceo e all'università.
NB SI RIPORTA, DA QUI IN POI, OSSIA FINO AI GIORNI NOSTRI (CIOE' FINO ALLA LEGGE "RENZI" DELLA "BUONA SCUOLA" DEL 2015), IL CONTENUTO, IN QUESTO STESSO SITO, CHE SI TROVA, (guardando la barra in alto) IN "4 C lsu as 2017 2018 psicologia", POI CLICCARE SU "Alternanza Scuola-lavoro in una scuola primaria".
ANNI TRENTA

Balilla a sinistra e piccole italiane a destra
ANNI QUARANTA

ANNI CINQUANTA

Scuola elementare maschile e scuola elementare femmiile

Scuola media maschile e scuola media femminile
1962 (Legge n. 1859 del 31 dicembre): viene abolita la scuola di avviamento al lavoro. Quindi la scuola media diventa unica. Vengono istituite le classi miste. Diventa facoltativo lo studio del latino in terza media (ma rimane obbligatorio per coloro che intendono proseguire con gli studi classici).
ANNI SESSANTA

Scuola mista
1968: viene istituita la scuola materna. E' il periodo del "Maggio francese", del 1968, e delle contestazioni studentesche.
1969: liberalizzazione per l'accesso all'università, in passato consentito solo agli studenti liceali e non a quelli degli istituti tecnici.
1971: Legge 118, all'art 28 è prevista una nuova norma, di inclusione, per i soggetti disabili: "l'istruzione dell'obbligo deve avvenire nelle classi normali della scuola pubblica ..."
1974: vengono approvati i "Decreti delegati" che introducono, nella vita della scuola, una rappresentanza dei genitori, una rappresentanza del personale ATA e una rappresentanza degli studenti.
1975: il Ministero della Pubblica Istruzione elabora e diffonde la "Relazione Falcucci" che fissa alcuni punti sulla scolarizzazione dei ragazzi disabili, che "non si devono separare dal resto della classe".
1977: Legge 517 del 4 agosto: viene abolito l'inizio della scuola in tutta la penisola italiana che era fissato al primo ottobre, giorno in cui si festeggia San Remigio: di qui il termine "remigini" per indicare i bambini che si iscrivevano in prima elementare.
La legge prevede anche la formazione lavorativa per i portatori di handicap e l'abolizione, all'interno delle classi, tra normodotati e disabili, potendo contare su personale di sostegno istituzionale.
Nel filmato RAI che segue, del 1979, il regista documentarista Vittorio De Seta si concentra sull'esperienza di Mario Lodi, maestro elementare in una frazione del comune di Piadena, nella bassa Padana, tra le città di Mantova e Cremona, sulle rive dell’Oglio, (Mario Lodi nel 1989 riceverà la laurea honoris causa in Pedagogia dall'Università di Bologna. Nato nel 1922, morirà nel 2014).
Nel filmato, per metterne a fuoco i principi didattici, le parole dell’insegnante sono alternate alle riprese effettuate in una IV elementare, con esperienze che riguardano la spiegazione della fecondazione, la creazione di un giornalino scolastico ecc.
L'apprendimento, secondo Lodi, parte dal bambino, dal suo mondo, da ciò che conosce e gli è caro, quindi è necessario associare qualsiasi materia alla vita di tutti i giorni.
Fondamentale è inoltre, per Lodi, la conoscenza del bambino perché non c’è processo educativo che sia avulso dalla realtà familiare.
Il filmato si conclude con queste parole: "l'uomo non è proprietà di nessuno, non è proprietà né della madre, né del padre, né della scuola, né della fabbrica, né dello Stato: ha il diritto di vivere una vita felice e per nessuna ragione una società gli può impedire questo".

1987: La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 215, dà nuovo impulso ai diritti dei portatori di handicap, "garantendo lo sviluppo della personalità".
1990: Legge 148/1990
ADDIO AL MAESTRO UNICO
LEGGE 148/1990 La scuola a «moduli»

LEGGERE IN CLASSE:
(Da * a ** tratto, parzialmente, dall'articolo di Antonella De Gregorio, "Corriere della Sera del 30 gennaio 2015)
*Sergio Mattarella, oggi Presidente della Repubblica Italiana dal 3 febbraio 2015, è stato anche ministro dell’Istruzione, per un periodo breve, dal luglio 1989 al luglio 1990.
Si trova, nel gennaio 1990, a gestire la prima Conferenza nazionale sulla Scuola, voluta dal Parlamento e preparata lungamente, in cui si discute di rinnovamento e riforme e si affronta il tema dell’autonomia delle istituzioni scolastiche; si esplorano le idee del patto sociale, della gestione strategica, della partecipazione educativa.
Nell’anno in cui Mattarella guida il ministero, vede la luce la più importante riforma della scuola elementare, la Legge 148/1990, col superamento della figura del docente unico. Un’autentica rivoluzione: pedagogica, metodologica e didattica, che archivia l’era della maestra-mamma che accudisce e insegna tutto, dalle tabelline alla ginnastica, e che introduce i «moduli» (tre insegnanti che ruotano su due classi), aprendo a una suddivisione degli ambiti disciplinari fra i docenti, insieme a pratiche di condivisione e collegialità nell'insegnamento e nella gestione della classe**.
L'INSEGNAMENTO DI UNA LINGUA STRANIERA
Con la ''Riforma dell'ordinamento della scuola elementare'', Legge 148/1990, l'insegnamento di una lingua straniera diventa obbligatorio. L'art. 10 così recita: ''Nella scuola elementare è impartito l'insegnamento di una lingua straniera'', rinviando a un successivo D.M. le indicazioni operative.
Con il D.M. del 28 giugno 1991, "Insegnamento delle lingue straniere nella scuola elementare", vengono individuati: i criteri per la scelta della lingua (di norma tra l'inglese, il francese, il tedesco e lo spagnolo), la classe da cui iniziare (la seconda a regime, in fase di avvio la terza), le modalità di utilizzo dei docenti.
Il D.M. stabilisce che ''L'insegnamento della lingua straniera rappresenta una articolazione interna della funzione docente nella scuola elementare'' e che, a regime, tale insegnamento sia ''affidato ad un insegnante elementare specializzato [...] inserito nel modulo organizzativo e didattico [...] e pertanto contitolare del modulo stesso''.
Nelle more della transizione, in attesa della formazione dei docenti specializzati, si affida l'insegnamento delle lingue straniere ''ad un insegnante elementare specialista, dichiaratosi disponibile ...''.
L'EDUCAZIONE ALLA SALUTE
*Mattarella si occupa anche del riordino dei programmi del biennio delle superiori.
Lui ministro, venne approvata anche la legge 162, (poi DPR 309/90, la legge antidroga), che affida alla scuola il compito di coordinare le attività di educazione alla salute nelle scuole di ogni ordine e grado. Alle nuove emergenze della droga e dell’Aids, ma anche della dispersione scolastica, dell’immigrazione, dell’inquinamento, si cercò di rispondere con la prevenzione, tradotta in pedagogia scolastica, in obiettivi educativi**.
1992: Legge 104: "Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate", pubblicata sulla G. U. 17, febbraio 1992, n. 39.
1996: Riforma Berlinguer: prevede cambiamenti in tutto il sistema dell'istruzione, ma la riforma è comunemente detta "Riforma del 3+2 all'Università".
2003: Legge 28 marzo 2003, n. 53 conosciuta anche come Riforma Moratti.
2006: Riforma Fioroni.
2007: Innalzamento dell'obbligo scolastico a 16 anni
2008: Riforma Gelmini. Legge 169/2008. Reintroduce il maestro unico, o meglio prevalente, per quanti lo richiedano, a partire dalle classi prime dell'anno scolastico 2009/2010, l'orario di cattedra dei maestri: 22 ore settimanali, più due di programmazione. E al posto delle 30 e più ore settimanali vengono lanciate tre opzioni, a scelta delle famiglie: 24, 27 e 30 ore a settimana. Più il tempo pieno di 40 ore settimanali. Le 24 ore hanno la finalità di realizzare l'ipotesi di una scuola elementare con un solo maestro per classe.
La scuola media cambia nome, e si chiama "Scuola secondaria di primo grado", e il numero delle ore viene ridotto da 33 a 30 settimanali. Viene inoltre previsto l'insegnamento di una seconda lingua straniera (2 ore a scelta tra spagnolo, francese e tedesco) oppure potenziare la lingua inglese da 3 a 5 ore settimanali. Per gli stranieri, le 2 ore possono essere anche scelte per potenziare l'italiano.
2010: Legge 170 dell'8 ottobre 2010: "Nuove norme in materia di disturbi specifici dell'apprendimento in ambito scolastico".
2012: DM 27/12/2012
2013: Circolare Ministeriale 8/2013: strumenti di intervento per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali
PEI e PDP
Il PEI (Piano Educativo Individualizzato)e il PDP (Piano Didattico Personalizzato) sono documenti redatti annualmente, per alcuni studenti, nei quali vengono definiti percorsi di studio personalizzati, per ciascun alunno.
Il PEI è redatto per gli alunni con disabilità (disabilità intellettiva, motoria, sensoriale, pluridisabilità, disturbi neuropsichici) accertata con certificazione medica rilasciata ai sensi della Legge 104/92;
Il PDP è redatto sia per gli alunni con DSA (Disturbi Specifici dell'Apprendimento) i cui disturbi (dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia) sono accertati con certificazione medica della ASL (art. 3 della Legge 170/2010), sia per gli alunni che hanno svantaggi socio economici, oppure linguistici come ad esempio gli stranieri, oppure tipologie varie di "disturbi"; in quest'ultimo caso il PDP è deciso dal consiglio di classe (si vedano a tale proposito il DM 27/12/12 e la Circolare Ministeriale 8/2013).
Talvolta disturbi di vario tipo possono essere presenti insieme a un Q.I. normale o molto alto.
BES
BES è l'acronimo di Bisogni Educativi Speciali. Tale acronimo viene utilizzato per indicare gli alunni per i quali è necessario o opportuno redigere un PEI o un PDP.
2015: Riforma Renzi della "Buona Scuola". Tra le novità: il potenziamento
Panorama sociale, storico e culturale tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900
Pagg 232 e 233
L'Urbanizzazione
Cresce a dismisura. Qualche esempio: dal 1871 al 1921 a Milano la popolazione passa da 200.000 a 700.000 abitanti, a Roma da 220.000 a 800.000.
La cultura
1876: nasce a Milano "Il Corriere della Sera", quotidiano a larga diffusione ;
1878: a Roma "Il Messaggero";
1883: a Roma "La Tribuna", sul quale scrive d'Annunzio e dove compaiono le prime corrispondenze dall'estero;
1891: nasce "Il Mattino" a Napoli.
I trasporti
1903: vola il primo aereo a vapore;
1908: nasce la prima automobile destinata al consumo di massa (il modello T di Ford).
Il voto in Italia
1861: il diritto di voto è riservato ai soli cittadini maschi di età superiore ai 25 anni e di elevata condizione sociale;
1881: il Parlamento approva l'estensione del diritto di voto e viene ammessa anche la media borghesia; inoltre il limite d'età viene abbassato a 21 anni.
1911: il diritto di voto è esteso, su proposta di Giovanni Giolitti, a tutti i cittadini maschi a partire dai 21 anni di età, ma solo coloro che hanno superato con buon esito l'esame di scuola elementare, e a tutti i cittadini di età superiore ai 30 anni indipendentemente dal loro grado di istruzione.
1918: il suffragio universale maschile muta con la legge n. 1985/1918, che ammette al voto tutti cittadini maschi di età superiore ai 21 anni, nonché i cittadini di età superiore ai 18 anni che hanno prestato il servizio militare durante la prima guerra mondiale.
1945: viene riconosciuto il voto alle donne (suffragio universale).
Le invasioni
1911: L'Italia invade la Libia.
La guerra
1915: Prima Guerra Mondiale.
10.1 La cultura europea fra i due secoli
da pag. 234 a pag. 235

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, l'egemonia dell'Europa si impone nel campo letterario, scientifico, artistico e musicale.
La letteratura abbandona i temi cari al Romanticismo a favore di argomenti che riguardano i problemi, le speranze e i valori degli individui, ponendo attenzione al soggetto, alle sue aspirazioni, all'inconscio, all'irrazionalità, alla percezione e all'intuizione.

Freud apre il campo alla ricerca psicanalitica, Schpenhauer e Nietzsche esaltano la potenza dell'irrazionalità. Tuttavia le loro riflessioni sono talmente avanzate da essere considerati, tutti e 3, "inattuali": 

Freud NON ERA CAPITO: si lamentava con tutto l'ordine medico austriaco e tedesco perché non accettava le sue teorie;
Schopenhauer scriveva: "IO PENSO E SCRIVO PER I POSTERI, E NON PER I MIEI CONTEMPORANEI";

Nietzsche diceva di sé "MI CAPIRETE TRA CINQUANT'ANNI!"
Bergson (Nobel 1927) esalta le capacità intuitive dell'uomo.
Letteratura
Gli scrittori raccontano i drammi delle classi agiate e delle classi medio-alte: Fëdor Dostoevskij, Anton Pavlovič Čechov, Charles Dickens, Thomas Mann (Nobel 1929), Marcel Proust ec.
Nasce l'interesse per i romanzi d'avventura, ambientati in luoghi immaginati o in Paesi esotici talvolta neanche visitati dagli autori, come nel caso di Salgari.
Qualche esempio: le storie di Rudyar Kipling o di Emilio Salgari, ma anche i racconti fantastici di Edgaar Allan Poe.
Nel video sotto riportato, è presentata l'opera di Anton Pavlovič Čechov - nei primi 2 minuti. Segue l'opera teatrale "Il giardino dei ciliegi" della durata di 2 ore e mezza (in classe vedere solo pochi minuti)
Scoperte e premi scientifici
Nel campo della chimica, dell'astronomia e della fisica si affermano le università tedesche.
Nel 1903 Marie Curie riceve il Nobel per la fisica (insieme al marito) per i suo i studi sulle radiazioni e nel 1911 il Nobel per la chimica. (VIDEO DA VEDERE)
Nel 1907 il Nobel per la medicina viene attribuito al medico italiano Camillo Golgi, per i suoi studi sulla struttura del cervello.
Nel 1908 viene attribuito il Nobel per la fisica a Guglielmo Marconi, per aver scoperto un sistema di comunicazione senza fili, via onde radio.
Albert Einstein enuncia gli elementi base del principio della relatività per il quale nel 1921 riceve il Nobel per la fisica (la teoria è stata dimostrata praticamente nel 2017 - si vedano "Le onde gravitazionali")
Arte
Nel campo dell'arte, forse a causa della scoperta della macchina fotografica nel 1839, gli artisti non ritraggono più il "vero" ma le impressioni (psicologiche, sognate, immaginate), ossia una realtà filtrata dalla coscienza, dalla ragione, dall'immaginazione ec., dando vita a tantissime correnti: impressionismo (Claude Monet, Edgar Degas, Pierre-Auguste Renoir ec.), espressionismo (Schiele) con i fauves in Francia (Henri-Émile-Benoît Matisse), cubismo formativo, analitico e sintetico (Paul Cézanne, Pablo Picasso), Futurismo (Filippo Tommaso Marinetti) ec.
Nel campo musicale rimane invariato il gusto tradizionale con Wagner e Verdi ai quali si aggiungono autori dell'Est Europa come Pëtr Il'ič Čajkovskij ec.
10.2 Le reazioni al positivismo:
l'intuizionismo di Bergson e il Superuomo di Nietzsche
da pag. 236 a pag. 239
Una finestra sull'arte ...

Pierre-Auguste Renoir, Bal au moulin de la Galette (1876); olio su tela, 131×175 cm, museo d'Orsay, Parigi
L'impressionismo, che nasce negli anni Sessanta del 1800, e la cui prima mostra è del 1874, combatte l'accademismo contrapponendo una pittura basata sull'impressione (impressione retinica) che un oggetto, veicolato dalla luce, lascia nell'occhio del pittore, e che viene poi trasposta sulla tela attraverso tocchi di colore puro, senza segni di contorni né campiture omogenee.
Gli artisti impressionisti scoprono l'uso del colore puro e dei colori complementari, rifiutando di dipingere il chiaroscuro con il nero.
NB La tecnica degli impressionisti può essere accostata al fluire del tempo di Bergson.
Il Positivismo aveva legami sia con l'Illuminismo, credendo che l'uomo potesse imporsi sulla natura attraverso la ragione, sia con il Romanticismo, con la sua aspirazione all'infinito.
Suo fondatore era considerato August Comte, che aveva paragonato lo sviluppo della storia a quello del singolo uomo (teoria dei 3 stadi, per un ripasso si vedano: lezione 1.3 sociologia a.s. 2016/17 e lezione 9.2 pedagogia as 2017/18).
Tuttavia, nella seconda metà del 1850, il Positivismo entra in crisi: alcuni pensatori, tra i quali Henri Bergson (1859-1941) e Friedrich Nietzsche (1844-1900), ritengono di dover affermare il primato dell'intuizione, della creatività e della libertà della natura e dello spirito.
Henri Bergson

Bergson mette a confronto 2 tipi di conoscenza, entrambe connesse alla sua teoria sul tempo: - una conoscenza estrinseca, legata a dati empirici e fondata sul "prima" e sul "dopo";
- una conoscenza interiore basata sull'idea di "durata".
Vita
Nasce a Parigi nel 1859 da una famiglia ebraica: la madre di origini anglo irlandesi e il padre di origini polacche.
Dopo la sua nascita, la sua famiglia si trasferisce a Londra, e a nove anni in Francia.
Si laurea in filosofia e matematica a Parigi.
Nel 1889 ottiene una cattedra al Collegio di Francia; la sua fama cresce e viene chiamato a tenere lezioni e conferenze in tutto il mondo.
Molti artisti lo eleggono come pensatore di riferimento.
Sposa Louise Neuburger, cugina dello scrittore Marcel Proust.
Nel 1928 vince il Premio Nobel per la letteratura perché nelle sue opere filosofiche adotta uno stile letterario.
Muore a Parigi nel 1941 all'età di 81 anni.
I suoi studi, sul mondo interiore, aprono la strada alla psicanalisi di Freud e di Jung.
Le sue opere più importanti:
- "Saggio sui dati immediati della coscienza", 1889;
- "Materia e memoria", 1896;
- "L'evoluzione creatrice", 1907: è l'opera principale in cui la vita viene definita come "slancio vitale";
- "Il riso", 1900;
- "Durata e simultaneità".
Il Tempo
Singolare è la sua concezione del tempo.
Bergson distingue:
- Un tempo della fisica (detto anche della scienza), che è il tempo "geometrico" dell'orologio e della clessidra; sono solo quantità di istanti: una successione di istanti nello spazio, che serve a scopi pratici e non ha nessuna consistenza reale. Per cui è ripetibile, spazializzato, esteriore e astratto.
- Un tempo della vita, inteso come durata: è il tempo vissuto qualitativamente; è il tempo che scorre nella nostra coscienza. Esso è irripetibile.
Il tempo della fisica (dell'orologio)
Il tempo della fisica è il "tempo dell'orologio": Per dire che sono le 10 e 08 dico che sul mio orologio le lancette sono in una determinata posizione, poi le vedo in'altra posizione e dico che sono le 10 e 10 e avrò constatato in due momenti diversi la corrispondenza tra due situazioni spaziali (le lancette), non temporali.
Nel "Saggio sui dati immediati della coscienza" si legge:
"Quando seguo con gli occhi su un quadrante di un orologio il movimento della lancetta che corrisponde alle oscillazioni del pendolo, non misuro la durata, come potrebbe sembrare; mi limito invece a contare delle simultaneità, cosa molto diversa. Al di fuori di me, nello spazio, vi è un'unica posizione della lancetta e del pendolo in quanto non resta nulla delle posizioni passate. Dentro di me si svolge un processo di organizzazione ... che costituisce la vera durata. ... Sopprimiamo ora, per un istante, l'io che pensa queste cosiddette oscillazioni successive; avremo sempre una sola oscillazione del pendolo, anzi una sola posizione di questo pendolo, e quindi nessuna durata. ...
Noi contiamo posizioni successive delle lancette, ponendole l'una dopo l'altra. Spetta poi alla coscienza collegare questi elementi facendo scorgere e comprendere il concetto di tempo. Ciò significa che senza la coscienza non c'è alcun tempo".
Per far comprendere il suo pensiero, Bergson ricorre a una serie scintillante di immagini:
Il tempo della fisica lo paragona a una collana di perle tutte uguali e distinte tra loro.

Il tempo della vita lo paragona a una valanga e a un gomitolo:

Il tempo della vita:
arrotolando un filo di lana su se stesso, cresce un gomitolo e, man mano che cresce, c'è sempre un nuovo filo che si aggiunge, senza che quello che c'era già sparisca: resta nascosto, anzi racchiuso dal filo che si aggiunge, e il gomitolo nella sua interezza non potrebbe esistere senza il filo racchiuso in precedenza.
In modo analogo, la valanga nasce nel momento in cui si stacca della neve e comincia a rotolare accumulando sempre più neve, senza che quella presente in origine venga persa. Secondo Bergson, la memoria, la coscienza e il tempo autentico, "durata reale", assomigliano al gomitolo e alla valanga poiché nel tempo reale, cioè quello della coscienza, non vi è nulla che si perda mai veramente.
E infatti, se il termine "reale" viene impiegato per sottolineare la contrapposizione con il tempo "falso" dello spazio, il vocabolo "durata" suggerisce il concetto di tempo, ma anche l'idea del permanere; ed è esattamente ciò che accade al gomitolo e alla valanga: "concrescono ", senza perdere i pezzi iniziali.
Si tratta, pertanto, di uno scorrere del tempo in cui il passato viene continuamente accumulato, il che fa sì che nel vero tempo i tempi successivi non siano mai propriamente omogenei tra loro e proprio in questo si distinguono dallo spazio.
Le parti dello spazio, infatti, sono assolutamente omogenee tra loro: uno spazio non si distingue qualitativamente da un altro; invece col tempo tutto è diverso.
Bergson chiede, al lettore, di fare un esperimento mentale:
"Immaginiamo di essere chiusi in una stanza priva di finestre, e di osservare un oggetto posto su un tavolo per un minuto e poi per un altro minuto: le osservazioni, intese oggettivamente, sono tra loro uguali, visto che non è cambiato nulla dal primo al secondo minuto; potremmo perfino dire che, dal punto di vista oggettivo del mondo esterno, sono omogenee come le porzioni di spazio; tuttavia, se riflettiamo meglio sull'esperienza, ci accorgiamo che se scrutiamo l'oggetto per un minuto e poi per un altro succede magari che, avendo colto nel primo minuto gli aspetti superficiali dell'oggetto, nel secondo possiamo coglierne i dettagli, oppure nel primo minuto eravamo animati da curiosità, nel secondo eravamo invece annoiati. Tutto ciò significa che il secondo minuto dell'esperienza è qualitativamente diverso rispetto al primo e lo è perché il primo c'è già stato, perché cioè il primo minuto è presente anche nel secondo. Pertanto, se gli spazi diversi si escludono a vicenda, i tempi successivi, invece, non escludono quelli precedenti, ma li recuperano come il gomitolo o la valanga: tutto resta presente e si arricchisce continuamente, sicché il secondo momento è ricco di tutto quello precedente. E così, mentre nell'esteriorità sembrava non essere successo nulla, nell'interiorità è avvenuto qualcosa: ogni istante successivo è ricco di tutti gli istanti precedenti.
Per far comprendere meglio questo concetto, Bergson ricorre a un'altra immagine:
"Immaginiamo di sciogliere una zolletta di zucchero in un bicchiere d'acqua; mentre il tempo trascorre, vi sarà un'attesa interiore".
E, ancora:
"La nostra vita - dice Bergson - è come una frase, con le sue virgole, le sue parentesi e i suoi due punti: il punto finale è costituito dalla morte; e proprio come in una frase, anche nella vita basta inserire una virgola per far cambiare non solo ciò che viene dopo, ma anche tutto ciò che c'era prima".
DIGRESSIONE: si ricordi, ad esempio, la frase della Sibilla proferita a un soldato che doveva andare in guerra e desiderava conoscere il suo uturo:
IBIS REDIBIS NON MORIERIS IN BELLO
che può essere letta come
IBIS REDIBIS, NON MORIERIS IN BELLO
oppure
IBIS REDIBIS NON, MORIERIS IN BELLO
Memoria e ricordo
Il passato è dunque conservato nella sua interezza, come un gomitolo o una valanga, che "ci segue tutto intero in ogni momento" e che condiziona il presente, ossia il tempo vissuto come durata: tutto il passato è MEMORIA.
Ogni momento della nostra vita confluisce nel passato anche quando ci rivolgiamo a un medesimo oggetto: così ad esempio, quando rileggiamo una stessa pagina di un libro, o rivediamo una persona, o torniamo in uno stesso posto dove siamo già stati, non possiamo più ripetere l'esperienza precedente perché l'esperienza attuale è condizionata sia dalla memoria sia dal ricordo precedente (così come nell'esperienza descritta sopra, con l'osservazione di uno stesso oggetto in momenti differenti e in una stanza chiusa).
E la memoria, secondo Bergson, è diversa dal semplice RICORDO: esso è la materializzazione delle immagini operate dal cervello, di un solo evento del passato.
Il cervello non trasforma in immagini-ricordi tutto il passato ma solo alcune cose, mantenendo al di sotto della coscienza la maggior parte del passato.
Da qui il paradosso evidenziato da Bergson secondo il quale "la memoria è più oblio che ricordo".
(Bergson oltre alla memoria e al ricordo, definisce anche la percezione: essa è il filtro che seleziona i dati in base alle esigenze dell'azione).
Lo slancio vitale
Riprendendo l'esempio della valanga, per Bergson è come se il passato spingesse verso il futuro.
Questo spingere del passato per penetrare nel futuro è da lui definito "slancio vitale". (Esso corrisponde in parte allo slancio vitale di Schopenhauer). Esso sfugge al determinismo: Bergson esclude cause finalistiche e meccanicistiche nello slancio vitale, il che suggerisce l'idea di "spontaneità" e "libertà".
Lo slancio vitale è una forza creatrice in grado di produrre sempre qualcosa di nuovo.
Per capire meglio lo slancio vitale, Bergson fa ricorso a due immagini: l'immagine della limatura di ferro e l'immagine dei fuochi d'artificio.
Il discorso di Bergson sulla limatura di ferro

Slancio vitale Materia
Immaginiamo di affondare la mano in un recipiente pieno di limatura di ferro; le nostra dita si allargano e spingono le varie particelle fino a un certo punto, finché la resistenza della limatura blocca la mano. La mano rappresenta lo slancio vitale, la limatura, invece, la materia: l'immagine sta a significare che lo slancio vitale, penetrando nella materia, la spinge in direzioni diverse finché esso (slancio vitale) non si esaurisce di fronte alla resistenza posta dalla materia stessa.
Secondo Bergson è esattamente in questo modo che procede l'evoluzione:
Ogni specie vivente è il risultato di una spinta dello slancio vitale che si è spinto fin dove ha potuto, e poi si è arenato.
Ovviamente, si tratta di un'interpretazione dell'evoluzionismo assai diversa rispetto a quella di Darwin, in quanto presuppone quasi una lotta tra slancio vitale e materia inerte che lo frena.
L'immagine della mano nella limatura di ferro giustifica il suddividersi dello slancio della vita in individui e specie:
in alcuni casi lo slancio vitale si è spinto più in là, in altre si è arrestato prima. E così, nelle forme vegetali, è come se lo slancio vitale non fosse riuscito a penetrare molto nella materia: negli animali e ancora di più nell'uomo, esso si è spinto oltre, qualitativamente e quantitativamente.
Lo slancio vitale si articola in ramificazioni differenti: pertanto si sono formati i vertebrati, che hanno raggiunto il punto culminante nell'uomo, e gli artropodi ossia gli invertebrati, che hanno raggiunto il punto culminante negli insetti; (e poi gli echinodermi e i molluschi che sono finiti in un "vicolo cieco").
L'immagine della mano e della limatura spiega, così, anche la differenza tra individuo e individuo.

Il discorso di Bergson sui fuochi d'artificio

L'immagine della mano e della limatura, però, lascia irrisolto un problema non da poco: spiega come avviene l'evoluzione senza però giustificare la materia. Occorre pertanto fare riferimento a un'altra immagine bergsoniana: quella dei fuochi d'artificio.
Lo slancio vitale è come un fuoco d'artificio, che sale verso l'alto ma prima o poi esaurisce la sua spinta e tende a ricadere al suolo; ad esaurirsi, però, non è lo slancio (poiché è infinito), ma sono i singoli frammenti che, nel momento in cui tendono a ricadere, vengono ancora tenuti su, per un po', dal flusso che continua a giungere dal basso.
La materia, in questa nuova prospettiva, non è più un qualcosa di esterno e autonomo dentro cui lo slancio vitale deve farsi strada, come sembrava nell'immagine della limatura: viceversa, è lo stesso slancio vitale che, nel momento in cui esaurisce la sua forza, tende a manifestarsi come materia.
Essa è pertanto l'insieme dei resti dello slancio vitale.
L'istante in cui le scintille sono tenute ancora in aria costituisce la vita dei singoli individui e delle specie: ciascuno di noi è, in altri termini, un corpo vivificato dallo slancio vitale e l'esistenza altro non è se non un brandello lasciato per strada dallo slancio, cosicché noi siamo un corpo materiale che piano piano si spegne.
Istinto, intelligenza e intuizione

L'istinto è una facoltà degli animali L'intelligenza e l'intuizione sono facoltà dell'uomo
Lo slancio vitale, nelle due ramificazioni degli artropodi (invertebrati) e dei vertebrati ha potenziato, rispettivamente, l'istinto e l'intelligenza.
Essi non sono assolutamente separati: non c'è istinto che non sia circondato da un alone di intelligenza né c'è intelligenza senza traccia di istinto.
L'istinto può essere definito come "facoltà, tipica degli animali, di utilizzare strumenti naturali organici" mentre l'intelligenza è la "facoltà di costruire strumenti artificiali, ossia inorganici, e utili all'uomo".
L'istinto non è cosciente ma è immediato, invece l'intelligenza è cosciente: ad esempio il ragno non progetta coscientemente la tela.
L'intuizione, invece, consente di cogliere la realtà, nella sua unità e nel suo divenire, in modo cosciente.
Per far comprendere la differenza tra intuizione e intelligenza Bergson ricorre, come al solito, a un altro esempio:
è come vedere Parigi andando a Parigi (e in questo caso colui che vede Parigi ha una visione unitaria della città), oppure guardare le cartoline di Parigi (e in questo caso si ha una visione frammentaria).

Un altro esempio riportato da Bergson è rappresentato dall'affresco e dal mosaico: l'affresco può essere paragonato all'intuizione e il mosaico all'intelligenza.

Alla luce del pensiero filosofico di Bergson, ora ben si comprende la sua teoria sui 2 tipi di conoscenza: estrinseca e interiore (sull'intuizione).
La prima è governata dall'istinto (che si manifesta in forme che preludono all'intelligenza) e dall'intelligenza (che costruisce strumenti artificiali mediante la coscienza), la seconda invece è governata dall'intuizione che è la capacità di cogliere lo slancio vitale e di aderire immediatamente alla realtà senza la mediazione dei concetti.
Lettura a pag. 244 (della vecchia edizione) "Il soggetto è uno e molteplice", brano tratto da "L'evoluzione creatrice" di Bergson
5 minuti di scrittura creativa
Friedrich Nietzsche

Edvard Munch, ritratto di Nietzsche, olio su tela, 1906, Tielska galleria Stoccolma
Vita e scritti
Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce a Röcken, vicino a Lipsia, in Germania, nel 1844.
Viene chiamato Friedrich sia in onore del nonno, Friedrich August Nietzsche che era morto nel 1826, sia in onore del re, Federico Guglielmo IV di Prussia, che compiva 49 anni il giorno della nascita di Nietzsche.
All'età di 5 anni gli muore il padre, pastore protestante, per una malattia al cervello.
La madre, con Friedrich e la sorellina Elisabeth, si trasferisce a casa della madre, nella città di Naumburg, distante da Röcken una quarantina di chilometri.
A 10 anni comincia a scrivere le prime poesie e a comporre musica. A 14 anni viene ammesso al liceo gymnasium di Pforta, come interno beneficiante di una borsa di studio ecclesiastica.
Le sue letture: Goethe, Byron, Hölderlin.
Nel 1860 comincia a soffrire di un male che lo tormenterà per tutta la vita: l'emicrania.
A 20 anni, nel 1864, per volere della madre si iscrive alla facoltà di teologia a Bonn.
L'anno dopo abbandona teologia e si trasferisce a Lipsia per seguire le lezioni di filologia classica (dal greco φιλoλογία, composto da φίλος phìlos "amante"-"amico" e λόγος lògos "parola"-"discorso": quindi "interesse per lo studio delle parole" ovvero: la corretta interpretazione dei documenti letterari di una determinata cultura), dove legge "Il mondo come volontà e rappresentazione" di Schopenhauer.
Si laurea in filologia classica.
Nel 1967 inizia il servizio militare ma si infortuna mentre sta mandando al galoppo il suo cavallo. Viene congedato e nel 1968, a 24 anni, ottiene la cattedra di lingua e letteratura greca all'Università di Basilea.
Entra in rapporti di amicizia con Wagner, che in quel periodo si era ritirato in Svizzera.
Nel 1872 pubblica "La nascita della tragedia".
Nel 1878 pubblica "Umano troppo umano"; è un periodo in cui la sua amicizia con Wagner si va affievolendo. Il libro segna il distacco da Wagner e da Schopenhauer.
Intanto gli attacchi di emicrania aumentano, insieme a disturbi alla vista.
Nel 1876 interrompe l'insegnamento a Basilea rinunciando, tre anni dopo, definitivamente alla cattedra.
Inizia una vita inquieta e vagabonda alla ricerca di climi favorevoli, un'esistenza da apolide, con pellegrinaggi senza casa e senza patria, spostandosi da un luogo all'altro, in Italia e in Francia: Genova, Rapallo, Venezia, Nizza, Messina, Taormina, dove comincia a scrivere "Così parlò Zarathustra, nel 1881, e poi Roma dove, durante la Pasqua, nel 1882, incontra, a 38 anni, una giovane studentessa russa in viaggio di istruzione in Europa, Lou von Salomé 21 anni, che in seguito sarà amica di Rilke e Freud, e che frequenterà per due anni. Le chiederà di sposarlo ma lei rifiuterà preferendogli il filosofo Paul Rée col quale vivrà per qualche tempo a Berlino, in libera unione, suscitando lo scandalo della sorella di Nietzsche, Elisabeth.
Nel frattempo, i dissidi con la madre e la sorella, a causa della loro avversione nei confronti di Lou von Salomé, si accentuano.
La depressione di Nietzsche aumenta.
Il rapporto con la madre e con la sorella diventa sempre più conflittuale.
Liberamente ispirato a fatti reali, il film, dal titolo "Al di là del bene e del male" del 1977, racconta il triangolo amoroso fra il filosofo Federico Nietzsche, la disinibita Lou Salomé e l’inibito Paul Rée. Nietzsche, indeciso se seguire una vita senza regole con la donna e sempre più riluttante ad accettare le troppo restrittive regole borghesi, cede alla pazzia. La donna si lega quindi a Rée che però viene ucciso da alcuni teppisti. Con l’inizio del nuovo secolo la donna va a trovare Nietzsche in clinica annunciandogli l’arrivo del nuovo secolo, il “loro” secolo, ma il filosofo poco dopo muore.
Nel 1882 pubblica "La gaia scienza".
Nel 1883 pubblica la prima e la seconda parte di "Così parlò Zarathustra"; la terza parte la pubblicherà l'anno successivo, nel 1884, mentre la quarta parte la pubblicherà nel 1885 a sue spese.
Nel 1886 pubblica "Al di là del bene e del male". Nella quarta di copertina di questo libro, Nietzsche annuncia l'uscita di un'opera dal titolo "La volontà di potenza" che, invece, non verrà mai scritta.
Nel 1887 pubblica, tra gli altri testi, "L'Anticristo" ed "Ecce homo".
L'anno dopo si trasferisce a Torino, ospitato dalla famiglia Fino in Via Carlo Alberto, dove dà i primi segni di squilibrio mentale.
Il suo amico Franz Overbeck, recatosi a Torino, lo riporta a Basilea facendolo ricoverare.
Alla morte della madre, viene preso in custodia dalla sorella Elisabeth che, dopo il suicidio del marito in seguito al fallimento della sua impresa, aveva fondato un archivio a Weimar dove conservava l'eredità letteraria del fratello.
Alla sua morte, nel 1900, all'età di 56 anni, i suoi libri, anche quelli pubblicati a proprie spese, vengono letti in tutta Europa.

- La tomba di Nietzsche a Rocken, dietro la casa natale, accanto alla sorella e al padre. Visibile anche la lapide della madre
- Sculture a Röcken, rappresentanti il filosofo e sua madre. La lapide tra le figure non è il sepolcro di Nietzsche, che invece si trova accanto al muro, ma fa parte del monumento
Il breve soggiorno Nietzsche in via Carlo Alberto 6 a Torino
Nietzsche vive a Torino per un breve periodo della sua vita: dal 21 settembre 1888 al 9 gennaio 1889. Un lasso di tempo breve, ma sufficiente per innamorarsi della città e della sua gente.
In alcune lettere, indirizzate a parenti e amici, si legge: "Su Torino non c’è niente da ridire: è una città magnifica e singolarmente benefica, e, ancora: Torino non è un luogo che si abbandona".
La sua abitazione si trova in via Carlo Alberto 6, al quarto piano.
Qui per 30 lire al mese, aveva affittato una camera che si affacciava sulla piazza, proprio sopra all'ingresso della Galleria Subalpina, da Davide e Candida Fino, gestori del negozio di giornali a Piazza Carlo Alberto.
I Fino gli avevano messo a disposizione anche un pianoforte che, secondo le testimonianze, Nietzsche era solito suonare diverse ore al giorno.
Goloso, pranzava ogni giorno in trattoria: maccheroni, carni tenere e manciate di grissini: "Una
cucina coscienziosa, accurata, persino raffinata! Finora ignoravo cosa fosse un buon appetito".
Camminava, solitario, e poi andava nei caffè letterari. Seduto tra i tavolini del Fiorio assaggiava gelati, spumoni e cioccolata calda.

Caffè Fiorio in via Po n. 8 a Torino: ingressi e alcune sale
La fine del soggiorno di Nietzsche a Torino è decisamente tragica:
La storia di Nietzsche e del cavallo, che secondo alcuni segna il momento del suo collasso mentale, racconta come il 3 gennaio del 1889 il filosofo, uscendo di casa, vede un cocchiere frustare violentemente e prendere a calci il suo cavallo.
Sconvolto da questa immotivata ferocia, corre a fermare l’uomo e una volta arrivatogli vicino, con le lacrime agli occhi, inizia ad abbracciare e baciare il cavallo. Il filosofo viene riaccompagnato nella sua camera, ancora sconvolto mentre urla di essere “Dioniso” o “Gesù Crocifisso”.
Non si sa se questo aneddoto corrisponda al vero, quello che si sa per certo, storicamente, è che quel giorno Nietzsche sviene a Piazza Carlo Alberto, e che da allora inizia a scrivere ai suoi amici, ai parenti a a personaggi celebri dell’epoca i cosiddetti “biglietti della follia”, ossia lettere in cui si firmava come “Dioniso” o “il Crocifisso”.
Oggi, in via Carlo Alberto 6 si trova una effigie con la scritta: “In questa casa Nietzsche conobbe la pienezza dello spirito che tenta l’ignoto, la volontà di dominio che suscita l’eroe. Qui, ad attestare l’alto destino e il genio, scrisse Ecce Homo, libro della sua vita.
A ricordo delle ore creatrici, primavera-autunno 1888, nel primo centenario della nascita la città di Torino pose”.
Le fasi della filosofia
La sua filosofia è una filosofia di vita.
Si è soliti dividere il pensiero filosofico di Nietzsche in 4 periodi:
1) Il periodo wagneriano-schopenhaueriano, o "giovanile" ("La nascita della tragedia");
2) Il periodo illuministico o "genealogico" o "del mattino" "Aurora", "La Gaia scienza", "Umano troppo umano");
3) Il periodo "del meriggio" o di Zarathustra;
4) Il periodo del tramonto, o "dell'ultimo Nietzsche" ("Ecce homo")...
Il periodo wagneriano-schopenhaueriano, o "giovanile"
In questo periodo Wagner con la sua musica e Schopenhauer con la sua filosofia appaiono per Nietzsche come due fari: due maestri ispiratori.
Nietzsche, partendo dalle letture di Schopenhauer, aveva condiviso con lui la consapevolezza che la vita è dolore e lotta, distruzione e crudeltà, incertezze ed errori.
Tuttavia per Nietzsche, di fronte a tutto questo, e a differenza di Schopenhauer, l'uomo ha 2 possibilità:
la fuga, oppure l'accettazione della vita così com'è.
Nietzsche opta per la seconda via, ma scegliendo di essere "discepolo" di Dioniso.
Ma che cosa vuol dire essere discepoli di Dioniso?
Per comprenderlo, bisogna analizzare il suo libro "La nascita della tragedia", del 1872, un'opera più filologica che filosofica, nella quale esalta la filosofia greca e la tragedia greca:
non la filosofia del IV-III sec. a.C. di Socrate, Platone e Aristotele, ma quella precedente, del VI e V sec. a.C. ossia dei presocratici;
e non la tragedia di Euripide, del 485 a.C., ma quella precedente, attica del V sec. a.C., di Eschilo e Sofocle, in cui dominava il coro: nella tragedia attica i membri del coro, coreuti, guidati dal corifeo camminavano e danzavano all'unisono, commentando con canti ciò che avveniva sulla scena, talvolta intervenendo direttamente nell'azione.
Nietzsche, studiando il mondo greco, mette in luce come, nel V secolo a.C. e non dopo, siano presenti allo stesso tempo due impulsi vitali: apollineo e dionisiaco.
Il primo è legato ad Apollo, il dio dell’armonia e dell’equilibrio: genera impulsi di bellezza, e trova la sua espressione sul piano artistico nelle arti figurative, in particolare nella scultura.
Il secondo è legato a Dioniso, il dio dell'estasi e del vino: corrisponde all'impulso dell'ebbrezza e della gioia; canta, ride e danza, bandisce da sé ogni rinuncia.
Per Nietzsche Dioniso è il simbolo dell'accettazione totale della vita, è il sì alla vita che spinge ad immergersi senza freni nel caos della vita stessa. (Quando tuttavia predomina, abbatte l’apollineo e porta la vita alla deriva dell’eccesso).
Solo in pochissimi casi, secondo Nietzsche, i due impulsi trovano coesistenza ed equilibrio: nella filosofia presocratica e nella tragedia greca attica, che egli considera il culmine di quel mondo:
L’uomo greco presocratico rappresenta, meglio di ogni altro, il superuomo, perché è stato in grado di raggiungere la felicità, e questa felicità l’ha raggiunta attraverso la coesistenza e l’equilibrio tra la sua parte apollinea (eleganza) e quella dionisiaca (ebbrezza).
Al contrario, i filosofi successivi e i drammaturghi successivi, ossia Socrate Platone, Aristotele, e il drammaturgo Euripide, hanno aperto un'età di decadenza in quanto hanno rotto l'equilibrio tra apollineo e dionisiaco:
i primii perché hanno contrapposto l'intelligenza alla vita: la logica è la morte della vita.
Il secondo perché ha introdotto, nei personaggi, l'aspetto psicologico, aprendo la strada a un insegnamento razionalistico, col prevalere di Apollo su Dioniso, ossia del dio dell'ordine e della razionalità sul dio dell'ebrezza.
Dello stesso periodo sono le Considerazioni inattuali, in cui Nietzsche espone la sua concezione sulla storia.
Di fronte alla storia, esistono 3 atteggiamenti possibili:
1) Considerare la storia in modo monumentale: è l'atteggiamento di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che suggeriscano le azioni del presente.
L'aspetto negativo è che chi si approccia in modo monumentale alla storia tende a mitizzarla e ad abbellirla cancellandone alcuni accadimenti; oppure stimola al fanatismo;
2) Considerare la storia in modo antiquario: è tipico di chi preserva e venera, e vuole trovare nel passato valori permanenti da applicare nelle società attuali.
L'aspetto negativo consiste nella tendenza a mummificare la vita e a ostacolare ogni progetto di cambiamento;
3) Considerare la storia in modo critico: si attua quando si rompono gli schemi cristallizzati che impediscono i cambiamenti. E' un atteggiamento che consente di cercare nuovi valori.
Il periodo illuministico o genealogico o della filosofia del mattino
Il periodo "illuministico" è il periodo in cui Nietzsche supera l'iniziale fiducia riposta nel mondo greco, nel pensiero di Schopenhauer e nella musica di Wagner; la stessa amicizia con Wagner si va affievolendo.
E' detto anche periodo della "filosofia del mattino" perché basato sulla consapevolezza della transitorietà della vita, esattamente come un "viandante" privo di certezze precostituite.
Il periodo prende l'avvio con "Umano troppo umano", del 1878, e si sviluppa attraverso "Aurora" e "La Gaia Scienza" per giungere al culmine con l'affermazione della "morte di Dio" e con "l'amor fati".
Nella Gaia scienza Nietzsche drammatizza il messaggio della morte di Dio con il racconto dell'uomo folle.
E' una fase di rigenerazione, di rinascita e luminosità aurorale, con accenti fortemente profetici.
Questo periodo è detto anche "periodo illuministico": egli dedica la prima edizione di "Umano troppo umano" a Voltaire, non perché Nietzsche fosse dotato di fiducia nella scienza, ma perché critica tutta la cultura attraverso la scienza.
E per "scienza" egli non intende l’insieme dei saperi particolari, ma un metodo capace di liberare la mente dell’uomo dagli "errori".
L'errore fondamentale dell'uomo è la metafisica, che pone l'attenzione su concetti e principi trascendenti e astratti, ossia su ciò che sta al di là del mondo sensibile. La credenza in Dio e la credenza in un mondo ultraterreno rappresentano una fuga dall'esistenza, rappresenta "la più antica delle bugie" per far fronte alla paura di qualcosa che invece è benefico e che guida la vita: in questo senso sia il platonismo che il cristianesimo (l'indirizzo del cristianesimo impresso da San Paolo), e sia anche il rinascimento, in cui vengono riletti ed esaltati i testi platonici e aristotelici, rappresentano un "dire no alla vita", ossia il "nichilismo", ossia la decadenza dei valori, iniziata da Socrate e giunta fino al suo tempo.
Quando Nietzsche afferma che "Dio è morto", è nel senso che è stato ucciso dalla logica, dal voler spiegare la sua esistenza attraverso prove, logicamente, razionalmente. La logica è solo una necessità biologica, un errore necessario alla sopravvivenza ma pur sempre un errore, e quindi va considerato come tale.
Al contrario, apprezza le prime forme del cristianesimo, quelle originarie e non corrotte dalle interpretazioni, e distingue costantemente la figura di Cristo che, con le sue opere e la sua predicazione, ha detto "sì alla vita". Quindi, Nietzsche non nega Cristo ma l'interpretazione nichilistica ("dire no alla vita") di San Paolo, che ha contrapposto anima e corpo, vita celeste e vita terrena, ed è giunta, decadente, fino al suo tempo.
"L'umanità non ha preso coscienza della "morte di Dio" ma l'uomo "folle" cioè il "filosofo-poeta" sì".
Il periodo del meriggio o di Zarathustra
La fase di Zarathustra è detta anche "filosofia del meriggio". Coincide con la pubblicazione dell'opera "Così parlò Zarathustra", un poema profetico che secondo Nietzsche tutti possono comprendere e nessuno può comprendere perché ricco di allegorie e metafore, come i testi sacri.
Nel meriggio il sole è allo zenit, il punto più alto: è un momento della giornata in cui non ci sono ombre.
Zarathustra è un profeta, è colui che annuncia l'avvento del "Superuomo".
Zarathustra indica all'uomo una possibilità di vita, in modo che da uomo possa passare ad essere Superuomo, ("Ubermensch"): il superuomo sarà l'uomo del grande disprezzo, disprezzo dei valori codificati che tengono l'uomo lontano dalla felicità: è un uomo capace di dire "sì alla vita", in grado di vivere nella consapevolezza dello spirito dionisiaco.
Il termine "uber" significa non solo "sopra" ma anche "al di là", "oltre".
Zarathustra era un profeta persiano vissuto prima del VI secolo, che aveva annunciato L’Übermensch, la cui filosofia afferma che l’uomo può scegliere tra i due principi morali, il bene e il male, e la scelta lo porta a un altro mondo. Quindi, Nietzsche sceglie lui perché è il fondatore della morale in termini metafisici e primo interprete dell’autosoppressione della morale.
Nietzsche non descrive il "Superuomo" come un uomo "superiore" rispetto agli altri (non l'affermazione sugli altri con la forza) ma come un "Oltreuomo", che può andare oltre ciò che l'umanità è stata fino ad allora.
Per diventare Superuomo Nietzsche espone, nel primo discorso di Zarathustra, 3 metafore: del cammello, del leone e del fanciullo.
Il cammello è l'uomo che teme, che porta i pesi della tradizione, e che si piega davanti a Dio e alla morale; è all'insegna del "tu devi".
Il leone è l'uomo che combatte contro la morale che gli è stata imposta; è all'insegna dell'"io voglio".
Il fanciullo rappresenta l'innocenza, la creatura di stampo dionisiaco che, nella sua innocenza ludica, sa dire sì alla vita; è all'insegna dell'"io sono"; è l'oltreuomo.

Il devo Io voglio Io sono
La volontà di vita dell'oltreuomo, Nietzsche la chiama "volontà di potenza".
Il Superuomo crede nell'"eterno ritorno dell'uguale": il tempo non ha uno sviluppo lineare dove ogni attimo divora il precedente, ma ha una struttura circolare; tutto ciò che è, è già stato e sarà ancora.
L'universo non ha né un inizio né una fine né un fine ma è un "eterno ritorno all'identico" privo di qualsiasi razionalità. Il mondo è ciò che l'uomo vuole che sia, e l'eterno ritorno è l'espressione cosmica dello spirito dionisiaco.
Ogni attimo contiene in sé la totalità dell'esistenza ed è destinata a ripetersi in eterno.
La circolarità del tempo implica che il senso dell'essere sia interno alla vita, che ogni attimo contenga in sé ogni attimo precedente e futuro.
Il periodo del tramonto, o "dell'ultimo Nietzsche"
Il tema affrontato in questo periodo, anche nel testo "Al di là del bene e del male" del 1886, è quello della morale e del cristianesimo, e l'obiettivo, ribadito, è quello di distruggere definitivamente le vecchie credenze per affermare un nuovo pensiero e creare un Superuomo.
Nella "genealogia della morale" Nietzsche distingue una "morale dei signori", che è quel tipo di morale che si esprime nei valori vitali della forza, della salute, della fierezza e della gioia, e una "morale degli schiavi" che sgorga da un sentimento di debolezza e di risentimento, che è legata a pietà e umiltà, espressioni del cristianesimo.
Il risentimento è l'odio verso qualcuno o qualcosa che ci opprime, e che riteniamo responsabile delle nostre sofferenze: è l'odio impotente dei deboli verso i forti, verso ciò che essi non sono e che segretamente vorrebbero essere.
In quest'ottica la morale si configura come uno strumento di dominio, e quindi di annichilimento, del "forte" da parte del "debole".
Alla negazione della morale e del cristianesimo contrappone la "trasvalutazione dei valori", ossia l'affermazione della "volontà di potenza" che è l'intima essenza dell'essere che si identifica con la vita stessa. Questo tema è affrontato anche in "Ecce homo".
Nei "Frammenti postumi" del 1887- 1888, definisce in modo molto chiaro il nichilismo: "esso è la volontà del nulla che scaturisce dal disgusto e dalla fuga dalla realtà".

5 minuti di scrittura creativa
10.3 e 10.4 Giovanni Gentile e Benedetto Croce
da pag. 239 a pag. 251
Benedetto Croce
Croce stringe la mano a De Nicola Croce, Einaudi e Casati Croce nel 1950
Benedetto Croce nasce a Pescasseroli nel 1866, studia a Napoli dove legge De Sanctis. A 17 anni perde i genitori e la sorella che muoiono in un terremoto a Ischia dove la famiglia si trovava in vacanza. Viene così accolto a Roma dallo zio Silvio Spaventa, dove incontra Labriola. In casa di Silvio Spaventa circolano i libri di Bertando Spaventa che terrorizzano Croce facendogli avere, in un primo momento, l'idea che Hegel dovesse essere qualcosa di incomprensibile. Dopo qualche anno torna a Napoli dove legge Hegel. A Napoli vive grazie a un'ingente eredità: un vitalizio che lo esime da ogni attività lavorativa. Nel 1900 conosce Gentile e con lui inizia un periodo di collaborazione che culmina nella fondazione della rivista "La Critica" ma per divergenze politiche la collaborazione tende a venir meno. Nel 1910 è senatore. Nel 1920 partecipa al governo Giolitti dove presenta alle Camere un progetto di Riforma Scolastica che porterà a termine Gentile durante il fascismo.
Dopo il delitto Matteotti assume una posizione contraria al fascismo, mentre in un primo momento aveva avuto un atteggiamento benevolo verso il fascismo.
Sintesi del pensiero filosofico
Croce accetta del marxismo l'importanza data all'economia come il principio connettivo dei rapporti storici, ma ritiene che il materialismo storico debba essere integrato: l'economia rappresenta il momento dell'utile, ma questo è solo uno degli aspetti della realtà.
Nell'"Estetica" Croce concepisce tutta la realtà come "vita dello spirito". Lo spirito, nella sua unità, comprende 4 forme, di cui 2 teoretiche e 2 pratiche:
- L'arte e la filosofia sono le 2 forme teoretiche;
- L'economia e l'etica sono le 2 forme pratiche.
L'arte è la conoscenza del bello;
La filosofia è la conoscenza del vero;
L'economia è la conoscenza dell'utile;
L'etica è la conoscenza del buono.
Ogni forma è autonoma rispetto all'altra ma all'interno di ogni forma si sviluppa la dialettica hegeliana di tesi e antitesi, cioè nell'ambito di queste forme si sviluppa la dialettica degli opposti sicché nell'arte si ha la sintesi tra bello e brutto, nella filosofia tra vero e falso, nell'economia tra utile e dannoso, nell'etica tra bene e male. Così il bello supera il brutto nell'arte, la verità vince l'errore nella filosofia, l'utile domina il dannoso nell'economia, il bene trionfa sul male nell'etica.
Il momento dialettico è necessario per lo svolgersi dello spirito: il brutto è necessario al bello per il suo stesso affermarsi, come l'errore è momento necessario al determinarsi del suo opposto, cioè il vero; l'utile si afferma come opposto al dannoso; il bene si afferma come antitesi al male.
La concezione della storia (a pag. 252)
Nel 1938 Croce scrive "La storia come conoscenza e come azione".
Secondo Croce la conoscenza è legata alla vita, dunque è legata alla storia. Ma la storia non è "cronaca": Ogni storia è sempre storia contemporanea perché è storia che vive in noi. Nella storiografia non devono esserci giudizi morali di condanna o di approvazione: i fatti accaduti hanno la loro ragione d'essere e la conoscenza della storia è possibile mediante la filosofia, che offre allo storico i concetti che rendono la storia comprensibile.
Per Croce c'è una circolarità tra pensiero e azione: la conoscenza è legata alla vita, di conseguenza è legata all'azione e alla storia, la quale a sua volta, determina la conoscenza.
Giovanni Gentile
Nasce nel 1875 in Sicilia, in provincia di Trapani. Studia alla Normale di Pisa dove approfondisce la filosofia di Hegel e di Bertrando Spaventa.
E' docente universitario di Filosofia teoretica a Palermo, poi a Pisa e a Roma. E' ministro della Pubblica Istruzione dal 1922 al 1924 durante il regime fascista (la sua Riforma è del 1923). Insieme a Croce è condirettore della rivista "La Critica". Tra i due sorgono problemi di natura politica; Gentile abbandona "La Critica" e nel 1920 pubblica una nuova rivista, "Il Giornale Critico della Filosofia Italiana". Nel 1924 lascia il governo. E' direttore dell'Enciclopedia Italiana Treccani.
Nel 1944 viene ucciso a Firenze da un gruppo di partigiani.
La sua filosofia è detta attualismo.
Gentile critica Croce che aveva considerato la dialettica come sintesi degli opposti ma anche perché aveva posto la distinzione tra un momento teoretico e un momento pratico (invece il pensare e l'agire sono, per Gentile, la stessa cosa).
Secondo Gentile la dialettica vera consiste nel considerare soggetto pensante e oggetto che si sta pensando uniti nell'attività di pensiero, cioè nell'atto puro. Quindi la vera storia non è quella che si svolge nel tempo ma la vera storia si raccoglie nell'eterno atto del pensare. Questo ha delle implicazioni nel campo pedagogico: l'educazione è uno degli esempi migliori in cui si realizza l'attività del pensiero, la vita dello spirito. Il processo educativo è infatti veramente tale solo quando si ha l'unità vivente di educatore e di educando.
Così scrive nel "Sommario di pedagogia": leggere:
"Il metodo è il maestro il quale non deve attenersi ad alcuna didattica programmata ma affrontare questo compito sulla sorta delle proprie risorse interiori. Programmare la didattica sarebbe come cristallizzare il fuoco creatore e diveniente dello spirito: Al maestro è richiesta una vasta cultura e nient'altro. Il metodo verrà da sé perché il metodo risiede nella stessa cultura, nel suo processo infinito di creazione e ricreazione. Il dualismo scolaro/maestro deve risolversi in unità attraverso la comune partecipazione alla vita dello spirito che tramite la cultura muove l'educatore verso l'educando ... Il maestro incarna lo spirito stesso, l'allievo deve subordinarsi all'ascolto del maestro proprio per diventare anche lui spirito".
Leggere il brano da pag. 254 a pag. 255 (della vecchia edizione) "Il Maestro", di Giovanni Gentile, tratto da "Sommario di pedagogia come scienza filosofica".
Leggere a pag. 256 (della vecchia edizione) "Disciplina e libertà", brano di Giovanni Gentile tratto da "Educazione e scuola laica".
5 minuti di scrittura creativa