Franz Kafka


FRANZ KAFKA
il "cantore dell'assurdo"

                       
                 Nel 1888                                                                  Nel 1919                                                                  Nel 1917




          
    Con Felice Beuer                              Con Milena Jesenka





Dal vocabolario:
Kafkiano: inquieto, angoscioso, desolante, paradossale, allucinante, assurdo


VITA di FRANZ KAFKA

Franz Kafka nasce a Praga, allora capitale della Boemia - nell'impero austro-ungarico - il 3 luglio 1883 da una famiglia di commercianti ebrei, severa e patriarcale; primogenito di sei figli. I genitori sono occupati entrambi nella gestione di un negozio, quindi cresce affidato alle cure di una governante. 
Frequenta la scuola elementare tedesca e il liceo classico. Conseguita la maturità, sogna di studiare Germanistica a Monaco di Baviera ma si iscrive a Giurisprudenza per volere del padre che vedeva per lui un futuro da commerciante e da vero uomo d'affari. (Praga, all'epoca, era abitata per il 93% da cechi e per il 7% da tedeschi e la lingua tedesca era la lingua franca nell'impero austro-ungarico. Il tedesco di Praga era povero nel lessico ma privo di inflessioni dialettali).
Si laurea nel 1905 e fa pratica legale per un anno. Parla 4 lingue: il tedesco, il ceco, l'inglese e il francese. Nel 1907 inizia a lavorare alle "Assicurazioni Generali di Trieste". Si dimette l'anno dopo a causa dell'orario di lavoro troppo pesante che non gli consente di dedicarsi alla scrittura e nel 1908 viene assunto all'"Istituto di Assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro per il Regno di Boemia" in qualità di giurista, con compiti che avranno un peso non indifferente nella sua produzione letteraria: all'Istituto di Assicurazioni, infatti, ha il compito di controllare la situazione e i rischi nelle fabbriche e di rappresentare l'Istituto anche nelle cause contro gli imprenditori, così, avendo ben presente la condizione dei lavoratori, la loro alienazione e le dinamiche che si sviluppano, le descrive nei "frammenti", che sono frammenti di realtà, (i personaggi de "Il processo" sono "presi" dalle pratiche infortunistiche) così ad esempio in "Una visita in miniera" si legge: 
"[...] Dietro questi due signori (ingegneri) cammina, senza far nulla, l'inserviente. Da tempo gli ingegneri, com'è naturale dato il loro grande sapere, hanno deposto ogni superbia; il servitore sembra invece averla raccolta tutta in sé. Con una mano sulla schiena, e accarezzando con l'altra, davanti, i bottoni dorati o la stoffa elegante della livrea, fa frequenti cenni del capo a destra e a sinistra, come se noi l'avessimo salutato e lui rispondesse .... Naturalmente noi non lo salutiamo, eppure alla sua vista si sarebbe tentati di credere che essere usciere negli uffici della direzione della miniera sia qualcosa di immenso [...]"  
Nel 1911 diviene vegetariano e così scrive del padre: 
"Mio padre dovette per mesi coprirsi il viso col giornale durante la mia cena prima di abituarsi". Abituarsi cioè a "castagne, datteri, fichi, uva, mandorle, uva passa, zucche, banane, mele, pere, arance". In merito a questa scelta di vita, l'inseparabile amico Max Brodsuo compagno di corso all'Università con il quale aveva condiviso le letture di Protagora e di Platone in greco, durante una visita con Kafka all'acquario di Berlino, rimane colpito dalle sue parole e in un libro così scrive di lui:
"Vedendo i pesci nelle vasche luminose disse [...]: "Adesso posso guardarvi tranquillamente, non vi mangio più". Era il periodo in cui era diventato rigorosamente vegetariano. Chi non ha udito siffatte parole dalle labbra stesse di Kafka difficilmente potrà farsi un'idea del modo semplice e lieve, senza ombra di affettazione, senza tono patetico (che del resto gli era del tutto estraneo) con cui diceva queste cose".
Persa la fede ebraica, studierà il darwinismo e il materialismo, più tardi la psicanalisi.
Nel 1917 si ammala di tubercolosi e va a vivere in campagna dove continua a lavorare ai suoi "Diari" e ai "Quaderni in ottavo". Nel  1922 verrà collocato a riposo dall'Istituto di Assicurazioni a causa del suo stato di salute peggiorato. 
Durante la sua breve vita ha comunque occasione di viaggiare soprattutto nei primi anni 10: in Francia, in Germania, in Italia. Visita Berlino, Vienna, Budapest, Parigi, Lipsia, Weimar, Lugano, Venezia, Milano, Brescia. A Brescia assiste alla settimana aviatoria e incontra Puccini e Gabriele d'Annunzio.
Muore il 3 giugno 1924 a 41 anni in sanatorio. Prima di morire affida all'amico Max Brod un numero elevato di manoscritti inediti perché li distruggesse. Invece Brod li pubblica: si tratta di tre romanzi scritti tra il 1912 e il 1922 rimasti incompiuti: "Il Processo", "Il Castello" e "America". A Brod si devono molte altre pubblicazioni come ad esempio "Contemplazione".
Dopo la sua morte, il padre e la madre gli sopravvivono 7 e 10 anni. Nessuno di loro conoscerà la sua fortuna. In seguito all'occupazione nazista di Praga, 49 persone della sua famiglia vengono portate nei capi di sterminio, tra cui le sue tre sorelle mentre la sua biblioteca e i documenti, che Max Bord e qualche altro amico non avevano fatto in tempo a portare oltre frontiera, vengono distrutti.


OPERE - TEMATICHE

Nella sua breve vita, Kafka scrive migliaia di pagine - racconti, romanzi, frammenti narrativi, appunti, aforismi lettere e diari - alcune delle quali vengono pubblicate contro la sua volontà. 
Fin dai tempi dell'università ama scrivere di getto e di notte. Di giorno lavora e di notte scrive. La sua vita da impiegato e le vite che "incontra" di notte rientrano tutte nella sua scrittura. 
Secondo la testimonianza della nipote (figlia della sorella Ottla Kafla), nessuno in famiglia prende sul serio il lavoro di Kafka come scrittore pensando che per lui la scrittura sia un modo di passare il tempo divertendosi.
Secondo Giorgio Manganelli (critico letterario: Milano 1922 - Roma 1990), Kafka descrive un mondo di "miseria" nel quale percepisce e descrive la sordidezza del quotidiano in cui ogni tentativo di ordine è inutile. 
Le opere più note:
Nel 1912 scrive "La condanna": è la storia di un padre deluso dal figlio, per questo gli ordina di annegarsi e il figlio esegue l'ordine;
Nel 1913 viene pubblicata la raccolta di prose "Meditazione";
Nel 1914 inizia a scrivere "Il processo";
Nel 1915 pubblica il suo racconto più famoso "La metamorfosi" (la storia di un commesso viaggiatore che si trasforma in insetto e prova a farsi accettare nella sua nuova condizione: si sveglia scarafaggio e una delle sue prime preoccupazioni sarà il lavoro; "che cosa dirà il capufficio?" Si chiederà. Da quel momento inizia una lunga agonia, ripudiato da tutti coloro che gli vivono attorno).
Nel 1916 pubblica "La condanna" (scritta d'impeto in una sola notte) a cui seguono "Nella colonia penale" nel 1919 (è la storia di un ufficiale dell'esercito che inventa una macchina per le condanne capitali, una macchina che incide nella carne del condannato la legge che ha infranto, e l'uccide. Non esiste il diritto a difendersi), "Il medico di campagna" nello stesso anno, e "La costruzione della muraglia cinese".
Nel 1918 pubblica "Il messaggio dell'imperatore" (è la storia di un messaggio inviato da un imperatore ma mai arrivato a destinazione perché l'impero è troppo grande).
Dopo la sua morte, Brod fa pubblicare tre romanzi incompiuti: "Il processo" nel 1925 (è la storia di un impiegato che viene arrestato senza sapere il perché. Una delle scene chiave è ambientata nel Duomo di San Vito a Praga), "Il castello" nel 1926 (è la storia di un agrimensore che prova a far arrivare al palazzo del potere una pratica che gli avrebbe consentito di vivere nella comunità. La burocrazia glielo impedisce) e "America" nel 1927. Il Processo e Il castello sono parabole dell'irraggiungibilità della meta.


CARATTERE

E' descritto come una persona di estrema cortesia. Generoso, non ha mai valutato gli uomini secondo la loro posizione sociale. Al contrario, si descrive con astio: "Sono un uomo chiuso, taciturno, poco socievole, malcontento [...] Tutto ciò che non è letteratura mi annoia".
E' tormentato dall'insonnia. Odia il rumore.
E' un grande appassionato del teatro yiddish.
Sebbene alcuni critici lo descrivano come un isolato, a Praga frequenta il salotto di Berta Fanta dove incontra scrittori e intellettuali e dove si discute anche di psicanalisi. 
Conosce Einstein.
I temi: Alienazionerapporto problematico padre-figlio, rapporto problematico con le donnesenso di angoscia, ambiguità, spiazzamento, continua ricerca di allegorie e metaforeambivalenza ed enigmaticità.
Ma c'è anche un altro tema presente nelle opere di Kafka: la burocrazia, che non lascia scampo: è inutile ma onnipotente. 
E poi "l'autorità" che schiaccia: l'autorità può essere il padre, può essere l'impero, può essere Dio, può essere il capufficio; il tema rimane sempre lo stesso: un uomo piccolo dinanzi all'assurdità del potere.
Nelle sue lettere scrive di "sognare il Sud America, cavalcare come un indiano sulle praterie". Ma sogna anche di trasferirsi a Gerusalemme.
In un breve racconto parla di Odradek. I critici letterari si sono arrovellati per anni su chi fosse Odradek fino a che non hanno scoperto che era la sua bicicletta. 
Vive un senso di angoscia per la crudele enigmaticità del mondo.
L'angoscia gli deriva da una condizione di isolamento e di estraneità nella città nella quale vive: Praga.
A Praga si sente prigioniero, tra gente cordiale e simpatica ma che, tuttavia, gli fa paura.
Considera Praga un labirinto senza uscita: diventa teatro delle avventure allucinanti dei suoi personaggi che vivono situazioni irreali.
Che cosa significano le situazioni irreali che crea?
La critica ancora oggi ne discute: forse sono l'espressione figurativa dell'inconscio con i suoi sogni e i suoi complessi; forse sono satire politiche; sono racconti fantasy, horror; sono viaggi psicologici, sono indovinelli, sono satire. E a proposito della "Metamorfosi", così si legge in una lettera inviata allo scrittore:
"Egregio signore,
ho acquistato la sua "Metamorfosi" e ne ho fatto dono a mia cugina. Ma lei non riesce a spiegarsi la storia. Mia cugina l'ha data a sua madre, nemmeno lei riesce a spiegarla. La madre ha dato il libro all'altra mia cugina e neppure lei sa fornire una spiegazione. Ora si sono rivolte a me. Per favore, quale costrutto mia cugina dovrebbe ricavare dalla metamorfosi?



IL PADRE 

La stesura delle sue opere è segnata da un rapporto molto difficile col proprio corpo, con il padre e con le donne. Egli stesso racconta il disgusto quando è costretto a denudarsi nel bagno per il rituale ebraico. 
Il padre lo vuole forte e attivo e non sopporta l'idea che passi le giornate fra libri e testi di letteratura e poesie. "Tutto ciò che non è letteratura mi annoia". scrive Kafka
Del 1929 è la famosa "Lettera al padre" di 100 pagine; si tratta di una lettera fittizia che Kafka non ha mai realmente inviato al padre nella quale si lamenta del suo carattere autoritario. Così si legge: 
"[...] Forse lo ricordi anche tu. Una volta, di notte, frignavo perché volevo un po' d'acqua, certo non per sete, ma probabilmente in parte per farvi arrabbiare, in parte per divertirmi. Dopo che alcune severe minacce non erano servite a niente, mi prendesti dal letto, mi portasti sul ballatoio e mi ci lasciasti per un po', in camicia da notte, davanti alla porta chiusa. Non voglio dire che sei stato ingiusto, forse davvero non c'era modo di ripristinare altrimenti la quiete notturna, voglio soltanto caratterizzare i tuoi metodi educativi e il loro effetto su di me. In seguito fui certo più arrendevole, ma ne riportai un danno interiore [...]".


LE DONNE

Kafka ha diverse relazioni sentimentali, con Felice BauerJulie Wohryzek, Milena Jesenka, Dora Dymant e altre, ma secondo il biografo Reiner Stach la sua sessualità era spesso sublimata e incompleta: da una parte era attratto dalle donne e dall'altra aborriva la carnalità ed esprimeva un senso di ripugnanza nei confronti dell'amore sessuale che nel romanzo "Il castello" descrive come qualcosa di sporco che riduce l'uomo all'animalità. Tuttavia pensa al matrimonio e alla paternità per assolvere ai doveri di ebreo e di figlio, come via di salvezza.

FELICE BAUER

Il 13 agosto del 1913 conosce Felice Bauer a casa di Brod e dopo una settimana così scrive nel suo diario:
"Signorina FB. Quando sono arrivato da Brod il 13 agosto, era seduta al tavolo [...]. Il volto ossuto, vuoto dimostrava apertamente la sua vacuità. [...] Sembrava molto domestica nel suo vestito, anche se, come si è scoperto, non aveva altri mezzi. [...] Bionda, capelli piuttosto lisci, poco attraente, mento prominente [...]"
Ma poi se ne innamora e avvia una fitta corrispondenza che dura dal 1913 al 1917, con uno stile letterario alto che lo esime dal rapporto materiale che lo spaventa. I due si incontrano solo di tanto in tanto. Si fidanza, rompe il fidanzamento. Si fidanza di nuovo ma alla fine si convince che l'unione è di ostacolo alla sua libertà di scrivere: in una delle lettere così si legge: 
"[...]Siamo dunque alla fine, con codesto silenzio mi congedi ... Anch'io non scriverò, non sentirai più rimproveri, non sarai più disturbata [...]".
Anni dopo, nel 1955, Felice Bauer venderà le lettere di Kafka alla Casa Editrice Schocken Verlag. 


MILENA JESENKA

Nel 1919 Milena Jesenka, giornalista e traduttrice, gli scrive per chiedergli l’autorizzazione a tradurre un suo racconto dal tedesco al ceco; lui accetta, e cominciano a mandarsi lettere all'inizio distaccate, dove l’argomento principale è il lavoro di traduzione. Ma ben presto il tono delle lettere abbandona la formalità, diventando letteratura di un amore impossibile perché la donna è già sposata. Si scriveranno quasi ogni giorno fino al 1922. (Milena Jesenka morirà anni dopo, nel campo di concentramento di Ravensbrück nel 1944).


JULIE WOHRYZEK

Intorno al 1920 Kafka si impegna con Julie Wohryzek; fa la cameriera in un albergo. I due affittano un appartamento e programmano le nozze. Il padre si oppone. Il matrimonio non viene celebrato.  Julie Wohryzek morirà anni dopo ad Äuschwitz, nel 1944.


DORA DYMANT 

Nel luglio del 1923 Kafka conosce Dora Dymant, insegnante e attrice polacca. Convivono felici a Berlino per un breve periodo ma l'aggravarsi della malattia lo costringe a ricoverarsi in un sanatorio nei presi di Vienna, dove lei lo assisterà fino alla morte.
Dora racconterà un aneddoto: negli ultimi mesi di vita in un parco di Berlino Kafka incontra una bambina che piange perché ha perso la bambola. Kafka la consola dicendola che non l'ha persa ma che è solo partita per un viaggio; lo sa perché glielo ha scritto la bambola. E promette alla bambina che il giorno dopo le avrebbe portato la lettera al parco. Per settimane scrive lettere: una lettera al giorno in cui la bambola racconta dei suoi viaggi e delle cose magnifiche che vedeva, fino al finale: s'era innamorata, s'era sposata e non poteva più tornare da lei, in ogni caso non l'avrebbe mai dimenticata. 


Kafka ci ha lasciato, oltre agli scritti, anche dei disegni.


SUGGERIMENTO DI LETTURA:
LEGGERE "LA METAMORFOSI" (1915) DI KAFKA, STORIA DI UN UOMO CHE SI SVEGLIA SCARAFAGGIO 
E
LEGGERE "LO SCARAFAGGIO" DI IAN McEWAN, PUBBLICATO IL 12 MAGGIO 2020. E' LA STORIA DI UNO SCARAFAGGIO CHE SI SVEGLIA UOMO

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