UNITA' 8
Una finestra sull'arte ...
Jacques-Louis David, Napoleone supera le Alpi al Gran San Bernardo, 1801, olio su tela, cm 272X241, Musée National du Cháteau de Malmaison
Hegel, entusiasmatosi per la Rivoluzione Francese, è un ammiratore di Napoleone.
In questo dipinto Jacques-Louis David ritrae Napoleone mentre, il 6 maggio del 1800, attraversa il passo del Gran San Bernardo per entrare in Italia.
Il dipinto di David rappresenta il concetto della storia di Hegel.
Infatti nella scena la mano di Napoleone, protesa verso l'alto e in avanti, indica il futuro per la Francia e per il mondo: secondo Hegel è compito degli eroi farsi strumento del progresso.
Gli attori della storia sono i popoli, e non i singoli individui ma, in alcuni momenti cruciali, si affacciano sulla scena gli "eroi", ossia grandi personaggi il cui compito è abbattere le vecchie strutture e aprire la strada a nuove politiche. Uno di questi eroi è, ad esempio, Napoleone, perché porta a compimento l’opera della Rivoluzione francese mettendo fine all’Ancien Régime.
CAPITOLO 1. I CAPISALDI DEL SISTEMA HEGELIANO
1. LA VITA
2. GLI SCRITTI
Da pag. 663 a pag. 666
(sintesi fatta grazie a: testo in adozione, testo di Adorno e video a cura di Maurizio Ferraris)
Georg Wilhelm Friedrich Hegel nasce in Germania, a Stoccarda, nel 1770.
Nel 1788 entra nel seminario protestante di Tübingen dove ha, come compagni, Hölderlin e Schelling.
Dal 1793 al 1800 è precettore, così come in uso a quel tempo, a Berna e poi a Francoforte. In questo periodo si occupa di problemi politici ed economici e i suoi studi hanno un'impronta nettamente illuministica.
Nel 1801 si trasferisce a Jena dove nel 1802, insieme a Schelling, dà vita al "Giornale critico della filosofia" ma ben presto l'amicizia tra i due si rompe dando luogo a un'aperta e accesa polemica.
Nel 1807 a Jena pubblica "FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO".
Nello stesso anno si trasferisce da Jena a Bamberg dove diviene capo della redazione della Gazzetta locale.
Secondo Maurizio Ferraris "non è strano che Hegel sia anche giornalista perché è un pensatore calato nella storia. Egli ha un'attenzione verso la storia del proprio tempo, come successivamente accadrà con Marx e Nietzsche, che difficilmente si può trovare nei filosofi precedenti. Hegel dice che la FILOSOFIA E' IL PROPRIO TEMPO COMPRESO CON IL CONCETTO. Egli stabilisce un nesso tra la storia e la verità. C'è qualcosa, dentro alla storia, che manifesta la verità. Riuscire a comprendere la storia significa fare un lavoro intimamente filosofico perché la storia non è un semplice racconto di fatti accaduti ma è capire il significato del proprio tempo e capire la direzione che prendono le nostre azioni e i nostri pensieri."
Ma l'anno dopo, essendosi rivelata questa sistemazione, presso la Gazzetta locale, poco soddisfacente, accetta la nomina a professore e preside del Liceo di Norimberga.
Nel 1816 passa all'Università di Heidelberg e l'anno dopo pubblica L'"ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE", la sua opera più sistematica che abbraccia la LOGICA, la filosofia della NATURA e quella dello SPIRITO.
Successivamente viene chiamato all'Università di Berlino dove nel 1821 pubblica "FILOSOFIA DEL DIRITTO" in cui il focus della riflessione filosofica non è più puntato sulla natura ma sul mondo umano: sul diritto, cioè sul modo in cui gli uomini regolano i rapporti fra loro.
Rimane a Berlino fino alla sua morte, forse di colera, avvenuta nel 1831 all'età di 61 anni.
Dopo la sua morte i suoi studenti tengono viva l'opera di Hegel raccogliendo e pubblicando i suoi grandi cicli di lezioni sull'arte, sulla storia della filosofia, sulla religione e sulla filosofia della storia.
Secondo Maurizio Ferraris, Hegel appare come un uomo molto calato nel suo tempo: quando Hegel si affaccia alla sua carriera filosofica, la Germania è attraversata dalle armate di Napoleone che tenta di riorganizzare il sistema politico europeo secondo i principi della rivoluzione francese e poi dell'impero.
Mentre Hegel scrive "Fenomenologia dello spirito" a Jena, Napoleone si sta battendo vicino a Jena.
Secondo Maurizio Ferraris Hegel è stato anche un grande pensatore sistematico che nella sua sistematicità si collega ancora ai modelli settecenteschi, ad esempio all'Enciclopedia o ai trattati. La sua opera "L'Enciclopedia delle scienze filosofiche", è sì un compendio, ma è anche un rendere conto della totalità della realtà, non soltanto della storia ma anche della natura, non soltanto del mondo oggettivo ma anche soggettivo. E tutto questo è un qualcosa che lo lega al passato ma anche al presente.
CAPITOLO 1. I CAPISALDI DEL SISTEMA HEGELIANO
4. La tesi di fondo del sistema
Da pag. 670 a pag. 672
(appunti tratti da P.C.)
I capisaldi
1. La risoluzione del finito nell'infinito
2. La razionalità del reale
3. La funzione giustificatrice della filosofia
1. Il finito, in quanto è reale, non è tale ma è lo stesso infinito.
La realtà non è un insieme di sostanze autonome ma un organismo unitario / il finito, in sé, non esiste perché è manifestazione parziale dell'infinito.
Monismo panteistico : ma 'assoluto non è una realtà, sostanza statica bensì un processo di autoproduzione che solo alla fine, con l'uomo ( o Spirito) e le sue attività più alte, giunge a rivelarsi per quello che è veramente.
Il vero è l'intero ... l'essenza che si completa mediante il suo sviluppo.
Assoluto = risultato, solo alla fine è ciò che è in verità
2. Ciò che è razionale è reale, ciò che è reale è razionale (La razionalità non è una idealità ma la forma di ciò che è). (Il reale non è caos ma il dispiegarsi di una struttura razionale. Idea - Ragione - Logos - Dio - Spirito)
Realtà = totalità processuale necessaria
3. Compito della filosofia è prendere atto della realtà e comprenderne le strutture razionali che la costituiscono.
La filosofia non deve dire come "deve essere" il mondo ma giunge quando la realtà si è formata: la nottola di Minerva.
La filosofia non deve guidare la realtà (come per l'Illuminismo o per Ficthe) ma deve mostrare la razionalità del reale.
La filosofia è il proprio tempo tradotto in pensieri
BOZZA di PBL (Problem Based Learning = Apprendimento Basato su un Problema. E’ basato sul problema e non sulle conoscenze)
Fase 1: Divisione in 3 gruppi. Esporre il problema: “A che cosa serve la filosofia?”
Fase 2: Che cosa sappiamo: Esporre verbalmente – per alzata di mano - che cosa sappiamo già (Chi ne ha già parlato? Che cosa pensiamo noi?)
Fase 3: Definire per iscritto in maniera rigorosa il problema: ciascun gruppo deve dare una definizione rigorosa, del problema, sulla quale lavorare, ad esempio: “La filosofia cambia la vita degli uomini?”
Fase 4: Elencare le possibili soluzioni dalla più forte alla più debole, ad esempio “la filosofia di Epicuro serve a non aver paura”, “la filosofia di Gorgia serve a rassegnarci perché esiste un destino prestabilito” ecc.
Fase 5: Confrontare, su internet o su testi o altro, ciò che abbiamo ipotizzato con ciò che è stato affermato in passato. Ad esempio, nel caso specifico, vedere chi ha parlato dell’utilità della filosofia
Fase 6: Fare il confronto, mettendolo per iscritto, tra ciò che era stato ipotizzato e ciò che è stato trovato. Qualora le ipotesi dovessero combaciare, andare alla fase 7
Fase 7: Scrivere le conclusioni appoggiandosi a riferimenti bibliografici e sitografici
Fase 8: Esaminare la propria prestazione
Fase 9: Festeggiare il proprio lavoro
(appunti tratti da Matteo Saudino)
I pilastri della filosofia di Hegel sono:
1) Il rapporto tra finito e infinito: per Hegel la realtà è un organismo unitario e tutto ciò che esiste è una manifestazione di questo organismo unitario.
Tale organismo coincide con l'Assoluto e con l'infinito mentre i vari enti del mondo, essendo manifestazioni di esso, coincidono con il finito. Quindi il finito non è altro che un'espressione parziale dell'infinito.
Quindi l'hegelismo si configura come una forma di monismo panteistico.
L'Assoluto per Hegel si identifica con un oggetto spirituale in divenire di cui tutto ciò che esiste è "momento" o "tappa" di un processo di realizzazione.
2) Il rapporto tra ragione realtà: Il soggetto spirituale infinito che sta alla base della realtà viene denominato da Hegel idea o ragione. Da ciò il noto aforisma Ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale.
Hegel intende affermare che la realtà non è caotica ma è il dispiegarsi di una struttura razionale (l'idea o la ragione). Quest'ultima si manifesta in modo inconsapevole nella natura e in modo consapevole nell'uomo. Pertanto con il suo aforisma eprime l'identità di realtà e razionalità. La sua dottrina perciò si configura come una forma di panlogismo: tutto è logico, un prodotto della razionalità.
3) La funzione del pensiero e della filosofia: Se la ragione si è concretizzata in quell'opera d'arte, in quella guerra, in quella politica, in quella cultura ecc. di fronte a una realtà che è in un modo perché così deve essere, qual è la funzione della filosofia?
La funzione della filosofia risulta essere giustificatrice.
La filosofia è la giustificazione razionale della realtà.
La filosofia risulta essere la disciplina che comprende la realtà: non la trasforma, non la modifica, la comprende.
Hegel paragona la filosofia alla nottola di Minerva: come la nottola di Minerva giunge al calar delle tenebre cioè quando la giornata è passata e, per questo, può riflettere sulla giornata che è passata, così la filosofia giunge alla fine della realtà che si è manifestata e la comprende.
Il filosofo, parafrasando un proverbio cinese, è come quell'uomo che sta seduto ai bordi del fiume, lo guarda passare e giudica il fiume per quello che il fiume è stato.
Il filosofo non interpreta la realtà ma prende atto di come si è manifestata.
La filosofia diventa giustificatrice della realtà.
CAPITOLO 1. I CAPISALDI DEL SISTEMA HEGELIANO
5. Idea, natura e spirito
Da pag. 673 a pag. 674
Quando si parla di Hegel si parla di "idealismo" perché Hegel studia l'idea.
Hegel distingue l'idea in
- Idea in sé (o in sé e per sé);
- Idea fuori di sé;
- Idea che ritorna a sé.
Nel sistema hegeliano:
L'idea in sé è studiata dalla LOGICA;
L'idea fuori di sé è studiata dalla FILOSOFIA DELLA NATURA;
L'idea che ritorna a sé è studiata dalla FILOSOFIA DELLO SPIRITO.
Ma che cos'è l'idea in sé? Che cos'è l'idea fuori di sé? Che cos'è l'idea che ritorna a sé?
- L'idea in sé (o in sé e per sé): è l'idea in se stessa a prescindere dalla sua realizzazione (se volessimo, come dice Hegel, fare un paragone con Aristotele, potremmo dire che essa corrisponde alla potenza);
- L'idea fuori di sé: è la natura;
- L'idea che ritorna in sé: è lo spirito.
CAPITOLO 1. I CAPISALDI DEL SISTEMA HEGELIANO
6. La dialettica
Da pag. 675 a pag. 677 (fino allo schema compreso)
Questo passaggio dall'idea in sé all'idea fuori di sé che poi ritorna in sé è detto da Hegel DIALETTICA.
Hegel parla di 3 momenti della dialettica:
- Tesi (affermazione di un concetto astratto);
- Antitesi (negazione di questo concetto);
- Sintesi (unificazione delle precedenti affermazione e negazione, in una sintesi positiva comprensiva di entrambe).
La dialettica, quindi, è una triade di essere, non essere e divenire in cui la negazione non è negazione assoluta ma è superamento in funzione di una affermazione più alta.
L'idea, quindi, si nega nella natura per ritrovarsi nello spirito.
In questi 3 momenti del pensiero, Hegel distingue la contrapposizione tra l'intelletto e la ragione:
- l'intelletto è un modo di pensare statico, che immobilizza gli enti considerandoli nella loro reciproca esclusione;
- la ragione è un modo di pensare dinamico che coglie la concretezza del reale dietro la fissità imposta dalle determinazioni intellettuali.
In quanto dialettica, la ragione nega le determinazioni astratte dell'intelletto mettendole in relazione con le determinazioni opposte; in quanto speculativa, la ragione coglie l'unità degli opposti realizzandone la sintesi.
ATTENZIONE, ULTERIORE PRECISAZIONE:
Prima di Hegel, la dialettica aveva occupato un posto molto importante nella storia della filosofia (per Platone era la forma più alta del sapere, per Aristotele era un tipo di sillogismo, per Kant era strettamente collegata alla ragione. Kant aveva considerato la dialettica come lo studio della ragione che distingue 3 idee : psicologia, cosmologia e teologia che corrispondono alla tripartizione metafisica di anima, mondo e Dio).
Ma, in tutti questi casi, di Platone, Aristotele e Kant, la dialettica era un procedimento esterno alla realtà.
La dialettica hegeliana, invece, non è una legge esterna ma una legge interna sia del pensiero che della realtà. La DIALETTICA è un PROCESSO.
(Pag. 66 Adorno: "La logica hegeliana non è una semplice analisi formale di termini, di categorie, di giudizi e di figure sillogistiche (Aristotele) ma è un sapere oggettivo perché l'IDEA hegeliana è unità di concetto e di realtà". L'idea è la ragione, è il reale stesso. Da qui la famosa frase CIO' CHE E' RAZIONALE E' REALE E CIO' CHE E' REALE E' RAZIONALE).
(Nella "Fenomenologia dello spirito", pubblicato nel 1807, Hegel avverte che non bisogna fare l'errore di distinguere il soggetto e l'oggetto, o il fenomeno dal noumeno, - come ad esempio aveva fatto Kant - Ma la verità sta non nel soggetto e nell'oggetto distinti, ma nella loro SINTESI").
Per cercare di capire questo processo possiamo rifarci alla concezione aristotelica della potenza e dell'atto. Però mentre per Aristotele questo processo riguarda solo il mondo sensibile (perché Dio è atto puro), per Hegel questo processo riguarda l'IDEA nel suo negarsi nella natura per ritrovarsi nello spirito.
CAPITOLO 2. LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
1. La Fenomenologia e la sua collocazione nel sistema hegeliano
Da pag. 681 a pag. 682
La "Fenomenologia dello spirito" è pubblicata nel 1807.
Il titolo dell'opera prende il nome dal greco, da ϕαίνομαι e λόγος, - fàinomai e logos - apparire e discorso, quindi "discorso su ciò che appare".
NB: Nell'opera "Fenomenologia dello spirito", quando Hegel parla di "logica", di "filosofia della natura" e di "filosofia dello spirito", segue un approccio SINCRONICO, invece nell'altra sua opera "Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio" segue un approccio DIACRONICO.
La "Fenomenologia dello spirito" è la storia romanzata della coscienza che esce dalla sua individualità, si riconosce come ragione che è realtà e realtà che è ragione.
Quindi, è la storia romanzata, raccontata a tappe, della coscienza (attenzione verso l'oggetto così come appare), dell'autocoscienza (l'attenzione si sposta verso il soggetto: l'autocoscienza riesce a farsi riconoscere da un'altra autocoscienza) e della ragione (unità di io e mondo, cioè sintesi di coscienza e autocoscienza), e di come la coscienza sia uscita da sé e sia ritornata a sé.
Nella prima parte della "Fenomenologia dello spirito", quindi, parla di coscienza (tesi), di autocoscienza (antitesi) e di ragione (sintesi).
Mentre nella seconda parte parla di spirito, di religione e di sapere assoluto.
CAPITOLO 2. LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
2. Coscienza
Da pag. 683 a pag. 684
La coscienza è ciò che si rapporta a un oggetto, cioè a un qualcosa che è percepito come esterno. (Anche oggi, se ci pensiamo, spesso diciamo "ho preso coscienza di questo o di quest'altro").
Il prendere coscienza, quindi, non dipende dalla cosa ma dall'io che la considera, cioè ciò che è "qui ora e per me" che invece per un altro soggetto potrebbe essere un'altra cosa.
L'oggetto, inoltre, è percepito nella molteplicità delle sue qualità (ad esempio bianco, liscio, cuboide ecc). Quindi il fenomeno è solo nella coscienza.
CAPITOLO 2. LA FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO
3. Autocoscienza
(servo e padrone, stoicismo e scetticismo, la coscienza infelice)
Da pag. 684 a pag. 688
L'autocoscienza è l'attività dell'io nei suoi rapporti con gli altri.
L'uomo è autocoscienza solo se riesce a farsi riconoscere da un'altra autocoscienza.
E questo reciproco riconoscersi tra le autocoscienze deve avvenire attraverso un momento di lotta e di sfida, attraverso un conflitto.
Hegel descrive il conflitto tra le autocoscienze con il suo famoso discorso del "rapporto servo-padrone".
La figura del servo-padrone è la figura più celebre della "fenomenologia dello spirito".
La coscienza diventa autocoscienza quando è messa di fronte a un'altra soggettività.
Ma questa relazione non è di amore ma di scontro.
Le soggettività sono in lotta per la vita e per la morte.
Nel film di Tarantino, di cui sopra è linkato il trailer, c'è la vita e c'è la morte.
Secondo Hegel chi non mette a rischio la propria vita verrà riconosciuto come persona ma non come persona autonoma cioè verrà riconosciuto come persona completamente dipendente da altri, dunque dipendente da un soggetto che sarà dominante.
Invece, il soggetto che mette a rischio la propria vita, non temendo la morte, sfida l'altro e va verso la dinamica della morte dell'altro, ossia la morte, l'abolizione politica del suo padrone.
Per Hegel tutta la storia è scontro di classi: di classi dominanti e di classi subalterne.
Il padrone è colui che non ha temuto la morte e ha messo in gioco la propria vita ed è riuscito ad essere soggettività autonoma dominante.
Il servo invece è colui che avendo paura si è rinchiuso in se stesso. Ha accettato il dominio del padrone.
Ma attenzione: nel lavoro e nel servizio, la coscienza si autodisciplina e impara a vincere.
Hegel analizzando la figura del servo-padrone la definisce "dinamica": il rapporto tra i due non è statico ma costantemente in divenire sicché quella vittoria del padrone sul servo è temporanea perché il padrone nel periodo medio-lungo dipenderà sempre più dai servigi e dal lavoro del servo perché si limita a godere passivamente del lavoro del servo, finendo di dipendere totalmente da lui. Invece il servo, nella misura in cui trasforma le cose da cui il signore riceve sostentamento, finisce col rendersi indipendente. Così il servo diventerà padrone del padrone e il padrone diventerà servo dei servi.
Si avrà un rovesciamento dei ruoli.
Che cosa ci dice tutto questo? Che si diventa liberi attraverso la schiavitù!
Alla dialettica del servo-padrone, Hegel fa seguire un altro argomento: una similitudine del suo sistema filosofico allo stoicismo e allo scetticismo.
Che ruolo ha avuto in passato lo stoicismo? Ha avuto il merito di aver voluto prendere le distanze dal mondo esterno. Secondo lo stoicismo il mondo era regolato da un logos, da un soffio che permeava tutte le cose. Secondo gli stoici tutto accadeva perché doveva accadere e questo portava il saggio stoico ad accettare la vita. Quindi c'era un'identità tra la natura e la ragione. (lo stoicismo è dunque un hegelismo ante litteram!). Lo stoico era colui che, comprendendo la razionalità della natura, si adeguava alla natura. Era colui che non si faceva coinvolgere dai sentimenti perché erano portatori di malessere: il mondo per gli stoici non doveva intaccare il loro equilibrio.
Ma qual era il limite degli stoici? Che l'autonomia degli stoici era un'autonomia interiore. Ecco perché esaltavano il suicidio: per gli stoici era l'atto massimo di libertà a loro disposizione.
Un passaggio successivo avevano provato a farlo gli scettici ma anch'essi erano caduti, secondo Hegel, in contraddizione, in particolare erano arrivati a un paradosso: dicendo che "tutto è vano e non vero", pretendevano di dire qualcosa di reale e vero (paradosso).
Quindi, attraversata dalla contraddizione tra la negazione della verità e l'affermazione di una verità (quella che, appunto, afferma che non c'è niente di vero), la coscienza scettica trapassa nella coscienza infelice (infelice perché assume la forma di una separazione radicale tra l'uomo e Dio).
Perché?
Secondo Hegel allo scetticismo erano subentrati l'ebraismo e il cristianesimo.
L'ebreo credeva in un Dio che, creato il mondo e l'uomo, li aveva lasciati soli. Era un Dio padre padrone che aveva guidato il popolo ebraico nella fuga dalla cattività babilonese e poi egiziana, ma era un Signore inaccessibile di fronte al quale l'uomo si trovava in uno stato di totale dipendenza. Nell'ebraismo c'era, quindi, una netta separazione tra l'uomo e Dio.
Gli ebrei non credevano nella figura di Gesù come Figlio di Dio.
Il cristianesimo, invece, aveva provato ad avvicinarsi All'assoluto. La cristianità, al contrario dell'ebraismo, è dialettica perché Dio ha creato il mondo (tesi) ma poi si è negato facendosi carne (antitesi) e facendosi carne è stato abbandonato rinnegato tradito crocifisso, ucciso dagli uomini ma ha lasciato negli uomini la coscienza, il ricordo di Dio che si è fatto carne, ha lasciato la nostalgia dell'essere. Quindi i cristiani erano proiettati verso il ricongiungimento con Dio che aveva promesso la salvezza. E i cristiani hanno sentito questo richiamo ma quando sono andati con le Crociate al Santo Sepolcro, Dio non c'era più, il Sepolcro era vuoto. Questo vuol dire che Dio, benché incarnato, per i posteri risulta inevitabilmente lontano e noi, quindi, aneliamo all'infinito, all'assoluto, ma non lo troviamo e con il cristianesimo la coscienza continua a essere infelice.
Chi ha rappresentato il culmine del misticismo? L'asceta medioevale. L'asceta medioevale è colui che ha rinunciato ai beni materiali mirando a ricongiungersi a Dio. Ma questo ricongiungimento a Dio passa attraverso una lacerazione: il fatto che Dio ci ha lasciato una nostalgia, un'orizzonte a cui tendere ma che è sempre lontano. Dunque la coscienza è infelice perché tende a un qualcosa che sa che c'è ma che non riesce a raggiungere. L'uomo si mortifica per trovare l'assoluto, per raggiungere Dio ma questa mortificazione lascia cicatrici sul corpo. Ecco perché l'autocoscienza, nella coscienza infelice si è fatta pronta a diventare ragione perché dopo la coscienza infelice l'autocoscienza ha capito che l'Assoluto c'è, non riesce a raggiungerlo ma è pronta a trasformarsi essa stessa, autocoscienza, in ragione. Non è il singolo che raggiunge la ragione ma è l'autocoscienza che si fa ragione.
CAPITOLO 3. LENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO
2. La filosofia della natura
Da pag. 705 a pag. 706
Hegel ammette che la filosofia della natura ha come presupposto la fisica empirica ma poi aggiunge che il carattere della natura è quello di "essere negazione".
Il passaggio dall'idea alla natura costituisce comunque, nell'ambito dell'hegelismo, un autentico rompicapo critico poiché da un lato il filosofo presenta la natura come una "caduta" dell'idea, dall'altro come un suo "potenziamento". In altre parole, sembra che nella natura ci sia qualcosa di meno, oppure di più, dell'idea.
CAPITOLO 3. LENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO
3. La filosofia dello spirito
Pag. 707
La filosofia dello spirito, che nell'"Enciclopedia" Hegel definisce la conoscenza più alta e difficile, consiste nello studio dell'idea che sparisce come natura per farsi soggettività e libertà, cioè auto-creazione e auto-produzione.
Lo sviluppo dello spirito avviene attraverso 3 momenti:
- Lo SPIRITO SOGGETTIVO
- Lo SPIRITO OGGETTIVO
- Lo SPIRITO ASSOLUTO
Lo spirito procede per gradi ma, diversamente da quanto accade nella natura, nella quale i gradi sussistono l'uno accanto all'altro (come ad esempio il mondo vegetale e quello animale), nello spirito ciascun grado è compreso nel grado superiore, il quale, a sua volta, è già presente nel grado inferiore (ad esempio l'individuo non esiste accanto alla società, ma è ricompreso nella società, la quale, a sua volta, è presente nell'individuo fin dall'inizio).
CAPITOLO 3. L'ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO
4. Lo spirito soggettivo
Pag. 708
Lo spirito soggettivo è lo spirito individuale.
Nella parte dell'"Encclopedia" in cui Hegel parla dello spirito soggettivo, tra gli altri argomenti parla anche delle diverse età della vita:
afferma che l'infanzia (tesi) è il momento in cui l'individuo si trova in armonia con il mondo circostante; la giovinezza (antitesi) è il momento in cui l'individuo, con i suoi ideali e con le sue speranze, entra in contrasto con il proprio ambiente; la maturità (sintesi) è il momento in cui l'individuo, dopo l'urto adolescenziale con il mondo, si riconosce con esso.
CAPITOLO 3. L'ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO
5. Lo spirito oggettivo
e
6. la filosofia della storia
Da pag. 709 a pag. 721
Per comprendere quanto esposto di seguito: "Tutto accade perché c'è un disegno razionale che deve accadere".
Lo spirito oggettivo è lo spirito sovra-individuale o sociale; si manifesta in istituzioni sociali concrete attraverso il diritto astratto, la moralità e l'eticità;
Il diritto astratto:
Coincide con il diritto privato e con una parte di quello penale e riguarda la "proprietà" e le "pene". La proprietà diviene tale in virtù di un reciproco riconoscimento.
La moralità:
E' la sfera della volontà soggettiva che si manifesta nell'azione e sorge da un proponimento.
L'eticità:
E' la moralità sociale, ossia la realizzazione del bene nelle forme istituzionali che sono la famiglia, la società civile e lo Stato.
RIASSUNTO GENERALE:
Lo STATO per Hegel è la ragione che si è collettivizzata.
La ragione torna a sé come spirito oggettivo nel diritto nella morale e nell'etica.
Lo Stato è come una grande famiglia, è una famiglia collettiva.
E' la massima espressione della moralità pubblica. E' il trionfo della ragione oggettiva.
Lo Stato è Dio che ha fatto il suo ingresso nella STORIA: Dio si è concretizzato nella Storia passando per lo Stato.
Lo Stato, da quello embrionale e debole dei Sumeri e dei Babilonesi è passato a quello degli Egizi, dei Greci, dei Romani, di Carlo Magno, dei grandi Imperi come quello asburgico, ottomano, spagnolo e Francese, fino ad arrivare allo Stato prussiano tedesco. E lo Stato prussiano è il punto culminante, con la sua forza, con la sua struttura militare ed economica, è la massima espressione oggettiva dello Spirito.
Lo Stato prussiano è il trionfo oggettivo della ragione. Questo è l'ingresso del divino nella Storia!
Lo Stato è quella moralità collettiva pubblica che stabilisce cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa è sbagliato.
Lo Stato per Hegel non è una democrazia perché la sovranità per lui non appartiene al popolo;
lo Stato non è liberale perché per Hegel viene prima lo Stato e poi i cittadini; lo Stato non è contrattualista perché non è figlio di un patto o di un contratto.
Lo Stato è organicista cioè come un corpo in cui il tutto è superiore alle parti: le parti che lo compongono sono funzionali al tutto.
Hegel è il continuatore dello Stato organicista iniziato da Platone.
Lo Stato è figlio delle tradizioni, degli usi, della Storia, è figlio di un popolo: ad ogni popolo corrisponde uno Stato perché lo Spirito si oggettiva non allo stesso modo: in Germania in un modo, in Francia in un altro, in Africa in un altro modo ec.
Hegel vuole ricomporre la conflittualità che c'è nella società nascente capitalistica, in uno Stato che deve compensare interessi diversi, di tutti: banchieri, operai, commercianti, attraverso leggi che vanno a ricomporre gli interessi diversi, come in una famiglia; quindi il Parlamento non esprime gli interessi individuali ma delle corporazioni dei mestieri.
Lo Stato di Hegel non è né totalitario né assolutistico perché c'è la divisione dei poteri.
Per Hegel lo Stato è indipendente dalla morale individuale perché esso è portatore di una morale collettiva, che deve guardare al benessere della totalità.
La moralità dello Stato serve a far sì che lo Stato non si frammenti: fare una cosa in nome di interessi individuali porta alla disgregazione della comunità.
Deve prevalere, quindi una moralità collettiva.
Alla luce di tutto quanto sopra, per Hegel non esiste il diritto internazionale (ad esempio l'Unione Europea oggi è figlia di accordi internazionali) ma esiste il diritto per ogni Stato di perseguire il benessere proprio.
Hegel è un nemico del diritto internazionale perché esso limita il diritto di ogni singolo Stato di autodeterminarsi e di preservare se stesso.
La forza di uno Stato stabilisce i rapporti tra gli Stati. Ad esempio, partendo sempre dall'aforisma in base al quale tutto ciò che è reale è razionale, se i Greci sono prevalsi sulla Persia nei campi di battaglia, è stato perché lo spirito si è oggettivato razionalmente con più forza nei greci rispetto ai persiani.
Per Hegel la GUERRA è il tribunale della STORIA.
La Storia è animata e mossa dalla guerra.
Una Storia senza guerra secondo Hegel sarebbe una storia immobile perché la guerra preserva i popoli e le nazioni.
Cos'è che fossilizza la storia? La calma piatta. La pace! (Kant dice il contrario!)
Hegel ripropone la teoria eraclitea della guerra che produce il divenire della Storia.
La guerra evita che i popoli si fossilizzino, stimola il genio. (In questo senso Hegel è pericolosissimo!)
HEGEL ULITIZZA LA METAFORA DEL MARE
La Storia è come un mare: se nel mare c'è il vento e la tempesta, il mare è terso, pulito, fertile e fecondo.
Se nel mare regna la calma piatta, il mare diventa putredine, un lago melmoso.
Digressione: a posteriori, anche i futuristi vedono nella guerra un fatto positivo.
Quali guerre ha studiato Hegel?
Quella di Annibale e dei cartaginesi contro i romani, dei persiani contro i greci, di Alessandro Magno, le battaglie navali tra Carlo V e Solimano il Magnifico, di Napoleone contro lo zar della Russia in campo aperto.
Quindi Hegel immagina una struttura militare che si scontra con un'altra struttura militare in un campo di battaglia aperto. (NB Successivamente, con la Prima e Seconda guerra mondiale, il modo di combattere diventerà diverso!)
Quindi la Storia è un divenire logico-razionale, è una provvidenza (ma non è la provvidenza manzoniana) è la provvidenza della ragione che torna a sé, è l'identità con la ragione. E' marcia verso la libertà assoluta, non individuale.
Le cose negative della Storia (battaglie perse eccetera) sono dei TRAVAGLI necessari alla vita razionale, per partorire libertà e progresso.
Ci sono degli individui eccezionali che realizzano la libertà per conto della ragione: sono gli EROI. Alessandro Magno, Cesare, Leonardo, Napoleone sono eroi, cioè sono "astuzie della ragione": la ragione si è manifestata in questi individui per tornare a sé.
La ragione attraverso individui straordinari RITORNA A SE'.
Gli eroi fanno la Storia per conto della ragione.
Esempi di eroi
Alessandro Magno Giulo Cesare Leonardo da Vinci Napoleone
Dunque, il mondo procede storicamente verso la libertà attraverso 3 tappe:
- Il mondo orientale (tesi). La storia del popolo orientale: forza, passione, slancio
- Il mondo greco-romano (antitesi). La storia del popolo greco-romana: razionalità, organizzazione
- Il mondo tedesco (sintesi). La storia dei tedeschi: la passione degli orientali e la razionalità dei greci e dei romani.
I tedeschi danno vita allo Stato etico che realizza in terra Dio, il bene collettivo
CAPITOLO 3. L'ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE FILOSOFICHE IN COMPENDIO
7. Lo spirito assoluto
Da pag. 721 a pag. 726
Lo spirito assoluto è la sintesi dello spirito soggettivo e dello spirito oggettivo.
E' lo spirito che sa e conosce se stesso attraverso 3 forme: l'arte, la religione e la filosofia.
Nell'arte lo spirito vive in modo immediato e intuitivo la fusione tra soggetto e oggetto, spirito e natura. Nell'esperienza del bello artistico spirito e natura vengono percepiti come un tutt'uno in quanto nella statua l'oggetto (il marmo) è già natura spiritualizzata, e il soggetto (l'idea artistica) è già spirito naturalizzato, ossia concetto incarnato e reso visibile.
La storia dell'arte secondo Hegel si può riassumenre in 3 momenti:
- L'arte simbolica: è caratterizzata dallo squilibrio tra contenuto e forma; rinvia a significati astratti; testimonia il travaglio;
- L'arte classica (è caratterizzata da un armonioso equilibrio tra contenuto spirituale e forma sensibile), rappresenta il culmine della perfezione artisitica;
- L'arte romantica : è caratterizzata da un nuovo squilibrio.
La forma artistica tipica dell'arte simbolica è l'architettura, dell'arte classica è la scultura e dell'arte romantica sono la pittura, la musica e la poesia.
Hegel parla di "morte dell'arte" che caratterizza l'arte romantica. Questa morte però non va interpretata come un "funerale" ma come una inadeguatezza a esprimere la profonda spiritualità moderna. In altri termini non può più tornare la forma classica dell'arte ma l'arte è e rimane una categoria dello spirito assoluto.
La religione è la seconda forma dello spirito assoluto.
Essa si manifesta nella forma della rappresentazione che sta a metà strada tra l'intuizione sensibile dell'arte e il concetto razionale della filosofia.
Dio è un oggetto del pensare che la mente umana si "rappresenta": si presenta davanti come una cosa.
La rappresentazione procede in un modo a-dialettico: nel dogma della creazione Dio è concepito come separato dalla natura che crea.
Nella religione l'Assoluto è rappresentato in forma storica, articolato nella creazione, nell'incarnazione, nella redenzione.
Infine, la filosofia della religione non deve creare la religione ma semplicemente riconoscere la religione che c'è già.
La filosofia è la ragione di Dio, la comprensione che dio ha di se stesso.
Per Hegel la storia della filosofia inizia con la filosofia greca (Hegel accenna alla filosofia orientale, cinese e indiana ma ritiene di doverle escludere dalla vera e propria tradizione filosofica) e termina con quelle di Fichte e Schelling e si conclude nella sua stessa filosofia.

ULTERIORI APPUNTI
La filosofia di Hegel pone tanti quesiti, ad esempio se razionale è reale, come giudicare le negatività (politiche, orali, esistenziali)?
Perché esprimiamo un giudizio negativo se tutto è razionale? La risposta è che non tutto appare come razionale (anche se è razionale).
La razionalità è in contrasto ad esempio con un terremoto, è in contrasto, ad esempio con un gesto con il quale all'improvviso si tira fuori una pistola e si uccide ecc. Ma questo è razionale? Sì, lo è per Hegel, è razionale anche il piccolo gesto di uno che tira fuori una pistola e uccide perché quel gesto non cambia il divenire del tutto, non cambia il divenire della totalità.
Ma come giustificare i gesti e gli avvenimenti macro (guerre, epidemie)?
Hegel elaborerà il concetto di "travaglio" del negativo.
Il travaglio è necessario perché la vita trionfi.
Il negativo nel mondo è il travaglio necessario per il dispiegarsi di nuova razionalità.
Allora il negativo del mondo è l'antitesi necessaria a una sintesi.
La dialettica hegeliana è tesi, antitesi sintesi.
La realtà trova sempre una sintesi da una tesi e da un'antitesi ma la sintesi sarà nuova tesi alla quale succederà nuova sintesi.
Spesso le antitesi sono dolorose ma quello è il negativo necessario a un nuovo equilibrio. E quindi anche un'assenza di libertà e di giustizia è la necessaria razionalità di quel momento. Necessario per un passaggio successivo.
(Ma in questo modo si giustifica tutto!!!!!!!!)
ULTERIORI APPUNTI
La fenomenologia dello spirito è un racconto di un processo perché la ragione per Hegel è un processo dialettico dato da tesi (momento affermativo), antitesi (è il momento negativo) e sintesi (è il momento di ritorno). La sintesi è il momento più fertile perché contiene la positività della tesi, la negatività dell'antitesi e il superamento di quello scontro. Ma la fecondità della sintesi sta tutta nell'antitesi perché senza antitesi non ci sarebbe sintesi. Da qui il concetto estremo di travaglio del negativo perché l'antitesi è un travaglio, un dolore ma da quel dolore nasce la vita.
Dei 3 momenti, quello che sospinge è l'antitesi. E l'antitesi può essere profondamente negativa da cui sorgerà un equilibrio migliore.
Nella fenomenologia dello spirito, questa dinamica dialettica tesi antitesi sintesi viene espressa nei 3 momenti in cui si suddivide la fenomenologia e sono la coscienza, autocoscienza e ragione.
Coscienza, (l'idea in sé), la tesi; La coscienza è quando la ragione è in sé;
Autocoscienza, (l'idea fuoriesce da sé) l'antitesi; Si aliena, si scontra con altre coscienze e diventa coscienza di sé cioè autocoscienza;
L'autocoscienza è il momento dello scontro, è il momento negativo ed è l'idea che fuoriesce da sé (Esempio: immaginiamo di non essere mai usciti dal nostro castello dorato in cui siamo cresciuti, e il castello è l'in sé. Ma per crescere dobbiamo uscire e vedere il mondo che c'è fuori. Quando si ritorna nel castello si ritornerà molto più ricchi. Esattamente come passare dall'infanzia all'adolescenza alla fase matura).
Ma l'autocoscienza è in divenire costante perché lo scontro continua.
Ragione, la sintesi: la ragione dopo lo scontro con l'uscita della ragione da sé, torna a sé.
E' anche la storia dell'umanità.
ESERCIZI DI COMPRENSIONE DEL TESTO E DI RIFLESSIONE
LETTURA tratta da "Lineamenti di filosofia del diritto", Hegel
La libertà e
l’uguaglianza nello Stato
Nel 1821 Hegel pubblica a Berlino i Lineamenti di filosofia del
diritto; nella seconda edizione, datata 1833, vengono poi inserite le
cosiddette “aggiunte”, sulla base degli appunti di due allievi di Hegel. Il
brano, presentato di seguito, è tratto proprio da queste appendici ed è
dedicato alla questione della libertà e dell’uguaglianza nello Stato.
"Libertà ed eguaglianza
sono le semplici categorie in cui sovente viene riepilogato ciò che dovrebbe
costituire la determinazione fondamentale e lo scopo e risultato ultimo della
costituzione. Per quanto l’affermazione ivi contenuta sia vera, per tanto ciò
che vi è di manchevole in siffatte determinazioni è anzitutto che esse sono
meramente astratte. E, allorché sono mantenute in questa forma dell’astrazione,
sono proprio esse che non lasciano sorgere, o distruggono, la concretezza;
… Con lo Stato si ha l’ineguaglianza, la
differenza di governati e governanti, l’autorità, i magistrati, i propositi
ecc. Il principio conseguente dell’eguaglianza rifiuta tutte le distinzioni, e,
per tal modo, non lascia sussistere nessuna sorta di Stato. Certo, le
determinazioni anzidette sono i fondamenti di questa sfera; ma, come le più
astratte, sono anche le più superficiali; e appunto perciò, naturalmente; le
più divulgate: vale la pena, dunque, di considerarle un po’ più da vicino.
Anzitutto, per quel che concerne l’eguaglianza,
la proposizione ordinaria, che tutti gli uomini sono eguali per natura,
contiene l’equivoco di scambiare il fatto naturale col concetto: è da dire che
piuttosto, per natura, gli uomini sono soltanto ineguali. […] Contiene un’alta
verità il detto che cittadini sono eguali innanzi alla legge; ma è una verità
che, espressa a quel modo, è una tautologia; giacché a quel modo si designa
soltanto quella condizione giuridica delle cose, in cui le leggi dominano".
ESERCIZIO
Utilizza le espressioni elencate di seguito per completare il testo riportato sotto.
diritto – dello spirito oggettivo – la legge – della soggettività – l’arbitrio
Nel brano, Hegel afferma che normalmente si considera la libertà sia in senso negativo, come …………………… di essere protetti dall'illegalità, sia in senso positivo: in questa accezione il termine è utilizzato per indicare molti aspetti …………………… , dall'autonomia nel decidere e nell'agire, al diritto a pensare secondo la propria opinione, fino alla possibilità di partecipare alla vita politica. Da ciò nasce la considerazione molto diffusa, per la quale la libertà consisterebbe nel rispetto individuale dei limiti e lo Stato avrebbe il compito di limitare …………………… e proteggere i diritti soggettivi. In realtà, per Hegel, la vera libertà non è arbitrio, ossia libera possibilità di scelta, ma coincide con …………………… , poiché essa è una manifestazione …………………… , che è libero in senso proprio.
diritto, della soggettività, l'arbitrio, la legge, dello spirito oggettivo
RIFLESSIONE IN CLASSE
Secondo Hegel, la libertà in senso proprio si manifesta nelle leggi dello Stato e non consiste nella possibilità di decidere autonomamente come agire, né nella garanzia del rispetto dei propri diritti naturali individuali: concordi con il pensiero di Hegel?