4C Lsu as 2017 2018 sociologia
Libro in adozione: Vincenzo Matera, Angela Biscaldi, SOCIOLOGIA, Ed. Deascuola
Marzo 2018 UNITA' 3
Durante il percorso di studio dell'unità 3: lettura del libro "L'arminuta" di Donatella Di Pietrantonio, Premio Campiello 2017
Il cambiamento sociale
UNITA' 3
3.1 Dalla struttura al processo sociale
Da pag. 92 a pag. 96
Prima di iniziare questa unità, ricordiamo la definizione di società:
La società è una COMUNITA' insediata in un territorio che condivide una CULTURA (elementi organizzativi, forme politiche ed economiche, di stili di vita, di modi di pensare che si perpetuano nel tempo) e ha un'IDENTITA' COLLETTIVA.
Struttura e processo sociale
Il concetto di processo sociale consente di cogliere i cambiamenti che avvengono nella società.
I cambiamenti possono avvenire in modo più o meno rapido e, a seconda della rapidità, si possono distinguere due tipi di società:
1) La società statica, in cui prevale la tradizione, e per questo detta anche tradizionale, nella quale i cambiamenti avvengono molto lentamente;
2) La società dinamica, in cui prevale la modernità, e per questo detta anche moderna, che assimila gli elementi di innovazione molto rapidamente.
Da dove viene la modernità?
Secondo la sociologia classica (Durkheim, Marx, Max Weber), esiste un momento storico ben preciso che ha costituito una vera e propria frattura tra la tradizione e la modernità: è il momento storico caratterizzato dalla comparsa del capitalismo, dalla rivoluzione industriale e dalla rivoluzione francese che, insieme, avrebbero spazzato via molte differenze culturali e istituzionali, dando vita alla società moderna.
La società moderna, tuttavia, non ha caratteristiche uniformi e, per questo, gli antropologi hanno individuato due diverse caratteristiche di essa, distinguendone due diversi tipi:
1) La società moderna sociocentrica, in cui gli individui dipendono dal contesto sociale nella definizione della propria identità; il posto che viene assegnato all'individuo nella struttura sociale implica l’ambito della sua condotta: gli individui occupano caselle invariabili dentro la società;
2) La società moderna egocentrica è una società centrata sull'autonomia individuale.
Gli individui hanno margini di libertà e di responsabilità molto ampi, corrispondenti a diritti e doveri.
Esiste una sola strada per divenire moderni?
Nella maggior parte del mondo la modernità si è diffusa in modo disuguale.
Nelle società moderne esistono modernità multiple.
Secondo Max Weber le differenze sono dovute sostanzialmente al modo in cui vengono considerati i rapporti tra il sacro e il mondo tangibile:
mentre in Occidente la religione colloca il sacro su un piano trascendente, quindi separato dal mondo, e quindi la società può progredire perché non si sente vincolata alla tradizione religiosa, in molti Paesi, in genere nei Paesi islamici, la dimensione religiosa e quella politica si sovrappongono e gli elementi di innovazione trovano ostacoli a inserirsi nel tessuto sociale e culturale.
Leggere insieme la scheda n. 10 a pag. 95 "I matrimoni combinati", e "Matrimoni combinati, esistono anche in Italia" da pag. 95 a pag. 96
FILM suggerito dal testo in adozione: "Il destino nel nome", 2006, diretto da Mira Nair, regista indiana che vive a New York, tratto dall'omonimo romanzo di Jhumpa Lahiri, scrittrice statunitense di origini indiane.
TRAMA
Ashima e Ashoke sono due giovani bengalesi, il cui matrimonio viene combinato dalle rispettive famiglie. Una volta sposati si trasferiscono negli Stati Uniti, dove l'impatto con la fredda e grigia New York contrasta con i colori caldi di Calcutta. Nel corso degli anni inizieranno a conoscersi, amarsi e rispettarsi mettendo al mondo due figli, e dovendo adattarsi ad un paese culturalmente molto diverso dal loro.
Ashoke decide di battezzare il primogenito Gogol, in onore dello scrittore russo Nikolai Gogol, il cui racconto Il cappotto gli salvò la vita da un terribile incidente ferroviario. Una volta adolescente, Gogol cercherà di ribellarsi al nome affibbiatogli e alla cultura della sua famiglia, volendo vivere da occidentale come un americano qualunque, tanto da iscriversi all'università Yale e frequentare una ragazza statunitense. Il padre cercherà di insegnargli il vero significato del suo nome: "ogni giorno è un dono".
La storia di Hina
Hina Saleem (Gujrat, 19 dicembre 1985 – Zanano di Sarezzo, 11 agosto 2006) è stata una ragazza pakistana uccisa in Italia dai parenti come punizione per non volersi adeguare agli usi tradizionali della cultura d'origine.
Il delitto è stato per molto tempo al centro delle cronache perché il contesto in cui era maturato poneva drammaticamente al centro del dibattito dell'opinione pubblica i problemi della convivenza tra culture molto diverse e della difesa dei diritti umani.
La vicenda si svolse nell'estate del 2006.
Hina Saleem, poco più che ventenne, era nata in Pakistan ed emigrata in Italia a 14 anni, nel 1999, per ricongiungersi alla famiglia che viveva a Sarezzo. Si era integrata molto presto nella società italiana, imparando rapidamente la lingua, stringendo amicizie, frequentando scuole e mostrando una forte volontà di indipendenza rispetto alla famiglia. Aveva poi trovato lavoro a Brescia in una pizzeria dove conviveva da alcuni mesi con il fidanzato, un operaio trentatreenne.
Sembra che proprio questa decisione di fidanzarsi con un italiano non musulmano, in contrasto con la volontà della famiglia di sposarla con un marito pachistano, secondo l'uso tradizionale dei matrimoni combinati, abbia reso particolarmente tesi i rapporti tra Hina e la famiglia.
Il delitto si svolse nella casa paterna, dove Hina venne attirata con un pretesto (la visita di un parente), mentre ad attenderla vi erano il padre ed alcuni parenti maschi. La madre e gli altri cinque tra fratelli e sorelle erano in vacanza in Pakistan (sembra che la stessa Hina dovesse recarvisi, ma che avesse rifiutato il biglietto già acquistato, temendo, una volta laggiù, di essere costretta al matrimonio che la famiglia auspicava).
3.2 Le distinzioni
Da pag. 97 a pag. 105
Stratificazioni sociali
Le stratificazioni sociali sono presenti in tutte le società:
esse sono disuguaglianze che riguardano interi gruppi di individui (categorie sociali) che si dispongono in senso verticale e gerarchico, che hanno una quantità di risorse economiche o di prestigio uguale, e che occupano una posizione simile nelle relazioni sociali di potere.
Più le società sono complesse e popolate, più la stratificazione aumenta.
In linea generale si individuano i seguenti tipi di stratificazione:
le CLASSI, i CETI, le CASTE.
Nelle società occidentali esiste un certo grado di "mobilità sociale", ossia le persone possono spostarsi, entro certi limiti, da una classe all'altra.
Nell'antichità un esempio potrebbe essere rappresentato dal sistema feudale, con la seguente stratificazione: nobiltà (proprietari terrieri che governano e difendono il territorio), clero e terzo stato (contadini, artigiani e mercanti).
Un altro esempio può essere rappresentato da quello proposto dall'economista Paolo Sylos Labini, con la seguente stratificazione negli anni Ottanta: borghesia (grandi proprietari, imprenditori, dirigenti, professionisti di alto livello) e piccola borghesia (classe media impiegatizia, classe operaia, artigiani, commercianti).
Attenzione alla differenza tra "differenza" e "disuguaglianza":
Secondo una definizione di Rousseau, ancora oggi condivisa, la "differenza" consiste in una differenza naturale e fisica: di età, salute, forza fisica, sesso ecc., invece la "disuguaglianza" non è un effetto della natura ma consiste in una differenza politica, nel senso che dipende da una convenzione tra gli uomini.
La CLASSE sociale e i CETI
Da pag. 98 a pag. 99
In genere, per classe sociale si intende la posizione occupata, all'interno del sistema delle stratificazioni sociali, da un gruppo di individui che gode di redditi, poteri e prestigio analoghi.
Ma vediamo nel dettaglio le distinzioni che attuano, all'interno delle stratificazioni sociali, Marx e Max Weber.
Secondo Marx alla base della distinzione delle CLASSI sociali c'è l'economia:
essa pone una distinzione tra chi possiede i mezzi di produzione, ossia il capitalista, e chi possiede solo la propria forza lavoro, ossia l'operaio, generando, di conseguenza, 2 classi contrapposte: la borghesia e il proletariato.
Secondo Max Weber, è vero che l'economia consente una distinzione per classi, ma è anche vero che essa non basta per operare un'ulteriore divisione: quella in CETI, ossia gruppi di individui che condividono gli stessi interessi culturali e spirituali, indipendentemente dal loro reddito.
Pertanto, può accadere che, ad esempio, un uomo con un reddito medio ma con una tradizione culturale e nobile alla spalle possa godere di un prestigio maggiore rispetto ad un uomo ricco ma senza una tradizione culturale alle spalle.
Leggere il brano di Max Weber "Classi e ceti sociali", tratto da "economia e società", da ag. 117 a pag. 118
Le CASTE
Pag. 101
Oltre alle classi e ai ceti, esistono le CASTE.
Secondo la definizione di Max Weber la casta è un sistema di ceto chiuso.
Un esempio è un India.
L'appartenenza a una casta è predestinata: alla nascita ciascun individuo è predestinato ad appartenere alla stessa casta dei genitori.
Regole rigide vietano non solo i matrimoni tra individui di caste diverse, ma anche i rapporti sociali come ad esempio il lavorare, il parlare o il mangiare insieme.
Ogni casta è contrassegnata da un colore diverso.
In India le caste si basano sulle professioni. Le più importanti sono:
- I Brahmini, ossia i sacerdoti: sono al vertice della gerarchia e il colore che li contraddistingue è il bianco;
- I Kshatriya, ossia i soldati. Il loro colore è il giallo;
- I Vaisya, ossia i contadini e i commercianti. Il loro colore è il rosso;
- I Sudra, ossia i servitori delle altre caste. Il loro colore è il nero.
C'è, poi, una quinta categoria, priva di colore, detta degli "intoccabili", nel senso che gli appartenenti sono ritenuti impuri e contaminanti a causa del lavoro che svolgono: sono spazzini, calzolai, conciatori e lavandai.
Benché il Governo indiano abbia ritenuto illegittima la discriminazione nei confronti degli "intoccabili", la discriminazione continua, di fatto, a esistere.
Curiosità:
Su internet i giovani indiani, soprattutto degli Stati Uniti, che inseriscono il proprio profilo nei siti matrimoniali, subito dopo l'età indicano la casta di appartenenza, prima ancora del titolo di studio o della religione.
L'8 marzo 2018 la studentessa Luana Rossetti, Quarta C a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe "Le stratificazioni sociali" in PowerPoint riportato, insieme ai lavori degli altri studenti, in fondo alla pagina
Pierre Bordieu
Da pag. 99 a pag. 101
Pierre Bordieu, sociologo francese nato nel 1930 e morto nel 2002, ha condotto studi approfonditi sul carattere della società francese.
Prendendo in considerazione le ipotesi sia di Marx che di Max Weber, ha esposto teorie sia sule classificazioni sociali sia sui gusti e l'estetica.
Classificazioni sociali
Per Bordieu esistono un capitale economico e un capitale culturale attorno ai quali, nelle società più avanzate, si formano 2 tipi di conflitti sociali:
- Il primo tipo di conflitto è tra la classe dominante che detiene il capitale economico e il capitale culturale, e la classe dominata che è carente di entrambi;
- Il secondo tipo di conflitto si stabilisce all'interno della classe dominante: tra coloro che possiedono grande capitale economico e meno capitale culturale e coloro che possiedono grande capitale culturale ma scarso capitale economico (artisti e intellettuali).
Secondo Bordieu gli individui si giocano il mantenimento delle posizioni attraverso una sorta di "arena da combattimento" rappresentato da alcune strategie quali il sistema scolastico, il mercato del lavoro, i meccanismi ereditari, i matrimoni.
Gusti
Per Bordieu il gusto estetico non deriva dalla sensibilità interiore del soggetto, non deriva da un'inclinazione naturale, ma da un'osmosi con il contesto familiare e il contesto ambientale in cui il soggetto vive.
Il senso estetico, in questo senso, ha la capacità di segnare le distanze sociali.
Link VIDEO DI 30 SECONDI: PUBBLICITA' DELLA DACIA, 2011 sulla "riproduzione sociale"
Studiare le abitudini di consumo di una classe ricca significa porre attenzione al posto occupato da un oggetto. Ad esempio, il significato culturale nascosto nel guidare una Porsche si oppone al significato culturale insito nella guida di una utilitaria.
La mobilità sociale
Da pag. 102 a pag. 104
Definizione: la mobilità sociale è la possibilità, per l'individuo, di passare da una classe all'altra, o da un ceto sociale all'altro.
Questa possibilità non è prevista nelle caste.
Esistono 2 tipi di mobilità:
- La mobilità verticale: avviene da una classe, o ceto, sociale all'altra.
Può essere ascendente: è il passaggio da una classe (o ceto) inferiore a una classe (o ceto) superiore, ad esempio quando il figlio di un operaio si laurea e diventa dirigente; oppure discendente quando il passaggio avviene da una classe (o ceto) superiore a una classe (o ceto) inferiore, ad esempio, il figlio di un professore universitario abbandona gli studi e va a fare il commesso;
- La mobilità intragenerazionale: avviene nel corso della vita di un individuo, quindi nel corso generazionale di un individuo, che si sposta da una classe sociale all'altra. Ad esempio, un individuo passa da operaio a impiegato. Si vedano le carriere nel Pubblico impiego.
In Italia
La mobilità sociale in Italia cambia a seconda dei periodi:
Negli anni 80, la stratificazione delle classi è la seguente:
- Borghesia (grandi imprenditori);
- Piccola borghesia (lavoratori autonomi nel settore del commercio, dell'artigianato e agricolo);
- Classe media (impiegati statali o del settore privato);
- Classe operaia (operai dell'industria, dell'edilizia e agricoli salariati);
- Sottoproletariato (disoccupati).
Negli anni 70 la classe operaia diminuisce mentre la classe impiegatizia, soprattutto nel settore statale, aumenta.
L'ideologia di classe
Pag. 104
Lettura, obbligatoria, dell'esempio a pag. 104
3.3 Devianza e controllo sociale
Da pag. 105 a pag. 110
Da pag. 105 a pag. 106
Le norme e le sanzioni concorrono al controllo sociale.
I mezzi di controllo sociale possono essere talvolta molto restrittivi, talaltra gratificanti con riconoscimenti per chi rispetta le norme (Es. sconti sulle tasse comunali per una corretta differenziata ecc...)
Quando un individuo non accetta le norme, si hanno 3 tipi di comportamento:
- l'anomia: il non riconoscimento delle norme;
- l'anticonformismo: atteggiamento trasgressivo;
- la devianza: comportamento AGGRESSIVO o antisociale.
La devianza è un concetto relativo e normativo:
E' un concetto relativo perché non in tutte le società gli stessi comportamenti sono ritenuti devianti. Ad esempio in Cina, fino a qualche tempo fa, l'infanticidio era una pratica diffusa;
E' un concetto normativo nel senso che è il giudizio di un'intera collettività (o di chi, della collettività, ha il potere di formulare il giudizio.
Inoltre, la devianza da un lato è un rischio perché mina la sicurezza e il buon andamento del sistema sociale, dall'altro, invece, infrangere le norme può essere una "valvola di sfogo".
Esempio di "valvola di sfogo":
Alle 7.15 del mattino del 7 agosto 1974 il francese Philippe Petit salì sul tetto di una delle Torri Gemelle, a 400 metri d’altezza, e fece avanti e indietro per otto volte su un cavo di acciaio lungo più di 60 metri, vestito di nero e con un’asta per tenersi in equilibrio: camminò, si sdraiò sul filo, si inginocchiò e salutò gli spettatori-osservatori che nel frattempo avevano preso a osservarlo e ad applaudirlo.
Ci mise quarantacinque minuti, camminando avanti e indietro, mentre la polizia gli ordinava di fermarsi.
Alla fine fu arrestato.
Agli agenti che lo arrestavano, Petit disse:«quando vedo tre arance, faccio il giocoliere, quando vedo due torri, ho voglia di passare da una all'altra».
Ci scrisse un libro "Toccare le nuvole"
1974, La folla guarda Philippe Petit Il momento dell'arresto Philippe Petit, foto del 2010
ANOMIA
Pag. 107
Merton 1910-2003), sociologo funzionalista, riprende le tesi di Durkheim sull'anomia: sostiene che le azioni criminali dipendono dall'assenza di regole certe e chiare e, di conseguenza, dalla non conoscenza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Egli dà all'anomia un significato nuovo: essa si determina quando c'è troppa distanza tra gli ideali culturali e i supporti per realizzarli: quindi si cerca un modo veloce per raggiungere gli obiettivi desiderati.
Merton indica 5 strade attraverso le quali si possono raggiungere, o meno, gli obiettivi prefissati:
1- La conformità: è il raggiungimento degli obiettivi attraverso mezzi legittimi;
2- L'innovazione: è il raggiungimento degli obiettivi rifiutando i mezzi legittimi (esempio: profitto economico attraverso pratiche illegali quali la corruzione);
3- Il ritualismo: consiste nel seguire le norme legittime senza raggiungere gli scopi sociali (esempio: il burocrate che "fa il suo dovere" rispettando le regole ma non preoccupandosi dei risultati);
4- La rinuncia: è l'atteggiamento di chi rifiuta sia gli obiettivi sociali sia i mezzi legittimi (esempio i clochard, i tossicodipendenti);
5- La ribellione: è l'atteggiamento di chi rifiuta sia gli obiettivi sociali che i mezzi legittimi, ma li sostituisce con altri.
ANTICONFORMISMO
(Non dal libro in adozione)
Dal vocabolario "Treccani": "Anticonformismo. Atteggiamento di rifiuto nei confronti di una passiva accettazione di idee, principi, usi e comportamenti convenzionali o comunque prevalenti nella maggioranza".
Esempio di anticonformismo: Figli dei Fiori

Foto dal musical "Hair", uno dei prodotti più importanti della controcultura hippie, narra la storia di un gruppo di ragazzi “capelloni” che combattono contro la guerra del Vietnam.

Moda di oggi ispirata ai "Figli dei fiori"
Da Wikipedia: Per figli dei fiori si intendono gli aderenti al movimento hippie caratterizzati da vestiti decorati con fiori o vivacissime stoffe dai colori vivi. Il loro ideale di pace e libertà è sintetizzabile in slogan quali "Mettete dei fiori nei vostri cannoni" e "Fate l'amore, non fate la guerra", che risuonavano in maniera evidente nel periodo della guerra del Vietnam.
La ricerca sfrenata della totale libertà è il significato insito nel loro stile di vita.
Questo movimento tocca particolarmente l'opinione pubblica, tanto da impressionare le pellicole di molti registi, nonché la musica di molti artisti.

Fu a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, che ebbe luogo, dal 15 al 18 agosto del 1969, il più grande raduno della storia del rock: il Festival di Woodstock.
Nel 1967 un raduno giovanile tenutosi a San Francisco rende popolare la cultura hippie preparando il terreno per la leggendaria "Summer of Love" nell'estate del 1967, sulla costa occidentale degli Stati Uniti, e per il "Festival di Woodstock" nell'estate del 1969, sulla costa orientale.
DEVIANZA
Interpretazioni della devianza
Da pag. 106 a pag. 108
I comportamenti trasgressivi fanno molta presa sull'immaginario collettivo. Per questo, spesso sono oggetto di serie televisive, ad esempio "Dexter"

Molti ricercatori hanno studiato la devianza.
Analizziamone i risultati:
Celebri sono gli studi di Cesare Lombroso (1835-1909), un medico torinese che studia la fisiognomica dei soggetti che manifestano la propensione a delinquere.
Egli ritiene che il carattere di una persona possa essere dedotto dal suo aspetto fisico, in particolare dal volto: è una teoria che si basa sul concetto di "criminale per nascita" e che ancora oggi colpisce l'immaginazione tanto da arrivare a dire, ad esempio guardando una foto pubblicata su un giornale, "ha proprio la faccia da delinquente!"
Più fondate sono le interpretazioni sociologiche della "Scuola di Chicago", in particolare del sociologo Robert Park (1864-1944) e del criminologo Edwin Sutherland (1883-1950):
Focalizzando il loro lavoro nella città di Chicago, entrambi sostengono che sia la "devianza" sia la "normalità" si apprendono all'interno di un ambiente sociale. Un comportamento criminale, e non, viene appreso dall'interazione tra individui, mediante un processo di comunicazione che include il "come" (le tecniche del comportamento, criminoso, e non) e il "perché" (i valori): ad esempio entro gruppi o bande giovanili.
Questo concetto presuppone l'esistenza di una "subcultura", ossia di un determinato segmento sociale che si differenzia dalla cultura più ampia e generale.
In particolare, Edwin Sutherland nel 1939 studia il fenomeno dei "crimini dei colletti bianchi" ossia degli illeciti commessi nelle grandi imprese commerciali dai soggetti appartenenti agli strati più elevati della società.
NB LA REAZIONE SOCIALE NEI CONFRONTI DEI CRIMINI COMMESSI DAI "COLLETTI BIANCHI" E' DI MINOR CENSURA DA PARTE DELLA COLLETTIVITA'.
SPESSO NEI LORO CONFRONTI VIENE USATO L'AGGETTIVO DI "DISONESTO" ANZICHE' QUELLO DI CRIMINALE.
Approfondimento sulla devianza (non dal libro in adozione)
TEORIA CRIMINOLOGICA DELLE FINESTRE ROTTE

Da wikipedia: La teoria delle finestre rotte, introdotta nel 1982 in un articolo di scienze sociali di James Q. Wilson e George L. Kelling, afferma che controllare ambienti urbani reprimendo i piccoli reati, gli atti vandalici, la deturpazione dei luoghi, il bere in pubblico, la sosta selvaggia o l'evasione del pagamento dei parcheggi e dei mezzi pubblici contribuisce a creare un clima di ordine e legalità e riduce il rischio di crimini più gravi.
Ad esempio l'esistenza di una finestra rotta (da cui il nome della teoria) potrebbe generare fenomeni di emulazione, portando qualcun altro a rompere un lampione o una pensilina per la sosta degli autobus ecc..., dando inizio a una spirale di degrado urbano e sociale.
Le forme della devianza
Da pag. 108 a pag. 111
Le forme della devianza sono 4 (le più importanti):
- Il furto: è l'appropriazione di oggetti altrui nei negozi, nelle automobili, di automobili, in un appartamento, scippi, rapine;
- L'omicidio: può essere doloso ossia commesso intenzionalmente, e in genere avviene tra persone che si conoscono, oppure colposo, quando non è voluto, ad esempio quello commesso da chi investe un passante;
- La criminalità organizzata: è la criminalità che si organizza per fornire servizi illegali come prostituzione, droga, riscossione di somme indebite, dette anche "pizzi", da chi ha attività private ecc. Spesso la criminalità organizzata arriva a uccisioni di politici, di magistrati, di giornalisti ecc...
A volte la società reagisce creando movimenti. Ne è un esempio il movimento "Ammazzateci tutti" formato inizialmente da un gruppo di giovani di Locri, a seguito dell'omicidio del vicepresidente della Regione Calabria nel 2005, al quale si sono aggiunte persone adulte. Il movimento ha creato anche un sito, ammazzatecitutti.org.
Gli attentati che hanno segnato la storia della criminalità organizzata sono quelli del 1992: al giudice Falcone, lungo la strada che porta dall'aeroporto di Punta Raisi a Palermo, e al giudice Borsellino a Palermo, in cui persero la vita, oltre ai due giudici, molte altre persone.
- I reati dei colletti bianchi: sono reati commessi da persone di elevata condizione sociale che approfittano del posto che occupano per commettere azioni illegali: smaltimento di rifiuti tossici non in sicurezza, abuso d'ufficio, falso in bilancio ecc.
NEI VIDEO CI SONO ESEMPI DI CRIMINI DI CRIMINALITA' ORGANIZZATA
3.4 Democrazia e totalitarismi
Da pag. 111 a pag. 114
Prima di parlare di democrazia e totalitarismi, ascoltiamo l'intervista RAI al filosofo torinese Norberto Bobbio (1909-2004).
Nell'intervista Bobbio definisce così la democrazia:
"Metodo per prendere decisioni collettive.
Si chiama gruppo democratico quel gruppo nel quale valgono almeno queste 2 regole:
1) Tutti partecipano alla decisione, direttamente o indirettamente;
2) La decisione viene presa, dopo ampia discussione, a maggioranza".
Vediamo ora le definizioni di "democrazia" e "potere", date da Max Weber e da Samuel Huntington:
Max Weber definisce lo Stato come un potere che è in grado di sottomettere gli altri poteri, ossia come un "monopolio di violenza legittima".
Secondo Weber un regime basato solo sulla forza non può durare che poco tempo.
Perché un potere duri, esso deve essere riconosciuto come legittimo da parte del popolo.
Secondo Max Weber i tipi IDEALI di potere sono 3:
- Tradizionale: deriva da una tradizione riconosciuta, come ad esempio il re;
- Carismatico: deriva dal riconoscimento di caratteristiche particolari o eccezionali di un individuo, ad esempio Ghandi o Hitler;
- Legale-razionale: deriva dalla razionalità delle norme.
Alcuni grandi presidenti associano il potere razionale a quello carismatico: ad esempio in J.F. Kennedy o in B. Obama.
Lo storico americano Samuel Huntington, nato a NewYork nel 1927 e morto nel 2008, ha teorizzato, nella storia moderna, tre "ONDATE" di democratizzazione, ossia una serie di passaggi da regimi autoritari a regimi democratici, concentrati in periodi di tempo ben determinato:
Le prime due ondate di democratizzazione sono state seguite da altrettante ondate di riflusso; la terza è, nel momento in cui Huntington scrive, in corso, ossia nel 1991.
Huntington schematizza le ondate nel seguente modo:
Prima ondata di democratizzazione (lunga) 1828-1926
Prima ondata di riflusso 1922-1942
Seconda ondata di democratizzazione (corta) 1943-1962
Seconda ondata di riflusso 1958-1975
Terza ondata di democratizzazione 1974.
Stati democratici, Stati totalitari e Stati autoritari
Il termine democrazia deriva da greco: δῆμος, démos popolo, e κράτος, krátos potere. Quindi, la democrazia è il "governo del popolo" e, secondo la definizione data da Abramo Lincoln Presidente degli Stati Uniti dal 1861 al 1865 che abolì la schiavitù, la democrazia è il governo del popolo, dal popolo e per il popolo".
I governanti di uno Stato democratico sono rappresentanti eletti dal popolo, attraverso il sistema della "rappresentanza". Diversa è, invece, la "democrazia diretta", nella quale i cittadini, ma solo una piccola minoranza, sono chiamati direttamente a decidere sulle questioni pubbliche, mediante il voto.
Lo Stato democratico si basa sui seguenti principi:
- Divisione dei poteri (il potere legislativo che fa capo al Parlamento ossia alla Camera dei Deputati e al Senato, il potere esecutivo che fa capo al Governo ossia al Presidente dei Ministri ai Ministri e al Consiglio dei Ministri, e il potere giudiziario che fa capo alla Magistratura);
- Costituzione: è l'atto normativo che definisce le regole fondamentali di un'organizzazione;
- Libertà di pensiero e di espressione;
- Uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge;
- Pluralismo delle idee attraverso la presenza di partiti politici.
Negli Stati totalitari, invece, le elezioni non ci sono e il potere è nelle mani di una sola persona o di un gruppo molto ristretto. La polizia è strumento di chi detiene il potere e non garanzia e protezione dei cittadini.
Due esempi di Stato totalitario:
Stato nazista e Stato sovietico.
Gli Stati autoritari si collocano, invece, tra lo Stato democratico e lo Stato totalitario, nel qual governa una élite.
Alcuni storici sostengono che come esempio di Stato autoritario possa essere indicato il fascismo in Italia e in Spagna, a differenza dello Stato totalitario nazista in Germania.
3.5 Carl Marx
Da pag. 123 a pag. 128
Marx aveva liquidato la sociologia come "spazzatura".
I principali sociologi tra la fine dell'Ottocento e il primi decenni del Novecento, ossia Max Weber, Georg Simmel e la Scuola di Francoforte, si pongono in contrasto con la prospettiva materialistica di Marx.
PER MARX IL SISTEMA ECONOMICO E' ALLA BASE DI TUTTO

Vita di Marx (tratta dagli appunti filosofici e non dal testo di sociologia)
Marx nasce a Treviri in Germania nel 1818 da un'agiata famiglia ebraica convertita al protestantesimo. Il padre è avvocato.
Dapprima si iscrive alla facoltà di giurisprudenza, successivamente si trasferisce da giurisprudenza a filosofia.
Si laurea in filosofia a Jena con una tesi dal titolo "Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro" (per Democrito gli atomi si differenziavano per forma, ordine e posizione, per Epicuro per forma, grandezza e peso. Per Democrito gli atomi avevano un moto proprio in uno spazio vuoto, per Epicuro gli atomi si muovevano con moto rettilineo e uniforme. Epicuro introduce il "clinamen" ecc...).
Dopo aver tentato, inutilmente, la carriera accademica, si dedica al giornalismo politico, diventando caporedattore della "Gazzetta renana".
Ma il giornale viene censurato e chiuso, proibito dal governo; Marx, così, nel 1843, è costretto a trasferirsi a Parigi dove conosce Engels che gli sarà amico per tutta la vita e che lo aiuterà, anche economicamente, nei periodi in cui verserà in miseria.
A causa delle sue vedute, sarà costretto a migrare continuamente: da Parigi, città dalla quale verrà espulso, a Bruxelles (sarà espulso anche da qui) e successivamente a Londra, dove lavorerà al British Museum, vivendo in condizioni economiche molto critiche.
Nel 1843 scrive la "Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico" (pubblicata nel 1927).
Nel 1845 scrive, insieme a Engels, "La Sacra famiglia".
Nel 1847 pubblica "La miseria della filosofia".
Nel 1847 si tiene, a Londra, il primo congresso della "Lega dei comunisti" al quale Marx non può partecipare.
L'anno dopo, nel 1848, la Lega dei comunisti gli commissiona un documento programmatico che Marx redige insieme a Engels, dal titolo: "Manifesto del partito comunista".
Nel 1861 fonda "L'Associazione internazionale dei lavoratori".
Nel 1866 scrive la sua opera maggiore, "Il Capitale", che viene pubblicato l'anno dopo, mentre il secondo e il terzo volume saranno pubblicati postumi, grazie al lavoro di Engels che riorganizzerà i suoi manoscritti.
Marx scrive: "I filosofi hanno interpretato il mondo, ora si tratta di trasformarlo". Con questa frase egli intende dire che ciò che conta è l'azione, in particolare l'azione rivoluzionaria (che chiama "praxis").
Secondo Marx i tratti della civiltà moderna sono l'individualismo e l'atomismo, nel senso che il singolo è separato, è escluso dalla società. E lo Stato, riconoscendo i diritti di proprietà privata, favorisce l'individualismo. Dunque, la struttura dello Stato non favorisce la socialità.
Marx ritiene che l'unico modo per superare questa asocialità è l'eliminazione delle disuguaglianze tra gli uomini, in particolare l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.
Sarà compito del proletariato, perché privo di ogni proprietà, realizzare la "democrazia comunista", attraverso la rivoluzione.
Muore nel 1883 a Londra, a 65 anni, due anni dopo la morte della moglie Jenny von Estphalen, che aveva amato profondamente.
La critica all'economia borghese. L'alienazione.
Il pensiero di Marx si sviluppa nell'ambito della sinistra hegeliana.
(Alla fine degli anni Trenta - Hegel era morto nel 1831 - si riscontra uno sviluppo del pensiero teologico-religioso che crea due opposte correnti: una Destra hegeliana, costituita dai cosiddetti "vecchi hegeliani", e una Sinistra hegeliana, i cosiddetti "giovani hegeliani". La Destra sostiene possibile l'accordo tra la filosofia e la fede cristiana; la Sinistra assume una posizione di polemica nei confronti del cristianesimo e di qualsiasi religione rivelata.
Poi la disputa, da filosofica, si sposta sul terreno politico: la Destra, con i vecchi hegeliani, è a favore del regime mentre la Sinistra, con i giovani hegeliani, lo critica fortemente).
Nella "Critica alla filosofia hegeliana del diritto pubblico" di Marx, Marx intende capovolgere la filosofia idealistica di Hegel che dà un'immagine rovesciata della realtà - come in una camera oscura o nella retina dell'occhio.
Occorre, per usare un'espressione di Marx, "rimetterla con i piedi all'ingiù e la testa all'insù muovendo dalla terra al cielo" nel senso che non si può spiegare il mondo con una formula metafisica: la dialettica storica non è rappresentata dallo spirito, come voleva Hegel, ma dalla struttura economica e dalle classi sociali:
il limite della filosofia di Hegel sta, secondo Marx, nell'aver considerato il lavoro solo in senso positivo, ossia come un processo dello spirito verso il sapere, senza coglierne gli aspetti negativi, cioè senza aver colto l'alienazione dell'uomo nel lavoro.
Marx approfondisce lo studio del concetto di alienazione:
Egli interpreta l'alienazione come condizione patologica di SCISSIONE, di dipendenza e di autoestraniazione dell'operaio salariato nella società capitalistica.
L'alienazione è descritta da Marx sotto quattro aspetti:
1) L'operaio è alienato, cioè è scisso, rispetto al prodotto: egli produce un oggetto che non gli appartiene;
2) L'operaio è alienato rispetto all'attività che svolge: l'attività è un lavoro "forzato" nel quale, per di più, egli diventa strumento per fini a lui estranei;
3) L'operaio è alienato rispetto alla propria essenza: l'essenza del lavoratore dovrebbe essere quella di libertà e creatività;
4) L'operaio è alienato rispetto al prossimo, intendendo per prossimo colui che egli sente come prossimo, ossia il capitalista, che lo tratta come mezzo; di conseguenza, si sente alienato nei confronti dell'intera umanità.
Secondo Marx la causa dell'alienazione risiede nella proprietà privata dei mezzi di produzione. Pertanto, la dis-alienazione dell'uomo si identifica con il superamento del regime della proprietà privata e con l'avvento del comunismo.
L'analisi del capitalismo oggi: delocalizzazione
Pag. 126 e pag. 127
Oggi, nelle società globali c'è un meccanismo che provoca conflitti e dibattiti: la delocalizzazione.
Delocalizzare significa spostare una fabbrica da un Paese, dove il costo del lavoro è alto, a un altro Paese, in cui il costo del lavoro è più basso.
Valore d'uso, valore di scambio, plusvalore
Scheda a pag. 125 del testo in adozione, di sociologia (ma sintesi tratta dal testo di filosofia)
Quando Marx parla di merce e di valore, fa una distinzione tra "valore d'uso" e "valore di scambio" di una merce:
Una merce deve possedere un "valore d'uso" (utilità), in quanto deve poter servire a qualcosa, è il "servire a qualcosa", ossia essere utile, perché nessuno acquista qualcosa che non soddisfi determinati suoi bisogni, sia che che tali bisogni "provengano dallo stomaco, sia che provengano dalla fantasia".
In secondo luogo una merce, per essere veramente tale, deve possedere un "valore di scambio" che le garantisca la possibilità di essere scambiata con altre merci.
Ma in che cosa risiede il valore di scambio di una merce? Esso dipende dalla quantità di lavoro socialmente necessaria per produrre la merce in questione: più lavoro è necessario per produrla più essa vale.
Marx analizza anche altri fattori che determinano il prezzo di una merce.
La convinzione che alla radice della merce e dei prezzi ci sia il lavoro porta Marx a contestare il cosiddetto feticismo delle merci che consiste nel considerare le merci come entità aventi valore di per sé, dimenticando che esse sono invece il frutto dell'attività umana e di determinati rapporti sociali.
Plusvalore
Il lavoratore avrebbe diritto a ricevere una retribuzione pari al valore della merce che egli produce. In realtà una parte del suo lavoro gli viene alienata.
Così, se ad esempio l'oggetto prodotto dall'operaio ha il valore corrispondente a dieci ore di lavoro, il salario che gli viene corrisposto è equivalente al lavoro di sei ore.
La differenza tra lavoro e salario rappresenta il profitto dell'imprenditore, che è definito da Marx plusvalore.
Il capitale, quindi, è il frutto del lavoro altrui non pagato.
Il plusvalore permette di concentrare gli strumenti di produzione in una piccola minoranza che sfrutta l'immensa maggioranza dei lavoratori, e quindi l'accumulazione del capitale.
IMPORTANTE: Leggere insieme la scheda n. 12 da pag. 126 a pag. 127: Attualità, I nuovi schiavi (In India, in Cina ecc...)
PAUSA CON RIFLESSIONI
3.6 Max Weber
Da pag. 129 a pag. 134

Max Weber nel 1894
Max Weber è importante per il "Metodo", nello studio delle scienze storico-sociali.
Nasce a Erfurt in Germania nel 1864 da un famiglia borghese medio-alta: il padre è membro del Parlamento tedesco, per questo la sua casa è frequentata dagli intellettuali tedeschi più famosi del tempo.
La madre è calvinista.
Si iscrive dapprima alla facoltà di Giurisprudenza a Heidelberg, dove aveva studiato il padre, poi all'Università di Berlino dove ottiene il dottorato e la libera docenza.
Nel 1893 si sposa con Marianne Schnitger, più tardi sociologa, nonché curatrice, postuma, delle opere del marito.
Nel 1894 viene nominato professore di economia all'università di Friburgo e poi di Heidelberg. Contemporaneamente studia storia e filosofia.
Nel 1897, a seguito della morte del padre, si ammala di depressione, tanto da abbandonare, fino alla fine del 1902, l'attività didattica e scientifica (fra le cure, oltre a un soggiorno in ospedale, si ricorda un viaggio in Italia).
Guarito, nell'autunno 1903 rinuncia al posto di professore.
Nel 1904 pubblica il saggio "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo".
Nello stesso anno visita gli Stati Uniti.
Grazie a un'ingente eredità, nel 1907 si dedica a tempo pieno ai suoi studi, senza essere costretto a tornare alla docenza.
Nel 1909 fonda l'"Associazione Sociologica Tedesca".
Nel 1913 scrive il saggio "Alcune categorie della sociologia comprendente".
Nel 1914 scrive "L'oggettività conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale".
Durante la prima guerra mondiale presta servizio come direttore degli ospedali militari di Heidelberg e al termine del conflitto torna all'insegnamento, alla cattedra di Economia, prima a Vienna, e nel 1919 a Monaco di Baviera, dove guida il primo istituto universitario di sociologia in Germania.
Nel 1918 contribuisce alla stesura della Costituzione della Repubblica di Weimar.
Muore nel 1920, all'età di 56 anni, per influenza.
"L'etica protestante e lo spirito del capitalismo": è l'opera nella quale studia l'impatto della religione sul sistema economico. E' la religione che determina la ricchezza o la povertà in un Paese (ad esempio il confucianesimo e il taoismo sono la causa del mancato sviluppo economico in Cina).
Secondo Weber la visione del materialismo proposta da Marx non è l'unica visione possibile per spiegare i meccanismi sociali.
Secondo Max Weber lo spirito del capitalismo va cercato in altre vie:
Le idee protestanti calviniste avrebbero contribuito, secondo lui, a sviluppare il capitalismo occidentale, (si ricordi che la madre era calvinista), perché l'etica dei protestanti approvava il lavoro, le imprese, gli investimenti e la creazione della ricchezza in generale e la considerava una sorta di "vocazione".
Il denaro, quindi, dai protestanti è considerato come un segno di "predestinazione".
Max Weber era giunto a queste conclusioni dopo aver osservato che il centro economico dell'Europa si era spostato dalle nazioni cattoliche, Francia, Spagna e Italia, alle nazioni protestanti, ossia Olanda, Inghilterra, Scozia e Germania, dove l'economia capitalistica si era sviluppata maggiormente. E aveva notato anche che le famiglie di maggior successo economico erano quelle dei protestanti.
Per Max Weber a impedire lo sviluppo delle economie sono stati il cattolicesimo romano in Italia e il buddhismo e il confucianesimo in Oriente.
Nel suo saggio "L'etica protestante e lo spirito del capitalismo" si legge:
"Lo sviluppo del concetto di vocazione ha dato all'imprenditore moderno una coscienza pulita e lavoratori operosi".
Mentre la religione cristiana ha il rigetto per le questioni terrene, inclusa la ricerca del sistema economico, il protestantesimo, e soprattutto il calvinismo, incoraggia la ricerca razionale del guadagno e delle attività economiche ad esso relative e gli assegna un valore spirituale e morale.
L'etica calvinista motiva i credenti a lavorare duramente, ad avere successo negli affari e a investire i profitti in ulteriori attività economiche.
Per avere la salvezza, l'individuo deve agire.
La ricchezza è vista come un segno della benevolenza divina e della salvezza nell'aldilà e chi è spinto verso la ricchezza non è giudicato come spinto da basse pulsioni, quali l'ambizione e l'avidità.
Il metodo e la conoscenza scientifica
Max Weber, insieme a Durkheim, ritiene che il metodo di ricerca nella sociologia debba essere costruito come nelle scienze naturali.
Riprendendo la distinzione dello storicismo tedesco, Weber distingue le scienze naturali, matematica, fisica, chimica e biologia, dalle scienze dello spirito, o scienze umane, ossia sociologia, antropologia, psicologia, economia e linguistica che hanno lo scopo di comprendere il senso delle azioni, cioè di comprendere il senso che il soggetto (chiamato da Weber: agente) dà alle proprie azioni e, per questo, la sociologia è da lui definita "sociologia comprendente".
Nel suo scritto "L'oggettività conoscitiva della scienza sociale e della politica sociale" del 1914 afferma l'importanza di un "metodo oggettivo" che possa spiegare le scienze sociali:
Le scienze storico-sociali sono oggettive se rinunciano ai giudizi di valore e si limitano alla mera descrizione dei fatti: Weber, a tale proposito, introduce il termine "AVALUTATIVITA'", ossia l'assenza di giudizi di valore nel corso di un'indagine storico-sociale; il ricercatore che si basa sulla avalutatività deve limitarsi a chiarire il significato dei valori che ispirano le scelte, ma non deve assumerli come criterio di giudizio.
La tipologia dell'agire
Nel saggio "Alcune categorie della società comprendente", Weber ricerca le "regolarità" che nella vita sociale si producono. Arriva a teorizzare una griglia, con 4 tipi di agire:
- L'agire razionale rispetto allo scopo: è l'agire dopo aver valutato razionalmente i mezzi e lo scopo, in particolare i mezzi rispetto allo scopo;
- L'agire razionale rispetto al valore: è l'agire in base a una credenza, prescindendo dalle sue conseguenze;
- L'agire affettivamente: è l'agire secondo le emozioni e gli stati d'animo del momento;
- L'agire tradizionalmente: è l'agire per abitudine.
Secondo Weber la società sua contemporanea è quella caratterizzata dall'agire razionale rispetto allo scopo: si tratta di un mondo in cui la razionalità, orientata esclusivamente alla realizzazione di scopi pratici con la massima efficienza, determina una serie di costrizioni dalle quali l'uomo non può liberarsi.
Quindi per Weber le conseguenze della razionalizzazione non sono sempre positive, perché soffocano lo spirito umano.
Per far comprendere questo concetto, usa la metafora della "gabbia d'acciaio", che è una prigione mentale di regole, convenzioni e norme da rispettare, ad esempio nella burocratizzazione del pubblico impiego.
Il potere
Come già accennato nel paragrafo 3.4, anche lo studio della politica deve essere ricondotto a quello della sociologia.
Secondo Weber un regime basato solo sulla forza non può durare che poco tempo.
Perché un potere duri, esso deve essere riconosciuto come legittimo da parte del popolo.
Elenca 3 tipi di legittimazione, (3 tipi ideali) del potere:
- Tradizionale: deriva da una tradizione riconosciuta, come ad esempio il potere di un re;
- Carismatico: deriva dal riconoscimento di caratteristiche particolari o eccezionali di un individuo, ad esempio in Ghandi o Hitler. Si tratta di un tipo di autorità irrazionale;
- Legale-razionale: deriva dalla razionalità delle norme, e quindi dalla convinzione della legalità di coloro che comandano.
Secondo Weber ogni società contiene un misto dei 3 tipi di autorità, nella quale, tuttavia, c'è una predominanza di un solo tipo.
PS.
Alcuni grandi presidenti associano il potere razionale a quello carismatico: ad esempio in J.F. Kennedy o in B. Obama.
3.7 Georg Simmel
Da pag. 135 a pag. 139
Georg Simmel
Georg Simmel nasce nel 1858 a Berlino.
E' ricordato come il fondatore della "sociologia formale" e come il "sociologo della cultura metropolitana", infatti:
- La sociologia è una scienza formale, con forme e contenuti;
- Concentra i suoi studi sugli stili di vita nelle città.
In un contesto sociologico in cui predomina il positivismo che trascura l'individuo, Simmel, al contrario, indaga sull'individuo (non la società) in senso filosofico (e in questo si avverte l'influenza di KANT), antropologico, psicologico ed estetico.
Secondo Simmel la "conoscenza è una costruzione di secondo livello", non è una fotografia della realtà come sosteneva il positivismo.
Simmel così scrive "il contenuto di ogni scienza non si basa su semplici fatti oggettivi ma implica un'interpretazione dei fatti, sulla base di categorie apriori".
La "forma" e il "contenuto"
Nel processo di conoscenza, Simmel parla di forma e contenuto.
La sociologia è una scienza formale, che descrive le relazioni in tempi e luoghi differenti.
Per "forma"intende la configurazione delle relazioni umane.
Egli individua alcune categorie senza le quali la società non potrebbe esistere e le chiama gli "apriori della sociologia".
Per "contenuto" intende le motivazioni: fame, fede, amore, lavoro ecc... (attenzione: la fame può diventare forma all'interno del modello sociale del pasto).
Per indicare il legame sociale indica il termine "liaison".
La sociazione
Per "sociazione" Simmel indica una qualsiasi unione: ad esempio tra colleghi, oppure all'interno di un club, o tra i partecipanti a una riunione, tra un gruppo di amici, tra la folla in una strada ecc...
Essa include interessi, desideri ed emozioni che emergono dal reciproco relazionarsi.
Secondo Simmel ogni individuo vede l'altro nella sua specifica collocazione sociale e non in altro modo. Ad esempio: l'insegnante è solo l'insegnante e non se ne coglie il resto, come madre o padre, come moglie o marito, compagno o compagna ecc...).
La società è composta da elementi disuguali, che occupano un posto determinato, garantito dalla professione svolta.
Il cittadino moderno
Nel libro "La metropoli e la vita dello spirito" del 1903, Simmel afferma che nelle città gli individui sono sovraesposti da un punto di vista sensoriale e, per difendersi, assumono un atteggiamento di "indifferenza".
Nella città la famiglia e il vicinato perdono il loro peso, rispetto alle piccole comunità, e vengono sostituiti da mille contatti superficiali.
La città è una "massa" che si impone oggettivamente e che, se da un lato offre le basi per la crescita individuale e la possibilità di emanciparsi, dall'altro schiaccia la creatività individuale.
Da filosofico.net
METROPOLI E PERSONALITA'
Simmel ha formulato interessanti riflessioni di carattere sociologico in virtù delle quali viene considerato uno dei padri della sociologia. In particolare nel breve saggio "Metropoli e personalità", egli individua alcuni caratteri essenziali della metropoli del proprio tempo fornendo chiavi interpretative che tuttora, trascorso parecchio tempo e cambiate radicalmente le condizioni di vita dell'uomo, risultano di estremo interesse e attualità. Simmel guarda, con un certo distacco, la metropoli, gli uomini che la popolano, le interazioni sociali che in essa si verificano e confronta quanto osservato con i corrispondenti fenomeni che avvengono in una piccola città. Dal confronto emergono due osservazioni, due differenze sostanziali fra metropoli e piccole città o ambienti rurali dalle quali Simmel trae due categorie interpretative che, utilizzate congiuntamente, permettono di spiegare alcuni fenomeni metropolitani:
1) osservazione di carattere neuro-psicologico: nella metropoli gli abitanti ricevono un ricco insieme di stimoli che si evolvono e cambiano rapidamente: c'è un susseguirsi di impressioni e immagini che affollano la mente.
Spostandosi in ambiente rurale, da tale ritmo veloce, si passa ad un ritmo lento. Il ritmo della vita e delle immagini sensorie mentali scorre più lentamente, più abitudinariamente e con maggior uniformità.
2) osservazione di carattere economico: la città è sede dell'economia monetaria. Qui tutti gli scambi sono regolati con il denaro. Per dirla con Simmel, "l'economia del denaro domina la metropoli". Il baratto, lo scambio diretto di beni, spariscono e chi produce lavora per il mercato, per un consumatore che non conosce e che non incontra mai direttamente, un consumatore che effettua i propri acquisti presso vari commercianti, intermediari che grazie all'esistenza del denaro possono più facilmente speculare sugli acquisti e sulle vendite ricavando un guadagno personale senza aver realizzato alcun prodotto. In realtà all'origine dello sviluppo dell'economia del denaro e della divisione del lavoro sta la rivoluzione industriale, il mutamento delle modalità di produzione e del sistema di scambi. Ma a Simmel non interessa indagare tale circostanza; egli intende soprattutto esaminare le peculiarità psicologiche del carattere degli individui che abitano in un'area urbana e le conseguenti interazioni sociali.
CARATTERISTICHE dell'ambiente metropolitano
1) Intellettualità sofisticata: la prima di queste caratteristiche consiste nell'intellettualità sofisticata, nel distacco e nella razionalità che, secondo Simmel, sono tipiche dell'uomo metropolitano. Come conseguenza della prima osservazione che vede la metropoli luogo di sovrastimolazione sensoriale Simmel, utilizzando un approccio evoluzionista, deduce che necessariamente l'uomo metropolitano, per adattarsi all'ambiente, ha sviluppato un organo di difesa che lo protegge dagli eccessivi stimoli a cui è sottoposto:
l'INTELLETTO.
Ha imparato a rispondere ai numerosi stimoli che lo colpiscono reagendo con l'intelletto anziché con il CUORE. Per difendere, tutelare la propria vita soggettiva contro il potere opprimente della vita metropolitana il cittadino ha sviluppato una intellettualità sofisticata, una indifferenza per qualsiasi individualità e un'abitudine ad instaurare rapporti formali e distaccati.
E' facile osservare che gli abitanti di una grande città hanno una sorta di riservatezza, riserbo, indifferenza verso gli altri concittadini. Ciò perché se ai continui contatti esterni con innumerevoli individui corrispondessero altrettante reazioni interne, come avviene nelle cittadine dove si conoscono quasi tutte le persone che si incontrano, sarebbe impossibile condurre normalmente la propria vita quotidiana. Il risultato di questo riserbo è che spesso non si conoscono neppure superficialmente quelli che sono stati per anni i nostri vicini.
Il denaro
Anche il carattere monetario dell'economia cittadina contribuisce a spiegare, accrescere e rafforzare l'intellettualità, la razionalità del cittadino metropolitano. L'uomo abituato a rapportare tutto con il denaro acquisisce un atteggiamento pragmatico nel trattare gli uomini e le cose, un atteggiamento in cui a una giustizia formale si unisce una durezza spietata. Il denaro riduce qualsiasi qualità e ogni individualità alla domanda: quanto?" L'altro viene ad essere considerato solo, o prevalentemente, in termini di un egoistico tornaconto personale. Ciò che interessa è solo il rendimento oggettivo misurabile. Così le relazioni, le interazioni con gli altri divengono quasi sempre delle pure contrattazioni. Dunque l'uomo è spinto, condizionato, anche dall'ambiente economico in cui vive a rapportarsi con i propri simili utilizzando l'intelletto anziché il cuore.
2) L'atteggiamento blasé (distaccato, indifferente): Un'altra caratteristica tipica dell'ambiente metropolitano è l'atteggiamento blasé: l'individuo ostenta indifferenza e scetticismo e risponde in maniera smorzata a un forte stimolo esterno a causa di una precedente sovrastimolazione, o meglio in conseguenza di stimolazioni nervose in rapido movimento, strettamente susseguentesi e fortemente discordanti. La più immediata causa all'origine di questo atteggiamento è la sovrastimolazione sensoriale offerta dalla città.
Il cittadino sottoposto a continui stimoli in qualche modo si abitua, diviene meno recettivo. Il susseguirsi quotidiano di notizie ed emozioni fa divenire tutto normale, consuma le energie. Così subentra un'incapacità di reagire a sensazioni nuove con la dovuta energia e questo costituisce quell'atteggiamento blasé che, infatti, ogni bambino metropolitano dimostra a paragone di bambini provenienti da ambienti più stabili e tranquilli. Gli aspetti economici, l'economia monetaria e la divisione del lavoro alimentano anch'essi l'atteggiamento blasé. Il denaro è l'equivalente, l'unità di misura e spesso l'unico termine di confronto, di tutti gli innumerevoli oggetti, fra loro molto diversi, di cui dispone l'uomo.
Oggetti peraltro acquistati da un mercante e non da chi con fatica ed intelligenza li ha prodotti. Naturale conseguenza è la perdita dell'essenza e del significato delle cose. Tutto diventa opaco, la valutazione pecuniaria dell'oggetto finisce col divenire più importante delle sue stesse caratteristiche. Così si acquisisce l'insensibilità ad ogni distinzione, che è un'altra caratteristica dell'atteggiamento blasé.
3) La monetizzazione del tempo: Ulteriore caratteristica metropolitana è la precisione con cui tutto è misurato, monetizzato e calcolato. Anche il tempo delle persone, quindi la loro vita o parte di essa, viene accuratamente misurato e monetizzato. Nella metropoli gli individui agiscono in modo sincrono. L'orologio permette e regola il funzionamento di tutte le metropoli, misura la vita e ne consente una quantificazione economica, la monetizzazione del tempo. L'importanza assunta dal tempo, dalla più rigida puntualità nelle promesse e nei servizi e quindi dal corrispondente strumento di misura: l'orologio, è conseguente soprattutto alla complessa organizzazione della vita metropolitana, alla divisione e specializzazione del lavoro. Organizzazione che a sua volta deriva dall'elevato numero di persone che vivono nella stessa città e quindi dalle inevitabili distanze che separano individui luoghi ed attività e che rendono ogni attesa e ogni appuntamento mancato un intollerabile spreco di tempo che la società non può permettersi.
La maggiore libertà possibile (libertà e solitudine)
La metropoli è anche il luogo della società in cui, secondo Simmel, l'uomo gode della maggior libertà possibile. Libertà che deriva proprio dalle caratteristiche fin qui descritte ed in particolare da quel riserbo, quell'indifferenza e quel distacco che caratterizzano i rapporti interpersonali metropolitani.
Dunque l'uomo metropolitano è libero rispetto alla meschinità e ai giudizi che limitano l'uomo della piccola città. Purtroppo l'altra faccia di questa maggior libertà è che nella folla metropolitana ci si sente tanto soli e sperduti come non mai. E ciò non deve stupire perché non è assolutamente stabilito che la libertà dell'uomo assuma per la sua vita emotiva un ruolo confortevole.
Evoluzione umana e sociale
Nella metropoli Simmel individua inoltre alcuni aspetti dell'evoluzione umana e sociale conseguenti soprattutto alla rivoluzione industriale. Mentre l'uomo primitivo conquistava la propria sopravvivenza nella quotidiana lotta contro la natura il cittadino moderno, dice Simmel, combatte ogni giorno contro il livellamento e lo sfruttamento perpetrato ai suoi danni dalla società e dalla tecnologia. Attraverso queste battaglie, il cittadino difende la propria sopravvivenza fisica e sociale, la propria posizione. La città ospita una molteplicità di imprese e di organizzazioni che necessitano di una ricca serie di servizi. Nel contempo la concentrazione di persone e la loro lotta per conquistare una propria individualità emergendo sugli altri spinge ciascuno a specializzarsi in una funzione in cui non possa essere facilmente sostituito da un altro. Si può quindi affermare che la vita cittadina ha trasformato la lotta con la natura per il sostentamento in una lotta tra uomini per il guadagno, guadagno che non è offerto dalla natura, ma da altri uomini.
3.8 Vilfredo Pareto (NB NO: NON STUDIARE PARETO IN QUESTO CAPITOLO: PARETO SARA' OGGETTO DI UNO STUDIO SUCCESSIVO)
Da pag. 139 a pag. 140

Link VIDEO RAI DI 2 MINUTI, CON IL PROF MAURO CANALI, DELL'UNIVERSITA' DI CAMERINO, SU PARETO E MUSSOLINI
Vilfredo Pareto nasce a Parigi nel 1848. Il padre è un ingegnere italiano.
Si laurea in ingegneria a Torino ma approfondisce gli studi di sociologia e di letteratura classica.
Ha rapporti di amicizia con Benito Mussolini.
E' tra i fondatori della "Teoria economica marginalista".
(Con il marginalismo si assiste a un'evoluzione soprattutto nell'ambito della teoria del valore: nell'impostazione marxista, ad esempio, è la quantità di lavoro che definisce il valore di un prodotto; invece in base all'impostazione marginalista il valore del prodotto riflette il grado di soddisfazione soggettiva che i consumatori attribuiscono ai diversi prodotti).
Nel 1916 Pareto pubblica il "Trattato di sociologia generale".
Ecc...
L'azione dell'uomo nella società
Secondo Pareto la maggior parte dei comportamenti dell'uomo è irrazionale perché, per definire razionale una condotta, occorre che i mezzi siano adeguati ai fini e che il soggetto che agisce sia consapevole della razionalità del suo agire, e questo non si verifica mai.
Questa carenza di rigore logico riguarda anche le teorie che vengono dichiarate scientifiche, come ad esempio il materialismo storico. Pareto critica la teoria della "lotta di classe" che non sarebbe una teoria ma semplicemente un desiderio.
Ecc...
3.9 La Scuola di Francoforte
Da pag. 141 a pag. 144
Da pag. 141 a pag. 144 con integrazioni filosofiche
La Scuola di Francoforte si sviluppa tra il 1920 e il 1970, ad opera di studiosi che gravitano attorno all'"Istituto per la ricerca sociale" che si trova a Francoforte.
L'atto di nascita della Scuola di Francoforte è l'uscita del primo numero della "Rivista per la ricerca sociale", nel 1923, diretta da Max Horkheimer.
La Scuola di Francoforte è formata da filosofi, psicanalisti-sociologi e critici letterari come i filosofi Max Horkheimer (1895-1973), Theodor Adorno (1903-1969) e Herbert Marcuse (1898-1979), lo psicanalista e sociologo Erich Fromm, il critico letterario Walter Benjamin.
Si tratta di autori tedeschi di origine ebraica, di stampo marxista, che rielaborano le teorie psicanalitiche di Freud e il pensiero filosofico di Hegel:
Da Marx riprendono lo studio della società, in particolare la distinzione delle classi;
Da Freud riprendono lo studio della personalità, il concetto di "introiezione" dell'autorità e il concetto della "ricerca del piacere - libido";
Da Hegel riprendono il discorso della dialettica della società.
Con l'ascesa al potere di Hitler in Germania nel 1933, la Scuola di Francoforte è costretta a trasferirsi, prima a Ginevra, poi a Parigi, infine a New York con la sede, per tutta la durata della guerra, alla Columbia University.
Dopo la fine della guerra, alcuni rimangono negli Stati Uniti, come Marcuse e Fromm, dove ridanno vita all'"Istituto per la ricerca sociale" con una nuova generazione di studiosi tra cui Alfred Schimidt e Jürgen Habermas , mentre altri, come Horkheimer e Adorno, tornano in Germania (Adorno e Horkheimer scriveranno insieme, nel 1947, "La dialettica dell'Illuminismo").
Anche Marcuse molti anni dopo tornerà in Germania dove morirà nel 1979.
Da un punto di vista sociale e storico, 3 sono gli eventi che influiscono sui loro studi:
1 L'avvento del nazismo, che conduce a una riflessione approfondita sull'autorità;
2 L'affermazione del comunismo sovietico;
3 Il trionfo della società tecnologica e "ricca".
I membri della scuola di Francoforte appartengono tutti a famiglie borghesi: il padre di Horkheimer è un industriale, di Adorno un commerciante di vini, di Walter Benjamin un mercante d'arte.
E' per questo che i loro studi si concentrano anche sulla figura genitoriale: il padre di famiglia imprenditore come fonte di autorità e modello di morale, modello che va in crisi per l'avvento del capitalismo e del fascismo.
Durante il periodo vissuto a New York, nel 1936 la Scuola di Francoforte, soprattutto Horkheimer e Marcuse, realizza uno studio dal titolo "Studi sull'autorità e la famiglia" che delinea, influenzata dal pensiero di Freud, l'acquisizione interiore del concetto di autorità, in modo inconscio e graduale nel bambino, attraverso l'autorità esercitata dalla figura paterna.
Nel libro viene analizzata la disgregazione dell'autorità paterna che sarebbe legata al cambiamento economico e politico nel passaggio dalla società borghese dell'Ottocento alla società capitalistica del Novecento.
Horkheimer e Adorno
Da pag. 143 a pag 144, con integrazioni filosofiche

Horkheimer e Adorno
Horkheimer
Horkheimer è, oltre che docente, anche direttore dell'"Istituto per la ricerca sociale" di Francoforte.
Di origini ebraiche, come già detto, durante il nazismo si rifugia prima a Parigi e poi negli Stati Uniti e alla fine della guerra fa rientro in Germania, con Adorno.
Nel 1947 Horkheimer pubblica a New York il saggio "Eclisse della ragione" in cui pone una distinzione tra "ragione oggettiva" e "ragione soggettiva".
La ragione oggettiva è quella analizzata dai grandi sistemi filosofici del passato, da Platone, Aristotele, San Tommaso, come una ragione in grado di cogliere l'oggettività, ossia l'universalità, e quindi in grado di conoscere e di indirizzare l'agire umano.
La ragione soggettiva, tipica della civiltà industriale, è invece in funzione soltanto di ciò che è "funzionale" ossia utile: si risolve nel solo sapere della tecnica.
Horkheimer e Adorno a New York vivono in grandissime difficoltà economiche per cui sono costretti a trasferirsi a Los Angeles. Qui, si ritrovano insieme ad altri esiliati di lingua tedesca come Brecht e Thomas Mann.
Le notizie negative che giungono in America dall'Europa li inducono a scrivere, insieme, nel 1947, "Dialettica dell'Illuminismo": il testo mira a smascherare le contraddizioni insite nell'idea di "progresso".
Il testo ha per oggetto l'uomo che finisce col diventare vittima della razionalità che egli stesso ha prodotto:
Secondo Horkheimer e Adorno l'Illuminismo, inizialmente simbolo di progresso, è poi sfociato in un uso spregiudicato dell'intelligenza finalizzata al calcolo dell'utilità; è, questo, un uso della ragione che ha assoggettato il mondo, con una "logica del dominio": dalla realizzazione dei primi utensili l'uomo è arrivato alla realizzazione della centrale atomica, con una dialettica autodistruttiva e un progressivo asservimento dell'uomo sull'uomo e, più in generale, un progressivo asservimento dell'individuo all'intero sistema sociale.
Il prezzo non è solo la mancanza di libertà ma la mancanza di felicità.
Il capitolo più noto di questo libro è quello dedicato a Ulisse e all'Odissea: l'Odissea rappresenta un viaggio a tappe analogo alle fasi di sviluppo della razionalità:
Ulisse, che si fa legare all'albero e chiude con la cera le orecchie dei suoi compagni perché non ascoltino le sirene, ossia il richiamo della natura, rappresenta l'uomo che, affidandosi alla razionalità, è costretto a reprimere i propri desideri, mentre i compagni di Ulisse, con le orecchie tappate, rappresentano la situazione della classe dei lavoratori che, ignari di quello che accade intorno, e quindi "apparentemente felici", guardano avanti tralasciando tutto ciò che è ai loro lati, ossia i richiami del piacere e la felicità.
Marcuse
Pag. 144

Nel 1964 Herbert Marcuse scrive "l'uomo a una dimensione", in cui descrive l'uomo membro della società di massa che, totalmente incastrato nel sistema, perde il senso critico.
Marcuse critica Weber, secondo il quale la razionalità tecnologica esprime la ragione e sostiene che, al contrario, la razionalità tecnologica ha un carattere profondamente irrazionale perché la tecnologia invade e distrugge lo spazio privato dell'uomo, determinando una realtà storica difficile da superare (proprio perché la tecnologia razionale è in grado di bloccare qualsiasi capacità critica).
La classe dominata, il proletariato, quindi, si integra e, di conseguenza, non può più essere il cardine della rivoluzione auspicata dagli intellettuali.
Marcuse, allora, teorizza un allargamento del proletariato a tutti i "reietti", gli "stranieri", gli "sfruttati" e i "perseguitati" sperando di trovare in loro una nuova base rivoluzionaria.
Leggere, da pag. 119 a pag. 120, "Eros e civiltà" di Herbert Marcuse
Leggere, da pag. 150 a pag. 151, il brano tratto da "L'uomo a una dimensione" di Herbert Marcuse
3.10 Weber e il tipo ideale NO
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3.11 Il pensiero critico NO
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Il 12 febbraio 2018 le studentesse A. D. e A. D. F. C a.s. 2017/2018, hanno presentato alla classe "La Scuola di Francoforte", in PowerPoint
L'8 marzo 2018 la studentessa L. R. a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe "Le stratificazioni sociali", in PowerPoint