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AA 2022/2023
IL GATTO NELL'ARTE
Il gatto nell'Antico Egitto era considerato sacro.
Apprezzato per la sua abilità nel cacciare roditori nocivi, quali i topi e i ratti, e nell'uccidere serpenti, quali i cobra, il gatto domestico divenne presso gli egizi un simbolo di grazia e benevolenza nei confronti dell'uomo.
Come espressione di massimo ossequio, dopo la morte i gatti venivano mummificati esattamente come gli uomini.

Statua egizia, 1000 a.C., bronzo, Metropolitan Museum, New York
Da https://online.scuola.zanichelli.it/artemondo-blog/2019/02/18/gatto/:
Per i Greci e i Romani il gatto non aveva un significato sacro e veniva raffigurato in modo meno solenne e più naturale.
In questo mosaico romano il gatto è stato rappresentato mentre afferra una pernice.

Mosaico pompeiano, I sec. d.C., Museo archeologico di Napoli
Nel Rinascimento (XV secolo) il gatto non è mai il protagonista di un dipinto. Ma se ne possono trovare tanti, anche nelle scene sacre.
In "San Girolamo nello studio" di Antonello da Messina ce n’è uno accoccolato in un angolo. La sua presenza ha un significato simbolico: rappresenta l’inganno e i bassi istinti da cui è bene guardarsi

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, 1475
Nell'"Annunciazione" di Lorenzo Lotto, invece, un gattino fugge spaventato inarcando la schiena all’arrivo dell’Arcangelo Gabriele nella stanza di Maria: simbolo della sconfitta del male.

Lorenzo Lotto, Annunciazione, 166x114 cm. 1534, olio su tela, Museo civico Villa Colloredo Mels, Recanati
Vi sono esempi anche nell’arte del Novecento

Franz Marc, (espressionismo), Il gatto bianco, 1912
TESTO di VICLA SGARAVATTI:
"Lorenzo Lotto aveva un’anima animalista e a lungo si è discusso sul significato del gatto al centro di questo quadro.
Spesso si è fatto un uso emotivo-sensoriale degli animali domestici nei dipinti, mantenendo comunque la funzione espressiva.
Il gatto è spesso legato al mondo stregonesco e demoniaco.
Nel XII secolo l’associazione gatto-diavolo era molto radicata. Intorno al 1180, Walter Map sosteneva che durante i riti satanici “il diavolo scende come un gatto nero davanti ai suoi devoti. Gli adoratori spengono la luce e si avvicinano al luogo dove hanno visto il loro maestro. Lo cercano nel buio e quando lo hanno trovato lo baciano sotto la coda”.
Tra le accuse mosse a gruppi religiosi eretici come i Catari e Valdesi vi era anche quella di adorare i gatti, mentre durante il processo ai Templari, all’inizio del XIV secolo, non mancava l’accusa di far partecipare i gatti alle cerimonie religiose e di pregare per essi. Quanto alle streghe, si credeva che tra i loro artifici vi fosse quello di assumere sembianze feline. Queste credenze erano così diffuse e radicate che papa Innocenzo VIII nel 1484 arrivò a dichiararlo solennemente: “il gatto è l’animale preferito del diavolo e idolo di tutte le streghe”. Fortunatamente, il gatto non ha sempre rappresentato una minaccia o un simbolo funesto. In Grecia e a Roma, si riteneva che fosse sacro a Diana e si racconta anche che la dea della caccia, per sfuggire al terribile Tifeo, avesse assunto le fattezze di un gatto.
Secondo alcuni, in quanto abile cacciatore, il gatto può essere paragonato a Gesù cacciatore di anime ed è per questo motivo che spesso compare nei dipinti di carattere religioso.
L’animale è anche dipinto accanto alla Madonna perché un’antica leggenda narra che la notte in cui Cristo venne al mondo una gatta diede alla luce i suoi gattini".