Lettura a pag. 152, da un brano di Freud tratto da "La mia vita, la psicoanalisi" del 1925: "Le cause della nevrosi".
Il 12 settembre 2017 la studentessa G. D. R. ha presentato Freud con il Power Point, da lei curato, riportato in fondo alla pagina
VERIFICA DI SCIENZE UMANE
ALUNNO
CLASSE IV C
DATA 28 settembre 2017
DOMANDE A RISPOSTA APERTA
FREUD
1 Etimologia e definizione
di “personalità” in psicologia
RISPOSTA: Deriva dal latino "per
sonàr" ossia "risuonare attraverso". I latini chiamavano
"persona" la maschera, in genere di legno, portata sulla scena dagli
attori dell'antica Grecia: i tratti del viso erano esagerati, perché potessero
essere visti meglio dagli spettatori e la bocca era fatta in modo da rafforzare
il suono della voce. Questo vocabolo viene oggi utilizzato per indicare
l'individuo rappresentato sulla scena, ossia il "personaggio".
Nell'uso comune, il termine "personalità" è sinonimo di
"carattere" e di "temperamento": si suole dire, ad esempio,
"quella donna ha una forte personalità" per dire che è una donna
forte.
Definizione: In psicologia
il termine "personalità" indica l'insieme delle caratteristiche del
comportamento che si mantengono stabili al variare degli ambienti e delle
situazioni.
2 L’isteria: etimologia, sintomi,
e approccio medico di Charcot
RISPOSTA: Etimologia: Il termine
isteria deriva dal greco ὑστέρα (hystera cioè utero) perché, erroneamente, era
attribuita, fin dai tempi antichi, solo alle donne.
Sintomi: determinava sintomi
fisici molto gravi, quali ad esempio paralisi, senso di soffocamento,
difficoltà visive o di parola, senza che il corpo fosse ammalato (sine
materia).
Approccio medico di Charcot:
L'isteria era stata già studiata dal medico psichiatra austriaco Joseph Breuer
e, in Francia, dal medico neurologo Jean-Martin Charcot (1825-1893) che aveva
cominciato a curarla con l'ipnosi.
3 Definizione di
“rimozione”, “atti mancati”, “lapsus”
RISPOSTA: La rimozione è il meccanismo
con cui un soggetto allontana dal pensiero cosciente le emozioni e i ricordi
che gli sono dolorosi oppure sgradevoli, "nascondendoli
nell'inconscio".
Gli "atti mancati"
sono "dimenticanze di atti, cioè di azioni", favorite da meccanismi
inconsci. Esempio: dimenticare un oggetto a casa di un amico potrebbe
significare voler tornare a casa sua, oppure, dimenticare un appuntamento
potrebbe significare sfuggire a un impegno che non si vuole sostenere.
I "lapsus",
invece, sono "errori", di udito o di scrittura o di parola, che si
fanno durante la giornata. Ad essi vengono attribuite erroneamente cause di
stanchezza, invece hanno a che fare con l'urgenza dell'inconscio di esprimersi. Esempio: dire "Alla gara sono arrivato primo", quando non
è vero, potrebbe significare che c'era il desiderio di arrivare primi.
4 I sogni e il loro
contenuto
RISPOSTA: I "sogni", secondo
Freud, hanno un contenuto manifesto (la "storia sognata" che si
ricorda al risveglio") e un contenuto latente (che nasconde il vero
significato del sogno), e interpretarli con il metodo delle libere associazioni
significa ricavare, dal contenuto manifesto, il contenuto latente ossia ciò che
razionalmente si rifiuta e che è proibito alla coscienza.
5 Le tre fasi descritte
nei “Tre saggi sulla teoria sessuale”
RISPOSTA: Nel 1905 Freud pubblica
l'opera "Tre saggi sulla teoria sessuale".
Egli sostiene che i bambini
abbiano, fin dalla più tenera età, una loro vita sessuale legata alle funzioni
vitali e al piacere fisico in senso lato.
Freud teorizza tre fasi:
1) La fase orale, nel primo
anno di vita, in cui il bambino trae piacere mettendo in bocca e succhiando
tutto ciò che gli capita tra le mani, ad esempio la sua stessa mano, un
oggetto, il lenzuolino;
2) La fase anale, nel secondo
anno di vita, durante il quale al bambino è richiesto il controllo
dell'evacuazione;
3) La fase fallica, dai 3 ai
5 anni, detta anche fase del "Complesso edipico", durante la quale il
bambino entrerebbe in una relazione più esclusiva col genitore di sesso opposto: con l'identificazione del maschio con il padre e della femmina con la madre ("Complesso di Edipo" per il bambino e "Complesso di
Elettra" per la bambina).
6 L’origine della nevrosi
dell’adulto
RISPOSTA: Secondo Freud le cause delle
nevrosi dell'adulto sono da ricercare nella prima infanzia. In particolare in una
“fissazione” della libido: essa può
avvenire nei primi tre stadi psicosessuali del bambino, sia se i suoi bisogni
non siano soddisfatti sia che siano eccessivamente e troppo facilmente
soddisfatti. Infatti, perché ci sia uno sviluppo psichico corretto, la libido
deve essere investita in ogni fase dello sviluppo, a cui è associato un
particolare conflitto che deve essere risolto prima di passare in modo fluido
alla fase successiva. Se questo non avviene l’adulto avvertirà ancora la
necessità di soddisfare bisogni relativi a quello stadio. Si dice allora che si
rimane “fissati”. Si può essere fissati ad uno o più stadi o a tutti gli stadi
e in grado diverso.
7 In che cosa consiste il
“metodo delle libere associazioni”
RISPOSTA: Il "metodo delle libere
associazioni": consiste nel chiedere al paziente di riferire qualunque
pensiero gli venga in mente, senza filtri né controlli.
Carl Gustav Jung
"Padre della PSICOLOGIA ANALITICA"
Una finestra sull'arte ... Biennale di Venezia 2013 "Il Palazzo Enciclopedico"
Da un articolo:
... Come miraggio che promette incanti, la Biennale di quest'anno accoglie i visitatori con la lusinga di figure fantasticate, per raccontare mondi diversi in nome di una storia antropologica dell'immagine che solleciti a rincorrere le illusioni, annullando le distinzioni tra dilettanti e professionisti; è così che l'ha voluta Massimiliano Gioni, perché accanto alle performance, alle opere contemporanee e del secolo passato che si dilatano ai Giardini, all'Arsenale, lungo le calli e i campielli che si affacciano sui Canali, vede esposti anche i lavori di autodidatti dai nomi sconosciuti; sono autori ossessionati dal sapere, che non hanno la pretesa di essere definiti artisti e che nell'atto della creazione avvicinano i confini della vita e della morte perché la vita non dà tregua. E trovano riparo nel sogno di visioni ultraterrene. ...
Il Padiglione Centrale si apre con il Libro rosso di Carl Gustav Jung, rosso perché rossa è la copertina; pare un codice miniato. Non contiene le sue teorie sull'inconscio collettivo ma i disegni di quando temeva di essere, egli stesso, sull'orlo della follia: dal 1913, per 16 anni, ve ne dipinge le sue visioni di Dio, iniziate ch'era ancora dodicenne.
IL FILMATO SOTTO LINKATO, BELLISSIMO, CONTIENE INTERVISTE AI FIGLI E AI NIPOTI DI JUNG, NONCHE' LETTURE TRATTE DAI SUOI SCRITTI E VIAGGI FATTI IN BARCA A VELA CON I FIGLI E CON I NIPOTI, E ANCHE LA COSTRUZIONE DI UNA TORRE A BOLLINGEN (VI IMPIEGA 12 ANNI) DOVE RINUNCIA ALLA CORRENTE ELETTRICA E ALL'ACQUA IN CASA (LA POMPA DA UN POZZO FUORI CASA). LA TORRE ERA INFESTATA DAI FANTASMI ... (VEDI MINUTO 31)
VITA
Pag 118
Carl Gustav Jung nasce nel 1875 in Svizzera.
Figlio di un pastore protestante, ha una vita travagliata da malesseri psichici.
Nel 1900 si laurea un medicina e inizia a lavorare nell'ospedale psichiatrico di Zurigo.
Nello stesso anno viene pubblicata l'opera di Freud "L'Interpretazione dei sogni". Jung ne scrive una recensione elogiativa.
Dopo sette anni, nel 1907, Freud e Jung si conoscono di persona: Freud ha 51 anni e Jung 32.
Nel 1909 iniziano a lavorare insieme, seppure a distanza: Zurigo-Vienna. Collaborano per quattro anni, fino a separarsi, nel 1913, per divergenze teoriche importanti.
Viaggia molto: in Africa, India e America per osservare da vicino le culture primitive.
Nel 1948 fonda l'Istituto che porta il suo nome il "Carl Gustav Jung Institut", a Zurigo, la cui produzione scientifica sarà ricchissima.
Muore a Zurigo nel 1961 all'età di 86 anni.
Le opere più importanti
"Il concetto di inconscio collettivo" del 1936;
"Psicologia dell'inconscio" del 1943;
"Ricordi, sogni, riflessioni" pubblicato nel 1962
Jung e Freud
PREMESSA
Da pag. 118 a pag. 119 e da pag. 123 a pag. 127
Se Freud viene considerato il fondatore della "PSICANALISI", Jung è considerato il fondatore della "PSICOLOGIA ANALITICA".
La teoria di Jung gravita attorno al concetto di "inconscio collettivo" che caratterizza tutta l'umanità: esso racchiude gli archetipi, ossia i simboli e le immagini, presenti in tutti gli esseri umani, che hanno il potere di condizionare il comportamento individuale.
Ma vediamo, nel dettaglio, questa teoria, insieme alle differenze con le teorie di Freud.
(Da pag. 118 a pag. 119)
Freud usa il termine libido col significato di energia sessuale, individuale, mentre per Jung esiste un'energia (psichica) generale, vitale, che non ha un'origine sessuale.
Di conseguenza, Jung non condivide la teoria del complesso edipico: secondo Jung i bambini assorbono le regole e gli stili della famiglia per vicinanza e identificazione, non passando attraverso i conflitti della sessualità infantile.
Quindi, Jung non crede che le radici delle nevrosi siano da ricercare nella prima infanzia come diceva Freud, ma da una "mancata integrazione tra coscienza e inconscio con i suoi contenuti. L'individuo si ammala quando non riesce a raggiungere i due obiettivi: l'adattamento alla richieste dell'ambiente e la realizzazione di se stessi" (pag. 123).
Di fronte a un paziente con una nevrosi possiamo dire che Freud avrebbe chiesto: "Da dove vieni?" Mentre Jung: "Dove stai andando? A quali difficoltà della vita vuoi sfuggire?"
Ma come arriva a queste ipotesi?
(Da pag. 123 a pag 217)
Fra il 1914 e il 1919, fase particolarmente dura per Jung, contraddistinta da una sua chiusura al mondo, Jung inizia a fare sogni premonitori che gli rivelano, fra le varie cose, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Questi sogni profetici lo convincono del fatto che gli uomini siano profondamente collegati al cosiddetto inconscio collettivo, impersonale e universale, il cui linguaggio è quello del mito e della psicologia arcaica.
Nel 1919 utilizza per la prima volta il termine "archetipo" per descrivere le immagini provenienti dall'inconscio.
Ma che cos'è questo inconscio collettivo?
L'inconscio non è, come sosteneva Freud, il luogo di raccolta dei contenuti psichici rimossi, che disturbano la coscienza, ma è il contenitore di immagini, figure, forme archetipiche universali ereditate dal passato (una sorta di DNA psichico) ovvero immagini universali prodotte dalle esperienze primordiali di tutta l'umanità.
L'inconscio collettivo include comportamenti e reazioni che appartengono all'intera umanità, per esempio i modi tipici di reagire in caso di paura, pericolo, nelle relazioni uomo/donna e via dicendo. Atteggiamenti che tutti gli uomini condividono, indipendentemente dall'etnia di appartenenza.
L'inconscio collettivo è una sorta di "memoria collettiva", i cui archetipi (o immagini) principali sono:
La Madre, il Senex, il Puer, l'Ombra, la Persona, l'Anima, l'Animus e il Sé.
(La Persona rappresenta il modo in cui vogliamo essere visti dagli altri. La persona è l'esteriorità, la facciata dietro la quale si cela l'essenza della personalità. Il suo opposto è l'Ombra che consiste in quelle caratteristiche che ognuno di noi desidererebbe nascondere sia a se stesso che agli altri. L'ombra è la parte oscura, l'animalità che l'educazione tende a cancellare ma che talvolta emerge ed esplode: per Jung è l'INCONSCIO.
La Persona e l'Ombra sono accessibili alla coscienza: possiamo conoscerle riflettendo su noi stessi. (attraverso varie strade: i sogni e l'analisi).
L'Animus è la parte maschile della donna. L'Anima è la parte femminile dell'uomo. Ecc.).
Riappropriandoci del linguaggio dei simboli, che l’uomo moderno ha dimenticato, potremmo, secondo Jung, imparare ad interpretare gli eventi che ci accadono anziché liquidarli come frutto del caso. Perché è proprio questa incapacità a farci sentire sconfitti e sopraffatti dagli eventi.
Solo accedendo ai nostri contenuti inconsci, iniziando ad interrogarci sul loro significato, sentiremo il bisogno di comprendere il vero significato di ciò che ci circonda.
In questo modo si può sfuggire alla tentazione di accusare gli altri o il mondo esterno dei nostri problemi, recuperando forza e responsabilità.
In tale ottica l’inconscio non è negativo, ma fonte di inesauribile conoscenza.
La dimensione inconscia più importante nella psicologia junghiana è il Sé, l'aspetto più autentico di noi stessi.
Il cammino difficile, ma entusiasmante, che compiamo nel nostro processo di crescita, alla "ricerca del Sé", è chiamato da Jung "processo di individuazione": si tratta di un processo che dura tutta la vita e porta l'individuo a definire il significato della propria esistenza (dall'infanzia all'adolescenza, ai trenta/quaranta anni, alla maturità e all'invecchiamento). Corrisponderebbe, se volessimo fare un paragone con la filosofia, al "Conosci te stesso di Socrate".
Tipi psicologici
Da pag. 121 a pag. 123
Nel 1921 Jung pubblica i risultati del suo lavoro sulla personalità nell'opera dal titolo "I tipi psicologici" nella quale teorizza due atteggiamenti presenti negli individui:
"l'introversione", ossia l'atteggiamento di chi trae le proprie motivazioni da fattori soggettivi, del mondo interno, e "l'estroversione", che è l'atteggiamento di chi trae le proprie motivazioni, con vivo interesse, dal mondo esterno, due funzioni complementari che sono presenti contemporaneamente, e in gradi diversi da individuo a individuo.
I due tratti non sono uno migliore dell'altro: si tratta di due elementi della personalità che promuovono competenze diverse.
La compensazione
La COMPENSAZIONE tra introversione ed estroversione è necessaria per il benessere psichico: Quando un tratto prevale decisamente sull'altro fino ad annullarlo, si attiva un processo di compensazione grazie al quale l'inconscio (personale) (Ombra) mette a disposizione l'aspetto mancante per equilibrare le due componenti.
Quindi, mentre per Freud l'inconscio è il luogo di raccolta dei contenuti psichici rimossi che DISTRURBANO la coscienza, per Jung l'inconscio può turbare la coscienza ma può anche SOCCORRERLA indicandole la via per una maggiore completezza.
La COMPENSAZIONE tra le caratteristiche coscienti e inconsce produce un effetto di autoregolazione della personalità, cioè di EQUILIBRIO.
Esempio: un uomo sicuro della sua virilità può essere apertamente tenero in quanto accoglie con serenità la sua parte femminile (la sua "Anima"). L'uomo incontra la donna primariamente dentro se stesso.
Quando gli OPPOSTI non si integrano fra loro, si possono presentare forme di disagio: la NEVROSI è quindi causata dalla mancanza di integrazione tra coscienza e inconscio.
Di qui la necessità della psicologia analitica, che segue nella propria indagine un metodo finalistico, il cui obiettivo è la ricerca del senso dei processi inconsci e della sofferenza psichica.
Fondamentale nella psicoterapia è, per Jung, la parola.
Ai concetti di estroversione e introversione Jung aggiunge la descrizione di 4 funzioni della psiche, che esistono in ogni individuo, ma in ciascuno predomina una funzione ponendo quella opposta in una posizione di inferiorità:
Pensiero;
Sentimento;
Sensazione;
Intuizione.
Sulla base delle nozioni di introversione, estroversione e delle 4 funzioni della psiche, Jung distingue otto tipi psicologici:
- Intellettuale estroverso: segue regole precise e prevedibili. Il suo pensiero è volto alla soluzione di problemi;
- Intellettuale introverso: manca di senso pratico; è spesso ostacolato da esitazioni e scrupoli;
- Sentimentale estroverso: si attiene ai valori; fa ciò che gli si chiede ed è molto emotivo;
- Sentimentale introverso: ipersensibile, non lascia entrare gli altri nella propria sfera emotiva;
- Sensoriale estroverso: apprezza i piaceri della vita, è socievole, si adatta facilmente alle persone e alle situazioni;
- Sensoriale introverso: è calmo e interessato al bello, gode degli aspetti estetici della vita;
- Intuitivo estroverso: ha talento per gli affari e la politica;
- Intuitivo introverso: è un sognatore ad occhi aperti, è facilmente considerato strano o eccentrico dagli altri.
Il concetto di complesso
Pag. 120
Il termine "complesso" che oggi usiamo nel linguaggio comune ("sei un complessato") è stato introdotto nella nostra cultura da Jung, in seguito a studi fatti, per associazioni verbali in un test che poi Jung abbandonò presto. Il test consisteva nel considerare i tempi intercorrenti (tempi di reazione) tra una "parola stimolo" suggerita dal medico a un paziente e la "parola risposta" del paziente.
Schemi tratti dal libro in adozione, online
La terapia junghiana non è definibile in modo rigido: ogni problema richiede un'impostazione terapeutica specifica e metodologie differenti, in base al paziente.
Nelle sedute junghiane paziente e psicologo si siedono l'uno di fronte all'altro: c'è un dialogo (nelle sedute freudiane il paziente è su un lettino e volge le spalle allo psicologo).
Per un approfondimento si legga:
Leggere, da pag. 155 a pag. 156, il brano di Jung, tratto dal suo libro "Ricordi, sogni e riflessioni" del 1961 pubblicato nel 1962, dal titolo: "La psicologia analitica".
Il 20 settembre 2017 le studentesse E. D. E. e A. D. F. hanno presentato Jung con il Power Point, da loro curato, riportato in fondo alla pagina
Alfred Adler
"Fondatore della PSICOLOGIA INDIVIDUALE"
VITA
Da pag. 127 a pag. 128
Nasce a Vienna nel 1870 da una famiglia di commercianti ebrei.
Si laurea in medicina nel 1895.
Inizia a lavorare come volontario nel policlinico di Vienna fondato per assistere gratuitamente i lavoratori.
Successivamente apre uno studio medico in un quartiere popolare della città.
Nel 1902 entra a far parte del gruppo degli psicanalisti seguaci di Freud ma nel 1911 lascia il movimento perché, a differenza di Freud che sottolineava il peso del passato e la dimensione inconscia della persona, Adler è rivolto al futuro e a una conoscenza dell'uomo in relazione al suo contesto.
Si occupa dei disagi, fisici e psichici, legati all'attività lavorativa.
Sviluppa una concezione originale dell'individuo; pone l'accento su un sapere pratico e operativo, volto a migliorare il benessere delle persone.
Fonda una scuola che chiama "Società per la psicologia individuale", i cui collaboratori si distinguono per il loro impegno sociale a favore delle classi più svantaggiate.
Durante la Prima Guerra Mondiale Adler lavora come medico militare.
Tornato a Vienna, si occupa di un programma educativo psicologico nelle scuole per studenti, insegnanti e genitori.
(Pag. 133: A tale scopo istituisce consultori per analizzare la situazione degli "alunni difficili". Alle riunioni, che generalmente si svolgono a scuola, sono invitati anche i genitori: Adeler parla del bambino sia con l'insegnante sia col genitore, per individuare strategie educative più efficaci.
Arriva a coinvolgere, nel suo progetto, 26 scuole.
Il suo obiettivo è quello di sviluppare nei bambini sia l'"affermazione di sé", sia il "sentimento sociale").
E' un brillante conferenziere, capace di entusiasmare il pubblico.
Nel 1932, a causa delle persecuzioni razziali, si trasferisce negli Stato Uniti.
Muore improvvisamente nel 1937 all'età di 67 anni, durante un viaggio in Scozia.
Le opere più importanti:
"Psicologia individuale e conoscenza dell'uomo" del 1926;
"Cos'è la psicologia individuale" del 1931.
Pag. 128: Così lo descrive il medico psicologo di Vienna Josef Rattner confrontandolo con Freud:
Adler era più umano di Freud, Freud era più colto ... Adler ... era un amico degli uomini. La volontà di conoscere coincideva con la volontà di aiutare: Freud, invece, era spinto più dall'ambizione di conoscere che dall'etica terapeutica.
Per la classe: Fare un confronto "fotografico" tra Freud e Adler.
Volontà di potenza e senso di solidarietà
Da pag. 128 a pag. 129
Adler non concepisce l'altruismo come semplice "fare del bene agli altri" ma come la contrapposizione di due forze in equilibrio tra loro:
l'"affermazione di sé" che mette in luce la "volontà di potenza", che impegna l'uomo a far valere i propri bisogni e a cercare il proprio vantaggio immediato, incurante dei problemi degli altri;
e il "senso di solidarietà" che è intimamente radicato nell'animo del fanciullo, e lo accompagna per tutto il corso della vita e, se le occasioni si prospettano favorevoli, si estende dalla famiglia al popolo e all'intera umanità. E' anche possibile che esso si allarghi al mondo animale, vegetale e agli oggetti, fino a raggiungere addirittura il cosmo.
Il senso di inferiorità e la nevrosi
Da pag. 129 a pag. 131
Secondo Adler la volontà di affermare se stessi deriva dalla percezione della propria debolezza.
La debolezza è una condizione fisiologica nelle prime fasi della vita, ma essa deve poi essere superata.
Alla debolezza tipica della prima infanzia, l'uomo reagisce con la "volontà di potenza".
Il senso di inferiorità si apprende nelle prime fasi della vita, spontaneamente: il bambino nasce inerme, dipende totalmente dagli altri. La sua dipendenza dagli adulti lo salva ma lo tiene in uno stato di sudditanza. Il suo attaccamento ai genitori è totale perché senza di loro non potrebbe sopravvivere.
E' da questa dipendenza totale che emerge il "senso di inferiorità".
Tale sentimento non viene superato nel corso dell'infanzia, anzi, si sedimenta nella mente profonda come un marchio.
Il grado di inferiorità aumenta quando le condizioni fisiche, sociali e soprattutto educative sono sfavorevoli.
La persona cerca di reagire attraverso un meccanismo che Adler chiama "protesta virile".
Essa porta il soggetto a cercare forme di compensazione, in modi diversi: nella sessualità, ad esempio con l'idea di essere attraenti, nelle relazioni, ad esempio diventando noti, o nella vita sociale, ad esempio cercando un ruolo di prestigio.
Quando però il soggetto trasforma la sua "protesta virile" in una forma di predominio, allora la compensazione può portare alla nevrosi. (Adler parla di "supercompensazione. Si legga il brano).
Il nevrotico non riesce a sviluppare l'equilibrio psichico.
Per mascherare la sua debolezza arriva a schiacciare gli altri.
La psicoterapia
Da pag. 131 a pag. 133
Il paziente nevrotico per superare tale condizione deve lasciarsi alle spalle l'antagonismo con gli altri, in un clima che privilegia la collaborazione con gli altri, e prendere contatto con il proprio sé creativo.
Nel corso della psicoterapia, l'analisi dei ricordi infantili ha un grande valore perché riflettono l'assetto mentale che l'individuo assume nell'affrontare i problemi.
Adler evidenzia, nel brano che segue, la relazione tra lo stato di un paziente e il senso di inferiorità provato nei confronti di un fratello più piccolo all'età di 4 anni:
Leggere con attenzione a pag. 131
Slide di Deascuola
La psicoterapia adleriana si sviluppa in 3 fasi:
- Comprendere il paziente e i suoi problemi;
- Il terapeuta deve rendere il paziente consapevole dello stile di vita che sta adottando;
- Una volta acquisita una visione obiettiva di sé, il paziente deve decidere se vuole modificare la sua vita e formulare, insieme allo psicoterapeuta, un "nuovo progetto esistenziale".
Secondo Adler il parametro per valutare il successo della terapia è la capacità, da parte del paziente, di far fronte ai propri compiti in 3 ambiti:
- il lavoro;
- l'amore;
- l'amicizia.
Nella psicoterapia adleriana per cambiare non basta capire ma anche agire, e per agire serve il "coraggio". Insegnare il coraggio deve essere l'obiettivo di ogni insegnante e genitore.
Nel saggio "Conoscenza dell'uomo" del 1927, teorizza i concetti principali della psicologa individuale:
- Il Principio dell'Unità: l'uomo è un tutto unico e indivisibile, e non diviso tra conscio e inconscio oppure fra Io, Es e Super-Io;
- Il Principio del dinamismo: la vita non può essere concepita senza movimento: Adler sottolinea la tendenza dell'uomo verso una meta;
- Il Principio dell'influenza cosmica: il senso di comunità talvolta si limita all'appartenenza alla famiglia, ma può estendersi alla nazione o addirittura all'umanità e in senso ancor più ampio agli animali, alle piante, agli esseri inanimati e, infine, all'universo intero.
La psicologia adleriana non considera mai l'individuo in una posizione isolata o statica ma lo vede sempre alla luce delle sue azioni e all'interno delle relazioni.
L'influsso dell'opera di Adler
Da pag. 133 a pag. 134
A differenza delle scuole di formazione per i terapeuti freudiani e junghiani, non esistono scuole di formazione adleriana, o comunque sono poche.
Eppure, Adler ha influenzato moltissimi campi del sapere che oggi utilizzano i suoi concetti sui seguenti temi:
- il senso di inferiorità;
- la vita relazionale dell'uomo;
- le malattie professionali;
- le pratiche pedagogiche;
- l'attenzione al saper fare e al saper agire.
Leggere a pag. 156, il brano di Adler, tratto dal suo libro "Psicologia individuale e conoscenza dell'uomo" del 1926, dal titolo: "Il senso d'inferiorità".
Anna Freud
Foto storiche
Sigmund Freud con la figlia Anna, Anna Freud giovane e fotografata nel 1957 all'età di 62 anni
VITA
Nasce a Vienna nel 1895. E' la più piccola dei sei figli di Freud.
Si diploma all'Istituto che forma le maestre di scuola elementare (Magistrale) e poi inizia la sua formazione psicoanalitica con un interesse rivolto prevalentemente all'infanzia.
Nel 1937 apre un asilo diurno per bambini poveri.
Nel 1938 si trasferisce a Londra con il padre per sfuggire alle persecuzioni naziste.
Finita la guerra, dà vita a una clinica per la terapia psicanalitica del bambino e della famiglia: la "Hamstead Child-Therapy-Clinic", ancora oggi esistente a Londra per la cura psicanalitica di bambini e genitori.
Muore a Londra nel 1982 all'età di 87 anni.
Fra le sue opere ricordiamo:
"Quattro conferenze sull'analisi infantile" del 1926;
"Conferenze per insegnanti e genitori" del 1930;
"L'Io e i meccanismi di difesa" del 1936.
Il suo ambito di studio è la psicoterapia infantile e lo sviluppo adolescenziale; le funzioni dell'Io; e il rapporto fra psicanalisi ed educazione.
Nell'"Io e le sue funzioni" Anna Freud studia le funzioni mediatrici dell'Io (funzioni mediatrici fra il Super-Io e l'Es) necessarie per l'adattamento della persona alla realtà, ed elenca le strategie, cioè i "meccanismi di difesa" che proteggono il soggetto dalla sofferenza e dall'angoscia. Ne vedremo 10.
Per Anna Freud tutta la vita psichica è il risultato di una continua lotta, fra pulsioni e leggi morali, che porta il soggetto ad acquisire un equilibrio che è, comunque, sempre precario, e ad acquisire una tranquillità che non è mai raggiunta una volta per tutte, ma è sempre relativa.
Durante tutta la vita l'individuo cerca di trovare forme di compromesso tra pulsioni aggressive da un lato e leggi morali dall'altro, che consentono di trasformare i contenuti inaccettabili in qualcosa che dà tregua e un certo adattamento sociale.
Una finestra sull'arte ...
"La persistenza della memoria", Salvador Dalì, 1931, olio su tela, 24x33, Museo di Arte Moderna, New York
È lo stesso Dalì a narrarci la gestazione dell'opera in "Vita segreta":
"E il giorno in cui decisi di dipingere orologi, li dipinsi molli. Accadde una sera che mi sentivo stanco e avevo un leggero mal di testa, il che mi succede alquanto raramente. Volevamo andare al cinema con alcuni amici e invece, all'ultimo momento, io decisi di rimanere a casa. Gala, però, uscì ugualmente mentre io pensavo di andare subito a letto. A completamento della cena avevamo mangiato un camembert molto forte e, dopo che tutti se ne furono andati, io rimasi a lungo seduto a tavola, a meditare sul problema filosofico dell'ipermollezza posto da quel formaggio. Mi alzai, andai nel mio atelier, com'è mia abitudine, accesi la luce per gettare un ultimo sguardo sul dipinto cui stavo lavorando. Il quadro rappresentava una veduta di Port Lligat; gli scogli giacevano in una luce alborea, trasparente, malinconica e, in primo piano, si vedeva un ulivo dai rami tagliati e privi di foglie. Sapevo che l’atmosfera che mi era riuscito di creare in quel dipinto doveva servire come sfondo a un’idea, ma non sapevo ancora minimamente quale sarebbe stata. Stavo già per spegnere la luce, quando d’un tratto, vidi la soluzione. Vidi due orologi molli uno dei quali pendeva miserevolmente dal ramo dell’ulivo. Nonostante il mal di testa fosse ora tanto intenso da tormentarmi, preparai febbrilmente la tavolozza e mi misi al lavoro. Quando, due ore dopo, Gala tornò dal cinema, il quadro, che sarebbe diventato uno dei più famosi, era terminato".
I meccanismi di difesa sono inconsci: si innescano provenendo dalla parte inconscia del soggetto.
Di seguito è riportato un elenco parziale:
Regressione: Indica il tornare a modalità relazionali tipiche di fasi precedenti dello sviluppo: l'Io si difende tornando indietro ad uno stadio precedente, poiché quello attuale provoca troppo dolore o ansia. Esempio: un adolescente adotta comportamenti infantili.
Rimozione: Consiste nell'inconsapevole cancellazione di un ricordo, di una esperienza, che il soggetto ha vissuto come acutamente angosciante o traumatizzante. Esempio: uno stupro.
Rivolgimento contro se stessi: Consiste nel dirottare un impulso aggressivo, che si prova nei confronti di qualcuno, verso se stessi. Esempio: il padre impedisce al figlio di uscire, il figlio picchia la testa contro il muro facendosi del male, per non aggredire il padre (perché non si sente di rivolgere la sua aggressività contro il padre).
Annullamento retroattivo: E' il compiere un'azione al fine di annullarne "magicamente" una precedente.
Esempio: una ragazza aggredisce una compagna in un momento di rabbia. Il senso di colpa, che segue, può indurla a diventare arrendevole e molto gentile verso tutti.
Altro esempio: compulsione a lavarsi, necessaria per annullare un atto ritenuto come "sporco" svolto in precedenza, reale o meno che sia. È un tipico meccanismo di difesa della nevrosi ossessiva.
Proiezione: Consiste nell'attribuire a un'altra persona i propri impulsi o fantasie inaccettabili. Esempio: un ragazzo molto invidioso di un amico può percepire che sia l'amico a essere invidioso di lui.
Introiezione: Processo di assimilazione e "assorbimento" dell'oggetto o di sue qualità, che vengono riconosciute come proprie. Le caratteristiche introiettate diventano indistinguibili (a livello rappresentativo) dal Sé. Non si tratta di una "copiatura", ma di un vero e proprio "assorbimento" della rappresentazione dell'oggetto e delle sue qualità nella propria struttura psichica. Esempio: un padre può richiedere molto al figlio che può introiettare i valori paterni diventando severo con se stesso.
NB Il meccanismo è comunque essenziale nello sviluppo infantile, perché consente al bambino di assimilare le figure significative, come i genitori, e di mantenere internamente e "ricorrere" alle loro qualità anche in assenza di esse.
Identificazione con l'aggressore: Il soggetto si identifica con il suo aggressore. Con questo meccanismo la vittima nega la sua debolezza trovando forza nell'assomigliare a chi lo opprime: Indica l'assumere il ruolo dell'aggressore. Un suo sottotipo particolare è la cosiddetta "sindrome di Stoccolma". Per "sindrome di Stoccolma" si intende un particolare stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta, in alcuni casi, in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all'amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.
Sublimazione: Consiste nel neutralizzare situazioni angosciose mediante il cambiamento dello scopo o dell'oggetto in direzione più accettata culturalmente.
Esempio: aspirazioni artistiche al posto delle pulsioni sessuali. Oppure la curiosità sessuale può essere trasformata in interesse scientifico. Oppure la paura delle malattie può essere trasformata in capacità di curare.
Intellettualizzazione: trasforma un conflitto interno in un "conflitto intellettuale" esterno. Esempio: un figlio in grave conflitto con il padre trasforma tale situazione angosciante nello studio teorico dei rapporti genitori-figli.
Ascetismo: è la negazione dei desideri che non si accettano e che vengono trasformati in condotte ascetiche.
Leggere a pag. 157, il brano di Anna Freud, tratto dal suo libro "L'Io e i meccanismi di difesa" del 1936, dal titolo: "Il funzionamento dei meccanismi di difesa".
Erik Erikson
VITA
(Da ag. 138 a pag. 139)
Nasce a Francoforte nel 1902. Si dedica allo studio dell'arte. Viaggia moltissimo.
A Vienna diventa istitutore presso le famiglie americane che si erano trasferite in Austria. Frequenta l'Istituto psicoanalitico di Vienna dove ha come insegnante Freud.
Nel 1933 si stabilisce negli Stati Uniti dove diventa il primo psicanalista infantile di Boston.
Durante la sua vita sviluppa interessi eclettici e studia gli effetti dei traumi psichici di guerra sui soldati, l'educazione presso gli Indiani Sioux, il gioco dei bambini normali e disturbati, gli adolescenti, i mutamenti della società statunitense, le tensioni razziali, i pericoli della guerra nucleare, la delinquenza giovanile e lo sviluppo dell'identità dell'individuo nell'arco di tutta la vita.
Muore negli Stati Uniti nel 1994 all'età di 92 anni.
Le opere più importanti:
"Infanzia e società" del 1950;
"I cicli della vita" del 1987.
La ricerca dell'identità
(Da pag. 139 a pag. 140)
In psicologia l'identità è "ciò che si riferisce al proprio essere, distinto da quello degli altri".
Scoprire la propria identità significa, per Erikson, capire quali obiettivi si vogliono raggiungere.
Erikson ridimensiona l'importanza che Freud aveva attribuito alle pulsioni sessuali e sostiene che l'individuo costruisce l'immagine di sé NON esclusivamente a partire dalla relazione con i genitori, ma dalla relazione con l'ambiente. Per la proposta degli stili di vita e dei valori, la società è più importante della famiglia.
Per Erikson lo sviluppo dell'identità non è un processo solitario: ogni individuo accetta (identificazione) oppure rifiuta (controidentificazione) le proposte del contesto in cui vive.
Nel 1950, quando scrive "Infanzia e società", gli psicanalisti di quel tempo attribuivano la "crisi di identità" all'adolescenza, definendo l'età adulta come una fase di "stabilizzazione".
Erikson si oppone a tale concezione, e attribuisce all'individuo potenzialità di evoluzione che durano tutto l'arco della vita.
Gli stadi di sviluppo
(Da pag. 140 a pag. 144)
Erikson suddivide lo sviluppo umano in otto stadi, che vanno dalla nascita alla morte.
Ogni stadio è caratterizzato da compiti ben precisi e da conflitti il cui superamento consente il passaggio allo stadio successivo.
Egli chiama "crisi" sia la possibilità di progredire che quella di fallire.
Primo stadio (0-1 anno): età della speranza
L'obiettivo di questa fase è l'acquisizione della "fiducia di base": si tratta di una fiducia nel mondo circostante, che il neonato acquisisce mediante il rapporto con la madre, o con chi si cura di lui. Se la relazione con la madre, o con chi si cura di lui, è ansiogena o insufficiente, il bambino svilupperà un intenso senso di sfiducia che lo renderà insicuro delle proprie capacità.
Per acquisire fiducia, il neonato dovrà essere accudito in modo amorevole e attento, all'interno di relazioni serene e rassicuranti.
Secondo stadio (1-3 anni): età della volontà
Corrisponde alla fase in cui il bambino acquisisce due competenze:
il camminare e l'educazione al vasino (controllo dell'evacuazione).
Entrambe comportano il superamento di difficoltà: il superamento dell'instabilità, dovuta alla posizione eretta, e il superamento della difficoltà a trattenere o a espellere volontariamente le feci.
In questa fase il bambino tentenna tra la voglia di diventare autonomo (progredire) e la voglia di restare piccolo (regredire).
E' tipica di questa fase la comparsa della vergogna: vergogna di fallire.
Terzo stadio (4-7 anni): età della risolutezza
E' il periodo che va dalla scuola dell'infanzia all'inizio della scuola primaria. Ormai il bambino sa parlare, camminare e usare autonomamente il bagno, quindi vuole raggiungere nuovi traguardi: comincia a sperimentare le prime competenze relazionali.
Compaiono le prime curiosità sessuali.
Quarto stadio (7-11 anni): età della competenza
I bambini di questo stadio sono particolarmente attratti dai rapporti sociali, dalle amicizie e dal mondo della scuola. Si confrontano col tema del successo.
Quinto stadio (12-18 anni): età della fedeltà a se stessi
E' l'età adolescenziale. Ciò che minaccia l'adolescente è la confusione riguardo al proprio ruolo affettivo e sociale. L'incertezza sulla propria identità può portare l'adolescente a condotte di "esclusione del diverso": diverso per casta, pelle, gusti o doti.
E' il periodo che Erikson definisce "seconda nascita".
Attenzione: Scheda 11 a pag. 145
Sesto stadio (19-30 anni): età dell'amore
In questo stadio si entra in relazione intima e riservata sia con se stessi sia con l'altro sesso.
L'intesa intima può trasformarsi in una relazione stabile e duratura sia come unione di coppia, sia come legame amicale e sociale.
Il fallimento nell'acquisizione di tale capacità spinge l'individuo all'isolamento.
Settimo stadio (30-70 anni): età della responsabilità
E' lo stadio della maturità, caratterizzata dal conflitto tra la "generatività" e la "stagnazione".
Con il termine generatività Erikson intende sia la capacità di generare figli sia la capacità di essere produttivi nell'ambito professionale, intellettuale e sociale.
La stagnazione, invece, è ciò che deriva da un fallimento personale, sessuale o sociale.
E' uno stadio in cui, come scrive Erikson "L'uomo maturo ha bisogno che si abbia bisogno di lui".
Ottavo stadio (vecchiaia): età della saggezza
Il termine usato da Erikson per indicare tale stadio è quello di "integrità dell'Io": è la piena, personale e integrata maturazione dell'individuo.
Ma è anche lo stadio del conflitto tra l'integrità dell'Io e la disperazione, dovuta a malattie o immaturità psicologiche.
E' il periodo in cui l'individuo osserva il percorso fatto, riflette sul suo passato. Quando il bilancio è positivo, il sentimento dell'integrità dell'Io consente di congedarsi dalla vita serenamente, con la percezione di essere in pace per quello che si è fatto e che si è stati, senza rimpianti e senza rimorsi.
Viceversa, emerge un senso di disperazione.
Slide di Deascuola
Leggere a pag. 158, il brano di Erikson, tratto dal suo libro "Infanzia e società" del 1950, dal titolo: "Il primo stadio di vita".
John Bowlby
VITA
Pag. 146
John Bowlby nasce a Londra nel 1907.
Nel 1933 si laurea in medicina e si iscrive al tirocinio in psichiatria.
Nel 1936 inizia a lavorare nella "Clniica per l'assistenza del bambino" a Londra.
Nel 1940 diventa psichiatra dell'esercito britannico.
Finita la Seconda Guerra Mondiale, inizia a lavorare presso la clinica "Tavistock" con il compito di sviluppare un dipartimento infantile.
Ne 1950 elabora una teoria sulla salute dei bambini, abbandonati o orfani, che vivono lontano dalla famiglia, nota come "teoria dell'attaccamento".
Tra il 1964 e il 1980 si dedica alla stesura delle sue opere.
Il giorno del suo ottantesimo compleanno, il 26 febbraio 1987, presenzia a una conferenza alla quale partecipano moltissimi relatori provenienti da tutto il mondo.
Muore nel 1990 all'età di 83 anni.
Le opere principali:
"Attaccamento" del 1969;
"Separazione" del 1973;
"Perdita" del 1980";
"Una base sicura" del 1988.
Per comprendere il video sotto riportato, è necessario sapere che l'etologia (la disciplina che studia il comportamento animale, dal greco etos e logos) è un termine coniato da Konrad Lorenz che nel 1973 viene insignito del premio Nobel per la medicina per i suoi studi condotti sul comportamento degli animali nel loro ambiente naturale.
Per comprendere il video sotto riportato, è necessario sapere che Harlow (1905-1981), al quale Massimo Ammaniti accenna nel video, è stato uno psicologo statunitense che ha condotto i suoi studi sui cuccioli di scimmia, per verificare la teoria di Bowlby
La teoria dell'attaccamento di John Bowlby
Da pag. 147 a pag. 149
Bowlby crede che il bambino nasca già predisposto a entrare in relazione con gli altri e crede che questa facoltà sia un bisogno primario dell'uomo quanto l'alimentazione, il sonno o il sesso.
A differenza di quanto sosteneva Freud, l'attaccamento non è in relazione con la sessualità, ma non è in relazione neanche con la nutrizione.
Si tratta di un comportamento del tutto normale che non ha nulla di patologico.
Il comportamento di attaccamento non è solo caratteristico della relazione madre-bambino ma è tipico dell'uomo nel corso di tutta la vita.
L'attaccamento non ostacola la libertà della persona, anzi, rende il soggetto sicuro, e lo incoraggia a esplorare l'ambiente, dà spazio al desiderio autonomo e di conoscenza.
Esso non va confuso con la dipendenza.
Pag. 148
Caratteristiche dell'attaccamento
Bowlby descrive il comportamento dell'attaccamento attraverso le seguenti caratteristiche:
- Specificità: l'attaccamento è diretto a pochi individui specifici, e in un ordine preciso di preferenza;
- Durata: l'attaccamento che si è sviluppato nella prima infanzia dura, di solito, tutta la vita;
- Emozioni: le emozioni sono causate dai legami affettivi;
- Origine dell'attaccamento: l'attaccamento per un figura preferita si sviluppa durante i primi nove mesi di vita. L'attaccamento è facilmente attivabile fino al terzo anno di vita, in seguito si attiva con minore facilità;
- Protezione: l'attaccamento si sviluppa nei piccoli di quasi tutti i tipi di mammiferi. La vicinanza quasi sempre è rappresentata dalla madre. La funzione principale è la protezione dai pericoli del mondo esterno.
Fasi dell''angoscia di separazione
Da pag. 149 a pag 150
A fronte dell'abbandono, il bambino reagisce con l'angoscia di separazione. Essa si divide in tre fasi:
- 1) La protesta: inizia quando il bambino percepisce il distacco che per durata e modalità lo allarma.
Tale fase è caratterizzata da pianto, rabbia, tentativi di fuga e ricerca continua della persona dalla quale il bambino è stato distaccato.
Questa fase dura circa una settimana e il pianto si intensifica durante la notte;
- 2) La disperazione: il pianto diventa intermittente, il bambino appare triste, ed è probabile che si dimostri ostile nei confronti degli altri bambini;
- 3) Il distacco: è una fase caratterizzata da un ritorno, più o meno completo, alla socialità, ma il bambino si comporta in modo anomalo al ritorno della madre (o della persona di riferimento): sembra non riconoscerla, gira la testa per non vederla, si allontana.
Il rapporto fra l'individuo e la "base sicura" cambia con l'età.
Leggere con attenzione a pag 150 (l'esempio)
La relazione sicura e la sofferenza psichica
Pag. 151
Secondo Bowlby molti genitori sviluppano una relazione sicura con il proprio figlio, rendendolo fiducioso e indipendente, mentre altri sono assenti o poco rassicuranti.
Secondo Bowlby esiste una forte correlazione tra le esperienze del bambino con i suoi genitori e la possibilità di diventare un adulto dotato di equilibro psicologico, capace di costruire legami affettivi, e aperto a nuove esperienze.
Bowlby ritiene che le persone sofferenti psicologicamente siano state sottoposte ad almeno uno dei seguenti schemi comportamentali genitoriali:
Leggere con attenzione a pag 151
Leggere a pag. 159, il brano di Bowbly, tratto dal suo libro "Una base sicura" del 1988, dal titolo: "la base sicura".
VERIFICA DI SCIENZE UMANE
ALUNNO
CLASSE IV C
DATA 13 novembre 2017
1) Scegli opportunamente
tra i seguenti termini quelli che completano correttamente il testo (pt da 0,1
a 0,5)
INCONSCIO
– ISTERIA – NEVROSI – ANALITICA - ORGANICA
Carl
Gustav Jung è il fondatore di un sistema psicologico complesso e articolato, la
psicologia ANALITICA. Dopo la laurea
in medicina, viene in contatto con gli scritti sull’ISTERIA di Freud e resta colpito dalla nozione di INCONSCIO. Jung è attratto da tre spetti
del pensiero freudiano: l’inconscio, la NEVROSI,
intesa come disturbo psicologico senza causa ORGANICA, e la psicoterapia. Nel 1913 Jung rompe con Freud
elaborando la sua teoria.
2) Indica se le due seguenti
affermazioni sono VERE o FALSE e argomenta le tue risposte (massimo 9/10 righe)
(pt da 0,25 a 1,5)
Prima
affermazione:
L’inconscio
per Jung, come per Freud, è il luogo di raccolta dei contenuti psichici
rimossi, che disturbano la coscienza
VERO
o FALSO?
RISPOSTA: FALSO. L'inconscio
non è, come sosteneva Freud, il luogo di raccolta dei contenuti psichici
rimossi, che disturbano la coscienza, ma è il contenitore di immagini, figure,
forme archetipiche universali ereditate dal passato, cioè archetipi, (una sorta
di DNA psichico) ovvero immagini universali prodotte dalle esperienze
primordiali di tutta l'umanità. Jung, quindi, parla di “inconscio collettivo”
che include comportamenti e reazioni che appartengono all'intera umanità, per
esempio i modi tipici di reagire in caso di paura, pericolo, nelle relazioni
uomo/donna ecc., ossia atteggiamenti che tutti gli uomini condividono,
indipendentemente dall'etnia di appartenenza.
Seconda
affermazione:
A
differenza di Freud, secondo Jung la nevrosi non è causata dagli avvenimenti
della prima infanzia
VERO
o FALSO?
RISPOSTA: VERO. Jung non
crede che le radici delle nevrosi siano da ricercare nella prima infanzia come
diceva Freud, ma da una "mancata integrazione tra coscienza e inconscio (inconscio
con i suoi contenuti). L'individuo si ammala quando non riesce a raggiungere i due
obiettivi: l'adattamento alle richieste dell’ambiente e la realizzazione di se
stessi". Di fronte a un paziente con una nevrosi possiamo dire che Freud
avrebbe chiesto: "Da dove vieni?" Mentre Jung: "Dove stai
andando? A quali difficoltà della vita vuoi sfuggire?"
3) Scegli opportunamente
tra i seguenti termini quelli che completano correttamente il testo (pt da 0,1
a 0,9)
AFFERMAZIONE
– BENESSERE – SOLIDARIETA’ – CONTRAPPOSTE – INDIVIDUALE – RELAZIONALE – RADICI
– PRATICO – CONTESTO
Adler
è il fondatore della psicologia INDIVIDUALE
che pone in primo pano un sapere PRATICO
e operativo, volto a migliorare il BENESSERE
delle persone, con particolare attenzione al contesto RELAZIONALE. Il suo obiettivo non sembra quello di giungere alle RADICI più profonde dei problemi umani,
ma quello di individuare principi e metodi utili a una conoscenza dell’essere
umano in relazione al suo CONTESTO.
Adler propone una teoria che vede l’individuo dilaniato da due forze CONTRAPPOSTE: l’AFFERMAZIONE di sé e il senso di SOLIDARIETA’.
4) Come nasce il senso di
inferiorità nel bambino, secondo la teoria di Adler? (max 10 righe) (pt da 0,25
a 2)
RISPOSTA: Il senso di
inferiorità si apprende nelle prime fasi della vita, spontaneamente: il bambino
nasce inerme, dipende totalmente dagli altri. La sua dipendenza dagli adulti lo
salva ma lo tiene in uno stato di sudditanza. Il suo attaccamento ai genitori è
totale perché senza di loro non potrebbe sopravvivere.
E' da questa dipendenza
totale che emerge il "senso di inferiorità".
Tale sentimento non viene
superato nel corso dell'infanzia, anzi, si sedimenta nella mente profonda come
un marchio.
Il grado di inferiorità
aumenta quando le condizioni fisiche, sociali e soprattutto educative sono
sfavorevoli.
5) Secondo Adler il
parametro per valutare il successo della terapia è la capacità, da parte del
paziente, di far fronte ai propri compiti in alcuni ambiti. Quali sono gli
ambiti? (pt da 0,25 a 0,5)
RISPOSTA: lavoro. Amore e
amicizia
6) Argomenta, dopo averli
elencati, sugli 8 stadi dello sviluppo umano teorizzati da Erikson (pt da 0,25
a 4)
RISPOSTA:
PRIMO STADIO (0-1 anno): età
della speranza: L'obiettivo di questa fase è l'acquisizione della "fiducia
di base": si tratta di una fiducia nel mondo circostante, che il neonato
acquisisce mediante il rapporto con la madre, o con chi si cura di lui. Se la
relazione con la madre, o con chi si cura di lui, è ansiogena o insufficiente,
il bambino svilupperà un intenso senso di sfiducia che lo renderà insicuro
delle proprie capacità. Per acquisire fiducia, il neonato dovrà essere accudito
in modo amorevole e attento, all'interno di relazioni serene e rassicuranti.
SECONDO STADIO (1-3 anni):
età della volontà: Corrisponde alla fase in cui il bambino acquisisce due
competenze: il camminare e il controllo dell'evacuazione. Queste due competenze
comportano il superamento di difficoltà: il superamento dell'instabilità,
dovuta alla posizione eretta, e il superamento della difficoltà a trattenere o
a espellere volontariamente le feci. In questa fase il bambino tentenna tra la
voglia di diventare autonomo (progredire) e la voglia di restare piccolo
(regredire). E' tipica di questa fase la comparsa della vergogna: vergogna di
fallire.
TERZO STADIO (4-7 anni): età
della risolutezza: E' il periodo che va dalla scuola dell'infanzia all'inizio
della scuola primaria. Ormai il bambino sa parlare, camminare e usare
autonomamente il bagno, quindi vuole raggiungere nuovi traguardi: comincia a
sperimentare le prime competenze relazionali.
Compaiono le prime curiosità
sessuali.
QUARTO STADIO (7-11 anni):
età della competenza: I bambini di questo stadio sono particolarmente attratti
dai rapporti sociali, dalle amicizie e dal mondo della scuola. Si confrontano
col tema del successo.
QUINTO STADIO (12-18 anni):
età della fedeltà a se stessi: E' l'età adolescenziale. Ciò che minaccia
l'adolescente è la confusione riguardo al proprio ruolo affettivo e sociale.
L'incertezza sulla propria identità può portare l'adolescente a condotte di
"esclusione del diverso": diverso per casta, pelle, gusti o doti. E'
il periodo che Erikson definisce "seconda nascita".
SESTO STADIO (19-30 anni):
età dell’amore: In questo stadio si entra in relazione intima e riservata sia
con se stessi sia con l'altro sesso. L'intesa intima può trasformarsi in una
relazione stabile e duratura sia come unione di coppia, sia come legame amicale
e sociale. Il fallimento nell'acquisizione di tale capacità spinge l'individuo
all'isolamento.
SETTIMO STADIO (30-70 anni):
età della responsabilità: E' lo stadio della maturità, caratterizzata dal
conflitto tra la "generatività" e la "stagnazione". Con il
termine generatività Erikson intende sia la capacità di generare figli sia la
capacità di essere produttivi nell'ambito professionale, intellettuale e
sociale. La stagnazione, invece, è ciò che deriva da un fallimento personale,
sessuale o sociale. E' uno stadio in cui, come scrive Erikson "L'uomo
maturo ha bisogno che si abbia bisogno di lui".
OTTAVO STADIO (vecchiaia):
età della saggezza: Il termine usato da Erikson per indicare tale stadio è
quello di "integrità dell'Io": è la piena, personale e integrata
maturazione dell'individuo. Ma è anche lo stadio del conflitto tra l'integrità
dell'Io e la disperazione, dovuta a malattie o immaturità psicologiche. E' il
periodo in cui l'individuo osserva il percorso fatto, riflette sul suo passato.
Quando il bilancio è positivo, il sentimento dell'integrità dell'Io consente di
congedarsi dalla vita serenamente, con la percezione di essere in pace per
quello che si è fatto e che si è stati, senza rimpianti e senza rimorsi. Viceversa,
emerge un senso di disperazione.
7) Le fasi dell’angoscia di
separazione teorizzate da Bowlby (pt da 0,25 a 0,5)
RISPOSTA: Protesta,
disperazione, distacco.
Protesta: inizia
quando il bambino percepisce il distacco che per durata e modalità lo allarma.
Tale fase è caratterizzata da pianto, rabbia, tentativi di fuga e ricerca
continua della persona dalla quale il bambino è stato distaccato. Il pianto si
intensifica durante la notte. Questa fase dura circa una settimana;
Disperazione: La
disperazione: il pianto diventa intermittente, il bambino appare triste, ed è
probabile che si dimostri ostile nei confronti degli altri bambini;
Distacco: è una fase
caratterizzata da un ritorno, più o meno completo, alla socialità, ma il
bambino si comporta in modo anomalo al ritorno della madre (o della persona di
riferimento): sembra non riconoscerla, gira la testa per non vederla, si
allontana.
Il disagio della civiltà
Pag. 160
L'individuo descritto da Freud è caratterizzato da una contraddizione interiore.
L'Es istiga il soggetto a realizzare tutto e subito: tutti i desideri immediatamente.
Il Super-Io induce il soggetto a un controllo severo e morale.
La continua lotta tra le pulsioni e le leggi morali conduce l'uomo a una condizione di angoscia.
La teoria di Freud, con la topica dell'Es, Io e Super-Io, è una teoria utilitaristica: l'essere umano non può lasciare campo libero alle sue istanze pulsionali, che lo esporrebbero a continui pericoli nella convivenza con gli altri uomini.
Nel corso della storia l'uomo ha dovuto scegliere tra il caos pulsionale e la sicurezza offerta dal rispetto delle norme (si leggano a tale proposito il "Leviatano" di Hobbes e "L'Emilio" di Rousseau).
Tra la totale libertà e la sicurezza, gli uomini hanno scelto la sicurezza, il vivere sociale. Questa scelta di saggezza, però, secondo Freud espone l'uomo a un malessere psichico cronico, a una profonda insoddisfazione che egli chiama "disagio della civiltà". Esso è un addomesticamento delle pulsioni che pone continuamente in forse la stabilità della vita psichica.
Puerocentrismo e psicanalisi
Un tempo il bambino era poco considerato. Fino al 1700 i bambini di 6-7 anni venivano avviati al lavoro oppure, in molti casi, non erano accuditi all'interno della famiglia.
Nel 1700 cominciano a comparire, in lettere e diari, (ad esempio le lettere di Locke) alcune preoccupazioni, di genitori per i figli, sulla crescita, l'educazione e il futuro dei fanciulli.
Nel corso del 1800 questa propensione cresce, fino a radicalizzarsi in una cultura "puerocentrica", parola derivante dal latino "puer", fanciullo, che vede il fanciullo al centro dell'interesse affettivo ed educativo da parte dei genitori.
Nel 1900 questo accade con Freud: la sua teoria sulla sessualità infantile porta a considerare la prima infanzia con massimo interesse;
Accade con Adler, che evidenzia l'importanza cruciale del senso di inferiorità infantile nella strutturazione della personalità adulta;
Accade con Bowlby, che attribuisce alla relazione madre-bambino, nei primi anni di vita, un significato determinante rispetto al destino psichico dell'adulto;
Accade con Erikson, che evidenzia come, nel primo anno di vita, si pongano le fondamenta della sicurezza di base.
Riflessioni su: psicologia e pubblicità, facendo riferimento alle teorie studiate
L'immagine di sé e la vergogna
Pag. 162
Quando Freud ha scritto le sue opere, nei primi anni del Novecento, l'educazione era fortemente repressiva.
Oggi la morale sessuale e sociale è molto più libera.
Tale cambiamento ha comportato una riduzione del senso di colpa nelle giovani generazioni.
Secondo alcuni psicologi, con la trasformazione radicale avvenuta negli anni Sessanta (aborto, divorzio, contraccezione) la società occidentale si è trasformata profondamente e quindi oggi saremmo passati, dal "senso di colpa" del passato, al "senso della vergogna".
Ma vergogna di che cosa?
Nel corso di cinquant'anni la bellezza, il successo e la visibilità della persona sono diventati sempre più importanti.
Oggi si parla di "società dell'immagine" ed emerge sempre più il "timore dell'inadeguatezza". Emerge una nuova forma di angoscia che si collega al timore di non essere sufficientemente belli e affascinanti.
Di qui l'enorme successo della chirurgia estetica, delle palestre, delle diete, delle trasmissioni che si occupano di benessere, abbigliamento e trucco.
Il peccato passa in secondo piano; la "vergogna di non essere belli e vincenti" in primo piano.

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Riflessioni su: bellezza, chirurgia estetica, social network, facendo riferimento alle teorie studiate
Riflessioni su: web 2.0 e web 3.0
Inferiorità; un complesso molto complicato
Pag. 163
Laboratorio suggerito da Deascuola
Rileggere il testo a pag. 156, "Il senso di inferiorità" e rispondere:
- Quali sono secondo Adler le cause che generano il "senso di inferiorità" durante l'infanzia.
E durante l'età adulta?
Nell'età adulta il soggetto reagisce con la "protesta virile" che è l'insieme di forme di compensazione.
- Descrivere situazioni, personali e non, nelle quali può emergere il senso di inferiorità.
Lavori presentati dagli studenti
FREUD, PowerPoint a cura della studentessa G. D. R. presentato alla classe il 12 settembre 2017
JUNG, PowerPoint a cura delle studentesse E. D. E. e A. D. F., presentato alla classe il 20 settembre 2017