Jerome Seymour Bruner

5 C LSU as 2018 2019 Pedagogia

Libro in adozione: Mariangela Giusti, PEDAGOGIA IL MANUALE DI SCIENZE UMANE, Ed. Deascuola



Mese dicembre   2018   UNITA' 14

Jerome Seymour Bruner


Dopo il video sotto proposto, la prima parte di questa pagina è stata copiata dalla lezione, di psicologia, tratta dal sito "liceoyolasite" (dalla barra degli strumenti "3C as 2016 2107 psicologia", poi "UNITA' 2")


Nel video sotto linkato si parla, tra i tanti argomenti, anche delle scuole di Reggio Emilia e Modena (minuto 31,36); si parla, inoltre, delle relazioni che devono intercorrere tra le università e le scuole, ma anche delle necessarie relazioni tra gli insegnanti e gli esperti della materia (il prof di matematica con un matematico, il prof di filosofia con un filosofo ecc); si parla della modalità di valutazione ec...






Bruner, insieme a Bandura, è uno psicologo cognitivista che ha focalizzato l'attenzione dei suoi studi sul singolo individuo in relazione alle altre persone

Così lo descrive il suo allievo Howard Gardner:

"Jerone Bruner non è soltanto uno dei più famosi teorici dell'educazione della nostra era, è anche un geniale insegnante, un Educatore Autentico, e instancabile studente egli stesso. La sua curiosità è contagiosa ..."

Bruner nasce a New York l'1 ottobre 1915. Nel 1941 consegue il dottorato in psicologia alla Harvard University. Durante la seconda guerra mondiale conduce studi di "psicologia dei gruppi", sui problemi della guerra e del dopoguerra

Nel 1956 in un viaggio in Europa incontra Piaget. 

Nel 1959 presiede la conferenza dell'Accademia Nazionale delle Scienze tenuta a Wods Hole nel Massachusetts; nel 1960 vengono pubblicati gli atti della conferenza, contenenti la revisione del sistema scolastico, che subito cominciano a circolare in tutto il mondo.

In Italia è più volte insignito di cittadinanze onorarie, come a Reggio Emilia, e di lauree honoris causa, come all'Università di Salerno e di Bologna. 

Muore il 5 giugno 2016 all'età di 100 anni.



Bruner studia la MENTE e i COMPORTAMENTI: dalle attività molto semplici come quelle dei neonati (succhiare dal seno materno, prendere in mano gli oggetti), fino alle attività molto complesse degli adulti (risoluzione di problemi, formazione delle idee).


Bruner sottolinea il primato del pensiero sull'attività individuale e sociale.

Egli studia i processi del PENSIERO attraverso 3 argomentazioni:

1. Il PENSIERO legato alle RAPPRESENTAZIONI

2. Il PENSIERO legato alla CULTURA

3. Il PENSIERO NARRATIVO



IL PENSIERO E LE RAPPRESENTAZIONI

La rappresentazione mentale è uno schema presente nella nostra mente, simile a una FOTOGRAFIA; può essere un oggetto, una persona, un luogo o una situazione.

ESEMPIO: guardiamo un oggetto, chiudiamo gli occhi, cerchiamo di visualizzarlo, lo "vediamo" mentalmente: questa è una RAPPRESENTAZIONE.

Secondo Bruner nei BAMBINI il pensiero si sviluppa attraverso 3 LIVELLI DI RAPPRESENTAZIONE, dal più semplice al più complesso. Ogni livello non si sostituisce a quello precedente ma si aggiunge: quando il bambino arriva al 2° livello di rappresentazione mantiene anche le capacità del 1° livello.

PRIMO LIVELLO: RAPPRESENTAZIONE ESECUTIVA O OPERATIVA (nel primo anno di vita)

SECONDO LIVELLO: RAPPRESENTAZIONE ICONICA (fino a 6 anni)

TERZO LIVELLO: RAPPRESENTAZIONE SIMBOLICA (dagli 8 anni)

PRIMO LIVELLO: nella rappresentazione esecutiva il bambino si rappresenta l'oggetto che conosce attraverso l'azione mediante la quale lo utilizza (attraverso l'esecuzione di un'azione).

ESEMPIO: si rappresenta l'acqua da bere mediante l'atto del bere (dal biberon o dal bicchiere).

Si tratta di una rappresentazione "concreta".

(Domanda agli studenti: Secondo voi si può paragonare al pensiero egocentrico di Piaget e al linguaggio egocentrico di Vygotskij?)

SECONDO LIVELLO: nella rappresentazione iconica il bambino si rappresenta l'immagine (iconico deriva dal greco εἰκών che si pronuncia eicòn e vuol dire immagine) percepita attraverso i 5 sensi: immagine, o rappresentazione, visiva, tattile, olfattiva, uditiva, di gusto.

Esempio: l'urlo della madre alla vista della camera in disordine.

TERZO LIVELLO: nella rappresentazione simbolica il bambino, dagli 8 anni in poi, si basa sul simbolo astratto, ha la capacità di ragionare in termini astratti.

Corrisponderebbe al 4° stadio operatorio formale di Piaget, che però Piaget individuava dai 12 anni in poi.

 

IL PENSIERO E LA CULTURA


Nell'osservare i processi del pensiero, Bruner si accorge che il pensiero  è influenzato non solo dalle caratteristiche personali ma anche dal contesto culturale.

Si accorge che i risultati educativi scolastici cambiano, a seconda del grado di povertà, o del grado di appartenenza a classi sociali differenti, con differenti diritti sociali.

Inoltre influisce sul pensiero tutto ciò che ci circonda nello Stato in cui viviamo, ossia gli abiti, l'arte, la musica, differenti in Africa, in Asia ecc.

A influire sul pensiero è anche lo stesso linguaggio (come lingua). Si pensi, ad esempio, alla lingua italiana che contempla un soggetto con un articolo determinativo o indeterminativo, un predicato verbale che si coniuga in tantissimi tempi, un complemento ecc. E si pensi alla grammatica inglese, molto diversa da quella italiana. 

Ma c'è un altro aspetto che Bruner fa rientrare nel rapporto tra pensiero e cultura: sono le relazioni sociali, che possono essere di diversi tipi:

familiari

amicali

educative.

Molta importanza hanno, per Bruner, la relazione familiare, il rapporto familiare, madre-bambino nei primi 3 mesi di vita, e il rapporto educativo che deve trovare modi efficaci volti a migliorare lo sviluppo del pensiero dei bambini e dei ragazzi. 



IL PENSIERO NARRATIVO

Il pensiero narrativo è una modalità di organizzare l'esperienza.

Si basa su una logica soggettiva che tiene conto delle emozioni e delle relazioni con gli altri individui.

Il pensiero logico-scientifico, invece, utilizza informazioni vere e "fredde".

Il pensiero narrativo, che ci consente di raccontare una vacanza a un amico, favorisce la socializzazione; è un potente mezzo di relazione.

 

 

Far memorizzare in classe:

- le 3 argomentazioni sul pensiero;

- i 3 livelli delle rappresentazioni;

- le 3 relazioni sociali

con associazioni per immagini inventate dagli studenti

 

Le diapositive presentate sotto sono a cura della studentessa G.D.G. in occasione della presentazione di unalezione di psicologia cognitiva (peer to peer learning)tenuta in classe il 28 settembre 2016, as 2016 2017



La sua idea di educazione
Da pag. 390 a pag. 391

Bruner, benché teorizzi lo sviluppo dell'intelligenza in 3 fasi, legandole alle età dei bambini, sostiene che le 3 fasi non si limitano all'infanzia ma rappresentano, nell'adulto, momenti diversi della vita: ad esempio, la civiltà contemporanea è caratterizzata maggiormente dalla rappresentazione simbolica.
  
Secondo Bruner i programmi e i metodi di insegnamento, perché possano funzionare, devono tenere conto di 4 compiti:
- Chi insegna deve motivare un soggetto ad apprendere;
- Chi insegna deve strutturare i contenuti in modo che essi siano ben compresi e, di conseguenza, assimilati;
- Chi insegna deve stabilire, nella presentazione di una materia, una progressione;
- Chi insegna deve indicare, all'inizio, ricompense e punizioni (che servono da rinforzo).

Bruner richiama l'attenzione degli educatori a cui compete il compito di selezionare e rendere funzionali le discipline che insegna e deve, allo stesso tempo, stimolare la creatività e l'attività intellettuale, utilizzando tutti i linguaggi: operativo, iconico e simbolico. (FAR FARE DAGLI ALUNNI ALCUNI ESEMPI)

Bruner non attribuisce, come faceva Dewey, il primato all'azione, né all'attività spontanea e pratica dei bambini, ma alle conoscenze, alle informazioni e alle abilità che scuola, famiglia e individui devono favorire e fornire. 
Secondo Bruner, Dewey formulava e basava le sue riflessioni in un periodo troppo lontano a quello contemporaneo, ossia precedente alla prima guerra mondiale e quindi, benché interessante, non più valido. 
Per Bruner l'educazione dovrebbe consentire agli educandi di collocarsi in una prospettiva astratta, simbolica, metodologica e critica in modo da padroneggiare la realtà e le situazioni nuove che si presentano.
Inoltre, le continue trasformazioni sociali e culturali determinano cambiamenti continui che evidenziano la necessità di creare sempre nuovi curriculi; in quest'ottica, secondo Bruner la definizione degli obiettivi dell'educazione spetta alla società politica.

Leggere da pag. 395 a pag. 396 "L'educazione come risposta ai cambiamenti sociali", brano tratto da "Verso una teoria dell'istruzione" di Bruner


ATTENZIONE, LA SEGUENTE LETTURA SARA' NELLA VERIFICA SCRITTA
Lettura “L’educazione come risposta ai cambiamenti sociali”, tratto da “Verso una teoria dell’istruzione” di J.S.Bruner 
 
Osservando gli enormi progressi della ricerca scientifica …, risulta chiaro che c’è stata una rivoluzione che ci obbliga a riconsiderare che cosa facciamo quando impegniamo il lungo periodo della crescita dell’uomo in quell'attività che si suole oggi definire istruzione scolastica. Un secondo punto di partenza per ridefinire l’educazione è l’accresciuta comprensione della natura dello sviluppo mentale dell’uomo. La teoria dell’età evolutiva ha subito in quest’ultima generazione profondi cambiamenti di orientamento provocati da studi sulla crescita …. In terzo luogo, vi è motivo di credere che siamo giunti ad una comprensione del processo educativo alquanto più chiara di quella che si aveva in precedenza: … Ciò mi ha consentito di rendermi conto in che misura un bambino di otto anni possa essere condotto ad afferrare l’essenza di una poesia, o possa arrivare al concetto della conservazione della forza … Infine, ed è il fatto più ovvio, la rapidità dei cambiamenti nella società in cui viviamo ci obbliga a ridefinire in che modo dobbiamo educare la nuova generazione. …

Risulta chiaro a me, come psicologo, che, per quanto grande possa essere la capacità degli psicologi, non è loro compito decidere sugli scopi dell’educazione, così come non è compito del più abile dei generali decidere se una nazione debba o non debba dichiarare guerra. Tutto quello che so in materia di politica militante conferma la mia convinzione che a tecnici e scienziati manca spesso quello spirito di adeguamento alla realtà effettuale che è indispensabile per una linea di politica sociale. ….



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