"Durante 5 decenni di ricovero in un ospedale psichiatrico di Rio de Janeiro, (con diagnosi di schizofrenia) Arthur Bispo do Rosario ha prodotto oltre 800 arazzi, sculture e sontuose vesti cerimoniali per il "Giudizio universale". Ex guardiamarina che viveva a Rio, Bispo nel 1938 ebbe una visione: Cristo e una schiera di angeli azzurri gli dissero che era stato scelto per presentare a Dio, alla fine dei tempi, il contenuto del mondo che riteneva degno di redenzione. Subito dopo aver raccontato questa apparizione, Bispo fu internato in manicomio dove trascorse il resto della vita, continuando a inventariare meticolosamente ciò che credeva che sarebbe stato chiamato a presentare a Dio. Benvoluto dal personale ospedaliero, che gli risparmiò i trattamenti più brutali, fu lasciato libero di aggirarsi liberamente per la struttura e ottenne il permesso di raccogliere materiale per il suo lavoro che, depositato nella soffitta in cui lavorava, con il passare degli anni iniziò a invadere il resto dell'ospedale. Molte delle opere sono ricamate, secondo un'arte usata tradizionalmente dagli uomini della sua città natale per creare stendardi religiosi. Con lenzuola, capi di abbigliamento scartati e scampoli di tessuto, e utilizzando spesso un filo azzurro ricavato dalle divise dell'ospedale, l'artista ha creato elaborati arazzi in cui sono catalogati nomi, navi e segnalazioni marittime, profezie, poesie, pittogrammi e testi che parlano dell'amore impossibile. Altre opere contengono ordinati schieramenti di oggetti trovati o fatti a mano - attrezzi, suole di scarpe, cucchiai - come Arman e Claes Oldenbrug. Bipso creò anche intere flotte di navi in miniatura, eco del suo passato di marinaio e auspici del suo futuro ruolo: come Noè, Bispo raccoglieva il mondo nella sua arca da bricoleur".
Biennale di Venezia 2013, Arsenale, opera in ceramica di Shinichi Sawada
Yüksel Arslan
Trascrizione delle indicazioni-guida (nella foto):
"Yüksel Arslan (Istanbul 1933 - Parigi 2017, Parigi) è stato definito "artista lettore" in virtù delle centinaia di opere filosofiche, letterarie e criptoscientifiche con cui si è cimentato nel corso di 60 anni di carriera. Trasferitosi a Parigi nel 1962, Arslan frequentò per breve tempo André Breton e altri surrealisti ma i suoi riferimenti hanno da sempre travalicato i confini temporali e geografici di qualunque singolo movimento. I suoi dipinti richiamano la storia turca, la cultura del paleolitico, la sua infanzia e gli scritti di Friedrich Engels. Nelle sue pitture mescola potassa, miele, albume, olio, midollo osseo, sangue e urina che determinano un colore paglierino e rossastro nei suoi dipinti e che conferisce al suo lavoro una qualità organica e personale insieme a una narrazione dell'umanità in chiave psicologica. ... Attinge dagli studi, tra gli altri, di Georges Bataille e Friedrich Nietzsche".
Biennale di Venezia 2013, Arsenale, opera di Yüksel Arslan
Sarah Sze
Biennale di Venezia 2013, Giardini, Padiglione degli Stati Uniti, installazione di Sarah Sze
Da "Domus": Le installazioni di Sarah Sze (Boston 1969) per il padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia 2013 fanno riferimento ai concetti di fragilità dell’equilibrio, e al desiderio di ritrovare una posizione stabile.
Peter Fritz scoperto da Oliver Croy e Oliver Elser
Trascrizione delle indicazioni-guida (nella foto):
"Nel 1993, mentre frugava nella bottega di un rigattiere, l'artista Oliver Croy scoprì 387 modelli di edifici, ciascuno accuratamente chiuso nel proprio sacco della spazzatura. Quegli edifici - appresero poi Cro e il critico di architettura Oliver Elser - erano creazioni di un impiegato delle assicurazioni austriache, Peter Fritz, della cui vita non si sa molto. Fritz ha lasciato un considerevole corpus di opere che testimoniano, oltre alla sua passione, il suo potere di immaginazione. Gli edifici da lui creati compongono un inventario quasi enciclopedico di tutte le declinazioni degli stili architettonici provinciali, dalle cascine alle banche, dalle chiese alle tradizionali abitazioni monofamiliari, dalle case di campagna ai distributori di benzina. Ogni edificio era stato costruito con cura impiegando una combinazione di materiali facilmente reperibili, tra cui cartone, scatole di fiammiferi, avanzi di carte da arati, carta adesiva e pagine di riviste. Invece di celare queste cianfrusaglie che usava, Fritz li impiegò come bzzarri elementi di design ready-made. Non ci sono indicazioni sufficienti per sapere se Fritz, attivo tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, modellasse i suoi edifici sulla base di architetture esistenti. Le sue strutture in miniatura sembrerebbero piuttosto appartenere alla categoria dell'architettura francese Etienne Louis Bouillée, gli edifici di Fritz non sembrano voler allargare i confini di quello che era verosimilmente possibile costruire; al contrario, molti dei suoi progetti avrebbero potuto essere realizzati senza quasi apportare modifiche. ... ecc..."


BIENNALE DI VENEZIA 2022
La Biennale di Venezia del 2022 (con una presenza di artiste pari all'80%) ha un titolo che rimanda all’Inconscio: "Il latte dei sogni". E’ stato scelto dalla curatrice Cecilia Alemani, mutuato da un libro di fiabe che Leonora Carrington (Lancaster, 1917 – Città del Messico, 2011) aveva scritto e illustrato nel 1950 originariamente sulle pareti di casa: Carrington, compagna per qualche tempo di Max Ernst (Brühl, Germania, 1891 – Parigi, 1976), rinchiusa più volte in manicomio, narrava storie fantastiche in cui tutti potevano trasformarsi. Analogamente, l’intera Biennale è un viaggio immaginario, con opere dalle forme reinventate che scandiscono tre aree tematiche: «La rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosi», «La relazione tra gli individui e le tecnologie» e «I legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra».
Leonora Carrington e Max Ernst
Leonora Carrington, La debuttante
Fiaba: Una giovane debuttante, per evitare di partecipare al ballo organizzato dalla madre in suo onore, chiede a una iena il favore di sostituirla. Per portare a termine l’incarico, la iena strappa il volto alla domestica della famiglia e se lo pone come maschera. Nonostante l’inganno inizialmente funzioni, la iena alla fine non può dissimulare il suo essere selvaggio. Si disfa del travestimento e scappa dalla finestra, facendo inorridire la famiglia della protagonista.
Leonora Carrington
Alcune opere in mostra
Felipe Baeza
Trascrizione, rielaborata parzialmente, della didascalia:
"Mi apro contro la mia volontà sognando altri pianeti. Sogno altri modi di vedere questa vita".
Queste parole di Felipe Baeza (Messico, 1987) danno il titolo a un imponente dipinto in cui i sogni di altri pianeti, di un’altra vita, prendono forma attraverso corpi, spesso metà umani e metà vegetali, ritratti in uno stato di trasformazione. Da teste umane prorompe un ricco fogliame, che si impossessa di tronco e arti e si fa strada dentro e fuori bocche di uomini interrati, dei quali si vede il busto".
Biennale di Venezia 2022, Arsenale, "Mi apro contro la mia volontà sognando altri pianeti. Sogno altri modi di vedere questa vita", tecnica mista, opera di Felipe Baeza
Giulia Cenci
L’opera di Giulia Cenci (Cortona 1988) per Il latte dei sogni, intitolata "Dead dance" (2021–2022) è un percorso che si estende per 150 metri (è l’uscita dall’Arsenale). Sono calchi di parti del corpo umano e animale che vengono rimodellati in creature diverse: parti di lupi o cavalli, e altri elementi che evocano frammenti di arti.
C’è forse un richiamo alla psicanalisi lacaniana: il lavoro di Cenci mette in evidenza il concetto di “resto” inteso come “scarto”, come quel qualcosa che non può essere verbalizzato.

Biennale di Venezia 2022, uscita Arsenale, "Dead dance", installazione di Giulia Cenci

Immagine tratta dal mensile “Arte”, numero di dicembre 2022
Attenzione: questa opera non fa parte della Biennale
Giulia Cenci è vincitrice del “Premio Cairo” 2022 (XXI edizione) con un’opera che è costituita dal calco di un lupo trattato con la tecnica della tassidermia e adagiato in una vasca da bagno in cui sono visibili i meccanismi di idromassaggio. Il rimando alla storia dell’arte: il lupo di Cenci si può leggere anche come una citazione della "Morte di Marat" di Jacques-Louis David del 1793.
Jana Euler
Il lavoro di Jana Euler (Germania 1982), "Flay" rappresenta una figura umana e non, grottesca e mostruosa, che richiama le ossessioni surrealiste. Anche in "Great white fear" del 2019–2021, l’artista evoca il surrealismo: realizza squali in ceramica e li colloca su una piattaforma.
Biennale di Venezia 2022, Padiglione Centrale, Giardini, Flay (eternity), dipinto (particolare), olio su tela, di Jana Euler
Biennale di Venezia 2022, Padiglione Centrale, Giardini, "Great white fear", sculture in ceramica di Jana Euler
Mohamed Shoukry, Ahmed El Shaer e Weaam El Masry
Padiglione dell'Egitto ("Terra promessa dove scorrono latte e miele"): Nell'installazione di Mohamed Shoukry, Ahmed El Shaer e Weaam El Masry, l'essere umano è rapito in una guerra eterna fra la sua natura istintiva (tentazione e desiderio) e quella intenzionale.
Biennale di Venezia 2022, Giardini, Padiglione dell'Efitto, installazione di Mohamed Shoukry, Ahmed El Shaer e Weaam El Masry ph dal sito della Biennale
Gabrielle L'Hirondelle Hil