La farfalla
Il tragitto svolazzante del visitatore-farfalla è fortemente influenzato dalla sua motivazione personale, sete di conoscenza e curiosità. Al contrario della formica, il cui percorso è determinato dall’intento pedagogico, quello della farfalla è guidato dal suo interesse per determinate opere, configurandosi in maniera quindi piuttosto selettiva.
Inoltre, il visitatore-farfalla non accetta a priori il percorso espositivo come il suo compare formica. Prima desidera avere una panoramica della sala museale. Una volta compreso il criterio espositivo, lo accetta.
É proprio la forte motivazione e la sua capacità critica a rendere la visita del visitatore-farfalla più esauriente e proficua di quella della formica.
Il pesce
Ciò che colpisce del visitatore-pesce è che pare non abbia un piano. Il modo in cui si muove fa pensare che sia capitato lì per caso.
Si mantiene a una certa distanza dai pannelli divulgativi come se fosse sul punto di andarsene da un momento all’altro.
É difficile determinare se questo comportamento derivi più dalla mancanza di un interesse o dal bisogno di spazio, e contemporaneamente dal rifiuto di sentirsi guidato durante la visita.
Veron e Levasseur definiscono il suo rapporto con la cultura turistica.
La cavalletta
A prima vista, la visita della cavalletta può sembrare quasi identica a quella del pesce per la sua natura apparentemente casuale. Ciononostante, la visita del visitatore-cavalletta consiste in un’appropriazione puramente personale e soggettiva dello spazio.
L’esperienza espositiva viene vissuta come un divertimento e non come un’attività culturale: la cavalletta, saltellando in ogni dove, ingloba e fa suo lo spazio espositivo.
La differenza con il visitatore-farfalla risiede nel fatto che la cavalletta possiede una motivazione meno forte e la sua visita è fortemente determinata dal fattore ‘gioco’.
Chiaramente, queste non sono classificazioni fisse. La modalità di visita può configurarsi come una combinazione di due o più tipologie e durante lo stesso percorso espositivo l’approccio alla collezione può cambiare: l’interesse personale e l’affaticamento giocano indubbiamente un ruolo fondamentale. (si legga l’articolo di wall:out Perché ci stanchiamo quando visitiamo i musei?)
Perché ci stanchiamo quando visitiamo i musei?
(Articolo tratto da wall:out https://walloutmagazine.com/perche-ci-stanchiamo-quando-visitiamo-i-musei/ qui modificato parzialmente)
Si chiama ‘museum fatigue’.
Diversamente da quanto si ritiene comunemente, visitare un museo richiede un investimento di energie non indifferente: fisico e mentale.
Concentriamoci sulla fatica fisica
Secondo Benjamin Gilman, curatore del Boston Museum of Fine Arts dal 1893 al 1925, la fatica fisica percepita dal visitatore durante le visite in un museo (da lui studiata nel 1916) deriva dalle posizioni che si è costretti ad assumere mentre si osservano le opere e si leggono le didascalie. Gilman ha infatti notato che gli oggetti riposti in teche posizionate in basso costringono il visitatore a flettere le ginocchia in avanti, così come le teche disposte in posizione quasi orizzontale, lo spingono a piegare i fianchi in avanti.
A questo si aggiungono le classiche azioni che uno compie al museo, come camminare per le sale, fermarsi e stare in piedi davanti alle opere.
Ovviamente di diversa natura sono i fattori che determinano la stanchezza mentale.
Come afferma lo psicologo Stephen Bitgood, specializzato in visitor studies, l’esperienza museale richiede uno sforzo mentale prolungato, ponendo il visitatore di fronte a sfide intellettuali. Fra queste: la serialità. Il visitatore si trova ad affrontare spesso una successione continua di opere piuttosto simili tra loro che contribuiscono a far calare l’interesse.
Un altro aspetto è la sovrabbondanza di informazioni, spesso trasmesse da diversi media, come didascalie, audioguide e video interattivi, che rendono difficile l’assimilazione.
Un ulteriore elemento è l'eccessiva elaborazione dei testi, che presentano costruzioni sintattiche troppo articolate e concetti troppo complessi per essere immediatamente assimilati.
In generale, dalla letteratura emerge che la museum fatigue si percepisce maggiormente quando al visitatore viene richiesto di compiere uno sforzo in più, come avvicinarsi di più per osservare meglio l’opera o rileggere il testo più volte per capirlo.
Secondo Bitgood vi sono diversi accorgimenti che i musei possono adottare per ridurre l’affaticamento, ad esempio:
1. Rendere gli oggetti più distinguibili, aumentando il contrasto con lo sfondo;
2. Riprogettare il flusso del percorso;
3. Ripensare a come le informazioni sono presentate;
4. Offrire ai visitatori delle opportunità per prendere delle pause.