La Comunicazione

5 C LSU as 2018 2019 Sociologia

Libro in adozione: Vincenzo Matera, Angela Biscaldi, SOCIOLOGIA IL MANUALE DI SCIENZE UMANE, Ed. Deascuola



Mese febbraio 2019    UNITA' 4

Prima di iniziare la lezione, vedere il video con Alessandro Bergonzoni

La Comunicazione
UNITA' 4

4.1 Che cosa significa comunicare
da pag. 160 a pag. 161


ELEMENTI E FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE
Il linguista e semiologo russo Roman Jakobsòn (nato a Mosca da famiglia ebraica nel 1896 - Boston 1982) è considerato tra i fondatori dello strutturalismo nell'ambito della linguistica.
La sua teoria più famosa è uno schema di comunicazione in cui sono individuati 6 elementi e 6 funzioni del linguaggio




I 6 elementi sono 
- Mittente: colui che invia un messaggio; 
- Destinatario: colui che riceve il messaggio;
- Messaggio: contenuto o oggetto dell'invio; 
- Contesto: realtà fisica alla quale il messaggio si riferisce;
- Canale: il mezzo che viene utilizzato nella trasmissione (es: l'aria o il telefono nel caso di una comunicazione verbale oppure carta e penna, cellulare, computer, pellicola di un film);
- Codice: insieme di segni comprensibili sia al mittente che al destinatario (lingua italiana, lingua araba, lingua cinese ec.).


Le 6 funzioni
Funzione emotiva: è legata al mittente, è il suo "sentire emotivamente", che manifesta attraverso il tono della voce, i gesti e il tipo di parole usate;
Funzione conativa: è legata al destinatario ed è la funzione del convincimento, del tentare. Si ha quando il mittente cerca di convincere il destinatario adulandolo con espressioni, gesti o parole dolci;
Funzione poetica: è legata al messaggio e consiste nella scelta di particolari parole, di immagini o di suoni. Si usa molto nella pubblicità;
- Funzione referenziale: è legata al contesto ed è ciò di cui si parla ovvero l'argomento di una comunicazione, ad esempio il titolo di un articolo di un giornale;
- Funzione fàtica: è legata al canale e serve a stabilire una comunicazione iniziale, è una specie di "approccio", ad esempio in ascensore "bel tempo, non trova?" Oppure richiamare l'attenzione "desidera?" "attenzione" "buongiorno";
- Funzione metalinguistica: è legata ai codici e quindi è la spiegazione che si chiede o si dà (i vocabolari hanno una funzione metalinguistica).


Inoltre esiste unna funzione detta funzione performativa teorizzata da John Langshaw Austin.
Detta funzione il cui termine deriva da performance ossia azione) non descrive un certo stato di cose, non espone un fatto, ma permette al parlante di compiere una vera e propria azione che modifica il corso degli eventi, ad esempio quando facciamo dichiarazioni d'amore o minacce, o di divieto, o di avvertimento, di perdono, ad esempio: "Io prendo te come legittima sposa", "io ti battezzo nel nome ec.", "Vietato sporgersi" ec.


La comunicazione, inoltre, può essere intesa nel suo complesso come un "flusso comunicativo" ossia un insieme di comportamenti e atteggiamenti che hanno valore di messaggio: come ci si veste, come si cammina, l'espressione del viso; tutto invia informazioni, o consapevolmente o al di là delle intenzioni. Nello stesso tempo riceviamo continue comunicazioni da altri, da oggetti e da luoghi: per strada, a scuola, al supermercato, attraverso la TV e manifesti pubblicitari ec.



Scheda pag. 161
Leggere in classe Il valore sociale del pettegolezzo
5 minuti di SCRITTURA CREATIVA (con riferimenti al brano letto)


Scheda da pag. 162 a pag. 163

CNV Comunicazione Non Verbale

MODALITA' DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE
Tra gli individui esistono scambi di messaggi che appartengono alla Comunicazione Non Verbale: riguardano il linguaggio del corpo e i suoni. 
Alcuni esempi di comunicazione non verbale:
La posizione del corpo e i comportamenti cinesici (postura, movimento delle mani, gesticolazioni);
Le espressioni del viso (sorrisi, smorfie, sguardo arrabbiato ec.)
La prossemica (il comportamento spaziale ossia la distanza che si frappone tra gli interlocutori);
La prosodica (è l'aspetto vocale ossia la musicalità del parlato, quindi il tono della voce, il volume, la velocità quindi il ritmo); 
Il paralinguaggio (segnali che accompagnano il parlato come colpi di tosse, sospiri, esitazioni,  risate).

BREVE DIGRESSIONE: SULLA PROSSEMICA
A proposito dello spazio fisico tra gli individui, secondo lo psicologo tedesco Kurt Lewin (1890-1947) esiste un "campo psicologico" individuale, detto anche "spazio vitale", ossia uno spazio che si potrebbe pensare delimitato da un recinto immaginario che sta intorno a ciascun individuo. 
Questa specie di recinto è definito, da lui, "zona di frontiera", (spesso si sente dire dalle persone: "non mi assillare, dammi i miei spazi! Fammi vivere!"). 
Questa "zona di frontiera", o "campo psicologico" contiene se stessi fisicamente, ma anche i propri sentimenti, i propri pensieri, le proprie azioni, le proprie motivazioni, le proprie aspettative, la percezione dell'interazione possibile tra sé e gli altri, ma anche i luoghi mentali come la famiglia, la scuola, la palestra ecc. 
Per metafora, il campo psicologico potrebbe essere paragonato al "territorio" di un animale".   
 

       

                        

   

    

                                                   
                                   

                           
                                                                             
                      


FUNZIONI DELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE
La comunicazione non verbale non trasmette conoscenze (a meno che non si tratti di linguaggio dei segni per non udenti) e sviluppa un'interazione con gli altri.
La comunicazione non verbale è la prima forma di comunicazione del neonato.

                        


          



Ogni tipo di relazione va sostenuta con il linguaggio non verbale che può confermare o rafforzare o estinguere una relazione.
Il linguaggio non verbale ha 3 funzioni:
- Funzione di supporto al linguaggio verbale nei casi in cui il linguaggio verbale viene sostituito dai gesti a causa di una distanza o di un rumore eccessivi;
- Funzione interpersonale: si usa per segnalare una "vicinanza" o un "allontanamento" con l'interlocutore, ad esempio per marcare o attenuare una differenza di status;
- Funzione espressiva: per comunicare ciò che proviamo ai nostri interlocutori. 





4.2 La comunicazione faccia a faccia
da pag. 162 a pag. 164

I canali della comunicazione
Nella comunicazione faccia a faccia gli individui sono coinvolti nella loro totalità psico-fisica attraverso più canali: (dei 5 sensi)
- il canale vocale e uditivo, che utilizza la voce e l'udito degli interlocutori;
- il canale visivo, che utilizza la vista;
- il canale tattile, che utilizza il contatto con gli interlocutori;
- il canale olfattivo, che utilizza l'odore personale degli interlocutori.
A questi canali il sociologo Marino Livolsi (Milano 1937) ha aggiunto anche il contesto (lo spazio fisico in cui si svolge la comunicazione) e la situazione (gli elementi significativi di carattere sociale).
I canali possono favorire oppure essere di ostacolo alla comunicazione, ad esempio c'è chi arrossisce facilmente, chi guardando gli abiti di altri si sente inadeguato ec.)
Ogni comunicazione faccia a faccia è irripetibile.
Ci sono persone che hanno molta competenza comunicativa e sanno interpretare abbastanza facilmente i segnali legati alla comunicazione.


Lettura a pag. 174 e pag. 175 "Oltre il senso del luogo"





4.3 La comunicazione dei mass media
da pag. 165 a pag. 166
 
I "mass media" sono i "mezzi" di comunicazione che permettono di superare i limiti della comunicazione faccia a faccia e di emettere messaggi rivolti a un gran numero di utenti, simultaneamente, anche a distanza. 
Es.: trasmissioni televisive, radiofoniche, servizi tramite internet ec.
I mass media propongono una realtà che è sempre mediata (dall'editore, dal produttore televisivo, dal controllo pubblico/privato, dalla politica, dal giornalista ec.), inoltre hanno un effetto "anestetizzante" nel senso che producono un allontanamento emotivo dalla realtà. E.: a cena, guardando il tg, si possono vedere episodi disumani e impressionanti ma il fatto che essi appaiono "distanti" ci fa continuare a cenare tranquillamente). 




5 minuti di SCRITTURA CREATIVA (senti in TV ...)
 
Confrontare come una stessa notizia viene data da media differenti (TV e quotidiano o quotidiano e settimanale)
oppure
studiare come una stessa notizia viene data da un quotidiano di destra, un quotidiano di sinistra e un quotidiano cattolico
 
Approfondimenti
Nel 1994 il filosofo austriaco Karl Popper (Vienna 1902 - Londra 1994) rilasciò un'intervista nella quale esprimeva la sua preoccupazione per la degenerazione delle trasmissioni televisive ridotte a ricorrere a contenuti sempre più scadenti per esigenze di audience. Secondo Popper le principali vittime di tali degenerazioni erano i bambini spesso esposti a programmi violenti e diseducativi.
Per contrastare questo fenomeno, Popper proponeva di istituire una sorta di "patente" per gli operatori della TV, con un codice deontologico, revocabile in caso di trasgressioni.


                           





4.4 La comunicazione dei new media
da pag. 167 a pag. 169

Per new media si intendono i mezzi di comunicazione con nuove modalità di trasmissione delle informazioni, basate sull'uso delle tecnologie digitali come computer, smartphone, tablet, nelle quali è possibile anche l'interattività.
Le nuove tecnologie sono dette digitali perché fanno uso di sequenze numeriche e sono definite interattive perché entrambe le parti coinvolte hanno la possibilità di assumere, contemporaneamente, i ruoli di emittente e ricevente: un utente di internet che scarica un contenuto (ricevente) può aggiungere un ulteriore contenuto multimediale (foto, teso, video), un commento o una valutazione.  
Secondo il filosofo francese Pierre Lévy (Tunisi 1956) che studia l'impatto di internet sulla società, esiste una "intelligenza collettiva" virtuale nella quale ogni individuo mette a disposizione della comunità le proprie qualità intellettive.
Il problema che pone un numero elevato di informazioni su internet è detto "information overload" (sovraccarico di informazioni). Si risolve imparando a selezionare, a filtrare e a distinguere le informazioni esatte da quelle che non lo sono. Ad esempio se si cerca un riassunto di un testo di Manzoni, è sicuramente più affidabile quello proposto da un corso di letteratura on-line offerto da una struttura universitaria che quello presentato da un blog di studenti.

World wide web = rete di tutto il mondo

Leggere la scheda "La nascita di Internet a pag. 169 della vecchia edizione (solo i primi due paragrafi) (non c'è nella nuova edizione)

Leggere la scheda 15 Cinema The socialnerwork ovvero la nascita di Facebook a pag. 170 della  vecchia edizione. Nella nuova edizione lo stesso testo è la scheda n. 8 a pag. 115



VEDERE IL FILM "THE SOCIALNETWORK" (dvd)

Mark Zuckerberg nato nello Stato di New York il 14 maggio 1984 fondatore di Facebook




Intervista del 2014 a Giovanni Boccia Artieri, professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi







4.5 L'interazionismo simbolico
da pag. 179 a pag. 182


George Herbert Mead

George Herbert Mead, sociologo, filosofo e psicologo statunitense, nato a South Hadley nel 1863 e morto a Chicago nel 1931, ha dato un grande contributo alla psicologia sociale con le sue teorie sulla comunicazione linguistica: il linguaggio non è una semplice trasmissione di informazioni ma è un qualcosa di più, è una capacità di riflessione che non hanno né i neonati né gli animali. Il linuaggio è la capacità di attribuire un simbolo (ad esempio lupo) a un suono, sicché quando pronunciamo una parola, ad esempio "lupo", l'ascoltatore ha una reazione che dipende non dalla parola ma dal simbolo al quale la parola è associata. Es.: se ho paura quando dico o sento dire la parola"lupo", non ho paura della parola ma di ciò che essa simboleggia. 
Questo implica che la nostra mente, con la sua capacità riflessiva, non è antecedente al processo sociale che ha creato il linguaggio simbolico. Lo si vede anche dai neonati: prima imparano la comunicazione linguistica e poi imparano a pensare. 
Nell'ordine si susseguono: processo sociale, linguaggio, capacità riflessiva
Quindi studiare il cervello, ossia i neuroni, non ha senso.   
Così scrive nel suo libro "Mente, sé e società": "Non conosco altri modi in cui l'intelligenza o la mente potrebbero sorgere, o essere sorte, se non attraverso l'interiorizzazione da parte dell'individuo dei processi sociali dell'esperienza e del comportamento".
Mead parla anche di autocoscienza riflessiva.
Mead non è un comportamentista, nel senso specifico del termine, perché non crede che le interazioni tra gli individui nascono da una serie di risposte agli stimoli, ma da una serie di risposte alla società: un'azione sociale acquisisce un significato perché guidata dalle situazioni.
Egli sostiene che il , cioè l'identità di un individuo, dipende da 2 fattori: l'io e il me.
L'io è la risposta spontanea del nostro organismo a ciò che fanno gli altri. Il me è l'insieme interiorizzato delle attese che gli altri hanno nei miei confronti.

Esempio: se gioco a calcio, il mio "me" mi dice che cosa gli altri si aspettano da me: il goal. 
Le attesE di comportamento degli altri su di me sono regole interiorizzate e quindi agiscono anche quando io sono da solo. Mead chiama questa spinta ad agire secondo regole socialmente interiorizzate "altro generalizzato". 





Herbert Blumer

Herbert Blumer è un socologo statunitense, nato a Saint Louis nel 1900 e morto nel 1987, è un allievo di Mead all'Università di Chicago. Alla morte del suo professore, nel 1931, egli ne eredita la cattedra e lo indica esplicitamente come suo precursore, sostenendo la tesi sull'interazionismo di Mead. 
Nel libro "Interazionismo simbolico. Prospettive e metodi" del 1969, Blumer riprende la concezione di Mead secondo cui gli individui interagiscono tra loro, e nello stesso tempo interpretano i "simboli", dando loro dei significati che servono per dare ordine alla loro vita.
Blumer studia in particolare le piccole interazioni che capitano nella vita quotidiana.  
Egli sostiene che
- gli individui agiscono sugli altri individui e sulle cose a seconda del significato che attribuiscono loro;
- I significati sono costruiti riflessivamente, interpretati soggettivamente ed originano dalle interazioni con gli altri;
- I significati sono trattati e modificati lungo un processo interpretativo usato dalla persona nel rapporto con le cose che incontra.

Leggere a pag. 189 "Interazionismo simbolico" di Blumer (vecchia edizione). Lo stesso testo nella nuova edizione è a pag. 140 


Erving Goffman
Erving Goffman, sociologo canadese nato a Mannville nel 1922 e morto a Filadelfia nel 1982, nel 1956 pubblica "The presentation of self in everyday (tradotto in italiano come "La vita quotidiana come rappresentazione"). Nel libro Goffman paragona la vita sociale e le interazioni quotidiane tra le persone a un palcoscenico teatrale in cui gli individui sono destinati a recitare delle "parti", cioè a interpretare ruoli diversi.
Quanto più la scena è ben rappresentata, e quanto più sappiamo recitare bene la nostra parte nei diversi contesti, tanto più la nostra identità è stabile
Goffman sostiene che in realtà siamo obbligati a esibire un non perché davvero ce l'abbiamo ma perché la realtà ci obbliga a comportarci come se davvero ce l'avessimo.
Gli attori sembrano adeguarsi a una moralità esterna più per necessità che per convinzione ma è proprio grazie a questo che la società funziona in modo armonioso. 
Recitare male la propria parte mette in crisi tutta la rappresentazioni e, con essa, l'identità degli individui coinvolti.
Tuttavia, come in un teatro, dietro la ribalta c'è il retroscena, cioè gli spazi privati in cui i ruoli vengono meno, e le persone mettono in atto comportamenti spesso in contraddizione con il loro ruolo pubblico.  
Questo meccanismo non coinvolge soltanto i singoli individui, ma anche gruppi e categorie sociali.  
Goffman nel testo cita come esempio i camerieri di un hotel che di fronte al proprio pubblico (i clienti dell'albergo) danno l'immagine il più possibile credibile e piacevole di se stessi (si mostrano gentili e rispettosi), mentre nello spazio privato, quando il pubblico non li vede, hanno una condotta molto più libera a informale.
In un certo senso tutta la vita sociale è una rappresentazione che i gruppi sociali mettono in scena di fronte ad altri gruppi interpretando alternativamente il ruolo di gruppo di performer (che agisce, interpreta la parte), e gruppo di audience (che assiste all'"esibizione"): condizione necessaria è che il gruppo di audience non acceda alle situazioni di retroscena, in cui spesso è contraddetto il comportamento pubblico.


Curiosità: "Il giuoco delle partiè una commedia in tre atti di Luigi Pirandello scritta nel 1918. L'opera è citata anche in un altro lavoro di Pirandello, "Sei personaggi in cerca d'autore".
Pirandello sostituisce i sentimenti con la ragione.
I personaggi sono personaggi che molto ragionano su loro stessi e molto ragionano con gli altri. 
Pirandello sostiene che è impossibile conoscerci perché nell'atto stesso in cui noi vogliamo conoscere quella persona, quella persona vuole essere come noi la vogliamo. (Si veda la lezione di Camilleri su Pirandello)

   

Leggere da pag. 189 190 a pag. 195 (vecchia edizione) i seguenti 4 testi:
-"Interazionismo simbolico" di Blumer;
-"La vita quotidiana come rappresentazione", di Goffman;
-"Una patente per fare TV",  di Popper, 
-"Media caldi e freddi", di McLuhan.
Nella nuova edizione i 4 testi si trovano nelle seguenti pagine: da pag. 140 a pag. 147

Le 4 letture saranno oggetto di verifica



4.6 Teorie sulla comunicazione di massa
da pag. 182 a pag. 188

Tra le teorie sulla comunicazione di massa, che si sono succedute nel corso del Novecento, si ricordano le seguenti:
- La teoria ipodermica;
- La teoria di approccio psico-sociologico sul campo;
- La teoria struttural-funzionalista;
- La teoria funzionalista "Usi e gratificazioni";
- La teoria critica;
- La teoria agenda setting;
- La teoria culturologica.




La teoria ipodermica

La teoria ipodermica (detta anche teoria dell'ago ipodermico e in inglese:
 "bullet teory" ossia "teoria del proiettile") si sviluppa nel periodo compreso tra le due guerre mondiali, intorno al 1936, grazie agli studi del sociologo statunitense Herbert Blumer (1900-1987) e del ricercatore politico statunitense Harold Dwight Lasswell, quest'ultimo è stato anche membro della Scuola di Sociologia di Chicago.
Secondo questa teoria i messaggi dei media sarebbero come "pallottole" che colpiscono gli individui, riceventi, che sono passivi e inermi senza possibilità di opporsi. Se il messaggio arriva, la persuasione è assicurata. Questa teoria considera l'emittente come onnipotente.
Il termine "target" ossia bersaglio, che ancora oggi usiamo quando si parla dei destinatari di una pubblicità, deriva proprio da questa teoria. 




La teoria di approccio psico-sociologico sul campo 

Si sviluppa tra il 1940 e il 1960 nell'Università Yale negli Stati Uniti, grazie a un gruppo di psicologi che fanno capo allo psicologo Carl Hovland (1912-1961), ma anche alla Columbia University di New York grazie a un gruppo di sociologi intorno al sociologo Paul Felix Lazarsfeld (1901-1976).  Per questo la teoria è detta "Psico-sociologica".
Il ricevente non è passivo, come sosteneva la teoria ipodermica, anzi, il consumatore è attivo e sceglie consapevolmente, e la pubblicità non fa altro che rafforzare posizioni già presenti nel ricevente.
Dagli studi emerge che la persuasione dei media dipende dalla credibilità della fonte e che gli amici e i conoscenti - opinion leader - hanno più potere persuasivo dei media sicché l'emittente è a loro che deve rivolgersi.
Questo processo è noto come "two steps flowcommunication" (due stadi di comunicazione persuasiva): i media persuadono gli opinion leader e gli opinion leader persuadono, con il comportamento, la gente comune 

                      
    
















La teoria struttural-funzionalista

Si sviluppa tra il 1950 e il 1960. E' il tentativo di applicare alla comunicazione il modello del funzionalismo sociologico di Talcott Parsons. Uno degli studi più significativi è del sociologo Charles Wright Mills (1916-1962) che nei mass media individua funzioni sociali molto importanti, perché utili: ad esempio informazioni su pericoli, terremoti ec. Individua anche funzioni individuali e ricreative: un mezzo di comunicazione può far divertire o far rilassare.
I riceventi sono sia passivi che collaborativi
Link Video di 2 minuti: Emergenza Centro Italia dopo sisma e nevicate, gennaio 2017
      


La teoria funzionalista "Usi e gratificazioni"

C'è un'altra teoria, più recente, del 1973, formulata da Katz, Guerevitch e Haasche, che prende in considerazione le funzioni. E' la teoria di "Usi e gratificazioni" in base alla quale i mass media hanno la funzione di soddisfare bisogni, ad esempio cognitivi, affettivi, estetici, di evasione ec.
I riceventi sono consumatori razionali e consapevoli, proprio perché mirano a soddisfare i propri bisogni.




La teoria critica

La teoria critica viene elaborata nella "Scuola di Francoforte" da Horkheimer (1895-1973), Adorno (1903-1969) e Marcuse (1898-1979).
La Scuola di Francoforte studia i rapporti tra il potere, la produzione culturale e il controllo sociale.
Secondo la teoria critica gli emittenti impongono modelli di comportamento massificanti e i riceventi sono passivi, inermi e istupiditi.

La Scuola di Francoforte si sviluppa tra il 1920 e il 1970, ad opera di studiosi che gravitano attorno all'"Istituto per la ricerca sociale" che si trova a Francoforte.
L'atto di nascita della Scuola di Francoforte è l'uscita del primo numero della "Rivista per la ricerca sociale", nel 1923, diretta da Max Horkheimer.
La Scuola di Francoforte è formata da filosofi, psicanalisti-sociologi e critici letterari. Oltre a Horkheimer, Adorno e Marcuse ricordiamo lo psicanalista e sociologo Erich Fromm, il critico letterario Walter Benjamin ec.
Si tratta di autori tedeschi di origine ebraica, di stampo marxista, che rielaborano le teorie psicanalitiche di Freud e il pensiero filosofico di Hegel.
Con l'ascesa al potere di Hitler in Germania nel 1933, la Scuola di Francoforte è costretta a trasferirsi, prima a Ginevra, poi a Parigi, infine a New York con la sede, per tutta la durata della guerra, alla Columbia University.
Dopo la fine della guerra, alcuni studiosi rimangono negli Stati Uniti, come Marcuse e Fromm, dove ridanno vita all'"Istituto per la ricerca sociale" con una nuova generazione di studiosi tra cui Alfred Schimidt e Jürgen Habermas, mentre altri, come Horkheimer e Adorno, tornano in Germania.
Anche Marcuse molti anni dopo tornerà in Germania dove morirà nel 1979.
Horkheimer (1895-1973) è, oltre che docente, anche direttore dell'"Istituto per la ricerca sociale" di Francoforte.
Di origini ebraiche, come già detto, durante il nazismo si rifugia prima a Parigi e poi negli Stati Uniti e alla fine della guerra fa rientro in Germania, con Adorno.


Adorno critica negativamente i mezzi di comunicazione di massa, giornali, televisione, cinema, pubblicità, canzoni ecc., perché pensa che essi siano uno strumento di manipolazione delle coscienze da parte del sistema che, per autoconservarsi, ha bisogno di tenere sottomessi gli individui: tenere il popolo distratto, e non farlo riflettere, significa non fargli capire la realtà politica, significa imporre modelli e valori creando "zone di consenso".
I giornali, la tv, la radio ecc. vengono definiti da Adorno e da Horkheimer dapprima "CULTURA DI MASSA" ma poi, pensando che quest'espressione avrebbe potuto dar adito a interpretazioni inesatte quale, ad esempio, "cultura che scaturisce spontaneamente dalle masse", decidono di definirli con l'espressione "INDUSTRIA CULTURALE":
Giornali, TV, radio ecc sono un'industria, attraverso la quale vengono indotti bisogni e favoriti consumi; e gli stessi consumatori non sono soggetti ma oggetti.

Nel VIDEO sotto riportato, (in inglese con sottotitoli in italiano fino al 6° minuto), Adorno analizza i seguenti aspetti:
- L'utilizzo del tempo libero: esso è fagocitato da orari e da pubblicità;
- Il capitalismo non ci vende le cose di cui abbiamo bisogno; l'uomo ha bisogno di calma, tenerezza, profondità, amore che però, ATTENZIONE, CI VENGONO MOSTRATI INSIEME AL PRODOTTO CHE DOVREMMO COMPERARE!








La teoria agenda setting

E' una teoria nata nel 1980 secondo la quale i media influenzano la nostra visione complessiva della realtà poiché portano l'individuo a selezionare solo le conoscenze che i media propongono. I riceventi vivono in una realtà mediata.





La teoria culturologica

I media sono importanti nella cultura contemporanea.
I riceventi sono attivi in un processo di codifica e di decodifica dei messaggi.
Gli autori più importanti di questa teoria sono Marshall McLuhan, sociologo e filosofo canadese nato nel 1911 e morto nel 1980, e Derrik de Kerckhove suo allievo, sociologo belga naturalizzato canadese nato nel 1944.
Nel libro "Gli strumenti del comunicare" scritto nel 1964 e pubblicato nel 1967, McLuhan sostiene che qualsiasi tecnologia costituisce un medium nel senso che è un'estensione dei sensi, un potenziamento delle facoltà umane. 
McLuhan osserva che ogni medium ha caratteristiche che coinvolgono gli utenti in modi diversi così, ad esempio, lo stesso film (contenuto) visto alla televisione o al cinema (medium) ha un effetto diverso sullo spettatore. Di conseguenza la struttura della televisione e la struttura del cinema hanno un impatto particolare che deve essere analizzato attentamente.
Di qui la celebre affermazione che "il medium è il messaggio". Infatti egli introduce la classificazione dei media in caldi e freddi. Sono definiti "caldi" i media ad alta definizione che richiedono una bassa partecipazione da parte del ricevente (cinema, foto ecc.). Sono definiti "freddi" i media a bassa definizione che richiedono un'alta partecipazione (TV, telefono ecc.). Il medium freddo invita l'ascoltatore a completare l'informazione. 
Un'altra considerazione celebre di McLluhan è quella dell'intera società come un "villaggio planetario o "globale"" in cui l'uomo si sente partecipe del mondo in cui vive: nel villaggio globale gli uomini abitano in più luoghi e vivono più vite nel senso che sono coinvolti da eventi che accadono a migliaia di chilometri di distanza; il mercato mondiale offre, dagli Stati Uniti al Giappone, gli stessi prodotti: cibi e bevande "globalizzati", abbigliamenti, libri, elettronica. In ogni parte del mondo i giovani condividono le preferenze per film e gruppi musicali e comunicano attraverso i social-network come Facebook, Twitter, Instagram.
Il suo allievo Derrik de Kerckhove fa un'indagine storico-antropologica sugli effetti che la tecnologia ha sulle facoltà percettive e cognitive analizzando l'interazione tra tecnologie e sistema nervoso. Le tecnologie sono un'estensione dei nostri sensi. Egli parla di "cybercultura" con la formazione di una "mente collettiva" che va oltre la capacità del singolo Individuo.




Contenuto del video: 
"Il canadese Marshall McLuhan è un sociologo e teorico della comunicazione. A lui si devono il celebre slogan “il mezzo è il messaggio” e la definizione di “villaggio globale”. 
Herbert Marshall McLuhan nasce a Edmonton il 21 luglio 1911. Studia letteratura all’Università di Cambridge, in Gran Bretagna. Tornato in Canada, diventa direttore del Centro di Cultura e Tecnologia dell’Università di Toronto. McLuhan sostiene che i mezzi di comunicazione influenzano in modo determinante la società e la cultura in cui agiscono. Nel 1951 pubblica il testo "La sposa meccanica", in cui esamina gli effetti della pubblicità e il suo potere nell'orientare la coscienza collettiva. In "La galassia Gutenberg. Nascita dell’uomo tipografico", del 1962, sottolinea come l’introduzione della stampa a caratteri mobili sia stata un importante momento di passaggio dalla cultura orale a quella scritta. È del 1964 il suo lavoro più noto, "Gli strumenti del comunicare", in cui sostiene che i media devono essere studiati non solo per i contenuti che veicolano, ma soprattutto per il modo in cui organizzano le informazioni. I media, afferma McLuhan, oltre a veicolare informazioni, le trasformano. Da qui il celebre aforisma "il mezzo è il messaggio", secondo cui il mezzo di comunicazione modifica l'ambiente e i modi in cui l'uomo vive e si relaziona. Se la comunicazione orale favoriva la socialità, la parola scritta e la tv portano a un maggiore individualismo.
McLuhan distingue i media in due categorie. I media freddi, come il gesto e la parola, sono portatori di messaggi incompleti, a cui la mente di chi li riceve deve aggiungere dei dettagli per poterli cogliere. I media caldi, come il film e la radio, sono invece caratterizzati da un’alta quantità di informazioni simultanee, e riempiono la nostra mente, che li riceve in modo passivo. Nella società odierna, secondo McLuhan, la capacità di condizionamento dei media è particolarmente forte. La televisione, soprattutto, modella lo stile di vita e il modo di pensare dello spettatore. E proprio perché non favorisce l’autonomia di pensiero, la tv ha un effetto rassicurante, quasi narcotico. Attraversato dal continuo flusso di notizie trasmesse dai media, il mondo si comporta esattamente come un villaggio dell'epoca tribale: ecco quindi la definizione di villaggio globale. McLuhan muore a Toronto il 31 dicembre 1980, dopo un colpo apoplettico che lo priva della parola. Il suo stile suggestivo e poco sistematico gli procura la fama di profeta visionario". 

Leggere da pag. 194 a pag. 195 "Media caldi e freddi" di McLuhan


4.7 (Cenni) L'interazionismo simbolico nella microsociologia
Secondo il sociologo Howard Becker, studioso anche di devianza, la società crea non solo le norme ma anche la devianza. Infatti infrangere una norma non comporta per tutti l'etichetta di deviante. Es. Il consumo di stupefacenti è considerato deviante se commesso da un giovane qualunque ma è considerato sinonimo di eccentricità se praticato da una rock star...









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