5 A LES as 2017 2018 filosofia
Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero, L'IDEALE E IL REALE, vol. terzo, Ed. Paravia, Pearson
Novembre e dicembre 2017 UNITA' 6
e gennaio febbraio 2019
La crisi delle certezze: da Nietzsche a Freud
UNITA' 6
L'INATTUALITA' è un tratto caratteristico di Schopenhauer, Freud e Nietzsche.
Nel primo minuto del VIDEO sotto lincato, in cui si parla di Schopenhauer, Umberto Galimberti parla di Schopenhauer, Freud e Nietzsche accomunati dall'INATTUALITA'. Galimberti afferma:
"Schopenhauer (Danzica, Polonia, 1788-1860) era un filosofo INATTUALE, almeno così si definiva. Inattuale rispetto al suo tempo.
Schopenhauer scriveva: "IO PENSO E SCRIVO PER I POSTERI, E NON PER I MIEI CONTEMPORANEI".
Questa codifica di INATTUALITA' è interessante perché appartiene anche a Nietzsche (Röcken, Germania, 1844-1900) e a Freud (Freiberg, Repubblica ceca, 1856-1939), che sono stati due grandi schopenhaueriani, perché Nietzsche considera Schopenhauer suo educatore e Freud suo precursore.
Anche Nietzsche diceva di sé "MI CAPIRETE TRA CINQUANT'ANNI!"
E anche Freud NON ERA CAPITO: si lamentava con tutto l'ordine medico austriaco e tedesco perché non accettava le sue teorie.
Ecco, l'inattualità è un tratto caratteristico di tutti e tre".
SOLO IL PRIMO MINUTO RIGUARDA NIETZSCHE Link VIDEO CON UMBERTO GALIMBERTI
Nietzsche
Da pa. 278 a pag. 327
Una finestra sull'arte

Edvard Munch, ritratto di Nietzsche, olio su tela, 1906, Tielska galleria Stoccolma
Vita e scritti
Da pag. 279 a pag. 283
Filosofo non completamente compreso, ha subito moltissime interpretazioni.
Friedrich Wilhelm Nietzsche nasce a Röcken, vicino a Lipsia, in Germania, nel 1844.
Viene chiamato Friedrich sia in onore del nonno, Friedrich August Nietzsche che era morto nel 1826, sia in onore del re, Federico Guglielmo IV di Prussia, che compiva 49 anni il giorno della nascita di Nietzsche.
All'età di 5 anni gli muore il padre, pastore protestante, per una malattia al cervello.
La madre, con Friedrich e la sorellina Elisabeth, si trasferisce a casa della madre, nella città di Naumburg, distante da Röcken una quarantina di chilometri.
A 10 anni comincia a scrivere le prime poesie e a comporre musica. A 14 anni viene ammesso al liceo gymnasium di Pforta, come interno beneficiante di una borsa di studio ecclesiastica.
Le sue letture: Goethe, Byron, Hölderlin.
Nel 1860, all'età di 16 anni, comincia a soffrire di un male che lo tormenterà per tutta la vita: l'emicrania.
A 20 anni, nel 1864, per volere della madre si iscrive alla facoltà di teologia a Bonn.
L'anno dopo abbandona teologia e si trasferisce a Lipsia per seguire le lezioni di filologia classica (dal greco φιλoλογία, composto da φίλος phìlos "amante"-"amico" e λόγος lògos "parola"-"discorso": quindi "interesse per lo studio delle parole" ovvero: la corretta interpretazione dei documenti letterari di una determinata cultura), dove legge "Il mondo come volontà e rappresentazione" di Schopenhauer.
Nel 1867 inizia il servizio militare ma si infortuna mentre sta mandando al galoppo il suo cavallo. Viene congedato e nel 1968, a 24 anni, ottiene la cattedra di filologia classica e di lingua e letteratura greca all'Università di Basilea.
Pochi mesi dopo, il 23 marzo 1869, l'Università di Lipsia gli concede il titolo di dottore in base ad alcuni lavori suoi scritti di filologia e filosofia.
Entra in rapporti di amicizia con Wagner, che in quel periodo si era ritirato in Svizzera.
Nel 1872 pubblica "La nascita della tragedia".
Nel 1878 pubblica "Umano troppo umano"; è un periodo in cui la sua amicizia con Wagner si va affievolendo. Il libro segna il distacco da Wagner e da Schopenhauer.
Intanto gli attacchi di emicrania aumentano, insieme a disturbi alla vista.
Nel 1876 interrompe l'insegnamento a Basilea rinunciando, tre anni dopo, definitivamente alla cattedra.
Inizia una vita inquieta e vagabonda alla ricerca di climi favorevoli, un'esistenza da apolide, con pellegrinaggi senza casa e senza patria, spostandosi da un luogo all'altro: Italia e Francia: Genova, Rapallo, Venezia, Nizza, Messina, Taormina, dove comincia a scrivere "Così parlò Zarathustra, nel 1881, e poi Roma dove, durante la Pasqua, nel 1882, incontra, a 38 anni, una giovane studentessa russa in viaggio di istruzione in Europa, Lou von Salomé 21 anni, che in seguito sarà amica di Rilke e Freud, e che frequenterà per due anni. Le chiederà di sposarlo ma lei rifiuterà preferendogli il filosofo Paul Rée col quale vivrà per qualche tempo a Berlino, in libera unione, suscitando lo scandalo della sorella di Nietzsche, Elisabeth.
Nel frattempo, i dissidi con la madre e la sorella, a causa della loro avversione nei confronti di Lou von Salomé, si accentuano.
La depressione di Nietzsche aumenta.
Il rapporto con la madre e con la sorella diventa sempre più conflittuale.
Liberamente ispirato a fatti reali, il film, dal titolo "Al di là del bene e del male" del 1977, racconta il triangolo amoroso fra il filosofo Federico Nietzsche, la disinibita Lou Salomé e l’inibito Paul Rée. Nietzsche, indeciso se seguire una vita senza regole con la donna e sempre più riluttante ad accettare le troppo restrittive regole borghesi, cede alla pazzia. La donna si lega quindi a Rée che però viene ucciso da alcuni teppisti. Con l’inizio del nuovo secolo la donna va a trovare Nietzsche in clinica annunciandogli l’arrivo del nuovo secolo, il “loro” secolo, ma il filosofo poco dopo muore.
Nel 1882 pubblica "La gaia scienza".
Nel 1883 pubblica la prima e la seconda parte di "Così parlò Zarathustra"; la terza parte la pubblicherà l'anno successivo, nel 1884, mentre la quarta parte la pubblicherà nel 1885 a sue spese.
Nel 1886 pubblica "Al di là del bene e del male". Nella quarta di copertina di questo libro, Nietzsche annuncia l'uscita di un'opera dal titolo "La volontà di potenza" che, invece, non verrà mai scritta.
Nel 1887 pubblica, tra gli altri testi, "L'Anticristo" ed "Ecce homo".
L'anno dopo, cioè nel 1888, si trasferisce a Torino, ospitato dalla famiglia Fino in Via Carlo Alberto, dove dà i primi segni di squilibrio mentale.
Il suo amico Franz Overbeck, recatosi a Torino, lo riporta a Basilea facendolo ricoverare.
Alla morte della madre, viene preso in custodia dalla sorella Elisabeth che, dopo il suicidio del marito in seguito al fallimento della sua impresa, aveva fondato un archivio a Weimar dove conservava l'eredità letteraria del fratello.
Alla sua morte, nel 1900, avvenuta all'età di 56 anni, i suoi libri, anche quelli pubblicati a proprie spese, vengono letti in tutta Europa.

La tomba di Nietzsche a Rocken, dietro la casa natale, accanto alla sorella e al padre. Visibile anche la lapide della madre

Sculture a Röcken, rappresentanti il filosofo e sua madre. La lapide tra le figure non è il sepolcro di Nietzsche, che invece si trova accanto al muro, ma fa parte del monumento
Il breve soggiorno Nietzsche in via Carlo Alberto 6 a Torino
Via Carlo Alberto 6 Torino
Nietzsche vive a Torino per un breve periodo della sua vita: dal 21 settembre 1888 al 9 gennaio 1889. Un lasso di tempo breve, ma sufficiente per innamorarsi della città e della sua gente.
In alcune lettere, indirizzate a parenti e amici, si legge: "Su Torino non c’è niente da ridire: è una città magnifica e singolarmente benefica, e, ancora: Torino non è un luogo che si abbandona".
La sua abitazione si trova in via Carlo Alberto 6, al quarto piano. Qui per 30 lire al mese, aveva affittato una camera che si affacciava sulla piazza, proprio sopra all'ingresso della Galleria Subalpina, da Davide e Candida Fino, gestori del negozio di giornali a Piazza Carlo Alberto.
I Fino gli avevano messo a disposizione anche un pianoforte che, secondo le testimonianze, Nietzsche era solito suonare diverse ore al giorno.
Goloso, pranzava ogni giorno in trattoria: maccheroni, carni tenere e manciate di grissini: "Una
cucina coscienziosa, accurata, persino raffinata! Finora ignoravo cosa fosse un buon appetito".
Camminava, solitario, e poi andava nei caffè letterari. Seduto tra i tavolini del Fiorio assaggiava gelati, spumoni e cioccolata calda.

Caffè Fiorio in via Po n. 8 a Torino: ingressi e alcune sale
La fine del soggiorno di Nietzsche a Torino è decisamente tragica:
La storia di Nietzsche e del cavallo, che secondo alcuni segna il momento del suo collasso mentale, racconta come il 3 gennaio del 1889 il filosofo, uscendo di casa, vede un cocchiere frustare violentemente e prendere a calci il suo cavallo.
Sconvolto da questa immotivata ferocia, corre a fermare l’uomo e una volta arrivatogli vicino, con le lacrime agli occhi, inizia ad abbracciare e baciare il cavallo. Il filosofo viene riaccompagnato nella sua camera, ancora sconvolto mentre urla di essere "Dioniso" e "Gesù Crocifisso".
Non si sa se questo aneddoto corrisponda al vero, quello che si sa per certo, storicamente, è che quel giorno Nietzsche sviene a Piazza Carlo Alberto, e che da allora inizia a scrivere ai suoi amici, ai parenti a a personaggi celebri dell’epoca i cosiddetti “biglietti della follia”, ossia lettere in cui si firmava come "Dioniso" o "il Crocifisso" o "Gesù Crocifisso".
Oggi, in via Carlo Alberto 6 si trova una effigie con la scritta: “In questa casa Nietzsche conobbe la pienezza dello spirito che tenta l’ignoto, la volontà di dominio che suscita l’eroe. Qui, ad attestare l’alto destino e il genio, scrisse Ecce Homo, libro della sua vita.
A ricordo delle ore creatrici, primavera-autunno 1888, nel primo centenario della nascita la città di Torino pose”.
Targa apposta sulla facciata del palazzo di via Carlo Alberto 6 a Torino
Le fasi della filosofia
Pag. 286
La sua filosofia è una filosofia di vita.
Si è soliti dividere il pensiero filosofico di Nietzsche in 4 periodi:
1) Il periodo wagneriano-schopenhaueriano, o "giovanile" ("La nascita della tragedia", "Considerazioni inattuali");
2) Il periodo illuministico o "genealogico" o "del mattino" ("Aurora", "La Gaia scienza", "Umano troppo umano");
3) Il periodo "del meriggio" o di Zarathustra ("Così parlò Zarathustra", "Al di là del bene e del male");
4) Il periodo del tramonto, o "dell'ultimo Nietzsche" ("Genealogia della morale", "Ecce homo" "Frammenti postumi", "L'Anticristo").
Il periodo wagneriano-schopenhaueriano, o "giovanile"
Da pag. 287 a pag. 292
In questo periodo Wagner con la sua musica e Schopenhauer con la sua filosofia appaiono per Nietzsche come due fari: due maestri ispiratori.
Nietzsche, partendo dalle letture di Schopenhauer, aveva condiviso con lui la consapevolezza che la vita è dolore e lotta, distruzione e crudeltà, incertezze ed errori.
Tuttavia per Nietzsche, di fronte a tutto questo, e a differenza di Schopenhauer, l'uomo ha 2 possibilità:
la FUGA, oppure l'ACCETTAZIONE della vita così com'è.
Nietzsche opta per la seconda via, ma scegliendo di essere "discepolo di Dioniso".
Ma che cosa vuol dire essere discepoli di Dioniso?
Per comprenderlo, bisogna analizzare il suo libro "La nascita della tragedia", del 1872, un'opera più filologica che filosofica, nella quale esalta la filosofia greca e la tragedia greca:
non la filosofia del IV-III sec. a.C. di Socrate, Platone e Aristotele, ma quella precedente, del VI e V sec. a.C. ossia dei presocratici;
e non la tragedia di Euripide, del 485 a.C., ma quella precedente, attica del V sec. a.C., di Eschilo e Sofocle, in cui dominava il coro: nella tragedia attica i membri del coro, coreuti, guidati dal corifeo camminavano e danzavano all'unisono, commentando con canti ciò che avveniva sulla scena, talvolta intervenendo direttamente nell'azione.
Nietzsche, studiando il mondo greco, mette in luce come, nel V secolo a.C. e non dopo, siano presenti allo stesso tempo due IMPULSI VITALI: apollineo e dionisiaco.
Il primo è legato ad Apollo, il dio dell’armonia e dell’equilibrio: genera impulsi di bellezza, e trova la sua espressione sul piano artistico nelle arti figurative, in particolare nella scultura.
Il secondo è legato a Dioniso, il dio dell'estasi e del vino: corrisponde all'impulso dell'ebbrezza e della gioia; canta, ride e danza, bandisce da sé ogni rinuncia.
Per Nietzsche Dioniso è il simbolo dell'accettazione totale della vita, è il sì alla vita che spinge ad immergersi senza freni nel caos della vita stessa. (Quando tuttavia predomina, abbatte l’apollineo e porta la vita alla deriva dell’eccesso).
Solo in pochissimi casi, secondo Nietzsche, i due impulsi trovano coesistenza ed equilibrio: nella filosofia presocratica e nella tragedia greca attica, che egli considera il culmine di quel mondo:
L’uomo greco presocratico rappresenta, meglio di ogni altro, il SUPERUOMO, perché è stato in grado di raggiungere la felicità, e questa felicità l’ha raggiunta attraverso la coesistenza e l’equilibrio tra la sua parte apollinea (eleganza) e quella dionisiaca (ebbrezza).
Al contrario, i filosofi successivi e i drammaturghi successivi, ossia Socrate Platone, Aristotele, e il drammaturgo Euripide, hanno aperto un'età di decadenza in quanto hanno rotto l'equilibrio tra apollineo e dionisiaco:
i primi perché hanno contrapposto l'intelligenza alla vita: la logica è la morte della vita.
Il secondo perché ha introdotto, nei personaggi, l'aspetto psicologico, aprendo la strada a un insegnamento razionalistico, col prevalere di Apollo su Dioniso, ossia del dio dell'ordine e della razionalità sul dio dell'ebrezza.
Dello stesso periodo sono le "Considerazioni inattuali", in cui Nietzsche espone la sua concezione sulla storia.
Di fronte alla storia, esistono 3 atteggiamenti possibili:
1) Considerare la storia in modo monumentale: è l'atteggiamento di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che suggeriscano le azioni del presente.
L'aspetto negativo è che chi si approccia in modo monumentale alla storia tende a mitizzarla e ad abbellirla cancellandone alcuni accadimenti; oppure stimola al fanatismo;
2) Considerare la storia in modo antiquario: è tipico di chi preserva e venera, e vuole trovare nel passato valori permanenti da applicare nelle società attuali.
L'aspetto negativo consiste nella tendenza a mummificare la vita e a ostacolare ogni progetto di cambiamento;
3) Considerare la storia in modo critico: si attua quando si rompono gli schemi cristallizzati che impediscono i cambiamenti. E' un atteggiamento che consente di cercare nuovi valori.
BRANO DA LEGGERE
Socrate fu un malinteso
Socrate fu un malinteso; tutta la morale del perfezionamento, anche quella cristiana, fu un malinteso… La più cruda luce del giorno, la razionalità a ogni costo, la vita chiara, fredda, prudente, cosciente, senza istinti, in opposizione agli istinti, era essa stessa solo una malattia – e in nessun modo un ritorno alla “virtù”, alla “salute”, alla felicità… Dover combattere gli istinti – questa è la formula della décadence; finché la vita è in ascesa, la felicità è uguale all'istinto.
Il crepuscolo degli idoli, Il problema di Socrate, 12
BRANO DA LEGGERE
Nietzsche - Sull'utilità e il danno della storia per la vita
Tre modi di guardare al passato
Introduzione
Nella seconda delle Considerazioni inattuali, intitolata Sull'utilità e il danno della storia per la vita, Nietzsche spiega come l’uomo abbia con il passato tre tipi di rapporto, a cui corrispondono tre tipi di storia – monumentale, antiquaria e critica. Ognuno di essi presenta un aspetto positivo (se serve alla vita) e uno patologico (se invece le arreca danno).
In tre riguardi al vivente occorre la storia:
essa ... ha aspirazioni;
essa preserva e venera;
essa soffre e ha bisogno di liberazione.
A questi tre rapporti corrispondono tre specie di storia, in quanto sia permesso distinguere una specie di storia monumentale, una specie antiquaria e una specie critica.
[…] La storia occorre innanzitutto all'attivo e al potente, a colui che combatte una grande battaglia, che ha bisogno di modelli, maestri e consolatori, e che non può trovarli fra i suoi compagni nel presente. […]
Quale giovamento dà all'uomo attuale la considerazione monumentale del passato, l’occuparsi di ciò che è classico e raro dei tempi passati? Egli viene a sapere che ciò che è grande e che una volta esisteva è stato in ogni modo una volta possibile ... […]. Se la considerazione monumentale del passato domina sulle altre forme di considerazione, voglio dire sull'antiquaria e sulla critica, lo stesso passato ne soffre danno: intere grandi parti di esso vengono dimenticate, spregiate, e scorrono via come un grigio e ininterrotto flusso, mentre emergono come isole solo singoli fatti abbelliti. […] La storia monumentale inganna con le analogie: con seducenti somiglianze essa eccita il coraggioso alla temerarietà, l’entusiasta al fanatismo. […]
La storia appartiene in secondo luogo a colui che conserva e che onora, a colui che con fiducia e amore guarda indietro al luogo da dove viene ... Curando con mano cauta ciò che persiste dall'antichità, vuole conservare le condizioni sotto cui egli è venuto alla luce, e le vuole conservare per coloro che verranno alla luce dopo di lui – e così serve la vita. ... […]
Qui c’è sempre un pericolo nelle vicinanze: alla fine viene semplicemente preso per ugualmente degno di nota tutto ciò che è vecchio e passato, ciò che compare ancora all'orizzonte, ... quindi ciò che è nuovo e che è in fieri viene rifiutato e osteggiato. […] Se il senno di un popolo si indurisce in questo modo, se la storia serve la vita in questo modo, da finire per seppellire il continuare a vivere e la vita superiore, se il senso storico non conserva più la vita, ma la mummifica, così muore l’albero, ... gradualmente dall'alto e poi giù fino alle radici – e infine la radice stessa perisce.
La stessa storia antiquaria degenera nel momento in cui la vita fresca del presente non la vivacizza e non la entusiasma più. […] Lei è in grado solo di conservare la vita, non di produrla; per questo motivo sottovaluta sempre il divenire.... Così [la storia antiquaria] impedisce l’energica decisione per il nuovo, paralizza colui che agisce, che sempre, in quanto in azione, offenderà e deve offendere qualche forma di pietà.
Qui diviene evidente come spesso sia necessario per l’uomo, accanto ad un modo monumentale e antiquario di considerare il passato, un terzo modo, quello critico: e anche questo a servizio della vita. Deve avere la forza, ... di mandare in frantumi e dissolvere il passato, per poter vivere: e raggiunge questo scopo portandolo [il passato] davanti ad un tribunale, sottoponendolo ad un’inchiesta meticolosa, ed infine condannandolo; ma ogni passato è degno di essere condannato – perché così accade con le cose umane: sempre la violenza e la debolezza umana sono state in loro presenti. Non è la giustizia che qui siede a giudizio, è ancora meno la misericordia che qui annuncia il giudizio, ma solo la vita, quella forza oscura, trainante, mai sazia di se stessa. Il suo verdetto è sempre impietoso, sempre ingiusto, perché non è mai sgorgato da una pura fonte di conoscenza ... […]
Questi sono i servizi che la storia può fare alla vita: ogni uomo e ogni popolo necessita, secondo i suoi obiettivi, forze e bisogni, di una certa conoscenza del passato, talvolta come storia monumentale, talvolta come antiquaria, talvolta come critica, ma non come schiera di puri pensatori che si limitino a guardare la vita, non come individui bramosi di sapere, che trovino soddisfazione solo nel sapere, per i quali l’aumento della conoscenza è lo scopo stesso, ma sempre come necessità che ha come traguardo ultimo la vita e che si pone sotto la signoria e massima guida di questo traguardo.
(Sull’utilità e il danno della storia per la vita, in Opere, a cura di G. Colli e M. Montinari, Adelphi, Milano 1982, vol. III, tomo I)
Il periodo illuministico o genealogico o della filosofia del mattino
Da pag. 292 a pag. 299
Il periodo "illuministico" è il periodo in cui Nietzsche supera l'iniziale fiducia riposta nel mondo greco, nel pensiero di Schopenhauer e nella musica di Wagner; la stessa amicizia con Wagner si va affievolendo.
E' detto anche periodo della "filosofia del mattino" perché basato sulla consapevolezza della transitorietà della vita, esattamente come un "VIANDANTE" privo di certezze precostituite.
Il periodo prende l'avvio con "Umano troppo umano", del 1878, e si sviluppa attraverso "Aurora" e "La Gaia Scienza" per giungere al culmine con l'affermazione della "MORTE DI DIO" e con "l'amor fati".
Nella Gaia scienza Nietzsche drammatizza il messaggio della morte di Dio con il racconto dell'UOMO FOLLE.
E' una fase di rigenerazione, di rinascita e luminosità aurorale, con accenti fortemente profetici.
Questo periodo è detto anche "periodo illuministico": egli dedica la prima edizione di "Umano troppo umano" a Voltaire, non perché Nietzsche fosse dotato di fiducia nella scienza, ma perché critica tutta la cultura attraverso la scienza.
E per "scienza" egli non intende l’insieme dei saperi particolari, ma un MODELLO capace di liberare la mente dell’uomo dagli "errori": il modello è un modello critico che fa assurgere il sospetto come regola di indagine.
L'errore fondamentale dell'uomo è la METAFISICA, che pone l'attenzione su concetti e principi trascendenti e astratti, ossia su ciò che sta al di là del mondo sensibile. La credenza in Dio e la credenza in un mondo ultraterreno rappresentano una fuga dall'esistenza, rappresentano "la più antica delle bugie" per far fronte alla paura di qualcosa che invece è benefico e che guida la vita: in questo senso sia il platonismo che il cristianesimo (l'indirizzo del cristianesimo impresso da San Paolo), e sia anche il rinascimento, in cui vengono riletti ed esaltati i testi platonici e aristotelici, rappresentano un "dire no alla vita", ossia il "nichilismo", ossia la decadenza dei valori, iniziata da Socrate e giunta fino al suo tempo.
Quando Nietzsche afferma che "DIO E' MORTO", è nel senso che è stato ucciso dalla logica, dal voler spiegare la sua esistenza attraverso prove, logicamente, razionalmente. La logica è solo una necessità biologica, un errore necessario alla sopravvivenza ma pur sempre un errore, e quindi va considerato come tale.
Al contrario, apprezza le prime forme del cristianesimo, quelle originarie e non corrotte dalle interpretazioni, e distingue costantemente la figura di Cristo che, con le sue opere e la sua predicazione, ha detto "sì alla vita". Quindi, Nietzsche non nega Cristo ma l'interpretazione nichilistica ("dire no alla vita") di San Paolo, che ha contrapposto anima e corpo, vita celeste e vita terrena, ed è giunta, decadente, fino al suo tempo.
"L'umanità non ha preso coscienza della "morte di Dio" ma l'uomo "folle" cioè il "filosofo-poeta" sì".
BRANO DA LEGGERE
Af. 18 Problemi fondamentali della metafisica
Se un giorno sarà scritta la storia della genesi del pensiero, vi starà anche, illuminata da una nuova luce, la seguente proposizione di un eccellente logico: “La legge generale originaria del soggetto conoscente consiste nell'intima necessità di conoscere ogni oggetto in sé, nel proprio essere, come un oggetto identico a se stesso, che esiste quindi di per sé e rimane in fondo sempre uguale e immutabile, insomma come una sostanza”. […] la credenza in sostanze incondizionate e in cose uguali è un errore originario di ogni essere organico. In quanto perciò ogni metafisica si è di preferenza occupata di sostanza e di libertà del volere, la si può definire come la scienza che tratta degli errori fondamentali dell’uomo – però come se fossero verità fondamentali. […]
da Umano, troppo umano
BRANO DA LEGGERE
Af. 11. Il linguaggio come presunta scienza
L’importanza del linguaggio per lo sviluppo della civiltà consiste nel fatto che l’uomo pose mediante il linguaggio un proprio mondo accanto all'altro, un punto che egli ritenne così saldo da potere, facendo leva su di esso, sollevare dai cardini il resto del mondo e rendersene signore. In quanto ha creduto per lunghi periodi di tempo nelle nozioni e nei nomi delle cose come in aeternae veritates, l’uomo ha acquistato quell'orgoglio col quale si è innalzato al di sopra dell’animale: egli credeva veramente di avere nel linguaggio la conoscenza del mondo. Il creatore di linguaggio non era così modesto da credere di dare alle cose appunto solo denominazioni; al contrario egli immaginava di esprimere con le parole la più alta sapienza sulle cose; in realtà il linguaggio è il primo gradino nello sforzo verso la scienza. La fede nella verità trovata è anche qui ciò da cui sono scaturite le più potenti fonti di energia. Molto più tardi – solo oggi – comincia a balenare agli uomini che essi, con la loro fede nel linguaggio, hanno propagato un mostruoso errore. Fortunatamente è troppo tardi perché ciò possa far tornare indietro lo sviluppo della ragione, che poggia su quella fede. Anche la logica poggia su premesse a cui nulla corrisponde nel mondo reale, per esempio sul presupposto della uguaglianza delle cose, dell’identità della stessa cosa in diversi punti del tempo; ma quella scienza sorse dall'opposta fede (che ci fossero veramente cose simili nel mondo reale). Così stanno le cose anche per la matematica, che certamente non sarebbe sorta, se si fosse saputo fin da principio che in natura non esiste né una linea esattamente retta, né un vero cerchio, né una assoluta misura di grandezza.
da Umano, troppo umano
BRANO DA LEGGERE
Af. 99. L’incolpevolezza nelle cosiddette cattive azioni
Tutte le “cattive” azioni sono motivate dall'istinto di conservazione o, ancor più esattamente, dall'intenzione dell’individuo di procurarsi il piacere e di evitare il dolore; ma, in quanto così motivate, non sono cattive. Il “causar dolore In sé” non esiste, tranne che nel cervello dei filosofi, come neanche esiste il “causar gioia in sé” (compassione nel senso schopenhaueriano). Nella condizione che precede lo Stato, noi uccidiamo l’essere, sia scimmia o uomo, che vuole strappare davanti a noi un frutto dall'albero, proprio quando abbiamo fame e corriamo verso l’albero: come ancora oggi, aggirandoci in regioni inospitali, faremmo con l’animale. Le cattive azioni che ora massimamente ci sdegnano, sono basate sull'ipotesi erronea per cui l’altro che ce le infligge avrebbe una volontà libera, cioè avrebbe potuto a suo arbitrio non infliggerci questo male. Questo credere nell'arbitrio eccita l’odio, la brama di vendetta, la malvagità, tutta una corruzione della fantasia, mentre contro un animale ci adiriamo molto meno, perché lo giudichiamo irresponsabile. Far torto non per istinto di conservazione ma per rivalsa – è conseguenza di un falso giudizio e perciò altrettanto incolpevole. Nella condizione che viene prima dello stato, il singolo può trattare altri esseri in modo duro e crudele, al fine di incutere spavento: per rendere sicura la propria esistenza attraverso lo spavento causato da tali prove della sua potenza. Così agisce il violento, il potente, l’originario fondatore di uno Stato, che si sottomette i più deboli. Egli ha cioè il diritto che ancora oggi lo Stato si arroga; o piuttosto: non esiste alcun diritto che possa impedire ciò. Il terreno per ogni moralità può essere approntato solo quando un individuo più grande o un individuo collettivo, come per esempio la società o lo Stato, sottomette i singoli, ossia li trae fuori dal loro isolamento e li ordina in una associazione. Alla moralità precede la costrizione, anzi essa stessa è ancora per un certo tempo costrizione, a cui ci si conforma per evitare il dolore. Più tardi diviene costume, ancora più tardi libera obbedienza e finalmente quasi istinto: allora, come ogni cosa divenuta da gran tempo abituale e naturale, è collegata al piacere – e si chiama ora virtù.
da Umano, troppo umano
BRANO DA LEGGERE
Ne "La Gaia Scienza" Nietzsche giunge all'affermazione della "MORTE DI DIO"; è un messaggio che viene dato attraverso il racconto dell'UOMO FOLLE.
"Dove se n’è andato Dio? – gridò (l'uomo folle) – ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per strusciar via l’intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? ...
Non è il nostro un eterno precipitare? …
Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? …
Dio è morto! Dio resta morto! E noi lo abbiamo ucciso!”
(F. Nietzsche, La gaia scienza, aforisma 125)
Il periodo del meriggio o di Zarathustra
Da pag. 300 a pag. 306
La fase di Zarathustra è detta anche "filosofia del meriggio". Coincide con la pubblicazione dell'opera "Così parlò Zarathustra", un poema profetico che secondo Nietzsche tutti possono comprendere e nessuno può comprendere perché ricco di allegorie e metafore, come i testi sacri.
Nel meriggio il sole è allo zenit, il punto più alto: è un momento della giornata in cui non ci sono ombre.
Zarathustra è un profeta, è colui che annuncia l'avvento del "Superuomo".
Zarathustra indica all'uomo una possibilità di vita, in modo che da uomo possa passare ad essere Superuomo, ("Ubermensch"): il superuomo sarà l'uomo del grande disprezzo, disprezzo dei valori codificati che tengono l'uomo lontano dalla felicità: è un uomo capace di dire "sì alla vita", in grado di vivere nella consapevolezza dello spirito dionisiaco.
Il termine "uber" significa non solo "sopra" ma anche "al di là", "oltre".
Zarathustra era un profeta persiano vissuto prima del VI secolo, che aveva annunciato L’Übermensch, la cui filosofia afferma che l’uomo può scegliere tra i due principi morali, il bene e il male, e la scelta lo porta a un altro mondo. Quindi, Nietzsche sceglie lui perché è il fondatore della morale in termini metafisici e primo interprete dell’autosoppressione della morale.
Nietzsche non descrive il "Superuomo" come un uomo "superiore" rispetto agli altri (non l'affermazione sugli altri con la forza) ma come un "Oltreuomo", che può andare oltre ciò che l'umanità è stata fino ad allora.
Per diventare Superuomo Nietzsche espone, nel primo discorso di Zarathustra, 3 metamorfosi: del cammello, del leone e del fanciullo.
Il cammello è l'uomo che teme, che porta i pesi della tradizione, e che si piega davanti a Dio e alla morale; è all'insegna del "tu devi".
Il leone è l'uomo che combatte contro la morale che gli è stata imposta; è all'insegna dell'"io voglio".
Il fanciullo rappresenta l'innocenza, la creatura di stampo dionisiaco che, nella sua innocenza ludica, sa dire sì alla vita; è all'insegna dell'"io sono" (confronto con la poetica del fanciullino di Pascoli e con Matisse); è l'oltreuomo.
TU DEVI IO VOGLIO IO SONO
Altro tema affrontato nel III periodo: l'eterno ritorno e la volontà.
La volontà di vita dell'oltreuomo, Nietzsche la chiama "volontà di potenza".
Il Superuomo crede nell'"eterno ritorno dell'uguale": il tempo non ha uno sviluppo lineare dove ogni attimo divora il precedente, ma ha una struttura circolare; tutto ciò che è, è già stato e sarà ancora.
L'universo non ha né un inizio né una fine né un fine ma è un "eterno ritorno all'identico" privo di qualsiasi razionalità.
La circolarità del tempo implica che il senso dell'essere sia interno alla vita, che ogni attimo contenga in sé ogni attimo precedente e futuro.
Ogni attimo contiene in sé la totalità dell'esistenza ed è destinata a ripetersi in eterno.
Ma se ogni cosa ritorna nell'eterna ripetizione dell'uguale, c'è il rischio di interpretare l'eterno ritorno in senso fatalistico, cioè gli atti di volontà degli uomini sarebbero nulli. Ma Nietzsche sostiene che l'accettazione dell'eterno ritorno non è un'accettazione rassegnata ma è una decisione di VOLERE. Il mondo è ciò che l'uomo vuole che sia, E' per questo che solo il Superuomo rende perfetto ogni attimo. L'eterno ritorno è l'espressione cosmica dello spirito dionisiaco.
Alla luce di quanto detto, è facile comprendere che, secondo Nietzsche,
LA FELICITA' NON E' FARE TUTTO CIO' CHE SI VUOLE
MA VOLERE TUTTO CIO' CHE SI FA
Leggere il testo da pag. 321 a pag. 322 tratto da "Così parlò Zarathustra"
oppure leggere il seguente brano
Delle tre metamorfosi
Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo. Molte cose pesanti vi sono per lo spirito, lo spirito forte e paziente nel quale abita la venerazione: la sua forza anela verso le cose pesanti, più difficili a portare. Che cosa è gravoso? domanda lo spirito paziente e piega le ginocchia, come il cammello, e vuol essere ben caricato. Qual è la cosa più gravosa da portare, eroi? così chiede lo spirito paziente, affinché io la prenda su di me e possa rallegrarmi della mia robustezza. Non è forse questo: umiliarsi per far male alla propria alterigia? Far rilucere la propria follia per deridere la propria saggezza? Oppure è: separarsi dalla propria causa quando essa celebra la sua vittoria? Salire sulle cime dei monti per tentare il tentatore? Oppure è: nutrirsi delle ghiande e dell’erba della conoscenza e a causa della verità soffrire la fame dell’anima? Oppure è: essere ammalato e mandare a casa coloro che vogliono consolarti, e invece fare amicizia coi sordi, che mai odono ciò che tu vuoi? Oppure è: scendere nell'acqua sporca, purché sia l’acqua della verità, senza respingere rane fredde o caldi rospi? Oppure è: amare quelli che ci disprezzano e porgere la mano allo spettro quando ci vuol fare paura? Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così corre anche lui nel suo deserto. Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore nel proprio deserto.
Qui cerca il suo ultimo signore: il nemico di lui e del suo ultimo dio vuol egli diventare, con il grande drago vuol egli combattere per la vittoria. Chi è il grande drago, che lo spirito non vuol più chiamare signore e dio? “Tu devi” si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice “io voglio”. “Tu devi” gli sbarra il cammino, un rettile dalle squame scintillanti come l’oro, e su ogni squama splende a lettere d’oro “tu devi!”. Valori millenari rilucono su queste squame e così parla il più possente dei draghi: “tutti i valori delle cose – risplendono su di me”. “Tutti i valori sono già stati creati, e io sono – ogni valore creato. In verità non ha da essere più alcun “io voglio!””. Cosí parla il drago. Fratelli, perché il leone è necessario allo spirito? Perché non basta la bestia da soma, che a tutto rinuncia ed è piena di venerazione? Creare valori nuovi – di ciò il leone non è ancora capace: ma crearsi la libertà per una nuova creazione – di questo è capace la potenza del leone. Crearsi la libertà e un no sacro anche verso il dovere: per questo, fratelli, è necessario il leone. Prendersi il diritto per valori nuovi – questo è il più terribile atto di prendere, per uno spirito paziente e venerante. In verità è un depredare per lui e il compito di una bestia da preda. Un tempo egli amava come la cosa più sacra il “tu devi”: ora è costretto a trovare illusione e arbitrio anche nelle cose più sacre, per predar via libertà dal suo amore: per questa rapina occorre il leone. Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve anche diventare un fanciullo? Innocenza è il fanciullo e oblio, un nuovo inizio, un gioco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì. Sì, per il gioco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di sí: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo.
Tre metamorfosi vi ho nominato dello spirito: come lo spirito divenne cammello, leone il cammello, e infine il leone fanciullo. – Così parlò Zarathustra.
Da Così parlò Zarathustra
Link per leggere il libro Prefazione della sorella. Il testo inizia a pag. 31
Il periodo del tramonto, o "dell'ultimo Nietzsche"
Da pag. 306
Il tema affrontato in questo periodo, anche nel testo "Al di là del bene e del male" del 1886, è quello della morale e del cristianesimo, e l'obiettivo, ribadito, è quello di distruggere definitivamente le vecchie credenze per affermare un nuovo pensiero e creare un Superuomo.
Nella "genealogia della morale" Nietzsche distingue una "morale dei signori", che è quel tipo di morale che si esprime nei valori vitali della forza, della salute, della fierezza e della gioia, e una "morale degli schiavi" che sgorga da un sentimento di debolezza e di risentimento, che è legata a pietà e umiltà, espressioni del cristianesimo.
Il risentimento è l'odio verso qualcuno o qualcosa che ci opprime, e che riteniamo responsabile delle nostre sofferenze: è l'odio impotente dei deboli verso i forti, verso ciò che essi non sono e che segretamente vorrebbero essere.
In quest'ottica la morale si configura come uno strumento di dominio, e quindi di annichilimento, del "forte" da parte del "debole".
Alla negazione della morale e del cristianesimo contrappone la "trasvalutazione dei valori", ossia l'affermazione della "volontà di potenza" che è l'intima essenza dell'essere che si identifica con la vita stessa. Questo tema è affrontato anche in "Ecce homo".
Nei "Frammenti postumi" del 1887- 1888, definisce in modo molto chiaro il nichilismo: "esso è la volontà del nulla che scaturisce dal disgusto e dalla fuga dalla realtà".
NB LEGGERE L'ARTICOLO PUBBLICATO SUL CORRIERE DELLA SERA IL 2 DICEMBRE 2011 DI PIETRO CITATI (saggista e critico letterario) al seguente Link Nietzsche, viaggio fatale oltre il confine della follia, I giorni più tragici del genio che sfidò il mondo
Vereinsamt, F. Nietzsche
Die Krähen schrein
und ziehen schwirren Flugs zur Stadt:
Bald wird es schnein -
Wohl dem, der jetzt noch Heimat hat.
Nun stehst du starr,
schaust rückwärts, ach, wie lange schon,
was bist du Narr
vor Winters in die Welt entflohn?
Die Welt - ein Tor
zu tausend Wüsten stumm und kalt;
wer das verlor,
was du verlorst, macht nirgends halt.
Nun stehst du bleich,
zur Winter-Wanderschaft verflucht,
dem Rauche gleich,
der stets nach kältern Himmeln sucht.
Flieg, Vogel, schnarr
dein Lied im Wüstenvogel-Ton.
Versteck, du Narr,
dein blutend Herz in Eis und Hohn.
Die Krähen schrein
und ziehen schwirren Flugs zur Stadt:
Bald wird es schnein -
Weh dem, der keine Heimat hat
Vereinsamt, F. Nietzsche- Traduzione
I corvi gracchiano
E disordinato va il volo verso la città:
Tra poco nevicherà,-
Beato chi, ancora- ha una patria!
Ora tu stai immobile,
Ti guardi indietro! Da quanto tempo!
Perché stolto, tu sei
Scappato prima dall'inverno nel mondo?
Il mondo- una porta
Per mille deserti muti e freddi!
Dove chi ha perso,
Ciò che tu hai perso, non trova sosta.
Ora tu stai pallido,
Condannato al pellegrinaggio d'inverno,
Simile al fumo,
Che cerca cieli sempre più freddi.
Vola, uccello, gracchia
Il tuo canto, il tono di un uccello del deserto!-
Nascondi, tu stolto,
Il tuo cuore insanguinato in ghiaccio e scherno!
I corvi gracchiano
E disordinato va il volo verso la città.
Tra poco nevicherà,-
Guai a chi, non ha una patria!
CANZONE IN TEDESCO: Oft gefragt
VIDEO CANZONE IN TEDESCO: Link https://youtu.be/KG9-jSqXz4U
TRADUZIONE TESTO CANZONE “Oft gefragt”: Link https://lyricstranslate.com/it/oft-gefragt-chiesta-spesso.html
Chiesta spesso
Tu mi hai vestito, svestito e cresciuto
E quando abbiamo traslocato, ho mentito
Non prendo droghe
E sono andato anche a scuola
Ti sei spesso chiesta da dove venivano le mie lacrime
Io non voglio che tu lo sappia
Eri da sola a casa, ti mancavo
E ti chiedevi che cosa fossi ancora per me
E ti chiedevi che cosa fossi ancora per me
Sei ancora la mia casa,
Tu sei sempre la mia casa
Mi hai preso e mi hai portato
Ti sei svegliata nel mezzo della notte a causa mia
Ci penso spesso ultimamente
Siamo stati a Praga, Parigi e Vienna
In Gran Bretagna e Berlino, ma non a Copenhagen
Ti sei spesso chiesta da dove venivano le mie lacrime
Io ho smesso di chiedermelo
Eri da sola a casa, ti mancavo
E ti chiedevi che cosa fossi ancora per me
E ti chiedevi che cosa fossi ancora per me
Sei ancora la mia casa,
Tu sei sempre la mia casa
Non ho casa, ho solo te
Tu sei casa per sempre e per me
Tu sei casa per sempre e per me
Tu sei casa per sempre e per me
Tu sei casa per sempre e per me
Tu sei casa per sempre e per me
Tu sei casa per sempre e per me
Non ho alcuna patria, ho solo te
Tu sei casa per sempre e per me
Freud
Da pa. 342 a pag. 357
Una finestra sull'arte ...

Pierre-André Brouillet (1857-1914), "Lezione di Charcot all'opedale universitario Salpêtrière", 290x430, olio,1887, Parigi Museo di Storia della Medicina



Foto storiche
Freud con Jung (il terzo in basso a destra nella prima foto), con la moglie Martha Bernays, nel suo studio, in posa per una scultura, nel suo studio accanto al lettino per la psicanalisi, la moglie Martha e la cognata Minna Bernays, a tavola con la moglie e la cognata seduta di fronte, con la figlia Anna ultima dei suoi 6 figli

Freud ama fumare il sigaro, nonostante un tumore al palato che lo costringe a ben 32 operazioni.
VITA
Nasce nel 1856 a Freiberg, l’odierna Pøíbor, in Moravia (nell'attuale Repubblica Ceca) da una famiglia della piccola borghesia ebraica.
Il padre, commerciante, in seguito a una crisi nel commercio, si trasferisce con la famiglia a Vienna dove Sigmund Freud, dopo gli studi classici, si iscrive a medicina.
Nel 1880 conosce il medico austriaco Breuer che sta studiando l'isteria.
A 25 anni, nel 1881, si laurea in medicina e comincia a lavorare in un laboratorio di neurologia distinguendosi per le sue numerose ricerche sulle cellule nervose.
Nel 1885 si sposa con Martha Bernays, dalla quale avrà sei figli (l'ultima sarà Anna).
Nello stesso anno si reca a Parigi per sei mesi, per approfondire le sue ricerche sulle malattie nervose nell'ospedale universitario Salpêtrière dove insegna Charcot, che lì sta curando l'isteria con l'ipnosi.
Nel 1885 ottiene la libera docenza.
Nel 1886 apre un suo studio. (Oggi la sua casa-studio a Vienna è diventata museo).
Nel 1902 è nominato professore ordinario.
Nel 1905 numerosi medici ebrei cominciano a riunirsi regolarmente per apprendere i suoi studi. Tra questi ci sono Jung e Adler che, dopo aver lavorato con Freud per qualche anno, si distaccano elaborando teorie autonome. Nasce quello che, ancora oggi, chiamiamo "movimento psicoanalitico".
Nel 1939, con l'avvento del nazismo, si trasferisce da Vienna a Londra dove muore nel 1939 nella sua villa situata nel quartiere di Hampstead (oggi museo).

Casa di Freud nella Repubblica Ceca Casa di Freud a Vienna Casa di Freud a Londra
Link VIDEO DI 3 MINUTI, IN INGLESE: FREUD MUSEUM, IN LONDON (LA CASA DI FREUD A LONDRA, DIVENTATA MUSEO
Opere più importanti:
"Studi sull'isteria" (1895);
"L'interpretazione dei sogni" (1899, pubblicata nel 1900);
"Psicopatologia della vita quotidiana" (1901): sui lapsus e gli atti mancati;
"Tre saggi sulla teoria sessuale" (1905);
"l'Io e l'Es" (1923).
NB Il video sotto linkato contiene un errore che riguarda l'elettroshock: esso viene usato per la prima volta nel 1938
Nel periodo in cui Freud era ancora studente di medicina a Vienna, qualsiasi tipo di disturbo veniva spiegato cercandone una causa organica.
Le malattie venivano studiate attraverso la descrizione dei sintomi, degli esami di laboratorio e delle autopsie secondo l'orientamento della cultura positivistica del tempo.
Ma ce n'era una, tra queste, l'ISTERIA, che determinava sintomi fisici molto gravi, quali ad esempio paralisi, senso di soffocamento, difficoltà visive o di parola, senza che il corpo fosse ammalato (sine materia).
Il termine isteria deriva dal greco ὑστέρα (hystera cioè utero) perché, erroneamente, era attribuita, fin dai tempi antichi, solo alle donne.
L'isteria era stata già studiata dal medico psichiatra austriaco Joseph Breuer e, in Francia, dal medico neurologo Jean-Martin Charcot (1825-1893) che aveva cominciato a curarla con l'ipnosi.
Quando Freud nel 1885 si reca da Charcot a Parigi per un semestre di aggiornamento dopo la laurea, sperimenta l'ipnosi, ma si accorge che essa non fa guarire: fa scomparire solo momentaneamente i sintomi che però, in breve tempo, ricompaiono. (Al termine dell'ipnosi i medici dicevano: "Sei guarito, quando ti sveglierai potrai muovere le gambe" oppure "Vedrai benissimo" ecc. Effettivamente questo accadeva, ma soltanto per periodi brevi).

Freud, allora, comincia a voler ricercare le CAUSE dell'isteria (nasce così la PSICANALISI), poiché ipotizza che esistono pensieri, "nascosti", che non raggiungono il livello della coscienza, quindi inconsci, e che sono connessi a traumi infantili.
Per comprendere meglio il conscio e l'inconscio, Freud userà la metafora dell'iceberg, (l'inconscio è il luogo profondo della psiche):
i contenuti coscienti, ossia consapevoli, sono solo la punta di un iceberg, mentre i contenuti inconsci sono la parte dell'iceberg, grandissima, sott'acqua, la parte "nascosta".
In questo modo Freud introduce anche il concetto di rimozione:
La rimozione è il meccanismo con cui un soggetto allontana dal pensiero cosciente le emozioni e i ricordi che gli sono dolorosi oppure sgradevoli, "nascondendoli nell'inconscio".
Freud, nella clinica in cui lavora Charcot a Parigi, all'inizio usa l'ipnosi per far rivivere eventi che il paziente aveva dimenticato, cioè per "esplorare" il materiale rimosso. Successivamente, però, abbandona l'ipnosi ed elabora una nuova procedura, ancora oggi utilizzata, che definisce "metodo delle libere associazioni": consiste nel chiedere al paziente di riferire qualunque pensiero gli venga in mente, senza filtri né controlli.
Questa tecnica Freud la utilizza sia per interpretare i sogni, sia per interpretare altri due concetti che teorizza e definisce con i termini di "atti mancati" e "lapsus":
Gli "atti mancati" sono "dimenticanze di atti, cioè di azioni", favorite da meccanismi inconsci.
Esempio: dimenticare un oggetto a casa di un amico potrebbe significare voler tornare a casa sua, oppure, dimenticare un appuntamento potrebbe significare sfuggire a un impegno che non si vuole sostenere.
I "lapsus", invece, sono "errori", di udito o di scrittura o di parola, che si fanno durante la giornata. Ad essi vengono attribuite erroneamente cause di stanchezza.
Esempio: dire "Alla gara sono arrivato primo", quando non è vero, potrebbe significare che c'era il desiderio di arrivare primi.
I "sogni", secondo Freud, hanno un contenuto manifesto (la "storia sognata" che si ricorda al risveglio") e un contenuto latente (che nasconde il vero significato del sogno), e interpretarli con il metodo delle libere associazioni significa ricavare, dal contenuto manifesto, il contenuto latente ossia ciò che razionalmente si rifiuta e che è proibito alla coscienza (questo processo, ossia il sogno che nasconde i contenuti inaccettabili, è detto "lavoro onirico").
La sessualità infantile: Tre saggi sulla teoria sessuale
Nel 1905 Freud pubblica l'opera "Tre saggi sulla teoria sessuale".
Egli sostiene che i bambini hanno, fin dalla più tenera età, una loro vita sessuale legata alle funzioni vitali e al piacere fisico in senso lato.
Freud teorizza tre fasi:
1) La fase orale, nel primo anno di vita, in cui il bambino trae piacere mettendo in bocca e succhiando tutto ciò che gli capita tra le mani, ad esempio la sua stessa mano, un oggetto, il lenzuolino;
2) La fase anale, nel secondo anno di vita, durante il quale al bambino è richiesto il controllo dell'evacuazione;
3) La fase fallica, dai 3 ai 5 anni, detta anche fase del "Complesso edipico", durante la quale il bambino entrerebbe in relazione più intima col genitore di sesso opposto: il bambino con la madre e la bambina con il padre ("Complesso di Elettra").
Secondo Freud le cause delle nevrosi dell'adulto sono da ricercare nella prima infanzia.
In particolare, una “fissazione” della libido, cioè la stagnazione o il blocco della libido, può avvenire nei primi tre stadi psicosessuali del bambino, sia se i suoi bisogni non siano soddisfatti sia che siano eccessivamente e troppo facilmente soddisfatti.
Infatti, perché ci sia uno sviluppo psichico corretto, la libido deve essere investita in ogni fase dello sviluppo, a cui è associato un particolare conflitto che deve essere risolto prima di passare in modo fluido alla fase successiva.
Se questo non avviene l’adulto avvertirà ancora la necessità di soddisfare bisogni relativi a quello stadio. Si dice allora che si rimane “fissati”. Si può essere fissati ad uno o più stadi o a tutti gli stadi e in grado diverso.
Il Complesso edipico prende il nome dalla mitologia greca: Edipo, era nato a Tebe, figlio del re Laio e di Giocasta ... (si veda il video).
Etimologia: Οἰδίπους, Oidípūs, significa "dai piedi gonfi", da οἶδος, "rigonfiamento" e πούς, "piede", perché alla nascita era stato legato ai piedi prima di essere abbandonato.
Edipo figlio di Laio, re di Tebe, e di Giocasta.
Abbandonato, viene allevato da Polibo, re di Corinto, e da sua moglie Peribea. (Per la storia completa si legga più in basso)
Link digitare Edipo - ovo
EDIPO
Laio, marito di Giocasta e re di Tebe, era afflitto per la mancanza di un erede.
Crucciato per questa infertilità, consultò in segreto l'oracolo di Delfi, che gli spiegò come quella apparente disgrazia fosse in realtà una benedizione degli dèi, dato che il bambino destinato a nascere dalla loro unione non soltanto l'avrebbe ucciso ma avrebbe anche sposato la madre.
Sperando di salvarsi, Laio ripudiò la moglie senza darle spiegazioni ma, ubriacatolo, Giocasta riuscì a giacere con lui per una notte.
Quando nove mesi dopo la donna partorì un bambino, Laio, per evitare il compimento dell'oracolo, per mano di un suo servo lo strappò dalle braccia della nutrice e gli fece forare le caviglie per farvi passare una cinghia ed "esporlo" alle bestie in una foresta.
Il bambino venne trovato da un pastore, Forbante, che lo portò da Peribea, moglie di Polibo re di Corinto.
Qui gli diedero il nome di "Edipo", che in greco vuol dire "piede gonfio" a causa delle ferite che aveva alle caviglie.
Crebbe credendo di essere figlio del re di Corinto.
Anni dopo un nemico di Edipo, volendolo offendere, disse ad Edipo che non era il figlio di Polibo, ma un semplice trovatello.
Turbato, Edipo interrogò Polibo il quale, dopo molte reticenze, mentì dicendogli che quella non era affatto la verità.
Edipo, ancora incerto, stabilì di partire per interrogare l'oracolo di Delfi e sapere chi erano davvero i suoi genitori.
Quando si recò presso il santuario di Delfi, la Pizia, inorridita, lo cacciò dal santuario, predicendogli che avrebbe ucciso il padre e sposato sua madre.
Atterrito dal vaticinio, Edipo, per evitare di uccidere Polibo e di sposare Peribea, decise di non tornare mai più a Corinto e di recarsi invece a Tebe.
Durante il cammino si imbatté, in un trivio, in un cocchio guidato da Laio.
Laio era diretto al santuario di Delfi per chiedere alla Pizia la liberazione di Tebe dalle calamità che la tormentavano: infatti a Tebe una sfinge imponeva indovinelli a chi passava e, se l'interrogato non riusciva a rispondere, lo divorava.
Sorse un diverbio per il diritto di precedenza, tra Edipo e Laio, durante il quale Edipo uccise Laio.
In tal modo, la prima profezia dell'oracolo si era compiuta.
Alla notizia della morte di Laio, i tebani elessero re Creonte, fratello di Giocasta.
Ma neanche Creonte seppe come affrontare la sfinge sicché annunciò che avrebbe ceduto il trono e dato in moglie Giocasta a colui che avrebbe risolto l'enigma.
Proprio in questa occasione, Edipo giunse a Tebe dove, alle porte, incontrò la sfinge: la creatura era un mostro con la testa di donna, il corpo di leone e la coda di serpente.
A ogni passante la sfinge poneva il seguente enigma: "Qual è l'essere che cammina ora a quattro gambe, ora a due, ora a tre che, contrariamente alla legge generale, più gambe ha e più mostra la propria debolezza?".
Esisteva anche un altro enigma: "Esistono due sorelle, delle quali l'una genera l'altra, e delle quali la seconda, a sua volta, genera la prima. Chi sono?".
La risposta alla prima domanda era "l'uomo", la risposta alla seconda era "Il Giorno e la Notte" ma nessuno era mai riuscito a capirlo.
Edipo, passato da lì, dopo aver ascoltato gli enigmi, comprese immediatamente quali erano le risposte.
La Sfinge, indispettita, si precipitò dall'alto della rupe.
Creonte, soddisfatto dell'impresa del giovane, cedette il trono a Edipo che sposò Giocasta.
La profezia si era avverata fino in fondo: il figlio aveva sposato la madre. Dalla loro unione nacquero due maschi, Eteocle e Polinice, e due femmine, Antigone e Ismene.
Dopo un lungo felice periodo di regno, la peste si abbatté sulla città di Tebe, ed Edipo inviò Creonte a chiedere all'oracolo di Delfi la ragione di quel flagello.
Creonte ritornò riportando la risposta della Pizia: la peste sarebbe cessata soltanto se la morte di Laio fosse stata vendicata.
Edipo pronunciò allora contro l'autore di quel delitto una maledizione - condannandolo all'esilio - ma la maledizione finirà per rivolgersi contro lui stesso.
Interrogò poi l'indovino Tiresia per chiedergli chi fosse il colpevole dell'uccisione di Laio.
Tiresia, che conosceva tutto il dramma, tentò di evitare la risposta, e i due litigarono.
Allora Giocasta mise in discussione la chiaroveggenza di Tiresia e, a prova di questo, raccontò a Edipo la profezia che Tiresia aveva fatto sul figlio che lei stessa aveva avuto da Laio.
Giocasta raccontava tutto, credendo che la profezia non si fosse avverata!
Infatti durante il racconto disse che, "invece" Laio era morto ucciso dai briganti in un trivio, e non ucciso dal figlio, come Tiresia gli aveva predetto.
Alla parola "trivio" Edipo temette di essere lui stesso l'assassino di Laio e si fece descrivere Laio e la carovana che lo portava.
Ma da Corinto arrivò un araldo, che informò Edipo della morte del re di Corinto, Polibo, che lui credeva suo padre.
Giocasta e Edipo credettero così che la profezia fosse stata scongiurata, ma poi l'araldo aggiunse che Edipo in realtà NON era figlio di Polibo.
Capita la situazione, Giocasta si uccise, ed Edipo si trafisse gli occhi con la spilla della moglie-madre.
Una finestra sull'arte ...
L'opera di Fernand Khnopff è stata stata utilizzata per il manifesto della mostra sul "Simbolismo" dal 2 febbraio al 5 giugno 2016 a Palazzo Reale a Milano.
Nella mostra, l'opera era esposta nella sezione tematica numero dodici dal titolo "La donna fatale e la sfinge". Il titolo dell'opera è "sfinge" o "Carezza".
Da un articolo: "Vi è ritratto un leopardo addomesticato dal volto di donna, è la sfinge che genera enigmi e sbrana chi non sa rispondere. Accarezza il viso di un giovane, è Edipo, l'unico uomo che sia riuscito a soggiogarla. La scena pare tranquilla e amorevole ma la coda della sfinge è tesa, pronta all'attacco. Sullo sfondo, una fila di cipressi concede un po' di vita a un deserto, come il belletto sul volto di una salma".

Fernand Khnopff, "La Sfinge", olio su tela, 50,5×151, 1896, Musées Royaux des Beaux Arts de Belgique, Bruxelles
La struttura dell'apparato psichico
Abbiamo detto che l'inconscio è il luogo profondo della psiche, inaccessibile al pensiero razionale.
Ma che cos'è la psiche?
Nel corso della sua attività scientifica, Freud dà due diverse descrizioni della PSICHE:
essa è un "luogo", o "topica" da topos (nel greco antico τόπος vuol dire luogo).
Nella prima topica, nel capitolo VII dell'Interpretazione dei sogni del 1900, sostiene che la PSICHE è una "ZONA" distinta in tre sfere: Conscio, Preconscio e Inconscio.
Il Conscio è la sfera della consapevolezza;
Il Preconscio è la sfera che consente di recuperare gli eventi del passato, a cui non si pensa di contino, ma che alcune circostanze possono far affiorare nella mente;
L'Inconscio è la sfera con i contenuti inaccessibili al soggetto, a meno che questi non sia aiutato, ad esempio, da uno psicanalista.
Questa topica è rappresentata con la metafora dell'iceberg.
Nella seconda topica, dal 1920 in poi, Freud non parla più di "zone" ma di "ISTANZE".
Le "istanze" sono tre: Es, Io e Super-Io.
L'Es è inaccessibile alla coscienza e obbedisce al principio del piacere, ossia ai
desideri irrefrenabili. Esso pretende l’immediata soddisfazione dei bisogni.
Pensiamo, ad esempio, a un neonato che ha fame: strilla come un forsennato e a
nulla valgono le coccole fino a quando non gli diamo il latte e soddisfa,
quindi, la sua fame);
L'Io, cosciente e razionale, ha il compito di domare l'Es, ossia di adattarlo alle esigenze della realtà (alle regole sociali, familiari, etiche ec.); esso media le richieste dell'Es e quelle del Super-Io;
Il Super-Io è rigido e prescrittivo; si forma nei primi anni di vita ed è l'interiorizzazione delle regole trasmesse dai genitori.
Queste tre istanze si sviluppano nell'ordine elencato: il neonato è in balia dell'Es, in seguito si presentano la razionalità e la consapevolezza dell'Io e per ultime le "richieste" del Super-Io.
In quest'ottica la personalità è la risultante di un complesso gioco di equilibri tra spinte pulsionali e censure, sociali o etiche.

La psicoterapia
Freud denomina nevrosi il malessere psicologico determinato dalle fobie e dalle ossessioni.
Le fobie sono paure immotivate ed eccessive, ad esempio la paura immotivata dello sporco, la paura immotivata dell'acqua ec.
Le ossessioni sono pensieri invadenti e compulsivi, ad esempio il pensiero di non aver chiuso a chiave la porta di casa, una volta usciti, potrebbe indurre a tornare indietro a controllare; è normale se questo accade una sola volta, ma diventa un'ossessione se il tornare indietro a controllare si fa tante di quelle volte che, alla fine, impedisce di uscire.
Un Super-io che pone un freno eccessivo alle pulsioni genera un individuo nevrotico ma un Es che prevale eccessivamente potrebbe generare comportamenti asociali o delinquenziali.
La psicanalisi ha l'obiettivo di ricostruire le fantasie inconsce infantili, i traumi infantili, effettivamente subiti oppure soltanto immaginati e creduti veri, e la loro relazione con i sintomi sofferti.
Attraverso la psicoterapia il paziente amplia la conoscenza del proprio mondo inconscio.
Nella psicoterapia freudiana non c'è, tra paziente e medico, un contatto visivo ma solo verbale (il medico è alle spalle del lettino sul quale il paziente è steso).
La frequenza degli incontri induce a sviluppare un complesso di sentimenti che Freud definisce transfert, che viene interpretato come una ripetizione della relazione infantile del paziente con i propri genitori.
PORTARE IL LIBRO DI TESTO PER LA LETTURA, IN CLASSE, DEI BRANI SOTTO INDICATI
Leggere insieme da pag. 358 a pag. 359, brano tratto da "Introduzione alla psicoanalisi"
Leggere insieme da pag. 359 a pag. 361, brano tratto da "Il disagio della civiltà"
Una finestra sull'arte ...
Nel 1900 viene pubblicato il libro "L'interpretazione dei sogni" di Freud.
Nel 1924 André Breton pubblica il "Manifesto del surrealismo" che si incentra sull'indagine dei luoghi dell'Io più nascosti. Nel Manifesto si legge:
"Surrealismo: automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione".
Poeta e scrittore, conoscitore delle teorie freudiane, Breton intuisce la possibilità, attraverso la psicanalisi, di aprire nuove strade nell'arte. L'arte deve accedere all'inconscio ed esprimersi attraverso immagini come avviene nel sogno. E' dalle immagini oniriche che gli artisti surrealisti attingono il loro repertorio. Mediante l'automatismo psichico è possibile dare vita a un insieme di segni senza un legame logico preordinato.
L'erotismo, il potere, la religione e tutti i valori della cultura borghese del tempo vengono esplicitate nelle opere dei surrealisti.
Tra gli artisti surrealisti ricordiamo:
René Magritte (che crea atmosfere cariche di mistero e di enigmi come ad esempio nell'opera "I valori personali", un olio su tela del 1952, in cui gli oggetti della rassicurante quotidianità come un bicchiere, un pettine, un fiammifero e un pennello da barba vengono dipinti con dimensioni enormi in una camera da letto in cui il letto e l'armadio sono, al confronto, piccolissimi. Quindi essi appaiono invadenti e acquistano un significato minaccioso (come potrebbero essere i ricordi). Al contrario, le pareti della stanza evocano il cielo. La scena è onirica), Marx Ernst (che nella "Vestizione della sposa", un olio su tela del 1939, presenta le pulsioni contraddittorie di eros e thanatos, in cui il desiderato è contemporaneamente seducente e orribile), Salvador Dalì, Joan Mirò.

René Magritte: "I valori personali", olio su tela, 1952

Marx Ernst: "Vestizione della sposa", olio su tela, 1939
Un'altra finestra sull'arte: Biennale di Venezia 2013
La Biennale di Venezia del 2013 raccontare mondi diversi in nome di una storia antropologica che annulla le distinzioni tra dilettanti e professionisti.
Accanto alle opere contemporanee di artisti noti, si vedono esposti anche i lavori di autodidatti dai nomi sconosciuti; sono autori ossessionati dal sapere, che non hanno la pretesa di essere definiti artisti e che nell'atto della creazione avvicinano i confini della vita e della morte perché la vita non dà tregua. E trovano riparo nel sogno di visioni ultraterrene.Ci sono perfino i Gift Drawings delle comunità Shaker e i disegni di uno sciamano delle isole Salomone che per la prima volta, negli anni Trenta, usa una matita.
Il Padiglione Centrale dei Giardini si apre con il Libro rosso di Carl Gustav Jung, rosso perché rossa è la copertina; pare un codice miniato. Non contiene le sue teorie sull'inconscio collettivo ma i disegni di quando temeva di essere, egli stesso, sull'orlo della follia: dal 1913, per 16 anni, ve ne dipinge le sue visioni di Dio, iniziate ch'era ancora dodicenne.