La ragione cartesiana, critici e continuatori

4A LES as 2017 2018 filosofia

Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Gioganni Fornero, L'IDEALE E IL REALE VOL. 2 DALL'UMANESIMO A HEGEL, Ed. Paravia 

Novembre 2017 UNITA' 3

                


La ragione cartesiana, critici e continuatori. 
Critici: Pascal. 
Continuatori: Spinoza, Leibniz

UNITA' 3

Cartesio e il razionalismo




BOZZA di PBL (Problem Based Learning = Apprendimento Basato su un Problema. E’ basato sul problema e non sulle conoscenze)

CARTESIO

Fase 1: Dividere la classe in 3 gruppi. Esporre il problema: “Voi esistete o non esistete?”
Fase 2: Che cosa sappiamo: Esporre verbalmente – per alzata di mano - che cosa sappiamo già (Chi ne ha già parlato? Che cosa pensiamo noi?)
Fase 3: Definire per iscritto in maniera rigorosa il problema: ciascun ragazzo deve dare una definizione rigorosa, del problema, sulla quale lavorare, ad esempio: “Come può un uomo dimostrare in maniera inoppugnabile la sua esistenza?”
Fase 4: Elencare le possibili soluzioni dalla più forte alla più debole, ad esempio “se mi scotto provo dolore allora esisto”, “se osservo un oggetto, è impossibile che l’oggetto venga osservato da un soggetto non esistente”, “se mi espongo a temperature basse e mi ammalo, sto male e quindi esisto” ecc. 
Fase 5: Confrontare, su internet o su testi o altro, ciò che abbiamo ipotizzato con ciò che è stato affermato in passato. Ad esempio, nel caso specifico, vedere chi ha parlato dei sensi e dell’esistenza 
Fase 6: Fare il confronto, mettendolo per iscritto, tra ciò che era stato ipotizzato e ciò che è stato trovato. Qualora le ipotesi dovessero combaciare, andare alla fase 7 
Fase 7: Scrivere le conclusioni appoggiandosi a riferimenti bibliografici e sitografici
Fase 8: Esaminare la propria prestazione
Fase 9: Festeggiare per il proprio lavoro







VITA
Da pag. 129 a pag. 130

Cartesio è il fondatore della geometria analitica (metodo cartesiano).

Cartesio nasce nel 1596 a Le Haye nella Touraine, in Francia.
La madre muore l'anno dopo la sua nascita.
Il nonno era medico, il padre avvocato e consigliere parlamentare.
Ha un'istruzione cattolica in un collegio di Gesuiti a La Flèche dove rimane fino all'età di 16 anni.
All'inizio deplora gli studi presso i Gesuiti, soprattutto per il fatto che alla matematica non si riservava che un'ora al giorno. Si prediligevano, invece, gli studi filosofici. Scriverà: 
"Le lezioni di filosofia duravano ogni giorno due ore il mattino e due ore la sera. Alla fine della lezione il professore si metteva a disposizione dei suoi allievi per chiarire i punti rimasti in ombra. La Logica e la Metafisica erano insegnate in latino; la Fisica e la Matematica, a partire dalla seconda metà del XVII secolo, in francese".
Successivamente cambierà opinione. Scriverà:
"Ora, anche se la mia opinione è che non tutte le cose che si insegnano in filosofia siano vere come il Vangelo, tuttavia, poiché essa è la chiave di tutte le altre scienze, credo che sia utile averne studiato l’intero corso, come si insegna nelle Scuole dei Gesuiti, prima di cominciare ad elevare il proprio spirito al di sopra della pedanteria, per diventare istruito come si deve. Devo rendere questo onore ai miei maestri e dire che non vi è luogo al mondo ove ritengo la si insegni meglio che a La Flèche".
Si iscrive alla facoltà di giurisprudenza a Poitiers.
Partecipa alla Guerra dei Trenta anni nel 1619, arruolato nell'esercito della Baviera in Germania (la Guerra dei Trenta anni, dal 1618 al 1648, è una guerra che inizia in Boemia, tra protestanti e cattolici quando Ferdinando II rifiuta di far costruire alcune chiese protestanti, ma poi coinvolge vari Stati dell'Europa).
Si appassiona alla matematica quando stringe amicizia con un medico, Isaac Beeckman, appassionato egli stesso di matematica.
Si dedica allo studio della musica convinto che "le diverse passioni suscitate dalla musica abbiano una giustificazione nella variazione delle misure dei suoni e nei rapporti tonali". 
Approfondisce i suoi studi di matematica. 
Nel 1629, all'età di 33 anni, si trasferisce in Olanda dove vive per circa 20 anni.
Nel 1649 si stabilisce alla corte di Stoccolma, invitato dalla regina Cristina di Svezia, dove si ammala e muore di polmonite, a 54 anni, nel 1650.



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Tra le sue OPERE più importanti:

- "REGOLE PER DIRIGERE L'INGEGNO" a 23 anni (1619);

- Nel 1637, all'età di 40 anni, pubblica il "DISCORSO SUL METODO", che è una prefazione a tre saggi, sulla Diottrica, sulle Meteore e sulla Geometria;

- "MEDITAZIONI METAFISICHE": è un trattato di metafisica, dal primo titolo originario "Il Mondo", iniziato a scrivere all'età di 33 anni (1629) quando si stabilisce in Olanda dove può godere di maggior libertà filosofica e religiosa, ma la condanna di Galilei nel 1633 lo induce a pensare di non pubblicare l'opera. Nel 1640 vi apporta alcune modifiche e nel 1641 lo pubblica con il titolo "MEDITAZIONI SULLA FILOSOFIA PRIMA o MEDITAZIONI METAFISICHE". Successivamente vi apporta altre modifiche, per una forma destinata alle scuole e lo ripubblica con il titolo "PRINCIPI DI FILOSOFIA".

- "LE PASSIONI DELL'ANIMA" nel 1649.

Un ripasso ... in inglese!
René Descartes was a French philosopher.
He spent about 20 years (1629–49) of his life in the Dutch Republic.
Descartes's influence in mathematics is apparent; the Cartesian coordinate system was named after him. 
He is credited as the father of analytical geometry, the bridge between algebra and geometry, used in the discovery of infinitesimal calculus and analysis. 
Descartes refused to accept the authority of previous philosophers. 
His best known philosophical statement is "Cogito ergo sum" (French: Je pense, donc je suis; I think, therefore I am), found in part IV of Discours de la méthode (1637; written in French but with inclusion of "Cogito ergo sum") and  in part I of Principles of Philosophy (1644; written in Latin).

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Curiosità: le SCOPERTE MATEMATICHE

Piano cartesiano

- A Cartesio è attribuita l'invenzione degli assi cartesiani, ossia riduce l'aritmetica alla geometria: dimostra come un'equazione possa essere rappresentata come linea, retta o curva, su un piano, mediante due coordinate, quella dell'ascisse e quella delle ordinate. Egli diffonde il diagramma cartesiano, a lui attribuito, il cui uso risale, invece, a epoche precedenti.

- Sostituisce, ai numeri, le lettere dell'alfabeto: a, b e c per indicare i valori noti di un'equazione, e x, y e z per indicare i valori ignoti;

- Sostituisce le lettere dell'alfabeto ai numeri per indicare gli esponenti delle elevazioni a potenza. 

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IL METODO
Da pag. 131 a pag. 133

 
Della sua vita giovanile si ricorda un episodio singolare che egli stesso racconta nel suo libro "Discorso sul metodo"
Si tratta di un sogno fatto nel 1619 durante il suo soggiorno in Baviera, a Ulm. 
Cartesio sogna una scienza meravigliosa e interamente nuova nella quale TUTTO il sapere è concepito come un unico corpo regolato da leggi analoghe a quelle matematiche. Egli scrive: "Tutte le cose di cui l'uomo può avere conoscenza si seguono nello stesso modo".
Così, utilizza un modo di procedere, matematico, uguale per tutte le cose che l'uomo può conoscere: è questo il Metodo Cartesiano, che prevede prima di ogni altra cosa, 4 passaggi, ossia 4 regole :
- La regola dell'EVIDENZA: consiste nell'accettare solo ciò che è evidente, certo e sicuro; 
- La regola dell'ANALISI: consiste nello scomporre le difficoltà e i problemi in parti semplici (Esempio nella vita pratica quotidiana: "Non voglio andare più a scuola" scomposto in parti semplici diventa: "Ti annoi?", "Hai paura del bullismo?", "Hai preso un brutto voto?" "Non hai più voglia di alzarti alle 7?", ecc...)
- La regola della SINTESI: significa ricomporre le parti semplici con ordine: dal più semplice al più complesso;
- La regola della ENUMERAZIONE: consiste nell'enumerare i dati raccolti, in modo da non omettere nulla.

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IL DUBBIO Metodico, il DUBBIO Iperbolico e il COGITO
(Da pag. 133 a pag. 135)


Torniamo alla prima regola del Discorso sul Metodo, cioè l'evidenza.
Cartesio si chiede: "che cosa è evidente, certo e sicuro?"

- Sicuramente  non è certo ed evidente tutto ciò che percepiamo con i sensi, che tocchiamo, vediamo, sentiamo, odoriamo o gustiamo, perché essi ci possono ingannare: ad esempio vediamo una cosa in un modo e invece è in un altro, oppure vediamo una cosa, la prendiamo come reale e invece è un sogno.
Cartesio chiama questo tipo di dubbio: DUBBIO METODICO (Cartesio esercita metodicamente il dubbio su tutti gli ambiti del sapere);

- Sicuramente non è certa ed evidente neanche la matematica se ammettessimo l'esistenza di un genio maligno che ci induce a sbagliare. 
Esempio: noi siamo certi che 2 + 2 = 4 ma, se esistesse un genio maligno che ci inganna, esso ci potrebbe portare a pensare che il risultato sia 4 mentre, invece, è 5!

Il tipo di dubbio che ci porta a non essere più certi di nulla, non solo della realtà sensibile ma anche della matematica, Cartesio lo definisce: DUBBIO IPERBOLICO
Cartesio così scrive: "il dubbio iperbolico è quel gorgo che sembra ingoiare qualsiasi certezza".


LEGGERE INSIEME IN CLASSE A PAG. 161 "IL DUBBIO IPERBOLICO" (con "l'analisi del testo") ("L'ipotesi del genio maligno ..."), tratto dalle "Meditazioni metafisiche" 

LEGGERE A CASA A PAG. 162 "IO SONO IO ESISTO" tratto dalle "Meditazioni filosofiche"


LEGGERE INSIEME DA PAG. 163 A PAG. 164 "LA RES COGITANS" (brano tratto dalle "Meditazioni metafisiche")



NB NB NB 
Dunque 
Dubito di quello che vedo, dubito di quello che sento, dubito di ciò che tocco, dubito che 2 + 2 è  4, insomma dubito di tutto. 
Di una sola cosa non posso dubitare: che "sto dubitando", cioè che "sto pensando". E se sto pensando vuol dire che esisto: COGITO ERGO SUM = penso quindi esisto.
Con questo discorso Cartesio ha dimostrato l'esistenza di sé (NB come essere pensante! Attenzione: non come materia!).
Ora rimane da dimostrare l'esistenza del mondo.
Per dimostrare l'esistenza del mondo, Cartesio ricorre alla dimostrazione dell'esistenza di Dio perché se Dio esiste, ci darà anche la garanzia dell'esistenza del mondo: Dio, perfetto non ingannatore, ci dà la certezza dell'esistenza della realtà esterna, è un GARANTE.


  






CURIOSITA'
(Da pag. 137 a pag. 137)

I contemporanei di Cartesio, ad esempio Pierre Gassendi,  lo accusano di aver formulato nient'altro che un sillogismo:
Tutto ciò che pensa esiste
Io penso
Io esisto.
Cartesio ribatte dicendo che il "cogito ergo sum" è una proposizione colta con un semplice atto intuitivo.
  
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L'ESISTENZA DI DIO
(Da pag. 137 a pag. 139)

Per dimostrare l'esistenza di Dio Cartesio ricorre a tre prove: delle idee, della perfezione e anselmiana.
- La prima prova è legata alle idee:
Noi abbiamo l'idea di Dio. E allora che tipo di idea è? Da dove viene questa idea di Dio?
 
Secondo Cartesio esistono tre tipi di idee:
- Le idee avventizie: sono quelle della realtà esterna, cioè le cose, le persone; le idee avventizie sono date dai sensi e quindi, proprio per questo, l'idea di Dio non può essere avventizia;
- Le idee fattizie: sono le idee da noi inventate;
Sia le idee avventizie che le idee fattizie non danno alcuna garanzia perché le prime poggiano sui sensi e le seconde sono costruite da noi; quindi l'idea di Dio non può essere fattizia;
- Le idee innate: sono le idee presenti in noi da sempre e sono quelle che si riferiscono a Dio. 
Ma l'uomo, per il fatto di dubitare, è finito; tuttavia egli ha, in sé, l'idea di infinito e, dunque, questa idea di infinito deve essere stata necessariamente posta nell'uomo da una realtà infinita ed esterna, cioè Dio;
In questo modo Cartesio ha dimostrato l'esistenza di Dio (è questo un procedimento apriori perché basato sul "cogito")
- La seconda prova riguarda la perfezione: "Mi percepisco imperfetto perché esiste qualcosa di perfetto, cioè Dio"; se siamo imperfetti, ciò implica che non possiamo essere i creatori di noi stessi altrimenti ci saremmo dotati di perfezione;
- La terza prova è ripresa da Sant'Anselmo: la perfezione non può non contenere l'esistenza (questa prova tratta da Anselmo verrà definita, dopo Kant, prova ontologica).


DIO garante (Da DIO alla certezza del mondo esterno) e il dualismo
(Da pag. 140 a pag. 142)

Con la dimostrazione dell'esistenza di un Dio perfetto, e di conseguenza non ingannatore, noi abbiamo anche la certezza dell'esistenza della realtà esterna: perché Dio non ci ingannerà sulla realtà che ci circonda.

 
Procedimento cartesiano
dall'io
(=dalla certezza della mia esistenza come sostanza pensante)
a Dio
al mondo
(=alla certezza delle altre evidenze)



Cartesio definisce res extensa la realtà che ci circonda e  res cogitans l'attività pensante.
La distinzione tra res cogitans e res extenza pone un dualismo che Cartesio tenta di superare con la teoria della ghiandola pineale: un organo posto alla base del cervello che costituisce il collegamento tra il mondo del pensiero e quello dell'estensione.


PER RIPASSARE, SE SI HA TEMPO VEDERE IL VIDEO: Link Video di 9 minuti: DIMOSTRAZIONI dell'ESISTENZA di DIO Domanda 40


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La morale provvisoria
(Pag. 147)

Nel "Discorso sul metodo" Cartesio ritiene necessario indicare una serie di precetti morali provvisori che gli potessero consentire di orientare la sua condotta pratica, fino a quando non avesse costruito un'etica rigorosa.
Cartesio paragona la morale provvisoria a un'abitazione di fortuna nella quale il pensatore si rifugia, una volta distrutta la casa in cui abitava, in attesa che venga costruita quella nuova.
In questa fase di transizione Cartesio si popone di seguire tre precetti.
- Obbedire alle leggi, e seguire gli usi, i costumi e la religione del proprio Paese;
- Affrontare i problemi con fermezza e in modo risolutivo;
- Essere capaci di cambiare i propri desideri anziché quelli del mondo esterno.

LETTURA tratta da "Discorso sul metodo" 
La morale provvisoria
Breve spiegazione
Tanto Cartesio è audace (o almeno intende esserlo) nell'ambito teoretico, dove dubita ed esorta a dubitare di tutto, quanto invece è prudente nell'ambito pratico, dove propone regole morali improntate al rispetto della tradizione, alla moderazione e alla rinuncia. Si tratta della morale che egli stesso definisce «provvisoria», in quanto valida limitatamente al periodo che intercorre tra la distruzione del vecchio sapere e la costruzione di quello nuovo, e quindi teoreticamente destinata a essere sostituita da una morale definitiva, ossia certa. In realtà, Cartesio ritornerà sul problema morale in alcune lettere e soprattutto nel trattato Le passioni dell’anima, ma senza modificare sostanzialmente il modello etico espresso in precedenza.

TESTO DA LEGGERE IN CLASSE. SEGUE UN BREVE ELABORATO (vedi sotto)
"Poiché non basta, prima d’iniziare a ricostruire la casa dove si abita, abbatterla e procurarsi materiali ed architetti o esercitarsi personalmente nell'architettura e averne con cura tracciato il progetto, ma è pure necessario essersene procurata un’altra, dove si possa alloggiare comodamente durante il tempo in cui procedono i lavori, nello stesso modo, per non rimanere indeciso nelle mie azioni per tutto il tempo in cui la ragione mi imponeva di esserlo nei miei giudizi e per non rinunziare sin da allora a vivere il più serenamente possibile, mi formai una morale provvisoria, consistente soltanto in tre o quattro massime che mi piace qui portare a vostra conoscenza.
La prima prescriveva di obbedire alle leggi e ai costumi del mio Paese, osservando con fermezza la religione nella quale Dio mi aveva fatto la grazia di essere stato educato fin dall'infanzia e conducendomi in ogni altra occasione secondo le opinioni più moderate e più lontane dagli eccessi, quelle che comunemente seguivano le persone più assennate con cui avrei dovuto vivere. Avendo, infatti, già da allora iniziato – dato che intendevo riesaminarle tutte – a non tenere più in nessun conto le mie opinioni personali, non avrei certamente potuto fare nulla di meglio che seguire quelle dei più giudiziosi. E benché tra Persiani e Cinesi vi siano forse tante persone assennate, quante tra noi, mi sembrava più utile regolarmi secondo coloro con cui avrei dovuto vivere e, per conoscere quali fossero veramente le loro opinioni, prestare maggiore attenzione alle loro azioni che ai loro discorsi: ciò non solo perché – data la corruzione dei nostri costumi – pochi sono gli uomini che dicono veramente tutto ciò che pensano, ma anche perché molti le ignorano essi stessi. ... 
Tra le varie opinioni ... sceglievo poi solo le più moderate, sia perché spesso sono le più comode a porre in atto ... sia per allontanarmi meno dal retto cammino, nel caso sbagliassi, di quanto me ne sarei allontanato se, scelto un estremo, fosse poi stato l’altro quello da seguire.
Come eccessi consideravo particolarmente tutte le promesse con le quali limitiamo in qualche modo la nostra libertà ...
La mia seconda massima consisteva nel rimanere sempre risoluto e saldo quanto più potessi, nelle mie azioni e nel seguire anche le opinioni più dubbie, una volta che avessi deciso di accettarle, con la stessa costanza con cui seguivo quelle certe e sicure. In ciò avrei imitato quei viaggiatori che, sperduti in qualche foresta, non debbono vagare ora in una direzione, ora in un’altra, e tanto meno fermarsi, ma continuare a camminare il più diritto che possano, sempre in una direzione, senza mutarla mai per deboli ragioni ...; in tal modo, infatti, anche se non andranno proprio dove desiderano, alla fine giungeranno almeno in qualche luogo che probabilmente sarà preferibile al mezzo di una foresta. ...
La mia terza massima era di cercare ... di mutare i miei desideri piuttosto che l’ordine del mondo e, in generale, di abituarmi a credere che nulla sia interamente in nostro potere, se si eccettuano i nostri pensieri; in modo che, quando avremo fatto del nostro meglio riguardo alle cose che non dipendono da noi, tutto ciò che non ci riesce compiere possiamo ritenerlo del tutto impossibile per le nostre forze. Questo solamente mi sembrava sufficiente ad impedirmi di desiderare per l’avvenire qualcosa che non potessi poi ottenere e, quindi, a farmi contento. Poiché la nostra volontà non è portata naturalmente a desiderare se non ciò che l’intelletto le presenta in qualche modo come possibile, è certo che, se consideriamo tutti i beni che son fuori di noi come ugualmente lontani dal nostro potere, non proveremo maggior rammarico mancando di beni che sembrano dovuti alla nostra nascita ...
Riconosco che è necessario un lungo esercizio e una meditazione spesso ripetuta per abituarsi a considerare da questo punto di vista tutte le cose, ma credo che proprio in ciò consistesse il segreto di quei Filosofi che in altri tempi hanno potuto sottrarsi all'arbitrio della Fortuna e, nonostante dolori e povertà, competere in beatitudine con le stesse loro divinità. 
Questi Filosofi, meditando infatti senza posa sui limiti che la Natura prescriveva loro, si persuadevano così perfettamente che non erano padroni di nulla se non dei loro pensieri, che ciò solo bastava ad impedire loro di provare attaccamento per altre cose. E disponevano dei loro pensieri in modo così completo, che avevano qualche ragione di stimarsi i più ricchi, più potenti, più liberi e più felici di tutti gli altri uomini ...





Lo studio delle passioni
(Pag. 148)
Nel 1649 Cartesio scrive "Le passioni dell'anima".
Nel testo Cartesio distingue le azioni dalle affezioni:
Le azioni dipendono dalla volontà del singolo individuo mentre le affezioni sono le emozioni e i sentimenti involontari causati da forze meccaniche che agiscono nel corpo.
Sicché la debolezza consiste nel lasciarsi dominare dalle emozioni mentre la forza nel vincere e nell'arrestare quelle emozioni che riducono gli uomini in un stato deplorevole, perché non tutte le emozioni sono nocive: alcune, infatti, servono a preservare il corpo.
L'uomo, quindi, per quanto è possibile, deve lasciarsi guidare dalla ragione perché solo essa può distinguere ed evitare gli eccessi.

SCRITTURA CREATIVA (lavoro di gruppo: gruppi di 4 persone)
Sono capace di cambiare i miei desideri anziché quelli del mondo esterno? Se sì perché, se no perché?
Mi sento libero nelle mie decisioni? Se sì perché, se no perché?
CON L'USO DEL CELLULARE:
Che cos'è la libertà mia e che cos'è la libertà dell'altro?


 




Link Video di 5 minuti circa  Intervista in inglese sull'esistenza di Dio: Ricky Gervais e Stephen Colbert discutono dell'esistenza di Dio | SUB ITA


DIGRESSIONE ...

Nella foto: Blue Ribbon Fruit, by Kristen Hatgi Sink, Museum of Contemporary Art, Denver. Color blind conversion courtesy of EnChroma, Inc.


Articolo tratto da ARTRIBUNE By Giulia Ronchi -9 gennaio 2020

Musei e daltonismo: collaudati nuovi occhiali per vedere tutti i colori delle opere d’arte
DARE LA POSSIBILITÀ A TUTTI DI VEDERE LA STESSA GAMMA CROMATICA È UNA FORMA DI INCLUSIONE. SU QUESTO SI BASA IL PROGRAMMA ITINERANTE DI ENCHROMA, MIRATO A FAR SPERIMENTARE AL PUBBLICO DEI MUSEI LE NUOVE LENTI PER DALTONICI.

Se i musei del XXI Secolo sono concepiti non solo per contenere ed esporre arte, ma per essere luoghi di accoglienza, inclusione, divulgazione culturale e aggregazione sociale, è giusto che il tentativo di renderli accessibili a tutti sia in continuo miglioramento. L’ultimo caso viene dall’America, dove l’azienda EnChroma – produttrice di tecnologie per lenti all’avanguardia – ha messo a punto un nuovo modello di visore capace di restituire a chi è affetto da daltonismo tutta la gamma di colori finora carente. Quale luogo poteva essere più adatto alla sperimentazione, se non il museo? I soggetti daltonici, sebbene partano con un grosso svantaggio nella fruizione d’arte, non sono ancora annoverati nell’ADA – American with Disabilities Act. Un punto in più a favore della ricerca e dell’accessibilità. 

GLI OCCHIALI ENCHROMA: COSA SONO
Come funziona la nuova tecnologia EnChroma? A prima vista possono sembrare comuni occhiali dalle lenti colorate, ma in realtà sono dotati di filtri ottici “che rimuovono le lunghezze d’onda della luce in cui i coni rosso e verde hanno una sovrapposizione eccessiva”: in altre parole, vanno a regolare la percezione della tricromia – rosso, verde e blu – nei soggetti che non riescono a vedere correttamente tutti i livelli di colore. La presentazione degli esiti della ricerca al pubblico dei centri culturali è stata un esito naturale per l’azienda. “Con gli occhiali EnChroma, possiamo condividere la speranza di O’Keeffe di trasmettere la grandezza e la meraviglia del mondo a tutti”, ha commentato Katrina Stacy, Curatrice interna al Museo Georgia O’Keeffe di Santa Fe, una tappa in cui il progetto è stato accolto con particolare entusiasmo. Il daltonismo – analizzato per la prima volta nel 1974 dallo scienziato John Dalton, da cui prende il nome – è un disturbo che si eredita geneticamente. Si stima che nel mondo esistano 300 milioni di daltonici, in gran parte maschi (il 7-8%, mentre le femmine sono tra lo 0,4 e lo 0,5). La sua diagnosi solitamente si ottiene attraverso il test di Ishihara, attraverso il quale si risale ai colori che non possono essere percepiti dai soggetti malati. EnChroma mette a disposizione sul suo sito un veloce test disponibile qui https://enchroma.com/pages/test. 

GLI OCCHIALI ENCHROMA NEI MUSEI
La collaborazione è avvenuta anche con il Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City, il Crystal Bridges Museum of American Art, nell’Arkansas, il Museum of Contemporary Art di Chicago e il Centraal Museum di Utrecht (al momento l’unica destinazione europea). L’ultimo evento, a dicembre 2019, si è svolto al Museum of Contemporary Art di Denver, in Colorado: molti soggetti affetti da daltonismo, hanno potuto fare l’esperienza, per la prima volta nella loro vita, di vedere tutti i colori delle opere esposte (le testimonianze sono state documentate e inserite nel video in alto). Determinata nella missione di rendere i centri culturali accessibili a tutti, EnChroma rende gli occhiali disponibili a prezzi ridotti per musei, centri scientifici, biblioteche e sistemi scolastici (i prezzi variano tra i 250 e i 450 dollari). Al MCA Denver, in quanto parte del programma di accessibilità dell’azienda, ne sono stati donati quattro paia, di cui due da bambino. 

-Giulia Ronchi 


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Non tutti i filosofi del Seicento si ispirano alle teorie di Cartesio.
Tra i suoi critici si distingue Pascal.
Sulla via di Cartesio si pone, invece, Leibniz





BLAISE PASCAL


Prima di parlare di Pascal, vedere, se possibile, il film "Decalogo 1" di Kielslowski, di 55 minuti, del 1989 sul rapporto tra scienza e fede. Nel link sotto sono visualizzabili soltanto 4 minuti. 

Trama
Leggere la trama a voce alta  
Krzysztof è un fisico e professore universitario che, separato dalla moglie, si trova costretto a crescere il proprio figlio, Paweł, da solo.
Il padre è un grande appassionato di computer e pensa che tutta la vita possa essere descritta matematicamente attraverso l'uso del computer. Secondo lui, non esiste una dimensione trascendente della realtà: non esiste nessun Dio e quando si muore il cervello smette semplicemente di funzionare. 
Alla visione atea del padre si contrappone la visione della zia, molto credente.
L'interesse per il figlio al mondo trascendente si scatena quando casualmente nota in strada un cane morto congelato, che lo porta a farsi domande sul senso della morte, e su cosa essa sia.
Mentre il padre punta il discorso su come avviene la morte, la zia gli parla di una dimensione trascendente, che non può essere colta matematicamente.
Un giorno il lago vicino a casa si ghiaccia e il bambino desidera andarci a pattinare. Il padre, allora, da bravo scienziato esegue una serie di calcoli al computer, che gli permettono di stabilire che il ghiaccio è in grado di reggere il suo peso. Per maggiore sicurezza esegue nuovamente i calcoli e va a verificarne l'esattezza con una prova empirica.
Accade però che il ghiaccio si rompe.
Il padre non sorveglia il bambino (sicuro che il ghiaccio non si sarebbe rotto) e non sospetta di nulla nemmeno quando nota dei segnali premonitori: un'ambulanza che si dirige verso il lago, gli amici del bambino che non lo trovano, la lezione a cui è mancato, le persone che lo cercano per avvisarlo dell'accaduto. Comincerà a capire che non tutto è prevedibile quando il calamaio con cui stava scrivendo si rompe senza essere stato toccato. Decide quindi di andare a vedere cosa stava succedendo al lago, vede il buco nel ghiaccio e i soccorritori ma stenta ancora a crederci:apprende che alcuni ragazzi stavano giocando nelle vicinanze e va a cercare suo figlio.
Il padre si arrende all'evidenza solo quando i soccorritori estraggono il corpo senza vita del bambino.
Dopo l'avvenimento il padre capisce che ci sono cose che non sono prevedibili matematicamente; si reca in una cappella dove per rabbia fa crollare un piccolo altare, ma subito dopo prende da un'acquasantiera un pezzo congelato di acqua benedetta con il quale si segna la fronte.


Da pag. 170 a pag. 172





Blaise Pascal nasce a Clermont in Francia nel 1623.
Dal padre, magistrato, è introdotto nell'ambiente degli scienziati parigini dove si distingue per le sue ricerche di matematica e fisica.
L'opera più celebre di Pascal sono i "Pensieri", un insieme di appunti per quella che, probabilmente, nelle sue intenzioni, sarebbe dovuta essere un'opera molto più grande.
I "Pensieri" vengono pubblicati postumi, nel 1670 (Pascal era morto, a soli trentanove anni, nel 1662).
Nei "Pensieri" egli pone l'accento sulla grandezza e sulla miseria dell'uomo, considerato "un niente di fronte all'infinito e un tutto di fronte al niente".
Pascal pone l'accento sul senso della vita, e della morte. Egli ritiene che l'uomo comune di fronte alle tematiche esistenziali si ponga in un atteggiamento di divertissement. Il termine deriva dal latino "de-vertere" e vuol dire "volgere lontano da". Secondo Pascal, l'uomo si sottrae agli interrogativi che riguardano la vita, la morte e la consapevolezza della propria miseria e, per sottrarsi, cerca il trambusto e la distrazione, cerca le cariche elevate, i giochi, la guerra, ecc... e non li cerca in vista della felicità ma in vista delle distrazioni che queste cose procurano: l'uomo si dedica a tante attività pur di non pensare.
In questo modo, l'uomo non vive nel presente ma in una costante attesa del futuro.
Pascal scrive: "Non viviamo mai ma speriamo di vivere".    
Da qui nasce il concetto dell'esprit.
Mentre l'"esprit géométrique" ci consente una conoscenza scientifica e razionale, che però è incapace di comprendere il senso della vita, l'"esprit de finesse" è la capacità di capire i moti dell'anima e i principi che governano la sfera spirituale. 
L'esprit de finesse è una comprensione intuitiva che si fonda sul cuore, sul sentimento: "Il cuore, non la ragione, sente Dio", scrive Pascal e, ancora: "Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce".





Secondo Pascal non esistono prove razionali per dimostrare l'esistenza di Dio.
Pascal parla di "Scommessa": si tratta di scegliere tra "Dio è" e "Dio non è". La posta in gioco è l'infinito. 
Se scegliamo che "Dio è" e vinciamo, guadagniamo la vita eterna e la felicità, mentre se perdiamo non perdiamo nulla.
Se scegliamo "Dio non è" se vinciamo abbiamo vinto qualcosa di finito.
Quindi, vista la posta in gioco, vale la pena scegliere l'infinito.


LEGGERE DA PAG. 183 A PAG. 185 "L'ARGOMENTO DELLA SCOMMESSA"
(Se c'è tempo: LABORATORIO TESTO A PAG. 185












Una finestra sull'arte ... Analogia tra la filosofia di Pascal e l'arte
Pag. 186
Dio non si può catturare con i sensi e il vero credente è colui che crede senza aver visto.

Laurent de La Hyre, Noli me tangere, 1656, 165X172, Grenoble, Francia

Nell'opera di Laurent de La Hure, il Cristo copre gli occhi della Maddalena, come a dire "Non toccarmi, non guardarmi".
L'opera raffigura l'episodio del Vangelo di Giovanni 15-17 in cui Maria di Magdala incontra Gesù risorto. Dapprima non lo riconosce. Riconosciutolo, Gesù frena il suo slancio:
Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, ... gli disse: «Signore, se tu l'hai portato via, dimmi dove l'hai deposto, e io lo prenderò».  Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!» che vuol dire: «Maestro!» Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre ...









VERIFICA DI FILOSOFIA

(punti in decimi)

Cognome e nome   …………………………….. Classe IV ……. Data …….  gennaio 2018

 



BARUCH SPINOZA

(Tratto dai miei appunti scolastici)

Baruch Spnoza nasce ad Amsterdam nel 1632 da una famiglia agiata (originaria del Portogallo) di commercianti ebrei. 
Viene educato nella locale scuola ebraica. 
Studia il Vecchio Testamento secondo la tradizione speculativa ebraica.
Impara il latino che gli consente di accedere alla lettura dei filosofi moderni come Bacone e Cartesio.
Viene espulso dalla comunità ebraica perché si rifiuta di diventare un rabbino.

Il capolavoro spinoziano è l'"Ethica"; il suo sottotitolo è "Ordine geometrico demonstrata", l'opera offre una sistemazione filosofica analoga a quella geometrica, analoga al Trattato Euclideo secondo definizioni, assiomi, proposizioni e dimostrazioni. Spinoza vi espone il concetto di sostanza. La sostanza è ciò che è per sé, è causa sui, e la sua essenza implica anche la sua esistenza. Si ricordi che anche Cartesio aveva concepito la sostanza come causa sui e aveva accolto il discorso anselmiano relativo all'esistenza della sostanza, vale a dire che la sua essenza implica necessariamente l'esistenza. Tuttavia Cartesio aveva usato poi la parola sostanza per indicare il pensiero e l'estensione. Spinoza rifiuta questo uso equivoco del concetto di sostanza.
Il dio di Spinoza non produce nulla al di fuori di sé, non è come il Dio dei cristiani che crea, ma tutto è in Dio e Dio è in tutte le cose: è una potenza impersonale, è causa ed effetto contemporaneamente, dunque si annulla la distinzione tra causa d effetto.
Spinoza introduce poi il concetto di ATTRIBUTI: la sostanza è costituita da un'infinità di attributi; essi sono delle manifestazioni della sostanza. La sostanza si manifesta attraverso gli attributi: dire "Dio" equivale a dire "tutti gli attributi di Dio". Per questo gli attributi, poiché ciascuno esprime la sostanza infinita, sono sostanza infinita, sono per sé. Gli attributi sono dunque infiniti. Di tutti gli attributi noi ne conosciamo solo due: il pensiero e l'estensione; dunque la res cogitans e la res extensa di Cartesio diventano due attributi della sostanza. Invece i singoli pensieri e le singole cose estese, ossia tutte le manifestazioni empiriche, sono definiti MODI: non possono essere concepiti se non per mezzo della sostanza. I modi sono delle affezioni della sostanza.

Ma Spinoza non cessa di stupire: egli infatti non passa direttamente dagli attributi infiniti ai modi finiti ma ammette l'esistenza di modi infiniti che stanno a mezzo tra gli attributi infiniti e i modi finiti.

Modo infinito dell'attributo infinito del pensiero è l'intelletto infinito;

Modi infiniti dell'attributo infinito dell'estensione sono il movimento e la quiete.

A questo punto ci aspetteremmo la spiegazione del passaggio dall'infinito al finito; ma ciò non accade: Spinoza introduce, ex abrupto, la serie dei modi finiti; invece ci spiega solo il passaggio da un finito ad un altro finito; ci dice, cioè, che un finito è generato da un finito ma come si attua il passaggio dall'infinito al finito resta inspiegato.

Fatte queste premesse, Spinoza definisce il MONDO. Esso è dato da tutti i modi: infiniti e finiti. Non solo, ma lo definisce anche come "natura naturata", distinta dalla "natura naturante" che è Dio. La natura naturante è la causa della natura naturata, che è l'effetto. Ma la causa è immanente all'oggetto: "Dio è in tutto e tutto è in Dio". E questa è una concezione panteistica

L'insieme delle cose costituisce la natura naturata derivante dalla natura naturante (DIO). Le cose non possono essere considerate singolarmente autonome (le singole cose sono il frutto dell'immaginazione che non coglie i nessi). Dio non è come il Dio dei cristiani; non è fine; inoltre, ammettere che Dio agisce secondo un fine significherebbe che Dio tende verso qualcosa di cui è privo (quindi sarebbe imperfetto).

Questa è una visione rigorosamente deterministica.


CONOSCENZA

Spinoza definisce 3 gradi di conoscenza:

1) l'immaginazione (o opinione);

2) la conoscenza razionale;

3) la conoscenza intuitiva

L'immaginazione è una conoscenza empirica, legata ai sensi e quindi non coglie i nessi;

La conoscenza razionale coglie i nessi causali;

La conoscenza intuitiva coglie il tutto non discorsivamente ma nella sua unità. A questo proposito si può fare un esempio proposto proprio da Spinoza:

ESEMPIO

Dati 3 numeri, se ne vuole trovare il quarto in modo che si instauri il seguente rapporto: il I sta al II come il III sta al IV.

La soluzione può determinarsi in 3 modi:

a) Moltiplicando il II e il III e il prodotto dividerlo per il I solo perché, senza alcuna dimostrazione, così è stato insegnato;

b) Moltiplicando il II e il III e il prodotto dividerlo per il I perché si è a conoscenza della dimostrazione di Euclide e delle proprietà connesse alle proporzioni;

c) Con un solo sguardo, intuiamo il IV numero. Questo si può fare con i numeri più semplici. Se ad es. vogliamo istituire un rapporto tra 1, 2 e 3, il IV numero, che è 6, lo possiamo trovare solo con uno sguardo.

I 3 esempi corrispondono ai 3 gradi di conoscenza, non solo, ma da essi si capisce anche come diversi siano i livelli di chiarezza: da un minimo di chiarezza si passa ad una chiarezza notevole, successivamente ad un massimo di chiarezza.

Solo conoscendo Dio si possono conoscere le cose; coloro infatti che per Dio intendono cose che non sono Dio, non possono conoscere.


LA MORALE

Per Spinoza non esistono nella natura naturata né il Bene né il Male: sono modi di pensare, nozioni che l'uomo di forma paragonando le cose e rapportandole a sé.

Ciò che invece esiste è il CONATUS cioè il desiderio di persistere nello stato di essere. E' il conatus che spinge l'uomo a cercare ciò che è utile alla sua conservazione. Così il Bene e il Male, che non esistono in assoluto, sono in rapporto a ciò che ci è utile e a ciò che ci è nocivo (concezione deterministica). In questo Spinoza è vicino a Hobbes che parlava di legge di natura cioè desiderio di autoconservazione.

Ciò che ci permette l'autoconservazione è il liberarsi dalle passioni, il tendere verso Dio, conoscere Dio. Solo conoscendo Dio si ha la massima conoscenza che coincide, quindi, con la libertà dalle passioni.


LO STATO

Spinoza è molto vicino a Hobbes nella sua concezione di Stato. L'uomo tende all'autoconservazione e quindi ad imporre la propria forza sugli altri uomini per non essere da questi sopraffatti. Gli uomini, proprio per seguire la legge di natura che li spinge all'autoconservazione, rinunciano al diritto di natura, rinunciano alla forza, alla sopraffazione suglia altri uomini; nasce così la società nella quale si impongono regole, leggi che permettono, appunto, lo stato i conservazione.: nasce così lo stato civile. Mentre nello stato civile vi è distinzione tra bene e male, giusto e ingiusto, nello stato naturale queste distinzioni mancano.

Dunque Spinoza è in tutto, per quel che riguarda la concezione dello Stato, vicino ad Hobbes tranne per il fatto che Spinoza puntualizza che è la ragione che determina il passaggio dallo stato di natura allo stato civile.

Tuttavia lo Stato può imporre leggi e regole solo per quel che riguarda le azioni esterne, la religione intesa come culto esteriore: restano pertanto all'uomo la libertà di pensiero e di culto religioso interiore.

Spinoza esamina la Bibbia da un punto di vista critico-storico. Quello che è importante nella Bibbia è il fatto che essa insegna ad obbedire a Dio e in questo la teologia per nulla contrasta con la filosofia: solo che la prima, utilizzando un linguaggio semplice, conduce più facilmente alla pratica della virtù mentre la seconda è riservata a pochi, cioè a coloro che sono capaci di acquisire l'abito della virtù attraverso la ragione.





GOTTFRIED WILHELM LEIBNIZ

link Video di circa 5 minuti sulla vita di Leibniz: Filosofia - Leibniz e il migliore dei mondi possibili - Piergiorgio Odifreddi


(Tratto dai miei appunti scolastici)

Nasce a Lipsia in Germania nel 1646. Viaggia moltissimo. a Londra conosce Newton, a Parigi Malebranche. Il soggiorno a Parigi è per Leibniz molto importante perché vi perfeziona la lingua francese, tanto da adottarla nei suoi scritti, con grande vantaggio per la loro diffusione. A quell'epoca, infatti, la lingua tedesca non era considerata una lingua dotta. 

E' alla corte degli Hannover in qualità di storiografo, ma i rapporti si incrinano per le lunghe assenze poco tollerate.

Gli ultimi anni sono amareggiati, oltre che dalle tensioni createsi con gli Hannover, anche dalla polemica relativa alla scoperta del calcolo infinitesimale fatta da Newton rispetto a Leibniz. Egli cerca di dimostrare di essere giunto alla stessa scoperta indipendentemente da Newton, attraverso un procedimento diverso, ma gli effettivi meriti di Leibniz non vengono riconosciuti. Muore in solitudine e si dice che al suo funerale abbia presenziato solo il suo segretario.

Nel pensiero di Leibniz assume grande importanza la costruzione di una nuova logica capace di dimostrazioni analoghe alle dimostrazioni matematiche. Tale logica dovrebbe permettere di dire, invece che "ragioniamo", "calcoliamo". Perché questo accada, occorre superare gli equivoci che nascono dal linguaggio: al linguaggio ordinario occorre sostituire dei simboli, chiari e intelligibili universalmente, da tutti. Nel suo programma si sente la necessità, dunque, oltre che di costituire una nuova logica, di rendere possibili una comunicazione tra persone e civiltà di lingue diverse. Connesso a questo ideale c'è un altro ideale: quello di costituire un'enciclopedia di tutto il sapere alla cui realizzazione vede chiamate tutte le accademie. (Si ricordi che Leibniz promosse la fondazione dell'Accademia delle Scienze di  Berlino.

La logica di Leibniz, come trascrizione delle strutture intelligibili della realtà, si fonda su 2 gruppi di principi:

1) Il principio di non contraddizione, di identità e del terzo escluso: nelle proposizioni il predicato è compreso nel soggetto quindi non hanno bisogno di alcuna verifica sperimentale. 
Il contrario di queste proposizioni è necessariamente falso. 
Le verità di ragione sono conosciute apriori. 
Le verità che sottostanno a questo primo gruppo di principi sono verità di ragione (sono verità di ragione tutte quelle della matematica, della geometria ma anche della bontà e della giustizia. 

2) Il principio di ragione sufficiente: il predicato aggiunge qualcosa al soggetto. Al principio di ragione sufficiente corrispondono le verità di fatto. Esse devono essere verificate aposteriori. 
Il loro contrario non è necessariamente falso.

Questa distinzione tra verità di ragione e verità di fatto è opportuna in quanto la ragione umana è imperfetta.
Dio conosce apriori anche le verità di fatto.
Nel libro "Discorso di metafisica", a proposito delle verità di fatto conosciute da Dio, Leibniz dice che Dio, di Alessandro Magno conosce tutti i suoi predicati. cioè la sua storia. Questo discorso sembrava annullare la libertà umana facendola sottostare alla fatalità. Ma Leibniz, per sfuggire a questa fatalità, fa appello alla distinzione che aveva fatto tra verità di ragione e verità di fatto: queste ultime non sono, come aveva dimostrato, necessarie ma poiché il loro contrario non implica contraddizione, questo è possibile: questo è il problema teologico del rapporto tra conoscenza di Dio, ossia prescienza, e provvidenza.


Fondamentale, nella filosofia di Leibniz, è il concetto di SOSTANZA.
La distinzione della res estensa di Cartesio, a Leibniz pare inadeguata.
Leibniz fa un'importante scoperta relativamente all'energia cinetica. Cartesio aveva compiuto un grandissimo errore in materia di fisica cioè aveva posto il movimento uguale al prodotto della massa per la velocità:

movimento = massa X velocità (mv)

Invece Leibniz scopre che non è così e cioè che il movimento è dato dal prodotto della massa X la velocità al quadrato:

movimento = massa X velocità al quadrato.

La correzione di un errore di fisica di Cartesio, porta Leibniz a una conclusione filosofica molto importante. 
Cartesio non aveva tenuto conto dell'inerzia (cioè "il corpo fermo - in quiete - persiste nel suo stato fino a che non interviene un'altra forza e nel momento in cui viene impressa la forza, essa deve essere tanto potente da opporsi allo stato di quiete dell'oggetto).
Passando dal piano della fisica al piano della filosofia, Leibniz sostiene che questa forza, o principio vitale, non è né nell'estensione, né nel movimento ma va al di là, è un qualcosa di metafisico. Ritiene che vi siano delle sostanze da intendere come principi di forza.
A questa soluzione Leibniz giunge non di colpo, ma attraverso una lunga meditazione che si svolge attraverso Cartesio, che lo porta in un primo momento ad abbandonare Aristotele, poi ad un superamento di Cartesio tramite l'accettazione dell'atomismo rilanciato da Gassendi (che supera perché l'atomo, proprio perché fisico, deve essere necessariamente e ulteriormente divisibile - e il concetto di divisibilità dell'atomo è accertato, secondo Leibniz, dalla scoperta del microscopio, cioè dalla scoperta della possibilità dell'infinitamente piccolo - ) e poi ad un ritorno dell'aristotelico concetto di sostanza, opportunamente ripensato.
Alla sostanza individuale come principio di forza vitale, Leibniz dà il nome di MONADE (dal greco μονάς monas = "unità").
Questo tema è affrontato nel "Nuovo sistema della natura".
Le monadi sono tutte diverse tra loro: ciascuna è individuata dalla sua posizione nell'universo. Non esistono 2 monadi uguali: esse coinciderebbero.
Come risolvere, allora, il problema della corporeità se le monadi sono di ordine metafisico?
I corpi sono aggregazioni di monadi. Tuttavia queste monadi non hanno il massimo grado di chiarezza (che è solo nella monade suprema - Dio) ma hanno una parte oscura cioè la materia prima.
Inoltre, precisa Leibniz, il corpo si forma grazie a 2 principi:
1) Il vincolo sostanziale;
2) La monade dominante.
Il vincolo sostanziale è ciò che dà unità alle monadi.
La monade dominante organizza tutte le monadi ad essa subordinate.
Nell'uomo, la monade dominante è lo spirito (o anima razionale).
A questo punto sorge un altro problema: il rapporto tra sostanza corporea e sostanza spirituale, lo stesso che era sorto a Cartesio quando aveva posto il dualismo tra res cogitans e res extensa.
Leibniz lo risolve attraverso il concetto di ARMONIA PRESTABILITA. A tale proposito fa un esempio: due orologi accordati perfettamente. Il loro accordo può avvenire in 3 modi:
1) Per influenza muta di un orologio sull'altro (ipotesi proposta da Cartesio);
2) Per cura di un uomo che vi provveda in continuazione (è l'ipotesi di Malebranche e dell'occasionalismo in genere);
3) Fare i due orologi con tanta arte e giustezza tanto da assicurare il loro accordo per l futuro (e questa è l'ipotesi di Leibniz).
La dottrina dell'armonia prestabilita, dunque, risolve i rapporti tra anima e corpo attraverso un artificio divino preventivo che fin da principio forma queste sostanze in modo così perfetto e armonico che ciascuna si accorda con l'altra.
Quest'armonia prestabilita non solo si attua tra anima e corpo ma regola anche il rapporto tra le monadi in generale.

Due sono i gradi di attività della monade:
1) La percezione: tutte le monadi percepiscono (solo alcune appercepiscono);
2) L'appetizione.
Nella percezione la monade si rappresenta l'universo. La percezione può avvenire in 2 modi: inconsapevolmente - semplice percepire - o consapevolmente - o appercezione. Vi sono un'infinità di esempi che ci mostrano che noi spesso percepiamo senza appercepire: le impressioni troppo piccole o troppo numerose o troppo congiunte o non le distinguiamo o le distinguiamo solo in parte. L'abitudine fa sì che noi non sentiamo più il movimento di un mulino e di un getto d'acqua quando ci siamo rimasti vicini per qualche tempo. Per intendere il rumore del mare bisogna percepirlo nel rumore di ogni singola onda, bisogna essere turbati, almeno un poco, dal movimento di ogni singola onda. Queste piccole percezioni sono di un'efficacia assai grande infatti sono esse che ci formano i gusti, le immagini delle qualità.
Nelle monadi inferiori prevale lo stato incosciente, e via via che si sale nella gradazione degli esseri, si amplia la sfera del cosciente che in Dio raggiunge la sua pienezza.
L'appetizione è invece ciò che determina il passaggio da una percezione all'altra, è una tensione della monade, verso il futuro.

Ciò che dunque distingue gli uomini dagli altri esseri è non solo la consapevolezza della percezione ma anche la ragione che consiste nella conoscenza delle verità necessarie ed eterne. 
Leibniz ammette la presenza nella mente di idee già formate: egli dice che la mente ha una predisposizione, un'attitudine alla conoscenza. Per comprendere questo è opportuno riportare un esempio fatto da Leibniz stesso: la ragione può essere paragonata ad un blocco di marmo - che diventerà una scultura, una figura di Ercole ad esempio - in cui vi sono già delle venature che delineano la figura di Ercole. E' come se questo blocco di marmo fosse predisposto e la figura di Ercole vi fosse innata.
Così, noi abbiamo la predisposizione alla conoscenza delle verità di ragione. I sensi ci aiutano nei processi conoscitivi ma non sono loro che ci garantiscono le verità. L'antico detto scolastico assai caro agli empiriti "NIHIL EST IN INTELLECTU QUOD PRIUS NON FUERIT IN SENSU" è corretto con l'aggiunta "PRAETER INTELLECTUS IPSE".

Dio crea secondo una scala di gradi di perfezione.
Dio nel creare una sostanza non poteva darle tutto senza farne un Dio, bisognava che vi fossero dei gradi, dei limiti: di qui il male, come limitazione metafisica, dalla quale nasce il male morale. Nonostante la presenza del male, Leibniz ha una visione ottimistica e finalistica perché anche la limitazione contribuisce all'armonia che richiede varietà di suoni.
C'è una visione gerarchica: ogni essere occupa il suo posto in una gerarchia di sostanze tese al bene; al vertice sta Dio, il monarca della repubblica composta da tutti gli spiriti che ha sparso nella città di Dio, la massima felicità possibile.


 


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