La rivoluzione scientifica Galieli e Bacone

4A LES as 2017 2018 filosofia

Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Gioganni Fornero, L'IDEALE E IL REALE VOL. 2 DALL'UMANESIMO A HEGEL, Ed. Paravia 

Ottobre 2017 UNITA' 2

                


La rivoluzione scientifica: Galilei e Bacone

UNITA' 2



Una finestra sull'arte ... Analogie tra scienza e arte 
Da pag. 112 a pag. 113


  


























Caravaggio, Morte della Vergine, 1604,                                  Caravaggio, Resurrezione di Lazzaro, 1609, 
olio su tela 369X245, Museo del Louvre Parigi               olio su tela,  380X275, Museo regionale di Messina
                             









               




    
Caravaggio, Madonna dei pellegrini, 1604, 
olio su tela 260X150, Basilica di San'Agostino a Roma 




Secondo lo storico dell'arte Ferdinando Bologna, la rivoluzione artistica di Caravaggio può essere considerata come la trasposizione, in pittura, della rivoluzione scientifica operata da Galilei.
Caravaggio prende, come modelli, l'uomo della strada mentre, fino ad allora, le figure del Vangelo erano state sempre idealizzate, e mai reali e concrete. 
Per la "Morte della Vergine", commissionata dall'Ordine dei Carmelitani Scalzi della Chiesa di Santa Maria della Scala a Roma, pare che l'artista abbia preso come modella una prostituta annegata mentre per la "Resurrezione di Lazzaro" pare abbia fatto disseppellire un cadavere, per osservarlo e poi raffigurarlo il più realisticamente possibile.
Si notino anche i piedi sporchi del pellegrino raffigurato ai piedi della Vergine nella tela della "Madonna dei pellegrini", conservata nella basilica di Sant'Agostino a Roma.


 

Caravaggio, Incredulità di San Tommaso, 1600, 
olio su tela 107X146, Potsdam Museum Germania


Gv 20,19-31
La sera di quel giorno, ... mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli ... Gesù, ...  Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».


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Da pag. 62 a pag. 90 e da pag. 99 a pag. 103
Per la comprensione dell'Unità 2, "La rivoluzione scientifica del Millecinquecento: Galilei e Bacone",  è necessario ripassare la Fisica di Aristotele (384 a.C.) e di Tolomeo, Copernico, Tycho Brahe e Keplero




La fisica di Aristotele 


Mondo: Terra al centro (acqua aria terra e fuoco) ed etere intorno (rarefatto nelle sfere e meno rarefatto nei pianeti)


       

Secondo Aristotele il MONDO è formato da 4 elementi più uno: "la terra, l'acqua, l'aria e il fuoco", più un quinto elemento che è "l'etere".
4 elementi "terra, acqua, aria e fuoco" compongono la Terra, e si muovono con moto rettilineo: la terra e l'acqua dall'alto verso il basso, e l'aria e il fuoco dal basso verso l'alto.
L'elemento etere, invece, forma la zona celeste ossia le stelle, i pianeti e le sfere celestiche si muovono con moto circolare, dato dal motore immobile (l'etere è rarefatto nelle sfere, che quindi sono trasparenti, ed è meno rarefatto nelle stelle e nei pianeti, che quindi sono visibili).
FORMA DEL MONDO
Il mondo è finito e chiuso, fatto da sfere concentriche l'una dentro l'altra: sono materiali e cristalline e non semplici traiettorie; in esse sono "incastonate" le stelle e i pianeti.
Al centro del mondo c'è la Terra, formata, appunto, dai 4 elementi. E' detta anche zona sublunare ed è corruttibile.
Tutto il resto, sfere, stelle e pianeti, è detto zona celeste o sopralunare, ed è incorruttibile e perenne.
A racchiudere il mondo c'è una sfera esterna, detta "sfera delle stelle fisse", oltre la quale non c'è nulla, neanche il vuoto perché il vuoto, secondo Aristotele, non esiste.


La fisica secondo altri studiosi


                    Sistema geocentrico                                       Sistema eliocentrico

   





   




Aristotele (384 a.C.), Tolomeo (100 d.C.), Tycho Brahe (1546) (le sfere sono solo traiettorie)                                                                                                                                                                     Copernico 1473, Keplero 1571                                                                                             (assistente di Tycho Brahe)




Alle 8 sfere teorizzate da Aristotele, Tolomeo, astronomo, matematico e geografo nato nel 100 d.C. e vissuto ad Alessandria, aggiunge un nona, quella deputata al movimento dei pianeti, ma mantiene la Terra al centro del cosmo: sistema geocentrico.

Nel 1543 viene pubblicato il libro di Copernico (nato in Polonia nel 1473) "La rivoluzione delle orbite celesti" in cui Copernico non solo riporta il numero delle sfere a 8, definisce la luna come satellite della Terra e non più come pianeta, e definisce il movimento come naturale dei corpi sferici ma, soprattutto, concepisce il sole al centro del cosmo: sistema eliocentrico.

Dopo Copernico, degno di nota è l'astrologo danese Tycho Brahe (nato nel 1546) che, nel 1585, osservando le comete, prende consapevolezza che le sfere celesti non sono cerchi cristallini realmente esistenti e incorruttibili, ma semplicemente traiettorie: "se fossero sfere sarebbero rotte dal passaggio delle comete". Inoltre, torna a considerare la luna un pianeta. 
Tuttavia, prende per buona la teoria tolemaica geocentrica.

Altro astronomo da ricordare è il tedesco Keplero (nato in Germania nel 1571) che, dal 1599, diventa assistente di Tycho Brahe (Tycho Brahe era allora "matematico e astronomo imperiale" a Praga) e, alla morte di Brahe, ne diventa il successore. Egli è convinto della validità della teoria copernicana: sistema eliocentrico


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Breve digressione
NOTIZIE DALLA CRONACA: 2017 
 
Di Claudio Cartaldo 21 aprile 2017




Scrittura creativa (5 minuti)
"Inventa il nome di una tua religione"
(Spiegare il perché del nome scelto) 


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La rivoluzione scientifica: Galilei e Bacone





Il 1500 è contrassegnato da un approccio di studio non più ancorato e assoggettato alla teologia, sia nel campo della fisica, sia nel campo del processo della conoscenza in genere, elaborato con un metodo che, partendo dall'esperienza empirica, procede per tappe: induttivo.




Galilei


VITA
Galileo Galilei nasce a Pisa nel 1564.
A 10 anni si trasferisce con la famiglia a Firenze.
A 17 anni si iscrive alla facoltà di medicina a Pisa per volere del padre. Non interessato alla materia, torna a Firenze dove studia matematica e fisica.
A 25 anni ottiene la cattedra di matematica all'università di Pisa e a 28 all'università di Padova.





Invenzioni e studi:
Ha un ruolo fondamentale nella fisica moderna: 
- Studia la calamita e le oscillazioni del pendolo;
- Studia la caduta dei gravi definendo, seppure in modo approssimativo, il principio di inerzia: "i corpi permangono nel loro stato, di quiete o di moto rettilineo, fino a quando non interviene una nuova forza che introduce un mutamento". La Legge sull'inerzia verrà formulata in modo più chiaro da Descartes. 
- Formula la legge sulla caduta dei gravi, in base alla quale, creato un vuoto, gli oggetti cadono con la stessa velocità, indipendentemente dal loro peso e dalla grandezza (es: piuma e sasso). Invece, non nel vuoto, due corpi dello stesso peso non cadono con la stessa velocità se hanno forma diversa. 
- Scopre il secondo principio della dinamica.
- E' luogo comune attribuire a Galilei l'invenzione del cannocchiale. In realtà il cannocchiale esisteva già al tempo della Terza Crociata, nel 1186. Galilei, tuttavia, perfezionandone le lenti e aumentandone la potenza visiva, è colui che lo utilizza per la prima volta in modo singolare: puntandolo verso il cielo per lo studio degli astri. Egli scopre che la luna presenta un aspetto fisico simile a quello della Terra, con crateri e montagne; scopre le macchie solari; scopre la presenza di satelliti che girano intorno al sole e scopre l'esistenza di un sistema analogo a quello Terra-luna, ossia la rotazione della Terra intorno al sole. 
Così scrive: "Se Giove ruota insieme ai suoi satelliti intorno al sole, come supponeva Copernico, nulla vieta di pensare che anche la Terra possa ruotare intorno al sole". 
Nel 1610 Galilei pubblica queste sue tesi, sulla teoria eliocentrica, nel "Sidereus Nuncius", mettendo in discussione il sistema geocentrico sostenuto dalla filosofia aristotelica e dalla Chiesa.
La Chiesa e la società contemporanea non accolgono di buon grado le sue tesi perché in contrasto con  le Sacre Scritture, in particolare con un passo della Bibbia - Giosuè 10 - in cui si legge: "Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: <Sole, fèrmati>"
Di tutto questo, Galilei parla in una lettera che invia al suo discepolo Don Benedetto Castelli. Così gli scrive: "Le Sacre Scritture dobbiamo seguirle in materia di fede ma è necessario interpretare la Bibbia quando affronta problemi di ordine fisico: il linguaggio usato nella Bibbia è un linguaggio popolare che vuole dare solo ammaestramenti morali. La ragione è dunque autonoma rispetto alla materia di fede".
Si apre il delicato tema del rapporto Fede-Ragione:
Secondo Galilei all'Antico e al Nuovo Testamento sono da demandare gli insegnamenti che riguardano la morale e la fede, mentre per la conoscenza dell'universo è necessario rivolgersi alla scienza: "La Bibbia è arbitra nel campo etico-religioso, la scienza è arbitra nel campo delle verità naturali".
Galilei continua a sostenere, fermamente convinto, la tesi eliocentrica. 
Secondo Galilei due sono i libri scritti da Dio: La Bibbia e la Natura. Entrambi ci suggeriscono "come si vada al cielo" ma mentre il primo fa uso del linguaggio umano, "flessibile e mutevole", il secondo usa un linguaggio non a tutti accessibile perché richiede la preliminare conoscenza della matematica, perché la natura è scritta con caratteri matematici
Per Galilei non importa cercare perché la natura opera in un certo modo (causa finale di Aristotele) e nemmeno il che cos'è (il sinolo di materia e forma di Aristotele) ma solo come opera, e una teoria va sempre dimostrata.

Due libri scritti da Dio: La Sacra Bibbia e la Natura

Mappa del libro in adozione a pag. 83





Vedere anche il video di 4 minuti circa cliccando qui: 

Nel 1616, pochi mesi prima della condanna della teoria eliocentrica copernicana da parte della Chiesa, Galilei riceve, per la lettera a Benedetto Castelli, una prima ammonizione da parte del cardinale Bellarmino appartenente all'Ordine dei Gesuiti.


Incontro del 26 febbraio 1616 tra il cardinale Bellarmino e Galilei





CURIOSITA': il libro di Copernico "La rivoluzione dei moti celesti", con la teoria eliocentrica, era stato pubblicato nel 1543, anno della sua morte. Tuttavia esso viene messo al bando solo nel 1616, cioè dopo 73 anni, perché nella nota di apertura, scritta non da Copernico, si invitava il lettore a vedere la teoria eliocentrica solo come un'ipotesi, e non a prenderla per vera. 
Questo uso, di prendere per ipotesi le teorie che meglio servivano negli studi, è di vecchia data: già infatti Aristarco, filosofo della scuola di Alessandria, del IV sec. a.C., aveva sostenuto la teoria eliocentrica ma poi questa era stata abbandonata non perché fosse più o meno vera ma perché la vecchia teoria geocentrica permetteva di fare operazioni, come ad esempio la misurazione della terra, più facilmente: si trattava, a quell'epoca, di contrapporre, non una verità ad una falsità ma una dottrina che serviva di più a una che serviva meno (anche perché nel IV sec. a.C. non c'era ancora il problema del cristianesimo!)
Tutto questo può essere paragonato a ciò che accade a Galilei quando, nel 1616, viene invitato dal cardinale Bellarmino.
Bellarmino sottoscrive un "Monitum": Galilei può insegnare tutte le teorie che vuole, a patto che ne parli solo come ipotesi. 
Nel "Monitum" Bellarmino precisa che Galilei non ha abiurato proprio perché si era impegnato a parlare di "ipotesi" e non di "verità": ma sarà proprio questa precisazione, circa 16 anni più tardi ossia nel 1633, a farlo condannare. 


A febbraio del 1632 Galilei pubblica il "Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo tolemaico e copernicano": è un trattato di filosofia dove tre personaggi, Salviati (lo stesso Galileo), Sagredo (un uomo aperto alla nuova scienza) e Simplicio (un aristotelico) discutono sulle due concezioni cosmologiche: quella aristotelico-tolemaica e quella copernicana.
A settembre di quello stesso anno viene citato dal Papa a comparire davanti al Tribunale del Santo Uffizio di Roma e l'anno dopo, nel 1633, è costretto all'abiura e condannato al carcere a vita. La condanna viene commutata in confino, dapprima nel palazzo dell'arcivescovo di Siena, suo amico, e poi nella sua villa ad Arcetri assistito dalla figlia suor Maria Celeste fino alla morte, avvenuta nel 1642.




VOCE FUORI CAMPO DEL VIDEO: 12 aprile 1633, inizia il processo a Galileo Galilei. Le sue teorie filo-copernicane sul moto dei corpi celesti sono in totale antitesi con la teoria aristotelico-tolemaica sostenuta dalla Chiesa cattolica. Dopo aver subito varie denunce da parte di membri della Chiesa, Galileo viene processato e condannato per eresia e costretto all’abiura. La sua pena, l'arresto a vita, viene commutata in una sorta di arresti domiciliari. La riabilitazione dello scienziato da parte della Chiesa si può datare a partire dal 1822, 180 anni dopo la sua morte, con la concessione dell'imprimatur alla pubblicazione dell'opera "Elementi di ottica e astronomia" del canonico Giuseppe Settele, che riconosce finalmente la teoria copernicana del tutto compatibile con la dottrina cristiana. 359 anni dopo la condanna di Galileo, nella relazione finale della commissione di studio datata 31 ottobre 1992, il cardinale Poupard ammette che la condanna del 1633 era stata del tutto ingiusta.    
 

Visione del film "L'uomo che vide l'infinito" (DVD), durata 108 minuti
L'uomo che vide l'infinito (The Man Who Knew Infinity) è un film del 2015 scritto e diretto da Matt Brown.

Il film racconta la storia vera di Srinivasa Ramanujan (1887-1920), un matematico indiano che, dopo essere cresciuto povero a Madras, ottiene l'ammissione all'Università di Cambridge durante la prima guerra mondiale, dove diventa un pioniere nelle teorie matematiche sotto la guida del professore G. H. Hardy.:

Nel 1912 a Madras nell'India coloniale Srinivasa Ramanujan, un giovane indiano in cerca di lavoro, offre le sue eccezionali doti di calcolo per un impiego come contabile. I suoi superiori gli consigliano di inviare i suoi lavori ad alcuni professori di Cambridge: Baker, Hobson e Hardy. L'ultimo, al ricevere la lettera, è tanto impressionato dal contenuto da credere che si tratti di uno scherzo del collega Littlewood. Quando scopre che la lettera è veramente proveniente da un impiegato indiano senza conoscenze accademiche, decide di invitarlo in Inghilterra per lavorare al Trinity College di Cambridge. Ramanujan, nonostante la difficoltà della situazione familiare per via di una madre troppo tradizionalista e della moglie Janaki fresca di nozze, decide di accettare.

Una volta a Cambridge però Ramanujan si trova di fronte a un metodo di lavoro che non gli è familiare, e non è accettato dalla comunità accademica. La situazione peggiora ulteriormente allo scoppio della prima guerra mondiale, quando Ramanujan si rende conto che la sua idea iniziale di farsi raggiungere da Janaki diventa quasi impossibile, essendo lui malvisto come immigrato.

Nonostante le difficoltà, Hardy lo tratta sempre con burbero affetto e la loro collaborazione porta a risultati così elevati in campo matematico che Ramanujan viene nominato docente a Cambridge e membro della Royal Society. La sua permanenza a Cambridge dura solo pochi anni perché a Ramanujan viene diagnosticata la tubercolosi ed egli, sentendosi avvicinare la fine, preferisce far ritorno in India dalla moglie, dove muore l'anno successivo.

 

 
LEGGERE
COMPETENZE

Comprendere le radici concettuali e filosofiche dei principali problemi della contemporaneità
• Leggere e interpretare un testo
• Riflettere e argomentare, individuando collegamenti e relazioni

Galilei: tra fede e scienza
(G. Galilei, Lettera a Cristina di Lorena, 
ne "Le opere", a cura di A. Savaro,
Barbera, Firenze 1968, vol. 5, pp. 315-317)

Nella Lettera a Cristina di Lorena, dalla quale è tratto il brano che segue, Galileo Galilei affronta il problema dei rapporti tra fede e scienza, spiegando perché non sia corretto prendere “alla lettera” le parole della Bibbia quando essa menziona fenomeni naturali, la cui spiegazione spetta alla scienza e non alla teologia.

"Il motivo, dunque, che loro producono per condennar l’opinione della mobilità della Terra e stabilità del Sole, è, che leggendosi nelle Sacre Lettere, in molti luoghi, che il Sole si muove e che la Terra sta ferma, né potendo la Scrittura mai mentire o errare, ne séguita per necessaria conseguenza che erronea e dannanda sia la sentenza di chi volesse asserire, il Sole esser per se stesso immobile, e mobile la Terra.
Sopra questa ragione parmi primieramente da considerare, essere e santissimamente detto e prudentissimamente stabilito, non poter mai la Sacra Scrittura mentire, tutta volta che si sia penetrato il suo vero sentimento [il suo vero significato], il qual non credo che si possa negare esser molte volte recondito e molto diverso da quello che suona il puro significato delle parole. Dal che ne séguita, che qualunque volta alcuno, nell’esporla, volesse fermarsi sempre nel nudo suono literale, potrebbe, errando esso, far apparire nelle Scritture non solo contradizioni e proposizioni remote dal vero, ma gravi eresie e bestemmie ancora: poi che sarebbe necessario dare a Iddio e piedi e mani ed occhi, e non meno affetti corporali ed umani, come d’ira, di pentimento, d’odio, ed anco tal volta la dimenticanza delle cose passate e l’ignoranza delle future, le quali proposizioni, sì come, dettante lo Spirito Santo, furono in tal guisa profferite da gli scrittori sacri per accomodarsi alla capacità del vulgo assai rozo e indisciplinato, così per quelli che meritano d’esser separati dalla plebe è necessario che i saggi espositori ne produchino i veri sensi, e n’additino le ragioni particolari per che e’ siano sotto cotali parole profferiti: ed è questa dottrina così trita e specificata appresso tutti i teologi, che superfluo sarebbe il produrne attestazione alcuna.


Di qui mi par di poter assai ragionevolmente dedurre, che la medesima Sacra Scrittura, qualunque volta gli è occorso di pronunziare alcuna conclusione naturale, e massime delle più recondite e difficili ad essere capite, ella non abbia pretermesso [omesso, tralasciato] questo medesimo avviso, per non aggiugnere confusione nelle menti di quel medesimo popolo e renderlo più contumace contro a i dogmi di più alto misterio. Perché se, come si è detto e chiaramente si scorge, per il solo rispetto d’accomodarsi alla capacità popolare non si è la Scrittura astenuta di adombrare principalissimi pronunziati [esprimere in termini “antropomorfici” enunciati fondamentali], attribuendo sino all’istesso Iddio condizioni lontanissime e contrarie alla sua essenza, chi vorrà asseverantemente sostenere che l’istessa Scrittura, posto da banda cotal rispetto, nel parlare anco incidentemente di Terra, d’acqua, di Sole o d’altra creatura, abbia eletto di contenersi con tutto rigore dentro a i puri e ristretti significati delle parole? e massime nel pronunziar di esse creature cose non punto concernenti al primario instituto delle medesime Sacre Lettere, ciò è al culto divino ed alla salute dell’anime, e cose grandemente remote dalla apprensione del vulgo.

Stante, dunque, ciò, mi par che nelle dispute di problemi naturali non si dovrebbe cominciare dalle autorità di luoghi delle Scritture, ma dalle sensate esperienze e dalle dimostrazioni necessarie: perché, procedendo di pari dal Verbo divino la Scrittura Sacra e la natura, quella come dettatura dello Spirito Santo, e questa come osservantissima essecutrice de gli ordini di Dio; ed essendo, di più, convenuto nelle Scritture, per accommodarsi all’intendimento dell’universale, dir molte cose diverse, in aspetto e quanto al nudo significato delle parole, dal vero assoluto; ma, all’incontro, essendo la natura inesorabile ed immutabile, e mai non trascendente i termini delle leggi impostegli, come quella che nulla cura che le sue recondite ragioni e modi d’operare sieno o non sieno esposti alla capacità degli uomini; pare che quello degli effetti naturali che o la sensata esperienza ci pone dinanzi a gli occhi o le necessarie dimostrazioni ci concludono, non debba in conto alcuno esser revocato in dubbio, non che condennato, per luoghi della Scrittura che avessero nelle parole diverso sembiante; poi che non ogni detto della Scrittura è legato a obblighi così severi com’ogni effetto di natura, né meno eccellentemente ci si scuopre Iddio negli effetti di natura che ne’ sacri detti delle Scritture […]".


VERIFICA ORALE (IN CLASSE)

Comprensione del testo

 

  
Bozza di EAS (Episodio di Apprendimento Situato. Necessita di conoscenze già acquisite)

Processo a Galileo Galilei
Personaggi:
- Accusato: Galilei 
- Pubblica accusa: la Chiesa rappresentata dal primo gruppo (metà classe con portavoce)
- Difesa: difensori rappresentati dal secondo gruppo (l'altra metà classe con portavoce
- Giudice: l'insegnante (con il compito di dare e/o togliere la parola)
Tempi:
- Spiegazione dell'EAS: 5 minuti
- Lettura della lettera di Galilei a Cristina Lorena: 15 minuti + Lettura a pag. 110 dal rigo 20 al rigo 36: 5 minuti
- Bozza di scrittura di prima accusa: 5 minuti
- Parola a Galileo Galilei: 2 minuti
- Parola all'accusa: 2 minuti
- Parola alla difesa: 2 minuti
- Parola agli esponenti del gruppo (tramite portavoce chiedendo il tempo di 1 minuto oppure per alzata di mano)

EAS realizzato il 31 ottobre 2018 in IV C e in IV O

 




Il metodo scientifico di Galilei
(Da pag. 90 a pag. 97)





Mappa del libro in adozione, a pag, 103


Galilei non formula una teoria del metodo in modo organico, ma essa è ricavabile dalle osservazioni che scrive via via nelle sue opere.
Il suo METODO di ricerca, che permane fino ai giorni nostri, è induttivo, cioè parte dall'esperienza sensibile da lui definita "sensata esperienza". 
Ma attenzione: l'esperienza, di per sé, non ha valore scientifico se non viene dimostrata, se non viene legittimata dall'esperimento: "necessarie dimostrazioni".
Il metodo galileiano si può schematizzare e dividere in vari momenti, o tappe:

Primo momento: Osservazione; lo scienziato parte dall'osservazione dei fenomeni naturali e ne individua gli elementi semplici che chiama "qualità primarie", ossia grandezza, forma, numero e movimento che sono misurabili e che si conoscono attraverso l'aritmetica, la geometria e la meccanica (invece definisce "qualità secondarie" i colori, i sapori, gli odori, i suoni, il tatto che dipendono da apparati sensitivi e che sono soggettivi).
 
Secondo momento: Formulazione di un'ipotesi di carattere matematico, (detta anche deduzione teorica);

Terzo momento: Esperimento; le ipotesi sono sottoposte a verifica;

Quarto momento: se l'ipotesi risulta positiva, si enunciano le leggi generali; se risulta negativa si tenta un'altra ipotesi; se, invece, la verifica risulta impossibile, il processo scientifico è nullo.

Leggere in classe (e a casa) il testo di Galilei "Qualità oggettive e qualità soggettive dei corpi", NON interamente ma solo a pag. 110 dal rigo n. 20 al rigo n. 36, tratto da "Il Saggiatore"





Bacone


VITA
Francesco Bacone nasce a Londra nel 1561.
Suo padre è il guardasigilli della regina Elisabetta.
La tradizione lo vuole forse figlio naturale di Elisabetta nonché autore delle opere attribuite a Shakespeare.  
A 12 anni, nel 1583, comincia a frequentare il Trinity Colllege a Cambridge (fondato nel 1546) che abbandona dopo qualche anno per la sua avversione nei confronti della dottrina aristotelica là studiata. (La statua che, qui accanto, lo ritrae, si trova al Trinity College). 
Vive in un periodo nel quale in Inghilterra si passa da una società dedita prevalentemente alla pastorizia a una società industriale.
Partecipa attivamente alla vita politica: è deputato alla Camera dei Comuni, è consigliere del re Giacomo I, è cancelliere.
Coinvolto in un episodio di corruzione, è costretto ad abbandonare la carriera politica.
Muore a Londra nel 1626 all'età di 65 anni.


La sua opera più famosa è il "Novum Organum" che dal titolo rivela la volontà di una nuova logica che si oppone al vecchio "Organon" di Aristotele.
Qui Bacone critica la cultura tradizionale dell'epoca che egli definisce "imbrigliata nelle ragnatele" e "simile a un formicaio": con la prima espressione vuole riferirsi alla logica aristotelica, cioè ai razionalisti che tessono intricate tele di ragionamenti senza riferimenti all'esperienza; con la seconda espressione vuole definire gli empiristi e gli alchimisti del suo tempo che, come formiche, raccolgono osservazioni e le accumulano senza elaborale, cioè non le connettono. 
L'atteggiamento giusto, invece, è quello delle api: partono da ciò che esiste e lo trasformano, ossia, sono i veri scienziati che raccolgono polline (dati dell'esperienza) e lo trasformano in miele (leggi universali)






Nel Novum Organum Bacone popone un METODO di ricerca, induttivo, che, dal particolare, procede gradualmente verso livelli di generalità via via maggiori.
Il metodo è induttivo, come quello galileiano ma, a differenza di Galilei che cercava di interpretare la natura e come essa funzionava attraverso rapporti matematici, Bacone si pone l'obiettivo di studiare le vere Forme della natura
Si veda l'esempio della "forma calore" riportata, più avanti, nella parte costruens che parla delle tavole.
Il Novum Organum sarebbe la seconda parte - l'unica scritta - di quella che, nel progetto del filosofo, sarebbe dovuta essere un'opera assai più vasta dal titolo "Instauratio Magna" che rimase allo stato di progetto e che sarebbe stata una specie di enciclopedia divisa in tre parti: Storia, Filosofia e Poesia corrispondenti alle tre facoltà dell'uomo Memoria, Ragione e Immaginazione


      



     


    





Il "Novum Organum" si divide in due parti: la parte DESTRUENS e la parte COSTRUENS.
Nella parte DESTRUENS Bacone individua i motivi che impediscono agli uomini di costruire un nuovo sapere; questi motivi sono rappresentati dai cosiddetti idòla, (o fantasmi cioè credenze accettate per vere), che bloccano la via della verità.
Esistono quattro tipi di idola:
- Gli idola della tribù: sono le credenze della società, i fantasmi comuni a tutti gli uomini, cioè quelle credenze accettate dall'uomo per tradizione o affidandosi ai sensi, ad esempio la credenza del sistema geocentrico;
- Gli idola della caverna: sono propri di ciascun individuo e sono quelle credenze che l'uomo singolarmente concepisce; sono i condizionamenti frutto della sua educazione. A questo proposito Bacone paragona l'intelletto umano a uno specchio nel quale si riflettono immagini diverse da quelle reali (c'è un fortissimo richiamo alla filosofia platonica e al mito della caverna);
- Gli idola del mercato: nascono dall'uso del linguaggio nella vita sociale, che fa confondere le parole con le vere sostanze; sono rappresentati dalle parole stesse: spesso il linguaggio, creato dall'uomo, si ritorce contro di lui;
- Gli idola del teatro: sono gli errori che provengono dalle filosofie tradizionali "create come favole, raccontate come favole" e prese per vere.

Nella parte COSTRUENS Bacone indica il metodo applicativo nel processo di conoscenza delle FORME, e la necessità di utilizzare tre tavole
la "tavola della presenza", 
la "tavola dell'assenza in prossimità", 
la "tavola dei gradi, o della comparazione".
ESEMPIO: Supponiamo di voler esaminare la forma "calore".
Nella prima tavola andranno tutti i dati nei quali un fenomeno, ad esempio la forma "calore", è presente, o sembra che sia presente, cioè si manifesta: ossia i raggi del sole, il fulmine, il fuoco, il sole, l'urto tra due sassi ecc...
Nella seconda tavola andranno tutti i dati simili a quelli già raccolti nella prima che, tuttavia, si presentano in assenza della forma "calore", ad esempio i fuochi fatui o i raggi lunari.
Nella terza tavola, quella dei gradi o della comparazione, andranno indicati i dati relativi al mutamento della forma "calore" legato al mutamento delle diverse condizioni ambientali, ad esempio il calore di uno stesso corpo in situazioni differenti.
Una volta ordinate le tre tavole, si può procedere alla formulazione di "ipotesi", (nel caso della forma calore, dopo aver escluso che la causa del calore sia ad esempio la luce perché il calore è assente nei fuochi fatui della seconda tavola, si potrebbe ipotizzare che la causa risieda nel movimento perché il movimento si verifica quando il caldo è presente, e manca quando è assente, e aumenta o diminuisce a seconda della maggiore o minore intensità); dopo le ipotesi si prosegue con la formulazione di "assiomi medi" e poi di "generalizzazioni". A loro volta le generalizzazioni, per avere la certezza della loro verità, dovranno essere sottoposte a quello che Bacone chiama "esperimento cruciale", o "verifica". 


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Tra il 1614 e il 1617 scrive "La Nuova Atlantide", un racconto fantastico rielaborato nel 1624 e rimasto incompiuto: su un'isola sconosciuta, un gruppo di scienziati, collaborando tra loro, fa esperimenti in sofisticati laboratori di ricerca per migliorare la qualità della vita umana (come modificare specie di animali e vegetali, o studiare eventi meteorologici, o studiare l'acqua e l'aria per la cura delle malattie ecc...).

CURIOSITA': A Bacone si attribuisce l'aforisma "sapere è potere" anche se, in realtà, "scientia potentia est" o "scientia est potentia" era già un aforisma latino, che Bacone aveva così riportato "ipsa scientia potestas est". 


Cambridge, Trinity College, foto del 2010


LETTURA dal "Novum Organum", traduzione italiana di E. De Mas, Laterza, Roma-Bari 1992

La mano nuda e l'intelletto abbandonato a se stesso servono poco. Per compiere le opere sono necessari strumenti e mezzi d'aiuto, sia per la mano che per l'intelletto; e come gli strumenti meccanici servono ad ampliare o regolare i movimenti delle mani, così gli strumenti mentali estendono o trattengono il movimento dell'intelletto.
La scienza e la potenza umana coincidono, perché l'ignoranza della causa preclude l'effetto, e alla natura si comanda solo ubbidendole: quello che nella teoria fa da causa nell'operazione pratica diviene regola. [...1
La logica che corre nelle scuole serve a stabilire e a fissare gli errori che derivano dalla cognizione volgare, più che [servire] alla ricerca della verità; ed è perciò più dannosa che utile.
Il sillogismo non si applica ai principi delle scienze, e si applica inutilmente agli assiomi medi: è uno strumento incapace di penetrare nelle profondità della natura. Esso costringe il nostro assenso, non la realtà. [...] Perciò la nostra speranza è tutta riposta nella induzione vera. [...]
Due sono, e possono essere, le vie per la ricerca e la scoperta della verità. L'una dal senso e dai particolari vola subito agli assiomi generalissimi, e giudica secondo questi principi, già fissati nella loro immutabile verità, ricavandone gli assiomi medi: questa è la via comunemente seguita. L'altra dal senso e dai particolari trae gli assiomi risalendo per gradi e ininterrottamente la scala della generalizzazione, fino a pervenire agli assiomi generalissimi: questa è la vera via, sebbene non sia stata ancora percorsa dagli uomini. [...]
Per la terminologia, abbiamo stabilito di chiamare il vecchio modo di fare indagine sulla natura anticipazioni della natura, perché è un modo prematuro e temerario; chiameremo invece interpretazione della natura quell'altro modo di indagare, che si svolge dalle cose stesse secondo i modi dovuti. [...]
Vano è attendere un gran rinnovamento delle scienze dalla sovrapposizione e dall'inseri­mento del nuovo sul vecchio: bisogna compiere una completa instaurazione del sapere ini­ziando dalle fondamenta stesse delle scienze, se non ci si vuole aggirare sempre in un circo­lo, con un progresso scarso e quasi trascurabile.




CLIL dal Didastore del libro in adozione

The New Atlantis and the scientific utopia The English philosopher, statesman and scientist Francis Bacon (1561-1626) wrote a utopian book entitled The New Atlantis (published posthumously in 1627) to sustain the function of science, technology and knowledge in general for the progress of society. In his work he explicitly supports the philosophical idea that improvement is impossible, be it social or moral, without an efficacious and empirical knowledge. The plot of The New Atlantis is as simple as More’s Utopia: a crew of European travellers “discover” the isle of Bensalem, that is somewhere in the Pacific Ocean. The inhabitants are remarkable for their generosity, enlightenment and humanitarianism. From a religious point of view, they are Christians, as a copy of the Bible and a letter of the apostle Bartholomew arrived there a few years after the ascension of Jesus. The New Atlantis outlines an ideal city of science and technology, whose purpose is «the knowledge of causes, and secret motions of things; and the enlarging of the bounds of human empire, to the 
 LEAD-IN 
Match the following words (1-10) to their corresponding definitions (a-j). 1 Consent 2 Emancipation  3 Empirical 4 Enterprise  5 Improvement  6 Legitimate 7 Mistrust 8 Obscurantism  9 Privilege  10 Secular a In accordance with law b Opposition to reforms and enlightenment c A project that requires effort d Special advantage limited to a group or person e Derived from experience f Chance of more valuable conditions g Act of freeing from restraints h Lack of confidence i Not related to sacred or religious things j Agree, permit
Leslie Cameron-Curry © Pearson Italia S.p.A. 7
  

PART 2 From Bacon’s scientific progress to the Enlightenment political reforms
effecting of all things possible». Knowledge, then, is addressed to control nature for the advantage of mankind. The main institution on the island is Salomon’s House, an ideal college where applied and pure sciences are developed through experiments and discussion. The scientists of the House collect data, travel in disguise to take books from scholars of other countries, conduct pioneer tests (in the depth of earth, in the air, with ice or fire), but above all they share their knowledge. This systematic research improves continuously and indefinitely, so as to remove all evils from society. Bacon’s ideal society is not only technologically advanced, but also happy, just and peaceful, because science and authentic knowledge have defeated superstition, ignorance, violence and obscurantism. One of the innovations of the New Atlantis is that the scientist is no longer a learned and solitary man closed in his room or laboratory, but a member of a team, who follows a planned procedure when he investigates natural phenomena. Both the role of the scientist and the model of the scientific enterprise became a reference for modern science: for example, the Royal Society of London was founded in 1660 by king Charles II on the basis of the ideas contained in The New Atlantis.
 

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