4C Lsu as 2017 2018 antropologia
Libro in adozione: Vincenzo Matera, Angela Biscaldi, ANTROPOLOGIA, Ed. Deascuola
Maggio 2018 UNITA' 3
Le dimensioni culturali dell'esistenza
UNITA' 4
4.1 Il corpo
Da pag. 178 a pag. 180
Il corpo è il mezzo attraverso il quale si entra in relazione con il mondo esterno.
Su di esso le culture intervengono in modi diversi:
Il corpo viene curato (con creme, ginnastica, depilazione, taglio di capelli), vestito (abbigliamento, divise, uniformi), truccato (con ombretti, ciprie, creme colorate, smalti), decorato (tatuaggi, disegni), modificato (bucato con piercing, con interventi di chirurgia plastica, interventi di chirurgia estetica, circoncisione, buchi nelle orecchie), curato in tantissimi modi.
Il corpo, quindi, è una fonte inesauribile di SIMBOLI.
Secondo l'antropologa britannica Mary Douglas, il corpo è una rappresentazione in piccolo della società.
Spesso, perfino i valori si identificano con i corpi: i giudici rappresentano la legge, i preti la fede, i poliziotti l'ordine ecc.
Inoltre, il corpo si muove ed è abbigliato a seconda dei contesti e dei luoghi. Ad esempio quando si entra in chiesa l'abbigliamento, la voce e i gesti sono sobri e contenuti.
Secondo l'antropologo francese Marcel Mauss (1872-1950), un corpo naturale non esiste ma esistono corpi regolati implicitamente dalla cultura di appartenenza.
Egli sostiene, inoltre, che tutte le tecniche del vivere quotidiano, come ad esempio aprire una porta, prendere o porgere un libro o una matita, mangiare ec., sono pensati dall'individuo come atti meccanici e naturali, invece sono il frutto di un condizionamento che, a sua volta, condiziona il mondo circostante (es un individuo mangia in un certo modo perché condizionato dalla propria cultura e nello stesso tempo influenza l'ambiente in cui si trova).
4.2 L'identità
Da pag. 181 a pag. 185
Fanno parte dell'identità di un individuo i suoi tratti somatici, il suo abbigliamento, il suo modo di muoversi.
L'identità rinvia a 2 nozioni:
1) L'appartenenza, che si basa sulla condivisione di determinate caratteristiche;
2) La distinzione, che si basa sulla esclusione di determinate caratteristiche.
Tra queste 2 nozioni c'è un rapporto dialettico nel senso che l'identità di uno stesso individuo ha determinate caratteristiche che lo accomunano ad altri e nello stesso tempo quelle stesse caratteristiche lo fanno distinguere da altri.
Secondo l'antropologo Ugo Fabietti (1950-2017) l'identità non è pensabile se non in forma contrastiva e oppositiva nel senso che l'individuo, per poter pensare a sé, per poter dire qualcosa di sé, deve mettersi in opposizione con qualcun altro: c'è interazione tra un "interno" e un "esterno".
(Es: se un individuo dice di essere intelligente, è perché .........).
Alcuni antropologi sostengono che nella costruzione della propria identità il processo di inculturazione sia centrale: il processo di inculturazione è il processo di identificazione in una comunità, facendo propri gli elementi della tradizione (regole, modelli, valori, conoscenza ecc.).
Questo processo, tuttavia, se da un lato è positivo perché fa sentire l'individuo rassicurato, dall'altro è di ostacolo ai cambiamenti perché favorisce un atteggiamento, nella conservazione della tradizione, di CHIUSURA nei confronti delle diversità (VEDI FILM "CORPO CELESTE").
Esempio di inculturazione attraverso il film "Corpo celeste", del 2011, scritto e diretto da Alice Rohracher (i personaggi descritti nel film, che vivono a Reggio Calabria, si identificano nella comunità di appartenenza attraverso riti e credenze):
Trama:
Marta è una tredicenne che, dopo dieci anni vissuti in Svizzera, fa ritorno con la madre a Reggio Calabria, suo luogo di nascita e città di origine di sua madre.
Marta cerca di adattarsi alla sua nuova esistenza, che è molto diversa da quella della Svizzera.
Poiché deve fare la Cresima, comincia a frequentare la parrocchia dove ci sono un prete politicizzato e una catechista "bigotta", che insegna "a memoria" il catechismo, e che coltiva un rapporto strano con il parroco.
Ad accompagnare il percorso catechistico della bambina ci sarà anche una schiera di coetanee che sognano un futuro da vallette televisive.
Marta si sente spaesata in quell'ambiente che non comprende, fino a che riesce a trovare le risposte alle sue inquietudini in un breve, intenso, e casuale incontro con un prete anziano ed emarginato, don Lorenzo, in un paese di montagna destinato a un totale spopolamento.
La maggior parte degli antropologi sostiene che l'identità abbia 3 caratteristiche:
1) L'identità è un fatto contestuale: l'individuo costruisce la propria identità in base al contesto in cui vive;
2) L'identità è un fatto di relazione: l'individuo è uguale o diverso sempre per qualcuno (qualcuno che ne vede l'uguaglianza o la diversità);
3) L'identità è un processo in continuo divenire: il diverso, o l'uguale, non è detto che mantenga la propria diversità, o uguaglianza, per sempre.
Il concetto di persona
Marcel Mauss

Marcel Mauss, antropologo (1872-1950) laureato in filosofia a Bordeaux, spiega il concetto di persona facendo ricorso alla sua etimologia:
Deriva dal latino "per sonàr" ossia "risuonare attraverso".
I latini chiamavano "persona" la maschera, in genere di legno, portata sulla scena dagli attori dell'antica Grecia: i tratti del viso erano esagerati, perché potessero essere visti meglio dagli spettatori, e la bocca era fatta in modo da rafforzare e amplificare il suono della voce.
Partendo dall'analogia tra "persona" e "maschera", Maus sostiene che ogni individuo indossa una maschera e interpreta il ruolo che la società gli richiede.
Nello stesso tempo sottolinea come spesso erroneamente si usi, come equivalenti, i termini di "individuo" e di "persona".
Secondo Maus il concetto di individuo indica l'uomo dotato di autonomia di scelta, di decisione e di azione, mentre il concetto di persona è un insieme di rappresentazioni simboliche.
I riti di passaggio
In assenza di punti di riferimento, la vita di ciascun individuo sarebbe nel caos.
Quindi, i punti di riferimento servono a dare all'uomo sicurezza.
Possono essere considerati punti di riferimento i riti, ossia quelle usanze che strutturano la vita di un individuo in tappe ben precise, che segnano l'intero percorso della vita: la nascita, l'infanzia, l'adolescenza, la giovinezza, la maturità, la vecchiaia, la morte.
I riti consistono nelle cerimonie; ad esempio, i riti della tappa della nascita sono il battesimo, la festa del battesimo con tutto ciò che ne consegue: confetti, pranzo ecc.
Altri esempi: il primo giorno d'asilo, il primo giorno di scuola, la Prima Comunione, la Cresima, le feste-rito legate ai compleanni, con particolare attenzione alla "prima candelina", alla festa dei 18 anni, alla festa degli "anta" ec.
Oppure: festa di laurea, di fidanzamento, per il matrimonio, feste per anniversari ecc.
I riti, dunque, consentono una percezione tranquillizzante, per l'individuo, nel suo rapporto con la propria vita, vista "a tappe".
Arnold Van Gennep
L'antropologo belga Arnold Van Gennep (1873-1957) nel 1909 pubblica "I riti di passaggio" in cui pone l'attenzione sui riti che segnano un cambiamento e il passaggio, nella vita dell'uomo, da uno status socio-culturale a un altro.
Egli divide i riti di passaggio in 3 fasi:
- La fase di separazione: ha la funzione di preparare i vivi a separarsi dai defunti, ad esempio il funerale;
- La fase di margine: segna il passaggio, di un individuo, dall'infanzia/adolescenza alla vita adulta, ad esempio il fidanzamento;
- La fase di aggregazione: segna il passaggio da un gruppo sociale a un altro, ad esempio il matrimonio.
In alcune società alcuni riti di passaggio sono vere e proprie prove di coraggio, ad esempio nella fase di separazione, l'adolescente viene allontanato dal villaggio e sottoposto a prove molto dure, sia dal punto di vista fisico che psichico.
Sono gli anziani ad avere il compito di controllare gli individui più giovani nel loro percorso di transizione.
David Gilmore
L'antropologo David Gilmore (New York 1943), nel libro "La genesi del maschile. Modelli culturali della virilità" del 1993, si occupa del modo in cui le culture diverse concepiscono e costruiscono la virilità intesa come "la modalità socialmente approvata di essere maschio adulto in una determinata società".
La domanda alla quale egli cerca di rispondere è perché quasi tutte le società chiedono ai loro membri di "essere virili" o di "comportarsi da uomini" e perché il percorso che porta alla condizione virile sia irto di ostacoli e la virilità sia una condiziona precaria, mai definitivamente raggiunta.
Secondo Gilmore, l'identità sessuale femminile è messa in questione meno frequentemente di quella maschile: l'autentificazione della femminilità non richiede le prove, le competizioni, gli scontri richiesti ai maschi, probabilmente perché la femminilità si presenta come "condizione biologica che può essere culturalmente affinata e perfezionata".
Secondo Gilmore esiste una tendenza, presente nella maggior parte delle culture, a enfatizzare le potenzialità biologiche definendo la correttezza dei comportamenti maschili e femminili in modi opposti e complementari.
Secondo Gilmore i bambini maschi incontrerebbero particolari difficoltà nel distacco dalla figura materna e nella costruzione dell'identità maschile, una difficoltà che le bambine non devono affrontare in quanto la loro femminilità è rinforzata dall'identificazione con la madre.
Per i maschi, il senso di sé come essere indipendente deve necessariamente includere la coscienza della propria diversità rispetto alla madre, una diversità che riguarda sia l'identità personale, sia il ruolo sociale. In questo senso le lotte per il raggiungimento della mascolinità vanno interpretate come battaglie per l'affermazione di uno statuto indipendente e contro una sempre possibile regressione nel paradiso dell'infanzia.
Per questo, molte società prevedono rituali che simbolicamente separano il ragazzo dalla madre.
A questo proposito Gilmore fa l'esempio dei Masai dell'Africa orientale (tra il Kenya e la Tanzania), dediti all'allevamento del bestiame:
perché un maschio masai possa acquisire l'identità di "uomo di valore", deve possedere capi di bestiame, essere in grado di difendere la propria casa e il proprio onore, dimostrare coraggio nelle scorrerie dei gruppi che tentano di sottrargli il bestiame.
La caratteristica principale dell'iniziazione masai è la circoncisione, eseguita sotto gli occhi dei maschi, dei parenti e dei potenziali congiunti, e durante l'operazione il ragazzo deve rimanere zitto e immobile.
Link VIDEO DI 2 MINUTI SUI MASAI OGGI (riconversione di antichi riti)
Vedere anche, su youtube, "I Masai un popolo sotto pressione", video di 25 minuti
4.3 Il potere
La scelta della modalità da adottare nel vivere in relazione è oggetto di studio dell'antropologia politica.
Esistono 2 tipi di organizzazione politica, distinti secondo le modalità diverse di gestione del potere:
- Sistemi politici non centralizzati, in cui il potere è disperso in vari gruppi ed è temporaneo, come ad esempio nelle BANDE e nelle TRIBU';
- Sistemi politici centralizzati, in cui il potere è esercitato da una sola persona, o da un gruppo, e in cui esistono forme di stratificazione sociale, come ad esempio nel DOMINIO o nello STATO.
L'antropologia politica nasce proprio per dare una risposta al seguente quesito: come si garantisce la cooperazione tra gli individui quando non c'è lo Stato che impedisce le trasgressioni?
L'antropologia politica ha tentato di rispondere attraverso lo studio delle relazioni, tra gli individui, nelle quali si riscontra il rispetto per l'autorità: in particolare, in assenza di Stato o dominio, è stato posto l'accento sul ruolo della parentela, della religione e dei rituali, e si è notato che questi sono uno strumento di coesione sociale molto importante.
Esempio:
La vita politica di uno Stato, ad esempio quello italiano, è rappresentata dalla Camera e dal Senato, dalle amministrazioni locali ecc.
In molte società nelle quali non c'è uno Stato, esiste comunque una vita politica, con meccanismi grazie ai quali si riesce non solo a mantenere l'ordine ma anche a prendere decisioni di interesse comune.
L'organizzazione politica delle società
L'antropologo statunitense Elmann Service (1915-1996), identifica 4 tipi di organizzazione politica: la BANDA, la TRIBU', il DOMINIO, lo STATO.
La BANDA
E' costituita da un numero ristretto di individui che abitano in un territorio pure ristretto.
Di solito conducono un'esistenza nomade, sono cacciatori-raccoglitori. Il lavoro viene diviso in base al sesso e all'età.
Le decisioni sono collettive oppure sono prese dal cacciatore più abile o il più abile nei riti.
Ne sono un esempio i Pigmei della foresta equatoriale, gli Inuit delle zone artiche, i Bolscimani del Kalahari (regione desertica dell'Africa meridionale), i Semang della Malesia
Pigmei della foresta equatoriale Inuit delle zone artiche Bolscimani dell'Africa meridionale
Semang della Malesia
La TRIBU'
Rispetto alla banda, la tribù è costituita da un numero più elevato di membri.
Deriva dall'alleanza tra gruppi locali che si uniscono in unità più ampie ma solo quando devono raggiungere un determinato obiettivo comune.
Vivono di agricoltura e allevamento.
Hanno un carattere maggiore di sedentarietà rispetto alla banda.
La loro leadership, come nella banda, è informale.
Il DOMINIO
Il dominio prevede che a capo ci sia una sola entità politica, con carattere permanente ed ereditario, che gode di una serie di privilegi.
Esempio:
I capi (detti chiefdom) polinesiani che, secondo la tradizione, erediterebbero il mana, ossia una forza vitale soprannaturale, quindi di origine divina, garanzia di rispetto e di obbedienza.
Il capo non usa mezzi coercitivi per mantenere il potere.
Lo STATO
E' caratterizzato da istituzioni specifiche che detengono il potere: un potere legislativo, un potere di difesa del territorio e un potere relativo al rispetto delle leggi.
Si sviluppa in società ad alta produttività, dedite a commerci e scambi, nelle quali sono presenti le stratificazioni.
Esempio:
L'Impero romano.
Leggere Orwell a pag. 188
Lo studio del potere secondo l'antropologia politica contemporanea
La classificazione sopra data, con la distinzione tra tribù, dominio e Stato, non è sufficiente per comprendere il potere così come è inteso nel mondo contemporaneo, ad esempio oggi troviamo forme di distribuzione del potere politico che dipendono da legami familiari o amicali, anche in nazioni democratiche: ad esempio negli Stati Uniti basti pensare alle "dinastie" dei Kennedy o dei Bush.
Il potere oggi investe non solo l'ambito politico ma anche ambiti della normale vita quotidiana, come ad esempio la famiglia, la scuola, gli ospedali ec. nei rapporti tra genitori e figli, tra marito e moglie, tra insegnante e studenti, tra medici e pazienti ec.
Lo studio delle dinamiche del potere che investono gli ambiti sopra detti è denominato "antropologia politica".
Generalmente, quando si parla di potere si pensa a un predominio che si esercita sugli altri, e può riguardare i loro convincimenti, l'imposizione di leggi, o la coercizione di accettazione di decisioni ec.
In genere il potere si esercita per capacità individuali oppure per tradizione.
Avere potere significa anche accedere facilmente a risorse materiali e simboliche come il denaro, i mezzi di comunicazione, i mezzi di produzione, ma anche il sapere inteso come quantità di conoscenze.
Leggere in classe a pag. 191 la parte relativa all'immagine sotto ritratta:
Si tratta di un poster ideato nel 2011 da alcuni studenti invitati a realizzare una pubblicità contro il voto di scambio
Leggere in classe da pag. 193 a pag. 194: "Clientele e clientelismo"
4.4 La dimensione del sacro
Sacro e profano
Nella lingua ebraica il termine "sacro" vuol dire "separato": per tradizione, le potenze che l'uomo sente superiori a sé vengono considerate "separate" dal mondo umano.
Nel Video sotto linkato, della "Marietti Scuola", c'è un approfondimento sul "Mangiare sacro"
Il sociologo che ha sottolineato la distinzione tra sacro e profano è Emile Durkheim, che nel 1912 così scrive:
"La divisione del mondo in due domini, l'uno che comprende tutto ciò che è sacro e l'altro che comprende tutto ciò che è profano, è il carattere distintivo del pensiero religioso.
Dello stesso avviso è Malinowski che, in "Magia, scienza e religione" del 1948, vede, nella religione, l'incapacità dell'uomo di controllare il mondo.
Nel corso del 1900 l'antropologia ha interpretato, nel progresso scientifico, un progressivo distacco dalla sacralità: il sacro diminuisce di importanza.
Leggere, a casa, il brano "Il corpo modellato e decorato" da pag. 197 a pag. 199
4.5 La tradizione demologica italiana: Ernesto De Martino
Ernesto De Martino nasce a Napoli nel 1908.
Nel 1932, all'età di 24 anni, si laurea in lettere all'Università di Napoli con una tesi in "Storia delle religioni".
Fino al 1936 manifesta idee fasciste.
Dal 1945 comincia a militare nei partiti di Sinistra e lavora come Segretario del Partito Socialista Italiano in Puglia.
Cinque anni dopo entra a far parte del Partito Comunista Italiano.
Opere più importanti:
"Il mondo magico" scritto durante la Seconda Guerra Mondiale e pubblicato nel 1948: il libro viene pubblicato dall'editore Laterza conosciuto grazie alla presentazione di Croce;
"Morte e pianto rituale", "Sud e magia", "La terra del rimorso" sono le opere note al vasto pubblico e facenti parte di una fase denominata "meridionalista" nella quale Ernesto de Martino si interessa allo studio etnografico delle società contadine del Sud Italia.
Ne "La terra del rimorso" viene affiancato, nelle sue ricerche effettuate nel Salento, da uno psichiatra (Giovanni Jervis), da una psicologa (Jervis Coma), da un'antropologa culturale (Amalia Signorelli), da un etnomusicologo (Diego Campitella), da un fotografo, (F. Pinna) e da un medico. Vengono girati anche filmati. Il suo metodo di ricerca si distingue per l'uso di una metodologia di ricerca sul campo basata su indagini interdisciplinari che contemplano anche inchieste dirette.
Nel 1958 pubblica "Morte e pianto rituale: dal lamento funebre antico al pianto di Maria": De Martino in questo libro parla della persistenza, nella Lucania, del pianto funebre, un rito antichissimo e diffuso, prima ancora del cristianesimo, nell'area meridionale.
Nel 1977 esce postuma "La fine del mondo": racconta l'episodio in cui un volta, cercando una strada in Calabria, fa salire in auto un anziano pastore perché indicasse la giusta direzione da seguire, promettendogli di riportarlo, poi, al posto di partenza.
L'uomo sale ma, non appena dalla visuale del finestrino sparisce alla vista il campanile del suo paese, comincia a manifestare la sua angoscia: perché il campanile rappresenta per lui il punto di riferimento del suo spazio domestico, senza il quale si sente perduto.
Solo quando lo riportarono indietro, l'uomo, penosamente sporto fuori dal finestrino per tutto il tempo del viaggio, scrutando l'orizzonte per veder riapparire il campanile, si tranquillizza solo quando lo rivede. In questo libro Ernesto De Martino elabora il concetto di "spaesamento" che è una condizione in cui gli individui temono di perdere i propri riferimenti domestici.
Link VIDEO DI 3 MINUTI LAMENTO FUNEBRE di Ernesto De Martino
Approccio allo studio antropologico
Ernesto De Martino critica le teorie della scuola di Durkheim in quanto rimprovera a Durkheim che i fenomeni sociali non possono essere indagati come "fenomeni naturali", cioè in modo scientifico, ma devono essere indagati come "fenomeni storici". Egli si ispira, dunque, alla concezione della storia che fa riferimento all'idealismo di Benedetto Croce, di cui è amico, secondo il quale la storia è una progressione dello Spirito verso livelli etici via via superiori.
Tuttavia, quando De Martino comincia a studiare le pratiche magiche, si accorge che il modello crociano non poteva essere applicato.
Propone, così, il concetto di "presenza" (che riprende da Heidegger): la "presenza" è "l'esserci dell'uomo nel mondo; di fronte a situazioni che l'uomo non riesce a comprendere, egli cerca di affermare la propria presenza.
Determinante per questo particolare approccio di studio è la lettura di due testi: di "Cristo si è fermato a Eboli" di Carlo Levi (il romanzo autobiografico scritto da Carlo Levi a Firenze tra il 1943 e il 1944 e pubblicato da Einaudi nel 1945, e riferito al periodo di confino vissuto dal 1935 al 1936 in Basilicata a causa della sua attività antifascista) e di "Quaderni dal carcere" di Antonio Gramsci (Gramsci, tra i fondatori e segretario del Partito Comunista Italiano, dal 1924, viene arrestato dalla polizia fascista nel 1926 e condannato a 20 anni di carcere; muore dopo 13 anni di prigionia. Nei "Quaderni dal carcere" scrive sul folklore e vede, in esso, una concezione del mondo e della vita in contrapposizione alle "concezioni ufficiali del mondo").
LEGGERE:
Antonio Gramsci, tratto da "I Quaderni dal carcere"
La mia vita trascorre sempre ugualmente monotona. Anche lo studiare è molto piú difficile di quanto non sembrerebbe. Ho ricevuto qualche libro e in verità leggo molto (piú di un volume al giorno, oltre i giornali), ma non è a questo che mi riferisco; intendo altro. Sono assillato (è questo fenomeno proprio di carcerati, penso) da questa idea: che bisognerebbe far qualcosa "für ewig"... Insomma, vorrei, secondo un piano prestabilito, occuparmi intensamente e sistematicamente di qualche soggetto che mi assorbisse e centralizzasse la mia vita interiore. Ho pensato a quattro soggetti finora... e cioè:
1° Una ricerca sulla formazione dello spirito pubblico in Italia nel secolo scorso...
2° Uno studio di linguistica comparata! Niente meno. Ma che cosa potrebbe essere piú "disinteressato" e für ewig di ciò?...
3° Uno studio sul teatro di Pirandello e sulla trasformazione del gusto teatrale italiano...
4° Un saggio sui romanzi di appendice e il gusto popolare in letteratura.
Ernesto De Martino muore a Roma nel 1965 al''età di 57 anni.
Nel video sottostante è riportato il video consigliato nel libro in adozione.
Nel video si parla anche di alcune tradizioni dell'ABRUZZO.
Se il link sopra dovesse risultare irraggiungibile, o lenta la connessione, cliccare QUI
Lettura a pag. 208 tratta da "Cristo si è fermato a Eboli" di Carlo Levi
4.6 L'antropologia interpretativa: Clifford Geertz
Nel video sotto linkato è riassunto il pensiero di Clifford Geertz
Link Alan Macfarlane intervista Clifford Geertz VIDEO DI 15 MINUTI, INTERVISTA A GEERTZ, IN INGLESE CON SOTTOTITOLI IN ITALIANO
Clifford Geertz, nato nel 1926 a San Francisco, in California, nel 1956 consegue la laurea in filosofia e un master in antropologia culturale alla Harvard University, ma si considera essenzialmente uno SCRITTORE.
Muore a Filadelfia nel 2006 a 80 anni.
Tra le sue opere: "Islam: analisi socio-culturale dello sviluppo religioso in Marocco e in Indonesia","Antropologia interpretativa".
Effettua molte ricerche sulle società islamiche in Indonesia, a Bali, nell'isola di Sumatra e nel Marocco.
Si pone in una posizione critica nei confronti dell'antropologia di Claude Lévi-Strauss. Egli prende l'avvio da un ripensamento del metodo etnografico.
1) Ritiene che NON si debba partire da un'astrazione, come voleva la concezione positivistico-evoluzionista con la descrizione dei fenomeni culturali concepita in funzione di una GENERALIZZAZIONE (come faceva lo strutturalismo).
Egli sostiene, infatti, che non esiste l'uomo in astratto, ma esiste l'uomo in un contesto specifico, e nel suo conteso specifico va studiato: ad esempio l'antropologo va a Bali per capire l'uomo di Bali e non l'uomo degli USA.
2) Ritiene anche che non sia sufficiente recarsi in un posto e studiarne le abitudini dei suoi abitanti per capire la loro cultura.
Secondo Geertz la cultura è un concetto semiotico (in parte critica anche il funzionalismo).
In realtà, non dà una definizione specifica a questo concetto, ma riprende una definizione di Max Weber: "l'uomo è un animale sospeso tra le ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto", ossia un insieme di segni scritti dai nativi che va letto come un "testo", scovandone il significato e l'interpretazione, e non prescindendo dall'interpretazione degli stessi nativi: si tratta, quindi, di interpretazioni di interpretazioni, e quella degli antropologi, dunque, è un'interpretazione di "secondo grado" (di secondo grado perché basata, appunto, sull'interpretazione dei nativi e perché influenzata dalla propria cultura e dalla propria preparazione).
Egli, così, teorizza il concetto di "descrizione densa": non si può descrivere un "testo sociale" senza gli "strati" delle interpretazioni avanzate da coloro che appartengono a quella stessa cultura.
Inoltre, una descrizione etnografica secondo Goertz deve muoversi a zig zag, tra "concetti vicini" e "concetti lontani". Ad esempio, se dico "Palla da calcio" chiunque su questo pianeta sa che cosa vuol dire. Ma se si parla ad un extra-terrestre che non ha mai visto questo oggetto, a lui dovrà essere spiegato che cos'è una palla da calcio, allora sarà necessario usare un linguaggio esplicativo, ad esempio: Sfera di cuoio vuota all'interno e gonfiata sufficientemente perché possa rimbalzare ed essere usata per un gioco. Quest'ultimo è un esempio di concetto lontano dall'esperienza.
Il combattimento dei galli a Bali
La tesi di Geertz riguardo all'osservazione partecipante è che per mettersi dal punto di vista dei nativi non serve partecipare ma basta essere ACCETTATI.
Per dare un esempio pratico di questo suo approccio, egli racconta un evento capitatogli durante lo studio della cultura indigena di Bali.
In realtà si tratta di un esempio piuttosto debole, perché più che mostrare la capacità di essere accettati sembra dimostrare, ancora una volta, l'importanza della partecipazione, cioè dell'adeguamento al comportamento dei nativi.
Episodio accaduto a Geertz e da lui stesso narrato:
Dopo dieci giorni trascorsi in un villaggio di Bali senza essere riuscito a stabilire rapporti con i nativi, egli si recò insieme alla moglie a un combattimento di galli, un'usanza locale tradizionale proibita però dalla legge.
Quando nel bel mezzo dell'incontro irruppe la polizia, si scatenò un fuggi fuggi generale. Geertz e la moglie decisero di adeguarsi agli altri e correre: giunsero insieme ad un altro fuggitivo all'entrata di un casale, lo seguirono al suo interno e qui scoprirono che la moglie del loro compagno di fuga aveva preventivamente preparato una tavola apparecchiata con delle tazze di tè.
Tutti si sedettero al tavolo e iniziarono a sorseggiare con indifferenza il tè, così che quando giunse la polizia essi riuscirono con questo stratagemma a beffarla.
Il giorno dopo Geertz scoprì che l'intero villaggio ora si era aperto verso di lui, essendo diventato il centro dell'attenzione e della cordialità della comunità.
Questo esempio è da lui citato a conferma dell'importanza di essere ACCETTATI.
Secondo alcuni antropologi, in realtà non ci sarebbe poi alcuna differenza con la partecipazione di cui parlava Malinowski, e Geertz avrebbe frainteso il metodo dell'osservazione partecipante di Malinowski per poi, sulla base di questo misunderstanding (malinteso), costruire in opposizione il metodo dell'accettazione:
Geertz riteneva infatti l'assunto dell'osservazione partecipante di Malinowski una sorta di "afflato emozionale" nei confronti del nativo, una sorta cioè di empatia.
Secondo la critica post-moderna dai diari personali di Malinoski si scoprì che in molti casi l'empatia da lui ricercata era retorica descrittiva.
PER COMPRENDERE MEGLIO IL LAVORO DELLE INTERVISTE DELLA CLASSE, Leggere a pag. 224 "PERCHE' PRESERVARE LA MEMORIA?"