L'essere umano come animale culturale

3 A LES as 2017 2018 Scienze Umane


Libro in adozione: Elisabetta Clemente, Rossella Danieli, ORIZZONTE SCIENZE UMANE, Ed. Pearson Paravia




Antropologia

L'essere umano come "animale culturale"
UNITA' 1




 
Mowgli: personaggio letterario protagonista del "Libro della Giungla", del 1894, dello scrittore britannico Joseph Rudyard Kipling (Bombay 1865, Londra 1936) 












Nel 1799, nei boschi del Sud della Francia viene trovato un ragazzino, presumibilmente di 12 anni, che viveva allo stato animale: nudo, sporco, aggressivo, si muoveva carponi nutrendosi di ghiande e radici, e riparandosi sugli alberi.
Portato a Parigi, all'Istituto per sordomuti della Rue Saint-Jacques, viene visitato dal medico Philippe Pinel e giudicato affetto da idiozia congenita, irrecuperabile.
L'anno dopo viene visitato dal medico parigino Jean Itard che, a differenza del collega, ritiene che il ragazzino non sia affetto da malattia mentale. Secondo lo studioso, la condizione in cui versava il piccolo era semplicemente l'effetto della lunga permanenza nei boschi.
Per Itard, infatti, "l'uomo è un essere culturale che, lasciato in balia della natura, acquista caratteri animaleschi".
Convinto di una possibilità di recupero, il dott. Itard ottiene il permesso di portare il ragazzo a casa propria per fargli raggiungere, con l'aiuto della sua governante madame Guérine, i seguenti obiettivi: abituarsi alla vita sociale, allargare le esperienze sensoriali, ampliare le competenze, imparare a parlare, imparare a leggere e scrivere.
Una volta a casa del medico, decidono di chiamare il ragazzo Victor.
La governante e lo stesso Itard gli danno affetto e amore.
L'esperimento dà qualche risultato: Victor compie enormi progressi sul piano emotivo, impara a riconoscere e a usare diversi strumenti quali ad esempio le posate a tavola, impara a cucinare e ad apparecchiare, ma non imparerà mai a parlare.

Victor muore "selvaggio" nel 1828 e rappresenta ancora oggi il caso più significativo di uomo cresciuto in natura, un Mowgli della realtà.

Su questa storia nel 1970 viene prodotto un film dal titolo "Enfant sauvage", diretto e interpretato da François Truffaut 









Che cos'è l'antropologia
Da pag. 14 a pag. 15
Prima di iniziare lo studio, leggere l'intervista a un'antropologa, da pag. 10 a pag. 11, che chiarisce chi è l'antropologo e che cosa fa



Il termine antropologia deriva dal greco ἄνϑρωπος ànthropos "uomo" più il suffisso λόγος lògos "discorso", dunque, è il discorso, cioè lo studio, sull'uomo.
Tutte le scienze sono interessate all'uomo ma ciascuna scienza lo prende in esame da un punto di vista diverso: la biologia studia il comportamento del corpo umano, la sociologia studia i gruppi, la psicologia studia i processi mentali ecc... 
L'antropologia studia l'uomo in quanto "elaboratore" di cultura. Egli elabora regole di vario tipo:
Su un piano materiale elabora regole che riguardano tutto ciò che serve per sopravvivere: cibo, abiti, case o capanne, armi, linguaggio per comunicare;
Su un piano simbolico elabora regole che riguardano tutto ciò che arricchisce e completa il piano materiale, ossia il piano simbolico del quale fanno parte l'arte, la letteratura, la religione, l'economia, la morale, la politica, le unioni familiari, le leggi ecc...
L'antropologia risponde alla domanda di fondo: "chi è l'uomo?"
E risponde studiandolo nello spazio e nel tempo: nello spazio esplora gli angoli del pianeta, anche i più remoti, per incontrare popoli, anche molto diversi da noi; nel tempo ricerca i remoti antenati, ossia le origini dell'uomo e il distacco degli esseri umani dal mondo animale.

In Italia, quando si parla di antropologia lo si fa definendola "antropologia culturale" ma in altri Paesi non è così
Negli Stati Uniti, ad esempio, si distinguono l'antropologia fisica, l'antropologia socio-culturale, l'antropologia linguistica, la paleoantropologia; 
In Gran Bretagna si parla, invece, di antropologia sociale;
In Francia è chiamata etnologia.

Le principali branche dell'antropologia sono:
L'antropologia della parentela, che studia le relazioni di parentela nelle diverse società;
L'antropologia della religione, che studia le manifestazioni della religiosità: feste, riti;
L'antropologia politica, che studia le forme di aggregazione;
L'antropologia economica, che studia la produzione e la distribuzione delle risorse, i doni;
L'antropologia linguistica, che studia il linguaggio e le relazioni tra lingua e cultura;
La paleoantropologia, che ricostruisce la vita degli ominidi nella preistoria;
L'antropologia della città;
L'antropologia dell'arte;
L'antropologia della malattia

                                                 


                                                     


                                                     





Ebbene, abbiamo parlato di antropologia culturale, ma che cos'è esattamente la cultura?



Il concetto antropologico di cultura
Dal significato comune al significato di Tylor
Da pag. 16 a pag. 17
Che cosa significa cultura o, meglio, che cosa intendono gli antropologi con la parola cultura?
La parola deriva dal latino, còlere, che vuol dire coltivare.
Su un qualsiasi dizionario della lingua italiana troviamo due significati:
1) Cultura intesa come l'insieme delle conoscenze che una persona acquisisce attraverso lo studio e l'esperienza;
2) Cultura come insieme di tradizioni, conoscenze e pratiche materiali che caratterizzano una società.
Dei due significati, quello familiare agli antropologi è il secondo. Tale significato coincide con la definizione data nel 1871 dallo studioso britannico Edward Tylor che, nel suo saggio "Primitive Culture", ossia "Cultura Primitiva", così scrive:
"La cultura è quell'insieme che comprende il sapere, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e ogni altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro di una società".
E' da precisare che il termine "primitivo", che compare nell'opera di Tylor, non ha un significato dispregiativo poiché l'autore indica, con tale termine, semplicemente un popolo "privo di scrittura". Per Tylor non esistono popoli privi di civiltà.


Le vicissitudini del concetto tyloriano di cultura
Da pag. 17 a pag. 18
Gli animali, pur vivendo in società, pur essendo capaci di apprendere e di trasmettere nuovi comportamenti, si prendano come esempio le api o le formiche, pur essendo capaci di usare strumenti, ad esempio rami per grattarsi o pietre per colpire, pur essendo provvisti anche di intelligenza, perché capaci di risolvere problemi, si ricordi a tale proposito l'esperimento sull'apprendimento per insight condotto sulle scimmie dallo psicologo tedesco Wolfgang Köhler, della psicologia della gestalt, tuttavia essi sono sprovvisti di linguaggio, pertanto non possono essere definiti "esseri culturali".  


 











                
                                                                                                Esempi di intelligenza negli animali



La definizione di cultura data da Edward Tylor nel 1871, negli anni successivi alla sua elaborazione, e fino al 1970 circa, si è arricchita dei seguenti aspetti e significati:
- La cultura ha una natura olistica, nel senso che ingloba e considera una totalità le cui parti sono in relazione (la parola deriva dal greco olos όλος che vuol dire intero);
- La cultura è dinamica, perché si trasmette nel tempo e nello spazio: nel tempo, perché si riceve dalle generazioni precedenti e si trasmette a quelle successive attraverso un processo verticale e discendente, nello spazio, perché si diffonde attraverso contatti e scambi tra persone di luoghi differenti;
- La cultura si sovrappone alla natura organica, come se fosse una sorta di "abito" che si indossa;
La cultura è un insieme compatto, nel senso che comprende norme, usanze e comportamenti.


La revisione della concezione di Edward Tylor e delle successive integrazioni
Da pag. 18  pag. 20
A partire dal 1970, molti aspetti del concetto tyloriano di cultura, con le sue modificazioni e integrazioni successive, sono stati messi in discussione. 
In particolare sono state messe in discussione le successive integrazioni: sulla cultura come visione olistica, come "abito" e come insieme compatto.
Oggi gli antropologi non parlano più di cultura ma di "culture".
Dalla seconda metà del 1900 il mondo è profondamente cambiato.
Tutti i popoli sono coinvolti nei processi di globalizzazione: ad esempio, la politica di integrazione sociale promossa dai governi centrali africani e sudamericani prescrive agli indigeni di andare a votare, e di mandare i bambini a scuola.
Ad esempio i !Kung del deserto del Kalahari (Botswana), che in passato vivevano di caccia e raccolta, oggi si mantengono lavorando nelle aziende agricole locali e nelle industrie, abitano in case in muratura e indossano abiti di produzione industriale.


                                           
                  Botswana, nel Sud dell'Africa                                            Famiglia di !Kung nel Botswana




Molte società sono oggi considerate una rarità e quindi un'attrazione per il turismo globale.
Le agenzie turistiche organizzano viaggi in cui sono spesso comprese visite a villaggi indigeni con spettacoli di danze tribali: nei villaggi dogon del Mali, presso le tribù Masai degli altopiani del Kenya o presso le popolazioni della Papua Nuova Guinea. 
Le creazioni artigianali degli indigeni sono prodotte soltanto per un mercato turistico.







Il concetto di cultura nel mondo globalizzato
Pag. 21
Il mondo contemporaneo risulta caratterizzato da processi di fusione, coesistenza e sovrapposizione di tradizioni.





"Sognando Beckham": è un film del 2002 diretto dalla regista britannica nata in Kenya ma di origini indiane
TRAMA: Trama:
Jess gioca a calcio e sogna di diventare famosa come David Beckham. Ma Jess è una ragazza indiana e i suoi genitori hanno tutt'altri progetti per lei. La sua amica Jules vuole andare negli Stati Uniti dove anche le calciatrici sono pagate e rispettate. Jess e Jules stanno per raggiungere il successo con l'aiuto del loro allenatore, Joe, finchè entrambe si innamorano





Oggi, è come se ogni persona appartenesse a più culture, con più vite: reale e di realtà virtuale.
Secondo gli antropologi Marc Augé e Jean-Paul Colleyn, "l'antropologia ha d fronte il mondo intero" con migrazioni di popoli, di profughi e di rifugiati, rivendicazioni identitarie, movimenti ecologisti, impatto delle nuove tecnologie.
Riepilogando, oggi:
- Non esiste più una cultura condivisa, ma esiste una molteplicità di culture in continua trasformazione;
- Il processo di globalizzazione ha portato alla scomparsa delle culture indigene tribali;
- Le culture sono interdipendenti, differenziate e stratificate.





L'antropologo Marc Augé fotografato a Modena al Festival della Filosofia del 2005
 
Leggere insieme il testo di Marc Augé e Jean-Paul Colleyn dal titolo: "Il compito dell'antropologo nel mondo contemporaneo", da ag. 24 a pag. 25

Visione del film "Sognando Beckham", della regista Gurinder Chadha, 2002

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