Pedagogia scuola e società nella II metà dell'800

4C Lsu as 2017 2018 pedagogia

Libro in adozione: Mariangela Giusti, PEDAGOGIA, Ed. Deascuola

Febbraio 2018 UNITA' 8






Pedagogia, scuola e società nella seconda metà dell'Ottocento
 UNITA' 9
Comte, Gabelli
Da pag. 210 a pag. 229




9.1 La scuola nell'Italia unita

Gabrio Casati Ministro dell'Istruzione dal 19 luglio del 1859 al 21 gennaio 1860


Nel 1859 nel Regno di Sardegna viene emanato il Regio Decreto Legislativo n. 3725, sull'istruzione. 
Esso entra in vigore l'anno successivo, nel 1860, e nel 1861, con l'unificazione nazionale, la legge viene estesa a tutta l'Italia. 
Essa è nota come Legge Casati, dal nome del Ministro della Pubblica Istruzione Gabrio Casati.
La legge riforma l'intero ordinamento scolastico articolandolo per ordini, gradi e materie di insegnamento.
Nello stesso tempo, essa affianca la Chiesa nell'istruzione, ma le toglie il monopolio che fino ad allora aveva detenuto.
La legge prevede la gratuità dell'istruzione elementare, che è di quattro anni, e istituisce l’obbligo scolastico fino alla seconda elementare.
La legge prevede anche una riorganizzazione della scuola, che divide in 3 ordini:
- primario e popolare;
- medio;
- universitario.

L'ordine primario comprende le scuole elementari, divise in due bienni, o cicli, a carico dei Comuni: nel primo biennio, o ciclo inferiore, si insegnano scrittura, lettura, aritmetica e religione; nel secondo biennio, o ciclo superiore: calligrafia, storia, geografia e scienze. 
Inoltre, nelle scuole maschili si aggiunge il disegno mentre nelle scuole femminili si aggiunge "lavori domestici".
Le scuole del primo biennio vengono istituite solo nei comuni dove ci sono almeno 50 alunni in età di frequenza; le scuole del secondo biennio sono presenti solo nei comuni con almeno 4.000 abitanti.
Benché gratuita, e obbligatoria nel primo biennio, la frequenza non è di massa e l'evasione scolastica è elevata.

L'ordine medio è suddiviso in due rami:
- istruzione classica dai 10 ai 17 anni di età: ginnasio dai 10 ai 14 anni a carico dei Comuni, e liceo dai 15 ai 17 anni, a carico dello Stato. Vi si acquisisce una cultura letteraria e filosofica e indirizza all'università;
- istruzione tecnica dai 10 ai 15 anni di età (della durata complessiva di 6 anni: 3+3): comprende la scuola tecnica dai 10 ai 12 anni, a carico dei Comuni, e gli istituti tecnici dai 13 ai 15 anni di età. L'istituto tecnico è diviso in sezioni, una delle quali, la sezione fisico-matematica, consente l'iscrizione alla facoltà di "scienze matematiche, fisiche e naturali".
Le famiglie delle classi più agiate spesso disdegnano le scuole pubbliche e istruiscono i loro figli con precettori privati: è la cosiddetta "scuola paterna", che si conclude con un esame, come previsto dalla Legge Casati. 


L'ordine universitario: è della durata di 4 anni, dai 18 ai 21 anni di età; alle tre facoltà di origine medioevale, ossia teologia, giurisprudenza e medicina, se ne aggiungono altre due: "lettere e filosofia" e "scienze fisiche, matematiche e naturali".

La "dottrina religiosa"
Tra le materie c'è anche "dottrina religiosa", affidata al maestro sotto il controllo del parroco nella scuole elementari, affidata a un "direttore spirituale" nominato dal vescovo nelle scuole secondarie, e affidata a un docente universitario nelle università. La Legge Casati prevede, tuttavia, la possibilità di chiederne l'esonero.





Nel 1877 viene emanata e approvata la Legge Coppino: essa innalza l'obbligo fino alla terza elementare, in una scuola elementare che passa da quattro a cinque anni

Figura di spicco in questo periodo è Aristide Gabelli:pedagogista e funzionario del Ministero dell'Istruzione.
Egli riceve l'incarico di raccogliere dati sulla frequenza scolastica.
Dalle sue indagini emerge che le scuole ci sono ma non sono frequentate. Le famiglie e i ragazzi italiani, impegnati in attività lavorative, neppure lo sanno. Ne consegue che, nei decenni successivi all'Unità d'Italia, l'analfabetismo è pari al 78%.



9.2 Il Positivismo nelle scienze umane: Comte e gli intellettuali italiani








Il presente paragrafo contiene anche i riassunti dell'Unità 1 di "Sociologia" del terzo anno

Il termine "Positivismo" deriva dal latino positum, dal verbo ponere: è "ciò che è posto", e quindi ciò che è reale, concreto e quindi utile.
Il Positivismo, infatti, intende rivolgersi alla realtà concreta, basandosi sull'esperienza che deriva dall'osservazione. 
Con il positivismo si attua il passaggio dallo studio delle "sostanze" a quello dei "fatti", ossia delle "relazioni accertabili tra i fenomeni": la conoscenza non parte più dal soggetto ma dall'analisi dei fatti esistenti. 
Esso riserva una fiducia illimitata nella scienza, intesa come disciplina che rende più facile e più felice la vita degli uomini: la scienza è in grado di ricercare i modelli per la riorganizzazione della società.
Il Positivismo sostiene il progresso e la rivoluzione industriale. Con l'industrializzazione si attuano cambiamenti radicali nella vita delle persone: le campagne si spopolano perché i contadini, trasformati in operai, vanno a vivere nelle città che nascono attorno alle fabbriche;  si intensificano le reti di comunicazione, che inizialmente nascono per favorire gli scambi commerciali.
Nel campo delle scienze umane, il Positivismo riduce a leggi i comportamenti degli uomini.


Auguste Comte
(dal riassunto del III anno, invece sul libro di Pedagogia da pag. 218 a pag. 219



Comte è considerato sia il fondatore del positivismo, sia il fondatore della sociologia come scienza positiva. Infatti, il termine "sociologia" compare per la prima volta in un suo scritto del 1824.
Comte nasce nel 1798 a Montpellier (muore a Parigi nel 1857).
Studia all'École Polytechnique (scuola militare con la facoltà di ingegneria) e, per qualche anno, è collaboratore del filosofo francese Saint Simon.
Ha una vita molto travagliata da un punto di vista economico, sentimentale e di salute.
Nel 1838 scrive "Corso di filosofia positiva", un'opera che raccoglie i suoi cicli di lezioni, in cui parla delle scienze della filosofia positiva, elencandole, ossia: astronomia, chimica, fisica, fisiologia e sociologia. 
Comte riassume il progressivo sviluppo della storia attraverso la"legge dei 3 stadi", in cui l'intero sviluppo dell'umanità è paragonato agli stadi del singolo individuo:


1) Il primo stadio è quello teologico, o fittizio, che corrisponde all'infanzia del genere umano, in cui l'uomo, mediante la fantasia, attribuisce la causa della realtà tangibile, cioè la causa di tutti i fenomeni naturali, a eventi divini (si vedano, ad esempio, i miti greci prima della nascita della filosofia, ai quali si faceva ricorso per spiegare ogni cosa).
Da un punto di vista politico in tale stadio emerge la monarchia teocratica;

2) Il secondo stadio è definito metafisico, o astratto: corrisponde alla giovinezza del genere umano, in cui l'uomo spiega i fenomeni naturali mediante la ragione facendo riferimento a entità immanenti o a forze astratte.
Da un punto di vista politico la società di tale stadio è retta dalla sovranità popolare;

3) Il terzo stadio è quello positivo, o scientifico, che corrisponde alla maturità del genere umano, in cui l'uomo spiega i fenomeni attraverso la formulazione, razionale e scientifica, di leggi, partendo dall'osservazione.
In campo politico si afferma la classe industriale.

   

    

Comte sostiene che, mentre la matematica, la fisica, la biologia risultano più semplici da studiare secondo un approccio scientifico, per le discipline umanistiche è più difficile, eppure crede fermamente che le discipline umanistiche, e soprattutto la sociologia, rappresentino il culmine del sistema delle scienze.
La sociologia si propone di cercare le leggi dei fenomeni sociali. Tali leggi, però, sono relative, e occorre sempre rielaborarle a causa dei cambiamenti continui che devono essere studiati scientificamente: solo studiando scientificamente i problemi legati alla convivenza degli uomini, è possibile risolvere positivamente ogni questione politica.

Come tutte le altre scienze positive, anche la sociologia si divide in 2 momenti di ricerca:
1) la statica: è la conoscenza della società come ordine (ossia i costumi, la religione, la famiglia, il linguaggio, l'organizzazione produttiva ecc.)
2) la dinamica: studia le condizioni del progresso, cioè le modificazioni (l'evoluzione delle istituzioni nei 3 stadi di sviluppo dell'umanità).

Il Dio della religione tradizionale viene ad essere sostituito dal "Grande Essere" che è l'Umanità: Comte propone anche di cambiare il calendario, sostituendo ai nomi dei santi i nomi degli individui che nel passato hanno contribuito al progresso, e di sostituire i filosofi ai sacerdoti (Comte considera i sociologi "i sacerdoti dell'umanita" perché ritiene che il metodo scientifico applicato alla società sia in grado di migliorare la vita sociale). 



Leggere a pag. 223 il brano "La filosofia positiva", tratto da "Corso di filosofia positiva", di Comte

Il 26 aprile 2018 la studentessa Chiara Di Cesare, Quarta C a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe Comte, in PowerPoint riportato in fondo alla pagina  



Positivismo in Italia
Pag. 220

Figure importanti del Positivismo in Italia sono Gian Domenico Romagnosi e il suo allievo Carlo Cattaneo, che dal 1822 collabora alla rivista fondata dal suo insegnante "Annali universali di statistica".
Nel 1857 Cattaneo scrive "Un invito agli amatori della filosofia", considerato come il ManifeSto del Positivismo italiano, in cui riprende e approfondisce l'interpretazione metodologica della filosofia che doveva colmare la distanza che la separava dalla scienza.


L'approccio positivista nella pedagogia di Gabelli
Da pag. 220 a pag. 222

Aristide Gabelli: pedagogista e funzionario del Ministero dell'Istruzione, come già detto sopra, riceve l'incarico di raccogliere dati sulla frequenza scolastica.
Dalle sue indagini emerge che le scuole ci sono ma non sono frequentate: le famiglie e i ragazzi italiani, impegnati in attività lavorative, neppure lo sanno. Ne consegue che, nei decenni successivi all'Unità d'Italia, l'analfabetismo è pari al 78%.
Nel 1870, dopo la "Breccia di Porta Pia" che segna l'annessione di Roma al Regno d'italia e la fine del Regno Pontificio, a Gabelli viene affidato anche un altro incarico: preparare gli insegnanti all'attuazione di quanto previsto dalla Legge Casati sull'ex territorio pontificio. 
Scrive diversi saggi sull'educazione. Il più importante è "L'uomo e le scienze morali" nel quale illustra il suo metodo di ricerca pedagogica, perfettamente in linea con le influenze del pensiero del Positivismo: 
- studiare i fatti intellettuali con lo stesso metodo con il quale si studiano le scienze, per costruire teorie pedagogiche su fatti concreti;
- considerare le idee del bene del bello e del giusto calate nella realtà dei fatti umani. 
Pubblica le sue ricerche sulla rivista il "Politecnico": l'alfabetizzazione è insufficiente a formare cittadini attivi, onesti e leali. Occorre, per questo, avere "teste chiare", cioè lucide, in grado di analizzare e capire i fatti, attraverso l'esercizio della riflessione. 
Nel 1868 scrive un saggio dal titolo "L'educazione vecchia e nuova": sotto forma epistolare, mettendo in evidenza i difetti riscontrati nell'educazione, ossia il nozionismo, il distacco dalla vita reale e il dogmatismo. 

Leggere a pag. 222 "Hai la testa chiara?"
 
Il processo educativo e il rapporto con il maestro

Gabelli, partendo dal convincimento che i maestri sono interessati a far penetrare nella testa degli alunni solo ciò che essi stessi conoscono, per di più con gli stessi metodi con i quali quelle cose sono state loro insegnate, teorizza un nuovo modo di intendere il rapporto tra maestro e scolaro: seguendo la propria natura e le proprie inclinazioni, ogni scolaro deve formarsi idee proprie, guadagnando una conoscenza senza salti e con volontà di apprendere.
Il metodo dei pedagogisti deve essere, secondo Gabelli, induttivo, facendo procedere la conoscenza del bambino attraverso la fantasia, le sensazioni e il gioco, nella concretezza del fare.
Nella sua nuova proposta di didattica, introduce alcuni insegnamenti nuovi per quei tempi, quali ad esempio il canto, il disegno, il gioco e il lavoro.
Nel 1888 pubblica un articolo dal titolo "Appunti sul metodo di insegnamento": descrive l'attività di una classe in cui gli alunni disegnano, misurano, osservano, parlano, scrivono, fanno i conti a memoria e riflettono.
La classe è concepita come una specie di officina, in cui i ragazzi lavorano, ora collettivamente ora singolarmente, come operai sotto la sorveglianza del loro capo.
Compito del maestro è, dunque, quello di consigliare e di correggere.

Leggere da pag. 224 a pag. 225 il brano "La funzione dell'educazione", tratto da "L'educazione vecchia e nuova, principalmente nei collegi", di Gabelli


Lavori presentati dagli studenti

COMTE, PowerPoint a cura della studentessa C. D. C., presentato alla classe il 26 aprile 2018


           

              

              

              

            



      

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