4A LES as 2017 2018 filosofia
Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Gioganni Fornero, L'IDEALE E IL REALE VOL. 2 DALL'UMANESIMO A HEGEL, Ed. Paravia
Dicembre 207 e gennaio 2018 UNITA' 4
Ragione ed esperienza nel pensiero inglese: da Hobbes a Hume
Hobbes: assolutismo moderno
Locke: liberalismo e idea di tolleranza
UdA di Dipartimento: "LIBERTA' E DIRITTI NELL'EPOCA MODERNA"
CONOSCENZE L’assolutismo: Hobbes. Le teorie liberali: Locke.
ABILITA’ Operare confronti tra modelli teorici differenti, comprendere lo sviluppo della consapevolezza dei diritti civili e politici.
UNITA' 4
Una finestra sull'arte ... Arte e filosofia politica
Prima di vedere il video, LEGGERE la spiegazione, sotto riportata, sull'affresco di Ambrogio Lorenzetti a Siena (Palazzo Pubblico)
LEGGERE
Sulla parete di fondo della sala si trova l'Allegoria del Buon Governo dove ogni aspetto del governo (quale la Giustizia, il Comune di Siena, i cittadini, le forze dell'ordine, etc.) e le virtù loro ispiratrici (sapienza divina, generosità, pace, virtù cardinali e virtù teologali, etc.) sono rappresentati da figure umane. Tutte queste figure interagiscono secondo un preciso ordine a rappresentare una scena assai complessa.
Sulla parete di destra è presente l'Allegoria degli Effetti del Buon Governo in città e in campagna, con una rappresentazione allegorica del lavoro produttivo entro la città di Siena e nella sua campagna.
Sulla parete sinistra è presente l'Allegoria del Cattivo Governo, con personificazioni degli aspetti del malgoverno e dei vizi e dei suoi effetti in città e campagna.
Il ciclo di affreschi è da sempre studiato da critici e appassionati di storia e del pensiero politico, di urbanistica e del costume.
Ambrogio Lorenzetti, Le "Allegorie del buono e del cattivo governo e i loro effetti in città e in campagna", affresco su tre pareti nella Sala dei Nove, lunghezza complessiva 35 metri, Palazzo Pubblico di Siena, 1337-1339
Hobbes
considerato il fondatore dell'assolutismo
VITA
Pag. 259
Thomas Hobbes nasce a Malmesbury, nel Regno Unito, nel 1588.
Studia a Oxford.
Compie molti viaggi in Europa durante i quali conosce Galilei e Cartesio.
Dimora a lungo a Parigi.
Muore a 91 anni nel 1679.
Hobbes è importante per due motivi:
1) Porta all'estremo limite le premesse dell'empirismo;
2) Il pensiero politico: è il primo teorico dell'assolutismo, difendendolo.
Le sue opere:
Il "Leviatano", opera grazie alla quale è considerato il più grande teorico dell'assolutismo;
La trilogia, tre elementi della filosofia: "De Cive", "De Corpore", "De Homine".
Premesse del pensiero politico di Hobbes
Da pag. 260 a pag. 263
Il pensiero di Hobbes ha alla base una visione materialistico-meccanica dell'uomo.
Per Hobbes anche gli animali possiedono un certo tipo di ragione (ad esempio sanno appagare i loro bisogni) ma la loro ragione è limitata.
Ciò che distingue gli uomini dagli animali è il linguaggio, che è un insieme di segni convenzionali che significano oggetti che si pensano, ossia le parole (un semplice grido che non sia parola, anche dell'essere umano, può essere un segno convenzionale, ma per Hobbes non è linguaggio. Oggi, invece, non si pensa più questo, perché si parla di linguaggio non verbale. Si veda, a tale proposito, l'approfondimento).
Il linguaggio sta alla base del ragionamento e, dunque, della conoscenza.
E il ragionamento si configura come un calcolo (funzione strumentale della ragione), alla stregua dell'aritmetica: cioè addizioni e sottrazioni di concetti.
L'idea di UOMO, ad esempio, risulta dall'aggregazione di idee semplici (CORPO + ANIMATO + RAZIONALE).
Tuttavia con il ragionamento l'uomo non può conoscere tutto, ma può conoscere soltanto i corpi naturali cioè quelli che sono opera della natura, e i corpi artificiali, cioè quelli prodotti dall'uomo stesso nella matematica, nell'etica e nella politica, e lo fa attraverso un procedimento che è a priori cioè di tipo deduttivo, che va dalla causa all'effetto (ESEMPIO: l'uomo costruisce figure geometriche, costruisce le comunità politiche, costruisce le leggi ecc... e tutto questo è conoscibile).
Invece l'uomo non può conoscere né Dio né le nature spirituali, né la storia perché, in questo caso, attraverso un procedimento che è necessariamente a posteriori cioè di tipo induttivo, che dagli effetti risale alle cause, l'uomo arriverebbe solo a cause ipotizzate, con conclusioni solo probabili.
Ciò che accomuna gli uomini agli animali è, invece, la corporeità.
Per Hobbes la parola "incorporeo" è priva di significato perché SOLO IL CORPO ESISTE.
Perfino l'anima umana è materiale (è questo il materialismo di Hobbes).
I corpi animati sono capaci di movimento. E dal movimento derivano le sensazioni: la sensazione è determinata dalla pressione esercitata da un corpo esterno, in movimento, sull'organo di senso. Il ripetersi delle sensazioni dà origine alla memoria.
Tutte le nostre conoscenze, quindi, si riducono a esperienze di fatto, senza mai giungere ad alcuna universalità.
Lo stesso linguaggio è arbitrario: il nome non è che una convenzione.
Poiché soltanto i corpi esistono, ed esistono divisi in corpi naturali e corpi artificiali (cioè le società umane), ci sarà una filosofia naturale che studierà i corpi naturali e ci sarà una filosofia civile che studierà i corpi artificiali cioè le società umane, quindi, l'etica e la politica.
Breve pausa
A proposito del "nome" che è "convenzione" ...
Sakespeare, Romeo e Giulietta, 1594
<Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi, ed io non sarò più una Capuleti.
Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo.
Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d'avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?
O Romeo, Romeo, wherefore art thou Romeo? Deny thy father, and refuse thy name! Or if thou wilt not, be but sworn my love, and I'll no longer be a Capulet.
What's in a name? That which we call a rose by any other name would smell as sweet ...
Altra pausa
Approfondimento sul linguaggio non verbale, secondo gli studi contemporanei
Oggi, quando si parla di linguaggio, ci si riferisce a tutti i processi di comunicazione, ad esempio i gesti delle mani, il tono della voce, i movimenti del corpo ma anche lo spazio fisico tra chi parla e chi ascolta.
A proposito dello spazio fisico tra gli individui, secondo lo psicologo tedesco Kurt Lewin (1890-1947) esiste un "campo psicologico" individuale, detto anche "spazio vitale", ossia uno spazio che si potrebbe pensare delimitato da un recinto immaginario che sta intorno a ciascun individuo.
Questa specie di recinto è definito, da lui, "zona di frontiera", (spesso si sente dire dalle persone: "non mi assillare, dammi i miei spazi! Fammi vivere!").
Questa "zona di frontiera", o "campo psicologico" contiene se stessi fisicamente, ma anche i propri sentimenti, i propri pensieri, le proprie azioni, le proprie motivazioni, le proprie aspettative, la percezione dell'interazione possibile tra sé e gli altri, ma anche i luoghi mentali come la famiglia, la scuola, la palestra ecc.
Per metafora, il campo psicologico potrebbe essere paragonato al "territorio" di un animale".
Materialismo etico
Pag. 264
Hobbes applica il materialismo anche all'etica.
Egli chiama "bene" e "male" le valutazioni soggettive che dipendono dai nostri desideri: l'uomo chiamerà "bene" ciò che gli procura piacere, e "male" ciò che odia.
Nella vita dell'uomo, quindi, non si può più parlare di "Sommo bene" come nel passato.
Quando invece si alternano desideri opposti, siamo in uno stato che si chiama di "deliberazione", che alla fine termina con l'atto di volontà che fa decidere di agire o non agire.
La libertà, quindi, non consiste nel libero arbitrio (cioè nell'assenza di costrizioni interiori) ma solo nella libertà di azione (cioè nell'assenza di costrizioni esteriori).
Questa definizione riduce la libertà alla semplice libertà di azione.
FARE UN ESEMPIO SULLA LIBERTA' (come è intesa da Hobbes).
Hobbes nega, quindi, la libertà dello stesso volere: la volontà non ha la causa nella volontà stessa. Se ad esempio un uomo ha fame e ha volontà di qualcosa da mangiare, di cui prima non aveva volontà, la causa non è la volontà stessa; quella volontà è causata, quindi, da altre cose.
PER GLI STUDENTI PIU' VOLENTEROSI, COMPITO A CASA:
LIBERTA' E DESTINO: GORGIA, HOBBES E OPINIONI PERSONALI
Una finestra sull'arte ... per introdurre "Homo homini lupus" di Hobbes
Mostrare la Palude di Lara Favaretto all'Arsenale (Corderie), anno 2009
Biennale di Venezia 2015: "Ashes, è il video di Steve McQueen con un giovane delle isole Grenadine filmato su una barca. La sua anima chiede esperienza e vita. Sprigiona bellezza e forza da far invidia; si vorrebbe assomigliare a lui ma poi, sul retro, lo stesso schermo mostra la costruzione della sua tomba, con la pretesa della memoria che non tralascia il pallore delle cose morte. Si legge che è stato ucciso, testimone involontario di contrabbando di merci".
I rumori di sottofondo del video sopra lincato si riferiscono alla costruzione della tomba del ragazzo inquadrato sulla barca
Una finestra sull'arte ... Giuliano Vangi, Mostra al Macro Testaccio, Roma, curata da Gabriele Simongini, con allestimento di Mario Botta, dal 17 ottobre 2014 al 17 gennaio 2015, con opere dal 1994 al 2014
Giuliano Vangi, "C'era una volta", 2005, resina dipinta, 218 x 275 x 205
La politica: IL METODO POLITICO
Pag. 265
Per Hobbes la politica deve essere trattata come una scienza e, più esattamente, come la geometria.
Egli parte da pochissimi postulati sulla natura dell'uomo per dedurne, matematicamente, tutto il sistema delle conoscenze politiche. Questo metodo è definito "geometrismo politico".
Il primo di questi postulati, quello più importante, è che l'uomo non è, come aveva sostenuto Aristotele, un "animale socievole", anzi, per natura gli uomini sono diffidenti tra loro e nemici; non esiste un amore naturale dell'uomo verso il suo simile.
Hobbes distingue uno "stato di natura" e una "legge di natura".
Lo STATO DI NATURA è la condizione in cui si trovano tutti gli uomini: spinti dall'egoismo, essi tendono a perseguire il proprio bene a discapito di quello di tutti gli altri. Di qui i famosi aforismi:
"homo homini lupus" (l'uomo è un lupo per l'altro uomo);
"bellum omnium contra omnes" (la guerra di tutti contro tutti);
e "ius omnium in omnia" (il diritto di tutti su tutto) cioè tutti vantano un diritto illimitato su tutto, compreso il diritto di uccidere un altro uomo.
Si può trovare conferma a tutto questo nella vita quotidiana: ci si arma quando si viaggia in regioni poco note e poco sicure, ci si chiude a chiave dentro casa, ecc...
Lo stato di natura porterebbe, se non ci fosse l'intervento della ragione, all'annientamento del genere umano.
Ma poiché l'uomo è dotato di ragione, la ragione gli impone un insieme di norme, che Hobbes chiama LEGGE DI NATURA, che possano regolare le sue azioni, dare sicurezza e dare garanzia di vita. Queste norme sono fondamentalmente tre:
- l'autoconservazione (che implica la ricerca della pace e la rinuncia da parte di ogni uomo al suo diritto illimitato su tutto: pax est quaerenda;
- il compromesso (che porta l'uomo ad associarsi ad altri uomini; il diritto su tutto va limitato: ius in omnia est retinendum);
- il patto (non è un accordo tra il popolo e il sovrano, ma un accordo tra singoli, cioè ogni uomo con ogni uomo, che riconoscono un sovrano: pacta servanda sunt).
La legge di natura è alla base del CONTRATTO sociale che è l'atto attraverso il quale i diritti degli uomini vengono trasferiti a un SOVRANO o Leviatano, capace di mantenere lo stato di pace. Il contratto sancisce la nascita della società civile.
Il Leviatano
Il titolo dell'opera di Hobbes, il Leviatano, richiama il mostro biblico dal nome Leviatano; ne parla l'Antico Testamento nel passo di Giobbe 41: "Sorge da acque ribollenti, il suo fiato è incendiario ...".
Nel libro di Hobbes l'immagine del Leviatano è rappresenta da un corpo gigantesco costituito da infiniti piccoli corpi che nelle due mani regge i due simboli del potere: la spada simbolo del potere temporale e il vincastro simbolo del potere spirituale. Il messaggio è evidente: il Leviatano possiede tutti i poteri. Si tratta di un potere monarchico illimitato (che nell'Ottocento prenderà il nome di assolutismo).
Al sovrano si deve obbedienza, sempre, (si potrebbe disobbedire solo se egli comandasse di ledere la propria persona, o se andasse contro la legge di natura).
In uno Stato così concepito esiste una religione di Stato alla quale nessuno può sottrarsi nel suo comportamento pubblico (la fede resta invece libera come atto di fede interiore). Spetta al sovrano interpretare le Sacre Scritture.
LEGGERE DA PAG. 278 A PAG. 279 IL BRANO TRATTO DAL "LEVIATANO": "Lo stato di natura" ovvero "La guerra di tutti contro tutti"
LEGGERE DA PAG. 282 A PAG. 283 IL BRANO TRATTO DAL "LEVIATANO": "La fondazione dello Stato" ovvero "Il Leviatano, lo Stato come dio mortale"


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Il 5 febbraio 2018 le studentesse I. D'E. e F. M. a.s. 2017/2018, hanno presentato alla classe "Hobbes" in PowerPoint riportato in fondo alla pagina
Il 12 febbraio 2018 la studentessa A. F. a.s. 2017/2018, ha presentato alla classe "Hobbes e Locke, assolutismo e liberalismo", in PowerPoint riportato in fondo alla pagina
PAUSA
Prima di continuare, ascoltiamo l'intervista RAI al filosofo torinese Norberto Bobbio (1909-2004).
Nell'intervista Bobbio definisce così la democrazia:
"Metodo per prendere decisioni collettive.
Si chiama gruppo democratico quel gruppo nel quale valgono almeno queste 2 regole:
1) Tutti partecipano alla decisione, direttamente o indirettamente;
2) La decisione viene presa, dopo ampia discussione, a maggioranza".

Lettura da fare in classe, per la verifica di gennaio 2019
T. Hobbes, I sudditi sono vincolati al patto
Nel Leviatano, pubblicato nel 1651,
Hobbes spiega come lo Stato nasca da un patto sociale, che serve a impedire la «guerra di tutti contro tutti» tipica della
condizione naturale. Pertanto il sovrano acquisisce il diritto di rappresentare
tutti i contraenti, governandoli con un potere assoluto.
"Si dice che uno Stato
è istituito quando una moltitudine di uomini si accorda e pattuisce,
ognuno con ogni altro, che, qualunque sia l’uomo o l’assemblea di uomini
cui sarà dato, dalla maggior parte, il diritto a rappresentare tutti (vale a dire, ad essere il loro rappresentante), ognuno,
tanto chi ha votato a favore quanto chi ha votato contro, autorizzerà tutte
le azioni e i giudizi di quell'uomo, o di quell'assemblea di uomini, alla stessa
maniera che se fossero propri, al fine di vivere in pace tra di loro e di
essere protetti contro gli altri uomini.
Da questa istituzione
dello Stato sono derivati tutti i diritti e le facoltà di colui, o
di coloro, ai quali è conferito il potere sovrano dal consenso del popolo
riunito in assemblea.
In primo luogo,
perché fanno un patto, si deve intendere che non sono obbligati da un patto
precedente a fare qualcosa che sia in contrasto con quello presente.
Di conseguenza, coloro che hanno già istituito uno Stato, essendo con ciò vincolati
da un patto, a riconoscere le azioni e i giudizi di uno, non possono legittimamente
fare un nuovo patto fra di loro per obbedire a qualche altro, in qualunque
cosa, senza il suo permesso. Perciò coloro che sono sudditi di un monarca, non
possono, senza la sua licenza, liberarsi della monarchia e ritornare alla
confusione di una moltitudine disunita, né trasferire la loro persona da colui
che ne sostiene la parte, ad un altro uomo o ad un’altra assemblea di uomini.
[…]
In secondo luogo, per
il fatto che il diritto di sostenere la parte della persona di loro tutti, è
dato a colui che fanno sovrano solamente per il patto dell’uno con l’altro, e
non di lui con qualcuno di essi, non può accadere che ci sia infrazione del
patto da parte del sovrano, e per conseguenza, nessuno dei sudditi, qualunque
sia la trasgressione che si pretenda di addurre, si può liberare dalla sua
sudditanza. […]
In terzo luogo, per
il fatto che la maggioranza con voci di consenso ha dichiarato un sovrano,
colui che dissentiva, deve allora consentire con gli altri, cioè essere
contento di riconoscere tutte le azioni che quel sovrano farà, oppure essere, giustamente,
distrutto dagli altri. Infatti se egli è entrato volontariamente nella
congregazione di coloro che si erano riuniti in assemblea, con ciò ha
dichiarato in modo sufficiente il suo volere (e perciò tacitamente pattuito) di
stare a ciò che avrebbe ordinato la maggioranza. […]
In quarto luogo,
poiché ogni suddito è per questa istituzione, autore di tutte le azioni e di
tutti i giudizi del sovrano istituito, ne segue che, qualunque cosa egli
faccia, non può ingiuriare alcuno dei suoi sudditi, né deve essere accusato di
ingiustizia da alcuno di essi. […]
In quinto luogo, in
conseguenza di ciò che si è detto ultimamente, nessun uomo che abbia il potere
sovrano può giustamente essere mandato a morte o punito in qualsiasi altro modo
dai suoi sudditi".
(T. Hobbes, Leviatano, La Nuova Italia, Firenze 1976, vol. I, pp. 169-173)
Locke, Berkeley, Hume
Una finestra sull'arte ... Empirismo?
Mostra a Roma, Palazzo delle Esposizioni, 16 Ottobre 2014 – 31 Maggio 2015
Titolo della mostra: "NUMERI, TUTTO QUELLO CHE CONTA, DA ZERO A INFINITO"
In un angolo molto buio della stanza numero sette della mostra, si è accompagnati in un viaggio misterioso, dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo col video di Ray e Charles Eames realizzato nel 1977 partendo da un rilassante picnic sul lago Michigan: la telecamera si allontana vertiginosamente dalla terra ed esce dalla galassia. Si affacciano altri ammassi di galassie, fino ai confini dell'universo sconosciuto; poi torna indietro. A ritroso arriva al lago e al dettaglio di una mano scrutandone la pelle, le cellule, il DNA, l'atomo e il quark, fino al vuoto infinito come nel cosmo.

Locke
considerato il "fondatore" del liberalismo
VITA
Da pag. 293 a pag. 294
John Locke nasce a Wrington nel Regno Unito, una città a circa 200 Km a Ovest di Londra, nel 1632.
Vive in un periodo molto travagliato da un punto di vista politico in cui l'Inghilterra assiste alla decapitazione di Carlo I, all'avvento al potere di Cronwell, alla restaurazione della Monarchia degli Stuart e all'instaurazione della monarchia costituzionale di Guglielmo D'Orange.
Studia all'università di Oxford, città nella quale era stato nominato vice cancelliere il teologo John Owen sostenitore di una politica di tolleranza verso le differenti religioni, idea che influenzerà il giovane Locke, che, successivamente, verrà chiamato a insegnare nella stessa università.
E' influenzato dalle opere di Cartesio e di Hobbes.
Ecc... vedi libro
Le opere più importanti:
- SAGGIO SULLA TOLLERANZA nel 1667;
- Lettera sulla tolleranza nel 1689, pubblicata anonima;
- Due trattati sul governo, nel 1690, pubblicati anonimi;
- SAGGIO SULL'INTELLETTO UMANO nel 1690 che ottiene un grande successo.
VIDEO 8 NON IMPORTANTE: CONTIENE LO STESSO ERRORE DELL'ABBAGNANO: L'IO PENSO DI LOCKE NON E' LO STESSO DELL'IO PENSO DI CARTESIO!
NON IMPORTANTE
Da pag. 294 a pag. 299
E' considerato il fondatore dell'empirismo inglese (dal greco ἐμπειρία, ἐμπειρία, empeirìa, esperienza) corrente filosofica che individua la fonte della conoscenza nell'esperienza, evidenziando i limiti del razionalismo metafisico, METTE IN LUCE I LIMITI DELLA RAGIONE.
La ragione, per Locke, è imperfetta e limitata. Tuttavia essa è per l’uomo l’unica guida efficace.
Per questo motivo il suo "Saggio sull'intelletto umano" muove da un approccio critico: prima di dedicarsi a ricerche complesse è infatti necessario indagare sulla conoscenza umana e sui suoi limiti.
(Già San Tommaso aveva detto "nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu" e Leibniz aveva aggiunto "praeter intellectus ipse").
Locke confuta la tradizione platonica dell'innatismo delle idee.
Secondo Locke non esistono idee innate, né di logica, né di matematica, né morali, e la prova di questo sta nel fatto che i fanciulli e i popoli del Nuovo Continente, che vivono in tribù, sono privi di idee morali e religiose.
Secondo Locke la mente umana è come una Tabula rasa, cioè un foglio bianco dove non è scritto nulla, (la tabula rasa era la tavoletta di cera usata dai romani per la scrittura, che si poteva raschiare in modo da poterci scrivere di nuovo), sulla quale si vanno a "scrivere" tre tipi di idee, che derivano dalle sensazioni (le idee vengono solo ed esclusivamente dall'esperienza).
Esistono, poi, le idee di riflessione, che sono quelle idee che riguardano il mondo interno, ad esempio il pensiero, il ragionamento e il dubbio, che comunque sono sempre idee empiriche.
Si raccomanda la lettura da pag. 310 a pag. 311 "La dottrina della conoscenza" tratta dal "Saggio sull'intelletto umano"
Le idee di sensazione si dividono in
- idee semplici;
- idee complesse
- idee astratte o generali.
Le IDEE SEMPLICI derivano esclusivamente dall'esperienza: sono nozioni ricevute passivamente dall'intelletto di fronte agli oggetti: essi si impongono sia con le loro qualità primarie, oggettive, cioè forma, solidità ecc..., sia per le qualità secondarie, soggettive, che derivano dall'odore dal sapore dal colore-vista dal tatto e dall'udito, che non appartengono univocamente all'oggetto ma si determinano attraverso l'incontro tra l'oggetto e il soggetto.
Non possiamo costruire idee che non esistono né possiamo impedire che le idee arrivino: NON POSSIAMO SOTTRARCI AGLI INPUT SENSORIALI, NEMMENO SFORZANDOCI!
Siamo TABULA RASA in cui la natura imprime le idee (quindi non esistono le idee innate, non esiste l'idea innata di Dio).
Le IDEE COMPLESSE, invece, si hanno quando costruisco una proposizione connettendo idee semplici; esse quindi sono elaborazioni delle idee semplici, cioè si producono quando la ragione collega o confronta o organizza in vario modo le idee semplici. ESEMPIO: "Giulio somiglia a Marco". Giulio è un'idea semplice, Marco è un'idea semplice. Mettendole in connessione attraverso la somiglianza, ho costruito un'idea più complessa (ho unito due idee semplici).
Le idee complesse sono di tre tipi:
- Le idee complesse dei modi: sono le manifestazioni di una sostanza; sono, ad esempio, il tempo, lo spazio e il numero. L'idea del tempo si forma grazie ad una operazione delle idee semplici, cioè dalla consapevolezza che le idee semplici si succedono l'una all'altra; l'idea di spazio si determina dal fatto che noi abbiamo la sensazione delle diverse distanze; l'idea di numero si forma dalla sensazione di idee molteplici;
- Le idee complesse della sostanza: sono le idee di ciò che è percepito come esistente di per sé; sono, ad esempio, la materia e lo spirito. Dall'idea semplice di un oggetto materiale noi supponiamo che esista un sostrato ossia una materia.
La consapevolezza, la scelta, la capacità di percepire determina l'idea dello spirito.
- Le idee complesse di relazione: nascono dal mettere a confronto due o più idee, istituendo tra loro un rapporto; sono, ad esempio, l'identità, la diversità, la causalità ecc... La causalità però si riferisce non alla necessità di un rapporto tra due fenomeni, ma alla semplice successione.
Le IDEE ASTRATTE O GENERALI sono segni di gruppi di cose somiglianti; non corrispondono a nessuna realtà; si formano attraverso un'operazione sulle idee complesse; si formano mediante un processo di astrazione che, prescindendo dalle differenze specifiche sussistenti all'interno di un gruppo di cose, fissa in modo arbitrario ciò che è comune ad esse, cioè i particolari simili.
Così, ad esempio, quando percepiamo più uomini, attraverso un processo di astrazione, che consiste nell'eliminare dagli uomini le abitudini, i luoghi in cui si trovano ecc...., ricaviamo l'idea astratta di uomo, che non è da intendere metafisicamente; l'universalità è solo un'universalità nominale.
I nomi generali indicano idee generali e mostrano la natura convenzionale del linguaggio.
La conoscenza e le sue forme
Io, Dio e le cose
Da pag. 300 a pag. 302
Locke distingue una conoscenza intuitiva e una conoscenza dimostrativa.
SOLO LEGGERE
- La conoscenza intuitiva ci permette di cogliere l'accordo o il disaccordo tra le idee immediatamente. E' tramite l'intuizione che abbiamo la consapevolezza del nostro io, e qui si sente l'influenza di Cartesio; quest'io, tuttavia, non è una realtà pensante come l'aveva intesa Cartesio (ATTENZIONE: SECONDO L'ABBAGNANO, L'IO DI LOCKE SAREBBE PARAGONABILE ALL'IO CARTESIANO!);
- La conoscenza dimostrativa, invece, ci permette di cogliere l'accordo o il disaccordo delle idee tramite la mediazione di idee intermedie definite "prove".
La dimostrazione, inoltre, ci permette anche di cogliere Dio come CAUSA SUI. Ma il Dio che si conosce attraverso la dimostrazione non è lo stesso Dio della religione cristiana: è il Dio della conoscenza razionale e della religione razionale. Accanto a lui c'è il Dio della religione cristiana che si manifesta attraverso la Bibbia, attraverso Cristo, e che colma i vuoti lasciati dalla conoscenza empirica. La fede non può né turbare né negare la ragione, ma solo condurla là dove non potrebbe arrivare da sola.
Dunque, RISSUMENDO quanto sopra, ci sono tre ordini di realtà di cui abbiamo conoscenza:
- l'esistenza del nostro io attraverso l'intuizione;
- l'esistenza di Dio attraverso la dimostrazione;
- l'esistenza delle cose attraverso la sensazione.
Nel momento in cui un oggetto imprime nell'uomo la sensazione di una idea semplice, quella sensazione è attuale; ma nel momento in cui la percezione perde la sua attualità per entrare nella memoria, la certezza della sua esistenza sparisce e, dalla certezza, si passa alla probabilità. (Attenzione: fare confronto con Berkeley).
Conoscenza probabile, nel ragionamento, è quella nella quale si afferma la verità o la falsità di una proposizione non per la sua evidenza (che manca), ma per la sua conformità con l'esperienza passata o con la testimonianza di altri uomini.
MA ANCHE LE SEGUENTI LETTURE
Letture
Saggio sull’intelletto
umano di John Locke
L’obiettivo del Saggio
Se fosse il caso di annoiarti con la storia di questo
Saggio, potrei dirti, [o lettore,] che cinque o sei amici, riuniti nella mia
stanza, che discorrevano di un argomento assai remoto da quello qui trattato,
si trovarono presto ad un punto morto, a causa delle difficoltà che sorgevano
da ogni lato. Dopo esserci scervellati un poco senza avvicinarci di più alla
soluzione di quei dubbi che ci rendevano perplessi, mi accadde di pensare che eravamo
su una strada sbagliata; e che, prima di iniziare indagini di quella natura,
era necessario esaminare le nostre capacità, per vedere quali oggetti il nostro
intelletto fosse o non fosse in grado di trattare.
[…]
Modi di parlare vaghi e insignificanti e abuso di
linguaggio per troppo tempo sono passati come misteri di scienza; e parole
difficili e applicate a sproposito, con poco o nessuno significato, hanno
ottenuto, per prescrizione, il diritto di essere scambiate per cultura profonda
e altezza di speculazione, al punto che non sarà facile persuadere quelli che
parlano o quelli che ascoltano, che quelle parole sono soltanto la copertura
dell’ignoranza e l’impedimento della vera conoscenza. Aprire un varco nel
santuario della vanità e dell’ignoranza sarà, suppongo, rendere un servizio
all’intelligenza umana, sebbene siano così pochi quelli che sono disposti a
pensare che essi ingannano o sono ingannati nell’uso delle parole.
[…]
È l’intelligenza che pone l’uomo sopra tutti gli altri
esseri sensibili, e gli dà tutto il vantaggio del dominio che esso ha sopra di
essi. Perciò vale senza dubbio la pena di farne argomento di ricerca, anche per
la sua nobiltà. L’intelligenza, come l’occhio, mentre ci fa vedere e percepire
tutte le altre cose, non ha consapevolezza di se stessa, e ci vogliono arte e
fatiche per porsi a una certa distanza da essa e farne oggetto della nostra
considerazione. Questo perciò è il mio proposito: indagare l’origine, la
certezza e l’estensione della conoscenza umana, insieme con i fondamenti e i
gradi della credenza, opinione e dell’assenso.
[…]
Se con questa ricerca sulla natura dell’intelligenza
potrò scoprire i poteri dell’intelligenza, la loro estensione, a quali cose
essi sono adatti in un grado qualsiasi, dove essi ci vengono meno, suppongo che
ciò possa essere di qualche utilità per convincere l’industrioso spirito
dell’uomo ad essere più attento nell'impegolarsi in cose che vanno al di là
della sua comprensione, a fermarsi quando è arrivato all'ultimo confine dei
suoi poteri, a starsene tranquillo in una quieta ignoranza delle cose che, ben
esaminate, vengono riconosciute come cose che stanno al di là delle sue capacità. Forse non dovremmo essere così
pronti, per affettare una conoscenza universale, a sollevare questioni e a tormentare
noi stessi e gli altri con dispute intorno a cose per le quali la nostra
intelligenza non è fatta, delle quali non possiamo costruire nel nostro spirito
percezioni chiare e distinte, o delle quali, come troppo spesso forse è
accaduto, non abbiamo nessuna nozione affatto. Se ci riesce di trovare fin dove
l’intelligenza può spingere il proprio sguardo, fin dove ha facoltà per
raggiungere la certezza, in quali casi essa può soltanto esprimere giudizi o
congetture, possiamo imparare ad accontentarci di ciò che è raggiungibile da
noi nello stato in cui attualmente ci troviamo.
Epistola al lettore
Contro le idee
innate
10. Colui che si darà la pena di esaminare la storia
del genere umano e di guardare le varie tribù di uomini e considererà senza
pregiudizi le loro azioni potrà rendersi conto che non c’è quasi principio
della morale o regola della virtù su cui si possa pensare che non sia da
qualche parte disprezzato o condannato dalla moda generale di intere società di
uomini, governate da opinioni pratiche e da regole di vita completamente
opposte ad altre.
Saggio, 1,2
L’intelletto
umano è un foglio bianco
2. Supponiamo dunque che lo spirito sia per così dire
un foglio bianco, privo di ogni carattere, senza alcuna idea. In che modo verrà
ad esserne fornito? Da dove proviene quel vasto deposito che la fantasia
industriosa e illimitata dell’uomo vi ha tracciato con varietà quasi infinita?
Da dove si procura tutto il materiale della ragione e della conoscenza?
Rispondo con una sola parola: dall'esperienza. Su di essa tutta la nostra
conoscenza si fonda e da essa in ultimo deriva.
Saggio, 2,1
L’esperienza
interna
Ogni uomo ha in sé questa fonte di idee; e sebbene non
si tratti di un senso, poiché non ha nulla a che fare con gli oggetti esterni,
tuttavia è molto simile ad esso e potrebbe propriamente essere chiamata “senso
interno”. Ma come chiamo l’altra sensazione, chiamo questa riflessione, poiché
le idee che essa ci dà sono soltanto quelle ottenute dallo spirito quando
riflette in se stesso sulle proprie operazioni.
Saggio, 2,1
Le idee semplici
come confine della conoscenza umana
Mi sembra quindi probabile che le idee semplici che
riceviamo dalla sensazione e dalla riflessione siano i confini dei nostri
pensieri, al di là dei quali lo spirito, per quanti sforzi faccia, non è in
grado di avanzare di un passo; né può fare alcuna scoperta quando vuole
sbirciare nella natura e nelle cause nascoste di quelle idee.
La critica
all'idea di sostanza
Se qualcuno chiederà che cosa è il sostrato al quale il
colore o il peso ineriscono, si risponderà che tale sostrato sono le stesse
parti esterne e solide; se si domanda a che cosa ineriscano la solidità e
l’estensione, non si potrà rispondere che come quell'indiano il quale, dopo
aver affermato che il mondo è sostenuto da un grande elefante, fu richiesto su
che cosa l’elefante appoggiasse; al che rispose: su una grande tartaruga; ma
essendogli ancora domandato quale appoggio avesse la tartaruga rispose: su
qualcosa che io non conosco affatto. L’idea alla quale noi diamo il nome di
sostanza non è altro che tale supposto ma sconosciuto sostegno delle qualità
effettivamente esistenti.
L'idea di
sostanza: presunta e confusa
Le idee di sostanze sono le combinazioni di idee
semplici di cui si assume che rappresentino cose particolari distinte che
sussistono per sé, e di cui l’idea presunta o confusa di sostanza, quale che
sia, è sempre la prima e la più importante. Così se alla sostanza uniamo l’idea
semplice di un certo colore biancastro e opaco, con certi gradi di pesantezza,
durezza, duttilità e fusibilità, abbiamo l’idea del piombo.
Le idee generali
non si riferiscono a essenze reali
Da quanto si è detto appare chiaro che il generale e
l’universale non appartengono all'esistenza reale delle cose, ma sono
invenzioni e creature dell’intelletto, fatte da esso per il suo uso, e
riguardano solamente i segni, siano parole o idee. Come abbiamo detto, le
parole sono generali quando sono adoperate come segni di idee generali e così
possono essere applicate indifferentemente a molte cose particolari; le idee
sono generali quando sono poste a rappresentare molte cose particolari. Ma
l’universalità non appartiene alle cose stesse, le quali sono tutte particolari
nella loro esistenza, comprese le parole e le idee che sono generali nel loro
significato. Perciò, quando ci allontaniamo dai particolari ciò che rimane di
generale è solo una creatura di nostra fabbricazione; infatti la sua natura
generale non è che la capacità conferita dall'intelletto, di significare o
rappresentare molti particolari. Il significato che ha è soltanto una relazione
che lo spirito dell’uomo aggiunge a questi particolari.
Saggio, 3,3,11
Link Video di 8 minuti su l processo di conoscenza e sulla politica di Hobbes e Locke: "Stato assoluto e stato liberale: Hobbes e Locke a confronto"

LA POLITICA
Da pag. 302 a pag. 306
Locke formula la propria concezione politica nella "Lettera sulla tolleranza" e nei "Due trattati sul governo".
Egli vive in un momento storico nel quale si scatenano sanguinose guerre fra uomini di religioni e idee politiche differenti.
Le sue opere, quindi, sono segnate dalla volontà di fondare come valore universale la tolleranza.
Locke sente l'influenza di Hobbes ma, a differenza di Hobbes, non concepisce un sovrano assoluto. Il potere deve essere assegnato dalla maggioranza, una maggioranza sostituibile nel momento in cui vengono calpestati i diritti naturali.
Inoltre, come Hobbes, afferma l'esistenza di uno STATO DI NATURA ma, a differenza di Hobbes, che in essa vedeva uno stato di guerra cioè un'uguaglianza di forze di uomini che distruggono altri uomini, Locke vi vede uno stato di pacifica convivenza, cioè un'uguaglianza di diritti naturali, (che coincide con la ragione):
diritti alla vita, alla libertà e alla proprietà.
Tuttavia gli
individui fondano lo Stato (giuridico) per evitare che qualcuno ricorra alla forza.
Anche Locke, come Hobbes, parla di CONTRATTO sociale ma in modo totalmente differente: per Locke esso è un patto tra i cittadini e tra i cittadini e il sovrano: lo Stato, non può avere un potere assoluto e illimitato, ma deve garantire i diritti naturali originari, fondandosi sul consenso dei cittadini.
Inoltre il potere dello Stato deve essere sostituibile: sostituito nel momento in cui vengono calpestati i diritti naturali.
È questo il pensiero tipico del LIBERALISMO, di cui Locke è considerato il
fondatore.
LEGGERE INSIEME DA PAG. 315 A PAG. 316 "L'INVITO ALLA TOLLERANZA"
La religione (DA PAG. 305 PAG. 306)
Ammesso che la ragione riesca a dimostrare l'esistenza di un dio razionale inteso come causa sui e nient'altro, accanto ad esso c'è il Dio della religione cristiana che si manifesta attraverso la Bibbia, attraverso Cristo, e che colma i vuoti lasciati dalla conoscenza empirica.
L'uomo è libero di scegliere la religione che più desidera.
Di qui il concetto di tolleranza e di qui anche la necessità di distinguere la sfera religiosa dalla sfera politica, di distinguere STATO e CHIESA:
- Lo Stato deve garantire la vita e la libertà;
- La Chiesa è un'aggregazione spontanea, che nasce per amore del Dio cristiano, e alla quale spetta la cura delle anime.
Locke considera la fede religiosa come una scelta libera e privata che nessuna autorità esterna può imporre.
Breve pausa ... per un confronto con la psicologia e la pedagogia
L'AGGRESSIVITA' SI IMPARA
(PASSIVAMENTE!)
Per imparare, l'osservazione è spesso una condizione sufficiente:
i bambini imitano i suoni, gli accenti, il ballo, i comportamenti in generale ecc...
Ma vediamo come lo psicologo canadese Albert Bandura (1925) lo dimostra:
Nel 1961 Bandura effettua un esperimento, detto "esperimento del pupazzo gonfiabile Bobo". E' il seguente:
Bandura forma 3 gruppi di bambini in età prescolare e li mette a giocare in una stanza con giocattoli vari (costruzioni di legno, macchinine ecc) e un pupazzo gonfiabile, Bobo:
1) Nel primo gruppo inserisce un adulto, suo collaboratore, che si mostra aggressivo nei confronti di Bobo, e lo picchia;
2) Nel secondo gruppo, quello di confronto, inserisce un altro suo collaboratore che si mette a giocare con le costruzioni di legno senza manifestare alcun tipo di aggressività nei confronti di Bobo, anzi, lo ignora;
3) Nel terzo gruppo, quello di controllo, Bandura non inserisce alcun adulto; i bambini giocano da soli e liberamente. I giocattoli sono sempre gli stessi e c'è, naturalmente, anche Bobo.
In una fase successiva tutti i bambini vengono condotti in una stanza nella quale vi sono giocattoli neutri (peluche, modellini di camion) e giocattoli aggressivi (fucili, pistole, martello, una palla con una faccia dipinta legata ad una corda) e, naturalmente, Bobo.
Bandura verifica che i bambini che avevano osservato l'adulto picchiare Bobo manifestano un'incidenza maggiore di comportamenti aggressivi rispetto ai bambini degli altri due gruppi: quasi tutti i bambini del primo gruppo lo prendono a pugni, gli sparano, cercano di buttarlo a terra ecc...
Piaget teorizza 4 stadi di apprendimento: sensomotorio, preoperatorio, operatorio concreto e operatoro formale
Nello stadio sensomotorio l'oggetto esiste per il bambino solo se lo vede. Alla fine dei 2 anni, invece, il bambino pensa che gli oggetti esistano anche se non si vedono.
Es: per lui i biscotti continuano a esistere nell'armadio anche se non li vede. Questa abilità si chiama PERMANENZA DELL'OGGETTO.
Lo stadio preoperatorio e lo stadio operatorio concreto teorizzati da Piaget (1896-1980):
Nello stadio preoperatorio, nel bambino dai 2 ai 6 anni prevale il pensiero "egocentrico": il bambino pensa che la realtà sia solo come lui la percepisce (esempio dei tre bicchieri).
Guardare il seguente video:
"Gli esprimenti di Piaget (tratto da Psyché)
La conoscenza nell'empirismo di
George Berkeley e David Hume
Solo pochissimi cenni
Berkeley
George Berkeley nasce in Irlanda nel 1685.
A 22 anni si laurea e si iscrive al dottorato di teologia a Dublino.
A 24 anni viene nominato sacerdote.
Dopo alcuni viaggi, concepisce il proposito di evangelizzare alcune popolazioni dell'America, in particolare delle isole Bermude dove progetta di fondare un collegio. Per questo, viene stanziata una somma di denaro.
Parte, ma dopo tre anni di inutili attese dei fondi promessi dal Parlamento, torna in Irlanda senza aver potuto realizzare il progetto.
Nel 1710 pubblica il "Trattato sui principi della conoscenza umana".
Per Berkeley non esiste una realtà oggettiva percepita tramite i sensi.
L'unica realtà esistente è quella delle idee.
Se, ad esempio, noi pensiamo ad una mela o a un albero o ad una pietra, questi oggetti esistono solo in quanto idee: è questo quello che viene definito "immaterialismo barkeleyano".
Non solo, dunque, non esiste una realtà al di fuori delle nostre idee percepite tramite i sensi, ma risulta quindi anche inutile la distinzione tra le idee semplici di qualità primarie e di qualità secondarie proprio perché le qualità primarie secondo Locke sono riferibili alle realtà oggettive e le qualità secondarie alle realtà soggettive (nel rapporto tra il soggetto e l'oggetto).
Berkeley nega anche l'esistenza delle idee innate e rifiuta anche il concetto cartesiano di materia come estensione (res extensa).
L'immaterialismo berkeleyano è un principio gnoseologico nuovo che può essere riassunto con la celebre formula esse est percipi, l'essere è l'essere percepito, (che afferma l'inesistenza della realtà materiale): ciascun oggetto non è altro che la percezione che ne abbiamo, senza la quale esso non esisterebbe; tutto l'essere di un oggetto consiste nel suo venir percepito e nient'altro (per comprendere questo concetto si pensi a un sogno).
Berkeley non nega, però, l'esistenza della mente, ossia una SOSTANZA SPIRITUALE, intesa come una sostanza pensante, inestesa, il cui essere non è "l'essere percepito", ma il "percepire" .
Gli oggetti che noi crediamo esistere sono in realtà delle astrazioni ingiustificate; non esistono oggetti corporei, ma soltanto collezioni di idee che ci danno una falsa impressione di materialità e sussistenza complessiva.
La teoria immaterialistica così enunciata sentenzia che la realtà si risolve in una serie di idee che, per essere considerate esistenti, hanno bisogno di essere percepite.
A percepirle è lo SPIRITO UMANO. Ma è Dio, SPIRITO INFINITO, che ci fa percepire sotto forma di cose e fatti le sue idee calate nel mondo: dunque, le idee, secondo Berkeley, vengono impresse nell'uomo da uno spirito infinito, cioè Dio.
In sostanza, Berkeley ammette una presenza spirituale che spieghi l'insorgere di idee dentro di noi, rendendocele vive e attuali, sebbene prive di un fondamento oggettivo.
LEGGERE
Nel 1710 pubblica il "Trattato sui principi della conoscenza umana".
I due brani sotto riportati sono tratti dal "Trattato sui principi della conoscenza umana" (da Adorno, Gregory, Verra)
Per comprendere meglio l'immaterialismo di Berkeley, vedere il film "The others"
Hume
Hume
Nato a Edimburgo nel 1711.
Dopo i primi studi di giurisprudenza avvenuti sotto la guida di uno zio paterno, decide di dedicarsi alla filosofia e alle materie umanistiche.
- 1734 Scrive il "Trattato sulla natura" durante un viaggio in Francia. Lo pubblica nel 1739. Non riscuote successo.
- 1741 Pubblica la prima parte dei "Saggi morali e politici" dopo essere tornato in Inghilterra (sulla libertà di stampa, sullo studio della storia, sulla superstizione e l'entusiasmo). Gli scritti vengono accolti entusiasticamente.
- 1748 Scrive "Ricerca sull'intelletto umano".
- 1752 Ottiene un posto da bibliotecario. Scrive "Ricerca sui principi della morale", che è la rielaborazione della terza parte del "Trattato sulla natura.
- 1763 Va a Parigi, entra in contatto con Diderot e D'Alembert, Voltaire e Rousseau.
- 1779 Muore a Edimburgo.
Nel "Trattato sulla natura umana" Hume analizza le idee che erano state i capisaldi della metafisica tradizionale, ossia
l'idea di causa-effetto,
l'idea di sostanza materiale e
l'idea di sostanza spirituale.
Per Hume il primo momento della conoscenza è la PERCEZIONE. La percezione determina le IMPRESSIONI dalle quali derivano le IDEE.
ESEMPIO: vedo un libro e ne ho la PERCEZIONE VIVISSIMA che Hume chiama IMPRESSIONE.
Se mi giro e non lo vedo più, ho l'IDEA del libro, che è una percezione sbiadita, depotenziata, di cui ho solo il ricordo.
Diverso è l'atteggiamento di un bambino (fino a 8 mesi/1 anno di età): vede un oggetto, ma se l'oggetto gli viene nascosto, pensa che non ci sia più.
Invece l'uomo vede un libro, si gira e non lo vede più ma continua a essere convinto che ci sia, che esso esista. E' la nostra mente che è fatta così: è fatta in modo da credere che esiste ciò di cui ho impressione. (Per Hume l'esistenza del mondo è indimostrabile. Ma attenzione, non intende mettere in forse l'esistenza del mondo esterno).
Hume può essere considerato il DISTRUTTORE DELLA METAFISICA perché fa crollare l'idea di sostanza e di causalità (causa-effetto). Infatti Hume la sostituisce con il concetto di ABITUDINE.
L'abitudine fa sì che continuiamo a credere che una cosa esista veramente.
Altro ESEMPIO: noi siamo abituati a vedere un rapporto di causalità tra il fuoco e il caldo solo perché siamo abituati a sentire caldo in prossimità del fuoco.
Altro ESEMPIO: siamo abituati a vedere un rapporto necessario tra il mattino e il sorgere del sole. In realtà non c'è connessione di causa-effetto ma solo SUCCESSIONE DI EVENTI: La regolarità della natura è solo una successione di eventi ai quali NOI attribuiamo un nesso di causalità perché l'osservazione degli eventi si ripete e l'abitudine ci porta a credere che ci sia un rapporto tra gli eventi.
E' probabile che il fuoco non ci scotti più, così come è probabile che il sole cessi di sorgere.
Noi possiamo solo supporre che il corso della natura sia sempre lo stesso ma non esserne certi.
L'unica cosa certa è la percezione.
La stessa cosa accade quando pensiamo di noi stessi: di noi stessi abbiamo delle impressioni, come se fossimo un oggetto esterno.
Dunque, sono certo di quello che i sensi mi dicono ma non posso essere certo dell'esistenza cioè non sono in grado di dimostrarlo.
Io non posso essere certo dell'esistenza del mondo e nemmeno dell'esistenza di Dio.
Hume introduce una similitudine molto singolare: la mente è come un teatro, è come un palcoscenico in cui le percezioni passano, ripassano, si presentano in situazioni differenti.
Le percezioni si radunano in una sorta di "luogo psichico" nel quale si attraggono o respingono in base a 2 leggi:
1) LA LEGGE DI CONTIGUITA'
2) LA LEGGE DI SIMILITUDINE.
La 1) dice che due percezioni l'una vicino all'altra tendono ad attrarsi: esempio: ho visto un libro sul tavolo a casa di un mio amico, rivedo lo stesso libro ma in un altro luogo, esso, per CONTIGUITA', mi fa pensare al tavolo e alla casa del mio amico.
La seconda legge è quella secondo la quale due percezioni si richiamano per similitudine. Esempio: vedo la nebbia e per SIMILITUDINE mi viene in mente il fumo.
ETICA
Alla luce di questa visione è facile comprendere perché, come fondamento della morale, Hume pone il sentimento.
Frase di Hume "La ragione è, e deve solo essere, schiava delle passioni, e non può rivendicare in nessun caso una funzione diversa da quella di obbedire e di servire ad esse" (SCANDALO TRA I FILOSOFI!).
Hume fa notare che spesso quello che vogliamo esula dai dettami della ragione.
ESEMPIO: la ragione dice di lavorare e risparmiare. Se si chiede perché, la risposta potrebbe essere "per andare ai tropici", ma se si chiede perché si vuole andare ai tropici, la risposta è "perché mi piace!"
Hume parla di SIMPATIA: che è ciò che ci fa provare una sensazione gradevole o sgradevole quando gli altri sono felici o tristi (PER CONTAGIO).
Stesso fondamento empirico è dato all'ESTETICA: siamo portati a considerare bello tutto ciò che genera piacere e brutto tutto ciò che genera dolore.
Anche la conoscenza dello STATO si basa sulla dottrina del SENTIMENTO. La società si forma per garantire un maggior godimento di beni.
La GIUSTIZIA dunque è ciò che regola l'equilibrio dei beni e garantisce gli interessi di tutti e di ciascuno.
E dunque anche la RELIGIONE non sfugge a questa condizione che vede il sentimento alla base della religione. La religione nasce da una precisa esigenza dell'uomo: l'uomo riversa nella religione tutte le paure e i desideri.
Hume analizza anche le dimostrazioni sull'esistenza di Dio, in particolare:
Prima prova: la dimostrazione dell'ordine perfetto che rimanda necessariamente ad un artefice, come se, guardando una cosa, si potesse arrivare a indicare il suo architetto. Ma questa è un'argomentazione che non regge in quanto non si può stabilire un'analogia tra la cosa e il mondo (e l'architetto) che sono due realtà troppo diverse tra loro.
Così come non può reggere la seconda prova, relativa alla causa sui, proprio perché è la causa stessa che Hume mette in discussione.
Non si può essere certi dell'esistenza di Dio (Io sono certo di un'impressione che i sensi mi dicono ma non posso essere certo dell'esistenza della cosa percepita con i sensi. Lo stesso accade in merito all'esistenza di Dio.
Hume comunque non nega la teologia in modo radicale perché la negazione sarebbe pur sempre un atteggiamento dogmatico.
PER APPROFONDIMENTI LEGGERE ATTENTAMENTE A PAG. 341 "IMPRESSIONI E IDEE" (HUME) E "ANALISI DEL TESTO"
NESSI TRA FILOSOFIA E PSICOLOGIA DELLA PERCEZIONE
Nel video sotto linkato parlano Maurizio Ferraris, Ivana Bianchi, Achille Varzi e Mario De Caro sulla filosofia e sulla psicologia in merito alla PERCEZIONE: Cartesio, Hume, Kant ecc...
Prima di guardare il video, porre attenzione alle immagini sottostanti
LA PERCEZIONE FLUTTUANTE
La nostra mente costruisce delle figure in grado di stagliarsi su una base di riferimento che possiamo genericamente chiamare "sfondo", ad esempio un fiore in un prato.
La capacità di estrarre la figura da uno sfondo è immediata TUTTAVIA può accadere che la nostra mente non sappia decidere: è questo il caso della PERCEZIONE FLUTTUANTE, ossia la nostra mente OSCILLA tra 2 ipotesi alternative altrettanto valide.
In questo esempio la mente oscilla tra un vaso bianco su sfondo nero e due profili neri su sfondo bianco
Nell'esempio seguente la mente oscilla tra una giovane donna e il volto di una vecchia. Si tratta della famosa figura di Leeper: "mia moglie e mia suocera" (Un aiuto: la bocca della vecchia corrisponde al girocollo della giovane e l'occhio, a sinistra, della vecchia corrisponde al naso della giovane).
LA COSTANZA DI PERCEZIONE
ESEMPIO DI COSTANZA DI PERCEZIONE PER COLORE: Osserviamo ora una mela, posta su un tavolo, in diverse ore della giornata: ci sembrerà sempre dello stesso colore mentre, in realtà, si presenterà di colori diversi a seconda della luce, maggiore o minore, da cui la mela è colpita.
IL CONTRASTO DI PERCEZIONE
Il CONTRASTO DI PERCEZIONE è il meccanismo mediante il quale la mente, nel rielaborare le informazioni, cade in errore e distorce la realtà: un medesimo stimolo è percepito in modo diverso, a seconda dei contesti. In questo caso si parla di ILLUSIONI PERCETTIVE o ILLUSIONI OTTICHE.
ESEMPI:
1) "Le frecce di Müller-Lyer": i due segmenti hanno la stessa lunghezza ma sembra che abbiano due lunghezze differenti
2) I "binari di Ponzo": i due rettangoli luminosi hanno la stessa dimensione ma quello più vicino al punto di convergenza dei binari sembra più lungo
3) "L'illusione di Ebbinghaus", o dei due cerchi al centro dei "fiori": i due cerchi arancione sono della stessa grandezza ma vengono percepiti come se avessero dimensioni differenti
E ora ... guardiamo il video
Tipologia: Giocare per riflettere
Occorrente: Per ogni squadra è necessaria una scheda di descrittori (i descrittori sono elencati nella "Seconda fase")
Descrizione: È un gioco a squadre che fa esercitare capacità logico-argomentative e abilità di scrittura.
Partendo dal senso comune degli studenti, aiuta a riflettere sull'importanza dell’idea di REALTA' e sui principali elementi che la costituiscono.
Programmazione (scopo del gioco): Attualizzare gli empiristi inglesi.
Svolgimento: Prima fase: brainstorming sulla parola REALTA'.
I ragazzi hanno UN MINUTO per riflettere;
Poi vengono invitati, uno dietro l’altro, a recarsi alla lavagna e a scrivere un termine che collegano alla parola REALTA' (accanto devono scrivere anche il loro cognome) (in una classe di 20 ragazzi: 15 secondi a ragazzo, totale 5 MINUTI) ;
L’insegnante legge, quindi, tutti i termini ad alta voce e, con l’aiuto degli studenti, li raggruppa in 4 insiemi, collegando tra loro quelli che esprimono una concezione di REALTA' simile (5 MINUTI).
Seconda fase: si compongono 4 squadre (4 MINUTI), in base agli insiemi individuati: i componenti di ogni gruppo avranno presumibilmente un’idea simile in relazione a ciò che si può intendere per REALTA'.
Obiettivo del gioco è mettere per iscritto il concetto di REALTA' in base al seguente scheda di
descrittori (fornito dall'insegnante): (QUESTA FASE DI SCRITTURA DEVE DURARE SOLO 10 MINUTI)
Modo: tempo, spazio (luogo), numero
Sostanza: materia e/o spirito
Relazione: identità e/o diversità
Nel debriefing l’insegnante potrà collegare quanto emerso alle proposte dei filosofi del periodo di riferimento.
I punteggi vengono assegnati in base a:
- uso dei descrittori (Completo e approfondito 5; Essenziale/Dettagliato 3-4; Gravemente lacunoso / Frammentario 1-2)
- capacità argomentativa e chiarezza espositiva (Pertinente ed efficace 5; Essenziale / Adeguata 3-4; Assente / Parziale 1-2)
- originalità (Molto originale 5; Accettabile 4; Mancata / Non corretta / Imprecisa 1-2-3).
15/15 = 10/10
14 9,33
13 8,66
12 8
11 7,33
10 6,66
9 6
8 5,33
7 4,66
6 4
5 3,33
Lavori presentati dagli studenti nell'a.s. 2017/2018
Lezione su Hobbes, a cura delle studentesse I. D'E. e F. M. a.s. 2017/2018, presentata alla classe, in PowerPoint, il 5 febbraio 2018
Lezione su Hobbes e Locke, assolutismo e liberalismo, a cura della studentessa A. F., a.s. 2017/2018, presentata alla classe, in PowerPoint, il 12 febbraio 2018
Lavori presentati dagli studenti nell'a.s. 2018/2019
Il 10 aprile 2019 la studentessa S.D'A ha presentato alla classe "Strani incontri"
Lavori presentati dagli studenti
nell'a.s. 2019/2020
durante il periodo di chiusura
di tutte le scuole d'Italia
per coronavirus
Le slide, realizzate dalla studentessa C. C. di Quarta O, a.s. 2019/2020, sono state inviate tramite la piattaforma Edmodo usata dalla scuola per le lezioni online.
Grazie!
04 marzo 2020
Assolutismo e liberalismo - Hobbes e Locke
Lo schema, realizzato dalla studentessa L. O. di Quarta O, a.s. 2019/2020, è stato inviato tramite la piattaforma Edmodo usata dalla scuola per le lezioni online
Grazie!
06 marzo 2020
Assolutismo e liberaalismo - Hobbes e Locke
Lo schema, realizzato dalle studentesse F.D.F. e V.M. di Quarta C, a.s. 2019/2020, è stato inviato tramite la piattaforma Edmodo usata dalla scuola per le lezioni online
Grazie!
06 marzo 2020
Assolutismo e liberalismo - Hobbes e Locke
Coronavirus e ottimismo, con Hume
La riflessione ottimistica su Hume, della studentessa N.S. di Quarta O, a.s. 2019/2020, è stata inviata tramite la piattaforma Edmodo usata dalla scuola per le lezioni online
Grazie!
06 aprile 2020
“Noi possiamo solo supporre che il corso della natura sia sempre lo stesso ma non esserne certi.” (Hume)
Da quello che ho dedotto dalla scorsa lezione, Hume considera la natura “una successione di eventi” e secondo lui non esiste l’idea di causa-effetto. Io non sono d’accordo con lui. Prendo come esempio il fatto che sia nato il nuovo virus Covid19 e che, successivamente al decreto emanato il 10 marzo 2020, la vita di ogni persona in Italia sia stata stravolta. Questo, secondo il mio pensiero, non è solamente una successione di eventi senza poter prendere in considerazione le cause e gli effetti come pensa Hume, ma è esattamente una causa-effetto: nuova malattia (causa), ordine di restare a casa (effetto); ordine di restare a casa (causa), italiani che non escono (effetto). Se fossi d’accordo con il ragionamento di Hume (la natura è una successione di eventi senza l’idea di causa-effetto), sarei in accordo sul fatto che la natura è imprevedibile e che quindi non possiamo essere di certi di ciò che accadrà in futuro.
Coronavirus e ironia, con Hobbes
La riflessione ironica su Hobbes, della studentessa B.P. di Quarta O, a.s. 2019/2020, è stata inviata tramite la piattaforma Edmodo usata dalla scuola per le lezioni online
Grazie!
06 aprile 2020
Coronavirus e attualità
In questo periodo stiamo vivendo una forte crisi emotiva, economica e sociale dovuta all'obbligo della quarantena a causa del Coronavirus.
Iniziò tutto a Whuan ... (dove ci furono i primi contagi).
Questa situazione si può collegare al pensiero di Hobbes, il quale dice che l’uomo per natura è malvagio; non esiste un bene assoluto perché il "bene" è tutto ciò che all'uomo provoca piacere. Il filosofo sintetizza la malvagità con 3 aforismi: - L’uomo è lupo dell’altro uomo; -La guerra di tutti contro tutti; -Il diritto di tutti in tutte le cose.
Tutto ciò porterebbe alla fine dell’umanità e per evitarla Hobbes teorizza la Legge di Natura (insieme di norme che permettono all'uomo di sopravvivere); sono tre:
-Autoconservazione = ricerca della pace (non perdersi d’animo);
-Compromesso = uomini che si mettono d’accordo per collaborare (quarantena);
-Patto = accordo grazie al quale si decide un sovrano (persona della famiglia che esce per comprare i viveri)