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SOCIOLOGIA, RESIDENZE D'ARTISTA E L'ESEMPIO DI OLAFUR ELIASSON
CHE COS'E' LA DEVIANZA CREATIVA
Cos’è la Devianza Creativa
L’artista Olafur Eliasson (Copenaghen, 1967) sostiene che “l’opera d’arte non è l’oggetto, ma ciò che l’oggetto fa al mondo”, e forse non ha tutti i torti. Il caso Bonotto dimostra come la contaminazione artistica di un contesto, in questo caso lavorativo, porti a uno sviluppo innovativo, che può essere definito con il termine Devianza Creativa.
Il concetto di devianza comparve per la prima volta nella Social Strain theory (1968) del sociologo Robert K. Merton, per il quale “la devianza è l’incapacità di conformarsi alle norme, leggi e regolamenti presenti nella società e nelle organizzazioni”. Merton è convinto che il vero problema della devianza non sia dato da un improvviso cambiamento nella società, quanto più dalla struttura sociale stessa, la quale propone obiettivi simili a tutti i suoi membri senza però dare loro pari risorse per raggiungerli. Per questo, ciascun individuo sceglie di adottare il procedimento che si dimostra più efficace tecnicamente per raggiungere tali obiettivi, poco importa se sia più o meno legittimo. Per quanto i comportamenti devianti possano sembrare dannosi per la società, esistono casi in cui la violazione delle norme è positiva in quanto genera innovazione, come nel caso di Luigi Bonotto (manifattura tessile).
Anche sul lavoro l’innovazione può partire dall’arte
Tutte le innovazioni iniziano da un’idea creativa, che nella maggior parte dei casi nasce da un comportamento deviante che viola l’ordine vigente a favore di un nuovo assetto. Uno studio condotto da due docenti dell’università statale della Florida, Parul Acharya e Regina Taylor, mostra come un comportamento deviante in un contesto lavorativo generi innovazione se affiancato da processi creativi, trasformandosi in un vantaggio competitivo per l’azienda. Invitare artisti a soggiornare in una struttura aziendale, lavorando a stretto contatto con i dipendenti, oltre che essere un’esperienza unica per gli artisti, è la condizione ideale per generare un contesto creativo in grado di influenzare il comportamento dei dipendenti verso devianze innovative. Sono questi gli esiti di una residenza d’artista in azienda.
Cos’è una residenza d’artista in azienda
Un intervento artistico in un contesto aziendale è un processo che porta persone, prodotti e pratiche dal mondo dell’arte all’interno delle organizzazioni: parliamo di Art-Based- Initiatives (ABIs). L’intenzione è che tali interventi lavorino alla risoluzione di problemi specifici all’interno delle organizzazioni, incoraggiando i partecipanti a mettere in discussione e a riflettere sui modi di operare più radicati nell’azienda, mediante nuovi approcci. Gli artisti sono dunque chiamati a realizzare, attraverso il metodo che ritengono più opportuno, una sorta di “interspazio” in cui le norme e la routine dell’organizzazione vengono momentaneamente sospese, così da lasciar spazio a nuove possibilità di pensiero e comportamento. Gli interventi Art-Based vengono solitamente gestiti da una organizzazione intermediaria che si occupa di rendere possibile la collaborazione tra l’artista e l’azienda: è il caso di Conexiones Improbables, una realtà spagnola che si occupa di promuovere utilizzi alternativi dell’arte in contesti lavorativi. Durante un esperimento che vide la partecipazione di 33 aziende di media grandezza in cui vennero organizzate delle residenze d’artista per implementare il benessere dei dipendenti, Conexiones Improbables raccolse risultati sorprendenti. In gran parte dei dipendenti, la vicinanza ai processi creativi degli artisti aveva implementato aspetti che si possono riassumere in tre categorie: valido aiuto nello sviluppo personale, implementazione delle relazioni con i colleghi e maggiore interazione con la società.
Le residenze d’artista in azienda in Italia
Nonostante le residenze d’artista in azienda siano ancora poco note, in Italia sono stati realizzati diversi progetti, primo tra tutti Artificare, un lavoro nato dalla collaborazione tra l’Università Ca Foscari di Venezia, IUAV- Dipartimento di Management e M.A.C Lab del professor Fabrizio Panozzo, che vide l’attivazione di residenze d’artista in diverse PMI venete. Tali progetti Art-Based diedero vita a vere e proprie installazioni artistiche, tra cui Mi aspetto sempre che diventi un vulcano, dell’artista Valentina Furian per l’azienda Ugolini S.r.l, e L’insettofono, nato dalla collaborazione tra il collettivo Gli Impresari e il Cantiere Daniele Manin. O ancora i progetti di Art Thinking realizzati in Italia da Francesco Cascino con Arteprima.
L’arte è dunque capace di esistere non solo all’interno di musei e gallerie, ma anche come componente attiva nel cambiamento di alcuni aspetti del comportamento delle persone in determinati contesti.
L’arte può cambiare il mondo? È possibile che l’abbia già fatto.