Tra modermo e postmoderno

5 A LES as 2017 2018 filosofia

Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Giovanni Fornero, L'IDEALE E IL REALE, vol. terzo, Ed. Paravia, Pearson


Marzo 2018 UNITA' 10
e maggio 2019

NB Dopo aver studiato l'unità 11, leggere in classe (si raccomanda di portare il libro di testo in adozione) da pag. 681 a pag. 683: "Il ruolo dei media nella società postmoderna", tratto da "La società trasparente" di Vattimo". 
Dopo un iniziale atteggiamento critico, Vattimo assume un atteggiamento sempre più amichevole nei confronti della tecnologia e dell'informatica. 

Tra moderno e postmoderno
UNITA' 11

 


3. Gianni Vattimo: il postmoderno come "pensiero debole"
Da pag. 672 a pag. 677

PREMESSA (riassunto da vari testi tra i quali "L'arte del secolo" di Loredana Parmesani"

Postmoderno
Il termine Postmodernismo compare per la prima volta nel saggio del 1934 dello spagnolo Federico de Onís dal titolo "Antología de la poesía española e hispanoamericana". 
Come termine filosofico, invece, viene usato per la prima volta da Jean-François Lyotard nell'opera "La Condizione postmoderna" pubblicata nel 1979, per segnalare la crisi dei grandi ideali dell'epoca moderna del mondo Occidentale.
Nel libro, Lyotard sostiene che l'uomo vive in una situazione di costante crisi perché "disperatamente travolto dalla tecnologia" pertanto il confronto con essa lo pone nella condizione (postmoderna) di dover continuamente rivedere tutto il percorso storico della modernità alla luce di tali elementi. 
Se il moderno era caratterizzato da categorie come la storia, il tempo, lo spazio, il concetto, che venivano date come assunti oggettivi, il postmoderno mette in discussione tali valori sostituendoli con una storia, un tempo, uno spazio, un concetto sempre provvisori e soggettivi (con la ricostruzione continua del qui e ora).


Il postmoderno è quindi la condizione culturale e antropologica conseguente al tramonto della modernità, tramonto databile all'incirca nel 1960, caratterizzato dalle dimensioni planetarie dell'economia, dall'aggressività dei messaggi pubblicitari, dall'invadenza della televisione, dal flusso ininterrotto delle informazioni attraverso le reti telematiche. 
Il postmoderno è caratterizzato anche da una rilettura della storia, ora definitivamente sottratta a ogni finalismo.
Dal punto di vista creativo, il postmoderno dà luogo a un'estetica della citazione e del riuso, ironico e spregiudicato, attingendo a forme del passato nelle quali viene abolita la distinzione tra i prodotti "alti" della cultura e quelli della cultura di massa.





Nell'arte, le anticipazioni del postmoderno (a mio avviso) si possono rintracciare nella "Venere degli stracci" che è l'opera più celebre di Michelangelo Pistoletto. E' del 1967.
L'artista pone l’accento sui rifiuti e sul consumismo. 
Inoltre, il calco della Venere classica, bianca e con un preciso canone proporzionale, si contrappone al disordine delle pezze, creando una relazione tra il passato e il presente, l’eterno e il transitorio.
Germano Celant, filosofo dell’Arte Povera, conosce Pistoletto nello studio dell’artista e gli riconoscerà la funzione di “intellettuale”, avendo svolto il ruolo significativo di intrecciare i contatti tra artisti, rendendo quanto più possibile il dialogo tra le gallerie, in particolare Ileana Sonnabend e Gian Enzo Sperone, che ha dato avvio alla circolazione della Pop Art in Italia e dell’Arte Povera in Francia, Germania e Stati Uniti.
Pistoletto, Venere degli stracci, 1967

3. Gianni Vattimo: il postmoderno come "pensiero debole"
Da pag. 672 a pag. 677


POSTMODERNO IN FILOSOFIA
In Italia, al concetto di postmoderno ha dedicato attenzione il filosofo Gianni Vattimo, (nato nel 1936 a Torino) elaborando la nozione di "pensiero debole" per definire l’atteggiamento filosofico che ha preso atto della dissoluzione delle certezze e dei valori assoluti, dissoluzione che non porterebbe comunque a una totale negazione del passato, ma a un sentimento di pietas nei confronti dei valori e degli ideali della tradizione (pietas come amore per il vivente).
Secondo Vattimo il postmoderno è caratterizzato dalla "fine della storia" intesa come corso progressivo di eventi per cui da un "pensiero forte", o metafisico, che forniva fondamenti assoluti del conoscere e dell'agire, si è passati a un "pensiero debole", o post-metafisico, che riconosce l'instabilità e la pluralità delle prospettive.
L'uomo postmoderno vive, quindi, in uno stato di nichilismo.
Ma il nichilismo secondo Vattimo non va combattuto come un nemico: all'uomo non rimane che "abituarsi a convivere con il niente", ovvero "a esistere senza nevrosi in una situazione dove non ci sono garanzie e certezze assolute". 
Oggi siamo ancora affetti da una forma di nostalgia per le totalità perdute. Invece il "nichilismo compiuto" di cui parla Vattimo non è un nichilismo nostalgico; è un "nichilismo debole" o "della leggerezza", di un uomo come quello descritto nella filosofia del mattino di Nietzsche.
Secondo Vattimo gli ispiratori del postmoderno sono Nietzsche e Heidegger.
LEGGERE:
"L'individuo post-moderno riesce a vivere senza nevrosi in un mondo in cui Dio è nitzscheanamente morto ... e ha imparato a vivere senza ansie nel mondo relativo ... con la raggiunta consapevolezza che l'ideale di una certezza assoluta ... è solo un mito rassicurativo. ... Un mito, si basi bene, che non è affatto qualcosa di "naturale", bensì di "culturale", ovvero di storicamente tramandato".
NB La conezione di Vattimo è opposta a quella sostenuta a suo tempo da Adorno e dalla Scuola di Francoforte: non solo i mass media non producono una generale omologazione ma, al contrario, producono una moltiplicazione di visioni del mondo.
Nella società postmoderna si può parlare di un "mondo di culture plurali", di una società babelica in cui si incrociano linguaggi e modi di vita diversi. La società postmoderna costituisce la premessa per una forma di emancipazione basata sugli ideali del pluralismo e della tolleranza, un modello di umanità più aperto al dialogo e alla differenza.

 
NB Si raccomanda di portare il libro di testo in adozione per leggere insieme il brano, da pag. 681 a pag. 683, "Il ruolo dei media nella società postmoderna", tratto da "La società trasparente" di Vattimo". 
Dopo un iniziale atteggiamento critico, Vattimo assume un atteggiamento sempre più "amichevole" nei confronti della tecnologia e dell'informatica. 


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