UdA di cittadinanza globale Personaggi corr e inte

UdA di Cittadinanza globale a.s. 2017-2018
"Personaggi corrotti e integerrimi"

L’ambivalenza di Rousseau: pedagogista esemplare a favore dei diritti dell’infanzia (l’”Emilio”) e padre che decise di non assumersi la responsabilità dei propri figli, abbandonandoli nell’istituto dei trovatelli di Parigi. 
CONOSCENZE  dei testi “L’Emilio” e “Confessioni” di Rousseau
ABILITA’     ricercare e analizzare in modo critico testi, argomentare, realizzare un prodotto creativo e accattivante, lavorare in gruppo, utilizzare vari software (Camtasia, Prezi, Movie Maker, Powtoon, Padlet, etc.) per realizzare una videolezione;
Lavori degli studenti: videolezione

UdA IV O
La malvagità di Sir. Daniel secondo la teoria di Hobbes nello stato di natura

La Freccia Nera

Robert Louis Stevenson

riassunto a cura di G. F.



AUTORE:
Robert Louis Stevenson è stato uno scrittore, drammaturgo e poeta scozzese. Nacque il 13 novembre 1850 a Edimburgo. Le sue opere più celebri sono di genere avventuroso come "L'isola del tesoro" ma si dedicò anche al romanzo storico con "La freccia nera" e al racconto horror con "Lo strano caso del dottor Jeckill e del signor Hide". Scrisse inoltre una raccolta di storie fantastiche ispirate ai racconti arabi intitolata "Le nuove mille e una notte".

GUERRA DELLE DUE ROSE: 
La guerra delle due rose fu una sanguinosa lotta dinastica combattuta tra il 1455 e il 1485 tra due diversi rami della casata regnante dei Plantageneti: i Lancaster e gli York. La guerra fu denominata "delle due rose" perché gli stemmi delle due casate recavano rispettivamente una rosa rossa e una bianca.

LA FRECCIA NERA:
La freccia nera è un romanzo storico-avventuroso pubblicato per la prima volta nella rivista Young Folks, rivolta ai giovani.

TRAMA:
Nell’Inghilterra del XV secolo, dilaniata dalla rivalità tra gli York e i Lancaster, assistiamo agli avvenimenti che coinvolgono i villaggi di Tunstall, Shoreby  e Hollywood. Il villaggio di Tunstall è in mano al signorotto Sir Daniel Brackley, prepotente e approfittatore, che parteggia per la rosa rossa ma, in caso di sconfitta, non esiterebbe a cambiare fazione  per uscirne illeso. Tra i suoi fedeli sudditi ci sono Bennet Hatch, eccellente cavaliere, Sir Oliver, prete della contea e il suo pupilllo Richard Shelton, figlio di un soldato morto in battaglia che Sir Daniel e Sir Oliver si sono preoccupati di adottare. Durante una riunione delle truppe davanti alla chiesa del paese, qualcuno dal bosco poco lontano, scaglia una freccia nera attorno a cui è avvolto un messaggio sotto forma di poesia, minaccia di morte per Sir Daniel e tutta la sua corte. Inoltre, il messaggio allude alla morte del padre di Richard non come una tragica morte in battaglia, ma come un attacco ben organizzato proprio da parte di Sir. Daniel e Sir Oliver. Ovviamente Richard si fida ciecamente del suo padre adottivo e pensa che chi ha scritto il messaggio cerchi solo di portare scompiglio al castello ma, ormai, il dubbio in lui è già insinuato…


SIR. DANIEL BRAKLEY:
Signorotto di Tunstall che estorce denaro ai cittadini con l’inganno, cambia facilmente fazione politica in base a chi  in quel momento sta vincendo la guerra. Il suo unico Dio è il denaro e infatti è spietato nel giustiziare i suoi nemici.
V capitoli: 
Libro secondo cap.1, 2, 3.



UdA 
a cura della IV O as 2017/2018
con la supervisione della studentessa G. F.

Hobbes definisce Stato di Natura quella ipotetica condizione in cui gli uomini, non essendo ancora associati tra loro e disciplinati da una serie di leggi positive comuni, sono spinti dall'egoismo a perseguire il proprio bene, a discapito di quello di tutti gli altri. Egli espone questi concetti nella sua opera più celebre il Leviatano.
Hobbes, quindi, propone una concezione fortemente pessimistica, che dipinge l’uomo come una creatura amorale, con una serie di istinti che lo rendono egoista e insocievole. Per questo, lo stato di natura non può essere altro che una situazione di guerra di tutti contro tutti - Bellum omnium contra omnes. Ne consegue che, nello stato naturale, nulla può essere definito come “giusto” o “ingiusto”, perché le nozioni di giustizia e ingiustizia nascono solo dove c’è legge dettata da un potere comune. Questo significa che, nello stato di natura, vige il diritto di tutti su tutto - Ius omnium in omnia -  e, in virtù di tale diritto, ogni uomo risulta necessariamente un “lupo” per gli altri uomini - Homo homini lupus.
Nella sua opera, però, Hobbes ci suggerisce anche tre Leggi naturali, per una vita priva di conflitti:
-L’autoconservazione, che rende necessaria la ricerca della pace e una limitazione del diritto su tutto - Pax est quaerenda;
-Il compromesso, cioè l’accettazione dell’uomo di avere tanta libertà, nei confronti degli altri, quanta ne hanno gli altri nei suoi, limitando il diritto su tutto e tutti - Ius in omnia est retinendum;
-Il patto, stipulato tra gli uomini, di rispettare i vincoli negoziati, osservando la parola data - Pacta servanda sunt.
Hobbes sa, però, che queste leggi sono inutili se non c’è un sovrano assoluto a farle rispettare, il Leviatano, appunto, il cui nome è mutuato dalla nota figura biblica di cui egli si serve per alludere alla potenza assoluta dello Stato, concepito come persona nella quale si concentrano tutti i poteri e a cui i sudditi trasferiscono i loro diritti. Il potere dello Stato dovrà, quindi, essere illimitato così da potersi imporre con il terrore, al fine di garantire la pace e la difesa della nazione.
Le conseguenze della mancanza di un potere accentrato le riscontriamo nel romanzo La freccia nera di Robert Louis Stevenson.
Le vicende narrate nel romanzo, che si svolgono nell'Inghilterra del XV secolo, tra il 1455 e il 1485, circa 100 anni prima della nascita di Hobbes – 1588 - ma scritte e pubblicate nel 1883, riflettono la concezione espressa nell'aforisma Homo homini lupus: a quel tempo l’Inghilterra era dilaniata da una sanguinosa lotta dinastica, chiamata Guerra delle Due Rose perché vedeva scontrarsi le due casate principali della famiglia dei Plantageneti, gli York e i Lancaster, che avevano sugli stemmi dei due casati rispettivamente una rosa di colore bianco e una di colore rosso. Il sovrano in carica in quegli anni era Enrico VI, descritto come un re ingenuo, incapace di imporre la propria volontà, ben lontano dal Leviatano di Hobbes. Questa situazione aveva causato una perdita di potere dello Stato e una conseguente presa di potere da parte della nobiltà che gestiva le sorti della guerra come un gioco da tavolo, senza pensare alla perdita delle vite umane che essa provocava. 
Il personaggio del romanzo di Stevenson, che meglio rappresenta lo stato di natura descritto da Hobbes, è Sir. Daniel Brackley, cavaliere della contea di Tunstall e padrone incontrastato della sua zona. Egli è un uomo sulla cinquantina, ha la testa piccola ed è calvo; il suo volto è scuro. Costui è un uomo poco simpatico, un padrone poco amato. La sua “strategia di guerra” consiste nello schierarsi con la fazione vincente; nel prologo infatti, viene descritto come uno che va a letto Lancaster e si alza York. Ma questo opportunismo viene da lui stesso definito “saggezza” e non “vigliaccheria”. Nonostante ciò, è anche un combattente formidabile in guerra. Riguardo alla moralità, non è certo un modello da imitare; non esita, infatti, a far assassinare il padre del protagonista Richard Shelton detto Dick, pur di diventare il tutore del figlio, e sfruttare tutte le sue proprietà: fa credere a Richard che suo padre è morto in guerra e che lui sia il suo “buon tutore”, talmente buono da non esitare a ordinare la sua uccisione, dopo che il giovane Shelton comincia a sospettare qualcosa. Oltre che violento, Sir Daniel Brackley è anche avido: non esita a rapire Joanna Sedley per incamerare il denaro che avrebbe ricevuto in seguito al suo matrimonio dopo averla promessa in sposa a lord Shoreby. Inoltre, estorce denaro ai sudditi della sua contea minacciandoli, e qualora questo non venga consegnato entro il tempo prestabilito, non esita a danneggiare gravemente le loro proprietà o a far del male alle loro mogli o ai loro figli.
In mancanza di uno Stato in grado di proteggerle, le vittime iniziano a farsi giustizia da sole: si uniscono in un gruppo chiamato La freccia nera e fabbricano una freccia indirizzata ad ogni servitore di Sir Daniel che avesse fatto loro un torto, e per Sir Daniel stesso.
La freccia nera può essere considerata come una metafora del Leviatano: ristabilisce le regole, in situazioni di eccessiva malvagità.



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