4A LES as 2017 2018 filosofia
Libro in adozione: Nicola Abbagnano, Gioganni Fornero, L'IDEALE E IL REALE VOL. 2 DALL'UMANESIMO A HEGEL, Ed. Paravia
Febbraio 2018 UNITA' 5
UdA DI CITTADINANZA GLOBALE: "PERSONAGGI CORROTTI E INTEGERRIMI NELLA LETTERATURA E NELLA FILOSOFIA"
L'Illuminismo e Rousseau
L'Illuminismo
Leggere tutto il capitolo 2 da pag. 372 a pag. 386
Il 1700 è il secolo che vede la nascita dell'Illuminismo, il movimento culturale che esalta i "lumi della ragione" contro le "tenebre" del dispotismo e delle disuguaglianze. Si sviluppa in Francia con Montesquieu, Voltaire, Diderot, D'Alembert e Rousseau, in Italia con Vico, Beccaria, Genovesi ecc.
Il motto è Sapere aude! che tradotto letteralmente significa Osa sapere, ossia: abbi il coraggio di conoscere.
Si tratta di un motto latino, di Orazio del I sec. a.C., riportato da Kant nel 1784 per descriverne l'anima: nel 1700 la ragione non è più fossilizzata sui processi della conoscenza del mondo in generale, ma diventa mezzo per individuare modelli ideali e criteri di vita per il benessere concreto dell'uomo, con l'affermazione dei diritti civili di uguaglianza, libertà e fraternità, e del diritto alla felicità.
Il concetto di Storia muta: essa non è più la realizzazione di un piano divino, ma la realizzazione dell'uomo con i suoi sforzi, i suoi errori e i suoi successi.
Inoltre, si fa strada una netta distinzione tra "teismo", che ammette un Dio personale, trascendente, creatore e provvidente, e "deismo", che prescinde da ogni forma di rivelazione e ha come oggetto un Dio dimostrabile dalla ragione, un Dio che è semplicemente "motore meccanico" del mondo e che non interviene nei fatti degli uomini.
In Francia, la battaglia antireligiosa assume toni molto accesi: Mosè, Cristo e Maometto verranno definiti "i tre impostori". La religione sarà vista come mezzo per tenere i popoli nell'ignoranza e nella servitù.
Una finestra sull'arte ...

Charles Gabriel Lemonnier, 1814, Musee des Beaux-Arts, Rouen, Francia: rappresenta la lettura della tragedia di Voltaire, in quel tempo esiliato, dal titolo "L'orfano della Cina" (1755), nel salotto di madame Geoffrin a Rue Saint-Honoré. I personaggi più noti riuniti intorno al busto di Voltaire sono Rousseau, Montesquieu, Diderot, d'Alembert, Buffon, Quesnay, Richelieu e Condillac
Una finestra sull'arte ...


Biennale di Venezia 2017 "Arte Viva Arte": Performance
Al Padiglione della Tunisia ci si mette in fila per avere un passaporto con l'impronta del proprio pollice: è un documento di viaggio universale che annulla ogni frontiera
Prendendo spunto dal concorso bandito nel 1750 dall'Accademia di Digione sul tema "In quale modo le scienze hanno contribuito a cambiare gli usi e la morale degli uomini", discutere, in analogia, sul seguente argomento:
"In quale modo, OGGI, le arti hanno contribuito a cambiare gli usi e la morale degli uomini".
Rousseau
Da pag. 414 a pag. 435
VITA
Leggere con attenzione da pag. 415 a pag. 417
Rousseau nasce a Ginevra nel 1712 da una famiglia modesta. La madre muore dandolo alla luce. Viene affidato a numerosi tutori.
Ha una vita molto travagliata, agiata e ricca di amicizie, di viaggi e di incoerenze (ad esempio: è uno dei maggiori pedagogisti ma poi affida i suoi 5 figli alla carità pubblica).
Soffre di disturbi psichici e di manie di persecuzione.
Per alcuni aspetti è considerato una figura isolata dell'Illuminismo in quanto vede nella scienza la causa dell'infelicità tuttavia proprio l'esigenza di un cambiamento della società lo lega all'Illuminismo.
Trascorre periodi della sua vita in Inghilterra (ospite di Hume, con il quale avrà degli scontri), a Ginevra, in Piemonte, in Svizzera, Parigi, Venezia, Lussemburgo, poi di nuovo a Parigi e a Ermenonville, dove muore nel 1778, a 67 anni.
Le opere più importanti:
1 - "Discorso sulle scienze e le arti", scritto nel 1750 per un concorso bandito dall'Accademia di Digione (Francia), dal tema: "In quale modo le scienze hanno contribuito a cambiare gli usi e la morale degli uomini". Rousseau vince il concorso e ottiene grande notorietà;
2 - "Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini" scritto nel 1754, in risposta a un nuovo quesito posto dall'Accademia di Digione nel 1753: "Qual è l'origine della disuguaglianza tra gli uomini";
3 - "La Nuova Eloisa" pubblicata a Londra nel 1760 e a Parigi nel 1761;
4 - "Il Contratto sociale", scritto nel 1762;
5 - "L'Emilio", scritto nel 1762 e condannato dall'arcivescovo di Parigi perché "atto a distruggere i fondamenti della fede cristiana".
OPERE
Da pag. 418 a pag. 435
1 - Nel "Discorso sulle scienze e le arti", in risposta al bando di concorso del 1750, Rousseau afferma che "le scienze e le arti, lungi dal purificare i costumi, hanno contribuito a corromperli".
2 - Nel "Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza tra gli uomini", Rousseau distingue tre STATI:
Lo STATO DI NATURA;
lo STATO PATRIARCALE;
lo STATO ATTUALE.
Così scrive: "Tutti ... hanno trasferito nello STATO DI NATURA idee prese dalla società: parlavano dell'uomo selvaggio e dipingevano l'uomo civilizzato" (è chiaro il riferimento a Hobbes).
Rousseau dipinge l'uomo di natura, nello STATO DI NATURA, non come "homo homini lupus" ma come un uomo che vive in uno stato di "ignorante felicità" e di innocenza; un uomo né buono né cattivo; un uomo che vive in uno stato di autarchia, libertà e indipendenza, con contatti solo sporadici con i suoi simili; un uomo che ha "amore di sé", da non confondere con "l'amor proprio" che invece ispira il male; un uomo senza guerra, senza legami, senza linguaggio e senza occupazione; un uomo a cui non manca nulla.
In uno stato simile, che cosa induce l'uomo a cambiare la sua condizione e a passare dallo STATO DI NATURA allo STATO PATRIARCALE?
"Dal momento in cui un uomo ebbe bisogno dell'aiuto di un altro", per superare le annate sterili, gli inverni rigidi, le estati torride o la ferocia degli animali, "l'uguaglianza scomparve" con una prima rivoluzione, che lo porterà a inventare il linguaggio e a formare la famiglia e i primi nuclei tribali, e una seconda rivoluzione, che lo porterà a lavorare i metalli, a coltivare i terreni e, soprattutto, alle prime recinzioni dei terreni, con la distinzione tra il "mio" e il "tuo", e, dunque, alla proprietà privata.
LEGGERE CON ATTENZIONE IL BRANO INTERO, DEL QUALE QUI VENGONO RIPORTATE SOLO 6 RIGHE, DA PAG. 437 A PAG. 439 (CON DISCUSSIONE IN CLASSE)
Dallo STATO PATRIARCALE allo STATO ATTUALE il passaggio è breve; quest'ultimo non è che un accrescimento dell'idea di proprietà, con una prima divisione, quella tra ricchi e poveri, e un patto iniquo che il ricco propone al povero.
3, 4, 5 - Di qui la necessità di un progetto di un nuovo STATO, tema delle tre opere della maturità, "La Nuova Eloisa", "Il Contratto sociale" e"L'Emilio" in cui Rousseau stabilisce le condizioni per le quali la famiglia, la società e l'individuo possono uscire dalla degenerazione artificiale in cui sono caduti e "tornare alla natura".
Una finestra sull'arte ... per introdurre La Nuova Eloisa

Jean-Baptiste Greuze, "Il contratto di matrimonio", 1761, Louvre, Parigi
L'opera è in perfetta sintonia con La nouvelle Héloïse di Rousseau
La "Nuova Eloisa" è una raccolta di 136 epistole di vari personaggi. Narra la vicenda di due giovani amanti contrastati dai parenti.
L'opera è fondata sulla libera scelta degli istinti naturali.

Personaggi: Giulia, figlia del barone d'Etange; sua cugina Clara; il giovane precettore di Giulia, Saint-Preux; milord Edward Bomston, suo amico; d'Orbe, futuro marito di Clara; Wolmar, che sposerà Giulia.
Sinossi: Ambientato a Vevey, in Svizzera, il testo ricorda nel titolo l'infelice amore che in epoca medievale unì Eloisa al filosofo Abelardo, suo maestro, situazione analoga a quella delineata nella vicenda del reciproco sentimento che lega Giulia al suo precettore Saint-Preux.
Il romanzo abbraccia un periodo di circa dodici anni, e inizia con l'incontro dei due protagonisti in casa del barone d'Etanges, padre di Giulia.
Saint-Preux non è nobile e questo, nonostante fra i due giovani esista una forte intesa spirituale, costituisce un ostacolo insormontabile.
Giulia dapprima cerca di resistere all'amore, poi cede, ma quando il padre stabilisce di darla in moglie al signor di Wolmar, i due decidono di separarsi.
Saint-Preux, disperato, s'imbarca su una nave inglese per una spedizione intorno al mondo. Nel matrimonio, Giulia, dopo aver dato alla luce due figli, sembra raggiungere la pace interiore e abbandonare ogni desiderio di riallacciare la relazione con il suo amante.
Dopo sei anni Saint-Preux ritorna e Wolmar lo invita a casa sua: il marito di Giulia è un uomo saggio e distaccato, che conosce l'amore che ha legato la moglie all'istitutore, per cui, confidando nella virtù di lei e convinto di poterla rendere felice assicurandole quella pace e quell'innocenza che le sono più necessarie della passione, organizza una vita a tre che dura qualche mese.
In questo periodo Giulia e Saint-Preux resistono a un sentimento ancora violento, ma sublimato dalla virtù.
Dopo che Giulia tenta invano di farlo sposare con la cugina Clara, l'istitutore riparte, ma poco dopo viene raggiunto da una lettera di Clara, che lo informa che la donna, tuffatasi nelle gelide acque del lago per salvare uno dei suoi bambini, si è ammalata e sta per morire.
Nella sua ultima lettera Giulia gli confessa di non aver mai cessato di amarlo e gli affida l'educazione dei figli.
Prima lettera
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APPROFONDIMENTO FILOSOFICO-PEDAGOGICO
"L'Emilio" è la storia dell'educazione di un fanciullo.
La storia dell'Emilio può essere paragonata a quella del film "Il signore delle mosche" con la regia di Peter Brook, del 1963. "Il signore delle mosche" è un romanzo, del 1952, di William Golding (premio Nobel per la letteratura nel 1983).
Trama del film: A seguito di un incidente aereo, un gruppo di studenti membri di un coro musicale, si ritrova naufrago su un’isola deserta del Pacifico, luogo ameno e paradisiaco, totalmente isolato dalla civiltà moderna.
Sono ragazzi fra i 6 e i 12 anni, completamente soli e senza l’aiuto di un adulto.

Il modello educativo di Rousseau è delineato nell'opera "L'Emilio", in 5 libri.
Rousseau si colloca in una posizione apparentemente contraddittoria: distante dall'Illuminismo in quanto attribuisce scarsa importanza alla scienza, è legato all'Illuminismo per la sua polemica contro la società del suo tempo, tipica degli Illuministi.
Inoltre, a volte sembra porre le basi di un discorso assai democratico, altre volte di un discorso assolutistico.
Egli stesso è consapevole di queste possibili e opposte interpretazioni e, dunque, avverte di non isolare alcuni elementi rispetto ad altri, ma di leggere le sue opere guardandole nel complesso, come tentativo di indicare una via di rigenerazione della società.
"L'Emilio" è la storia dell'educazione di un fanciullo-allievo immaginario, del quale Rousseau ipotizza di essere il precettore.
In questo libro Rousseau oppone all'educazione tradizionale, che opprime e distrugge la natura originaria dell'uomo, un'educazione che ha come fine il rafforzamento di tale natura.
Alla base c'è la convinzione che l'uomo è fondamentalmente buono: "di ciascun vizio - egli scrive - è possibile rintracciare l'origine nella società".
Il messaggio che Rousseau vuole lasciare è che, poiché l'uomo è buono per natura, occorre fin dall'infanzia proteggerlo dalla degenerazione e dalla corruzione che regna nel mondo della cultura e nelle strutture sociali.
La "civiltà", con la divisione del lavoro e le specializzazioni, ha creato una rete di dipendenze reciproche che hanno distrutto libertà e uguaglianza.
Il trattato così si apre:
LEGGERE ATTENTAMENTE E RIFLETTERE
"Tutto è bene quando esce dalla mani dell'Autore di tutte le cose, tutto degenera fra le mani dell'uomo: ... l'uomo costringe un albero a portare i frutti di un altro albero, mischia e confonde climi ..., mutila il cane, il cavallo, lo schiavo. Capovolge ogni cosa ... Non vuole nulla secondo natura, nemmeno l'uomo: deve domarlo, per sé, ... formarlo a modo suo come un albero del suo giardino. ..,".
LEGGERE INTERAMENTE IL BRANO DA PAG. 441 A PAG. 442, TRATTO DA "L'EMILIO", I TRE MAESTRI
Il suo allievo, Emilio, avrà le seguenti caratteristiche:
- sarà francese, in quanto la Francia, essendo una zona temperata, è in grado di produrre un "tipo umano" armonico, versatile e intelligente;
- sarà ricco;
- sarà nobile;
- sarà orfano.
Nel trattato, Rousseau privilegia la forma del dialogo, grazie alla quale si rivolge ai lettori proponendo teorie e idee a sfondo pedagogico: tutto ciò si traduce in azioni concrete quando Rousseau, in veste di maestro, costruisce scenari e fornisce occasioni di scoperte e invenzioni per il suo allievo immaginario, il quale dovrà risolvere ogni problema con l'aiuto delle proprie sole conoscenze.
Rousseau rende chiaro l'obiettivo della sua opera:
se si vuole cambiare l'uomo per cambiare la società, bisogna CAMBIARE L'EDUCAZIONE.
Di qui l'importanza dell'isolamento del fanciullo, che non dovrà imparare nulla dai libri, che non dovrà fare nulla perché gli è stato detto. Egli dovrà sperimentare da solo e, soprattutto, dovrà essere impiegato nei lavori manuali perché attraverso l'attività delle mani possa sviluppare il suo spirito:
si avrà, in questo modo, un filosofo che crede di essere un operaio ma in realtà è un filosofo.
E, in questo modo, il fanciullo acquisirà il concetto di libertà e la capacità di giudizio.
Solo quando sarà libero di giudicare, si risveglierà in lui anche il senso religioso, tema che Rousseau affronta nel libro IV distinguendo una religione naturale, basata sulla credenza in Dio e nell'immortalità dell'anima esclusivamente determinata dal sentimento, e una religione civile che è invece l'insieme di riti, culti e dogmi fissati dallo Stato, e che ciascun individuo è comunque costretto a seguire, pena la morte.
Rousseau parla di "educazione naturale".
In che cosa consiste?
1) Per prima cosa, il bambino deve essere sottratto all'azione depravatrice della società.
Rousseau suggerisce, quindi, di sistemarlo in campagna.
Solo quando l'uomo sarà formato e fortificato, potrà diventare un buon cittadino e affrontare la vita sociale.

2) In secondo luogo, è necessario conoscere le diverse età evolutive psicologiche.

Secondo Rousseau non si può pensare che ci sia un'educazione valida per tutte le età.
Non bisogna accelerare il processo educativo.
Non si devono proporre cose per le quali il bambino non è ancora maturo.
Quindi occorre determinare quello che i bambini sono in grado di imparare (invece la scuola tradizionale si preoccupava di insegnare ciò che interessava agli uomini).
Una nuova tecnica è quella di basarsi su un interesse che può sorgere sulla base di un bisogno.
Rousseau propone, in questo modo, una "educazione negativa" in cui niente deve venire dall'esterno con l'imposizione, ma tutto dall'interno, ad esempio non insegnare la virtù e la verità ma allontanare il cuore dal vizio e la mente dall'errore.
La virtù, secondo Rousseau, non nasce nell'uomo se non attraverso lo sforzo contro gli ostacoli e le difficoltà esterne. Quando Emilio si innamorerà di Sofia, il precettore gli imporrà un lungo viaggio perché la separazione da lei possa insegnargli a dominare le proprie passioni.
Secondo Rousseau, l'insegnamento tradizionale non solo non promuove la capacità di ragionare ma addirittura la indebolisce:
NON E' IMPORTANTE AVERE UN RICCO BAGAGLIO DI NOZIONI MA FORMARSI UN'INTELLIGENZA IN GRADO DI ACQUISIRLE.
Digressione di psicologia: confronto tra Rousseau e Vygotskij
LEGGERE:
Al contrario di Rousseau, Vygotskij (Bielorussia 1896-1934) considera l'apprendimento come un "fatto sociale".
Un concetto sul quale Vygotskij punta l'attenzione riguarda lo sviluppo delle nuove abilità: non tanto ciò che il bambino sa già fare da solo, ZONA EFFETTIVA DI SVILUPPO, ma ciò che è in grado di fare con l'aiuto di un adulto, ZONA DI SVILUPPO PROSSIMALE.
L'aiuto di un adulto è essenziale per imparare. Tuttavia quello che un bambino non sa fare, anche se aiutato, è fuori dalle sue potenzialità. Ci sono cose che per la sua età e per il suo livello di sviluppo, non saprebbe fare in ogni caso.
Se il bambino riceve una richiesta che non è in grado di svolgere nemmeno con l'aiuto di un adulto, c'è il rischio che possa scoraggiarsi.
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"Emilio"
Libro Primo - La prima infanzia
Nel Libro Primo Rousseau indica i 3 maestri dell'educazione:
- La natura: provvede allo sviluppo degli organi e allo sviluppo interno delle facoltà. Su questa l'uomo non può intervenire;
- Gli uomini: insegnano l'uso delle nostre facoltà. Intervengono in modo determinante;
- Le cose: insegnano ad acquisire le esperienze. Su queste l'uomo può influire solo in parte.
Il giovane dovrà assecondare in modo armonico i suoi tre maestri, ponendo attenzione agli uomini e parzialmente alle cose.
Rousseau elenca una serie di errori impartiti dall'educazione tradizionale, ad esempio:
- il ricorso alle balie, le quali badano più ai propri interessi che alla giusta formazione del carattere; il primo nutrimento, invece, dovrebbe essere responsabilità esclusiva della madre;
- l'uso delle fasciature, che costringe a una mobilità assurda, limitando la libertà di movimento;
- le eccessive cure, precauzioni, lusinghe e minacce, che fanno diventare il bambino capriccioso e prepotente.
Il bambino ha un suo modo di esprimersi, fatto di suoni, pianto e mimica, attraverso cui comunica agli adulti che non è a suo agio.
Secondo Rousseau l'errore degli adulti è quello di preferire vezzeggiare o minacciare il bambino, anziché cercare il motivo del suo pianto ed eliminarlo.

Inoltre, nel primo libro, Rousseau dà ampio spazio al tema dell'apprendimento del linguaggio. Solo gradualmente, seguendo le tappe dello sviluppo, il bambino imparerà a usare le parole. Compito dell'educatore sarà quello di non forzare tale apprendimento:
Rousseau condanna la smania di insegnare a parlare troppo presto perché questo potrebbe comportare, nella mente del piccolo, di fissare parole e frasi con un significato diverso da quello reale.
All'inizio bisogna usare poche parole, che corrispondono a oggetti da poter mostrare.
Sono da evitare correzioni puntigliose ed eccessive, perché il bambino si correggerà da solo nel sentir parlare correttamente l'educatore.
"Emilio"
Libro Secondo- La seconda infanzia fino ai 12 anni

Va dai 3 ai 12 anni.
E' il periodo detto anche "dell'educazione dei sensi":
- dovrà imparare a sopportare il dolore;
- dovrà imparare ad essere libero e felice.
Così si legge:
"Se il bambino cade ... invece di precipitarmi da lui con aria allarmata, me ne starò tranquillo almeno per un po'.
Il male è fatto, che lo sopporti è una necessità."
Emilio verrà lasciato libero di muoversi e di agire; le cadute e i piccoli sbagli gli permetteranno di conoscere e dominare il dolore; la vita all'aria aperta e il libero esercizio del corpo, attraverso il gioco e i piccoli lavori manuali, lo renderanno più sano e vigoroso.
In questa fase, è opportuno che Emilio si formi l'idea della proprietà come diritto fondato sul lavoro.
Per questo Rousseau spinge il ragazzo a seminare nel terreno del giardiniere, abusivamente, e incarica il giardiniere di estirpare le piante nate.
In questo modo Emilio "sperimenterà il dolore per la perdita del frutto delle sue fatiche", e "comprenderà che il rispetto della proprietà, da parte degli altri, ha come contropartita il rispetto che egli stesso dovrà portare alla proprietà altrui".
Il lavoro e il gioco sono per Emilio, in questa fase, ugualmente divertenti.
Inoltre, fino a 12 anni Emilio non dovrà sapere che cos'è un libro.
Imparerà a leggere solo quando avrà appreso l'utilità della lettura.
"Emilio"
Libro Terzo - Dai 12 ai 15 anni
E' l'età dell'istruzione e dell'utilità.
E "Robinson Crusoe" è il primo libro che deve essere letto.

Il 3 APRILE 1660 Nasce a Londra lo scrittore Daniel Defoe, da molti indicato come il padre del romanzo inglese. Defoe è l’autore delle avventure di Robinson Crusoe, testo celeberrimo, che, dopo la Bibbia, vanta il maggior numero di edizioni. Nello scrivere la storia di Crusoe, Defoe si ispira alla storia vera di un marinaio, Alexandre Selkirk, abbandonato nel 1705 sull’isola di Juan Fernandez, al largo del Cile, e ritrovato solo quattro anni più tardi in uno stato quasi selvaggio.
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In questo periodo Emilio dovrà acquisire il significato della parola "utile" imparando a chiedere, di ogni oggetto, a che cosa serve.
Il maestro allenerà Emilio a cercare in se stesso i mezzi di indagine, e a "non ricorrere ad altri": egli dovrà trovare da solo le soluzioni ai problemi.
Dovrà essere emulo solo di se stesso:
"Dovrà spingersi a saltare un fosso più largo, a portare un peso sempre più gravoso, a lanciare un sasso a una distanza sempre maggiore".
Durante questi anni, Emilio affronterà il suo primo libro:
"Robinson Crusoe" di Daniel Defoe, il romanzo narra di uomo che da solo, con le proprie forze, riesce a sfuggire a situazioni complicate e a superare le avversità della vita, sviluppando quell'autonomia e quella capacità di risoluzione che in Emilio si vogliono promuovere.
In questa fase avrà inizio il lavoro inteso non più come gioco: due, tre volte a settimana, Emilio trascorrerà l'intera giornata presso un falegname, la cui attività è quella che più avvicina l'uomo al suo stato di natura, mangiando alla sua tavola e vivendo a contatto con la sua famiglia.
Il falegname lavora con le proprie mani, è indipendente dalla fortuna e dagli uomini, dipende solo dal suo lavoro ed è per questo che è da considerare un uomo libero.
Per Rousseau fondamentale è la comprensione del valore umano ed educativo del lavoro: lavorare è un dovere indispensabile per l'uomo sociale, ricco o povero che sia. Un'ora di lavoro permette di insegnare e apprendere molto più di quanto potrebbe fare un'intera giornata di spiegazioni teoriche.
In questa fase Emilio più che istruito è un ragazzo aperto all'istruzione.
"Emilio"
Libro Quarto - Dopo i 15 anni
E' il periodo dai 15 ai 20 anni.
E' una specie di seconda nascita, in cui Emilio sperimenta l'amore di sé e la questione della religione, ma anche l'educazione del gusto.
Non si tratta di ragionare sulla natura di Dio, perché il pensiero umano è insufficiente a capirlo.
E' necessario ammettere l'esistenza di un'altra vita nella quale i buoni siano felici.
La guida della vita pratica deve essere la coscienza.
In questo periodo la natura di Emilio è come divisa: da una parte l'uomo tende a elevarsi verso l'Eterno, dall'altra si abbassa alla materia e alla passione.
Il precettore sarà molto attento a non favorire in Emilio l'insorgere precoce e incontrollato delle passioni, aiutandolo a evitare le occasioni che potrebbero tentarlo.
Rousseau espone anche il tema della religione: egli sostiene che le diverse religioni non sono altro che variazioni del Credo fondamentale; Emilio, quindi, non verrà educato a una religione specifica, ma sarà messo nelle condizioni di poter scegliere, con l'uso della ragione, la propria.
L'educazione del gusto contempla, invece, momenti di lettura di libri piacevoli.
Emilio studierà l'italiano, il latino e il greco, che gli consentiranno di apprezzare la bellezza della poesia e del teatro.
"Emilio"
Libro Quinto - La virilità
Il quinto libro tratta dell'educazione femminile, in particolare di Sofia, futura moglie di Emilio.
Rousseau si serve della figura di Sofia per descrivere ciò che la donna ideale deve possedere in termini di doti umane, e come debba essere educata.
Sottolinea la differenza tra l'educazione femminile e quella maschile: la donna viene vista come una figura debole e passiva il cui scopo è sposarsi e procreare, dipendente dal suo compagno.
L'uomo, invece, è forte e ogni suo bisogno deve essere soddisfatto dalla donna, tuttavia dipende da lei per saziare i propri desideri. Rousseau però riconosce che vi sono qualità di alta dignità attribuibili alla donna e in particolare a Sofia quali la cura, l'intelligenza, la gaiezza, lo spirito religioso, il pudore, la scaltrezza e l'amore della casa e della famiglia.
Anche l'educazione di Sofia è di tipo naturale.
Emilio e Sofia dovranno compiere alcuni viaggi per mettere alla prova il loro amore, imparando il valore della fedeltà.
In questo periodo Emilio svilupperà anche la sua formazione politica di stampo democratico.
Solo dopo i due potranno sposarsi e dar vita a una nuova famiglia; qui finirà il compito del precettore nei confronti di Emilio, il quale diventerà egli stesso l'educatore del proprio figlio e un modello per i cittadini.
Il libro si conclude con la visita che Emilio fa al suo maestro, per annunciargli la sua imminente paternità.
Rousseau è il primo ad aver proclamato i diritti dell'infanzia:
"Amate l'infanzia!"
Dal libro in adozione, EEd. Paravia
Nel "Contratto sociale" Rousseau vede la necessità di una costituzione di uno Stato fondato sull'uguaglianza e la libertà; e in questo è in contrapposizione alle teorie di Hobbes che concepiva la figura di un sovrano al quale, delegato il potere assoluto con il contratto sociale, obbedire sempre e comunque.
Con il "contratto sociale" di Rousseau, tutti, invece, sono chiamati a governare: ma, ATTENZIONE, con una "volontà generale" che non è la volontà di tutti intesa come semplice somma delle volontà particolari, ma volontà che tende all'utilità comune, ossia ciascuno deve sottomettere il proprio utile all'utilità generale.
La sovranità risiede nel popolo, che Rousseau definisce anche come "corpo sovrano".
(In uno Stato di questo genere non è però consentito il dissenso.)
Rousseau distingue la sovranità dal governo.
Mentre alla sovranità compete il potere legislativo, al governo compete il potere esecutivo.
Rifacendosi ai filosofi classici, egli distingue tre forme di governo:
- la democrazia: quando il corpo sovrano rende depositario del governo tutto i popolo (circostanza che presuppone Stati di piccole dimensioni);
- l'aristocrazia: quando il corpo sovrano restringe il governo nelle mani di una minoranza;
- la monarchia: quando il corpo sovrano concentra il governo nelle mani di uno solo.
Ciascuna di queste tre forme può essere la migliore in certi casi e la peggiore in altri.
Così scrive Rousseau: "In generale il governo democratico conviene ai piccoli Stati, l'aristocratico ai medi, il monarchico ai grandi".
La libertà
Quando parla di libertà, non parla di libertà degli individui dallo Stato ma di libertà degli individui nello Stato e come Stato.
Ancora una volta, come nell'educazione, risulta un'ambiguità di fondo: da una parte Rousseau sembra essere un teorico della democrazia per la sua esplicita affermazione secondo cui la sovranità risiede nel popolo, e dall'altro il fautore di una democrazia totalitaria, per la celebrazione di una volontà generale e per la prevalenza del noi sull'io.
Questa disamina scritta in verde riguarda l'aspetto filosofico del testo di Rousseau "L'Emilio", già trattato, sopra, con approfondimenti pedagogici.
"L'Emilio" è la storia dell'educazione di un fanciullo.
In questo libro Rousseau oppone all'educazione tradizionale, che opprime e distrugge la natura originaria, un'educazione che ha come fine fine il rafforzamento di tale natura.
Il vero protagonista dell'opera è lo stesso Rousseau, narratore-pedagogista e personaggio reale che incarna il ruolo del maestro.
L'autore privilegia la forma del dialogo, grazie alla quale si rivolge ai lettori proponendo teorie e idee a sfondo pedagogico. Tutto ciò si traduce in azioni concrete quando Rousseau, in veste di maestro, costruisce scenari e fornisce occasioni di scoperta e invenzione al suo allievo immaginario, il quale dovrà risolvere ogni problema con l'aiuto delle proprie sole conoscenze. Rousseau, in entrambi i ruoli, rende chiaro l'obiettivo dell'opera: se si vuole cambiare l'uomo per cambiare la società, bisogna cominciare col cambiare l'educazione.
Egli propone, in questo modo, una "educazione negativa" che consiste non nell'insegnare la virtù e la verità ma nell'allontanare il cuore dal vizio e la mente dall'errore: niente deve venire dall'esterno ma tutto dall'interno. La virtù , secondo Rousseau, non nasce nell'uomo se non attraverso lo sforzo contro gli ostacoli e le difficoltà esterne. E quando Emilio si innamorerà di Sofia, il precettore gli imporrà un lungo viaggio perché la separazione da lei possa insegnargli a dominare le proprie passioni.
Alla base c'è la convinzione che l'uomo è fondamentalmente buono: "di ciascun vizio - egli scrive - è possibile rintracciare l'origine nella società".
Di qui l'importanza dell'isolamento del fanciullo che non deve imparare nulla dai libri, che non deve fare nulla perché gli è stato detto. Egli deve sperimentare da solo e soprattutto deve essere impiegato nei lavori manuali perché attraverso l'attività delle mani possa sviluppare il suo spirito: si avrà in questo modo un filosofo che crede di essere un operaio ma in realtà è un filosofo. In questo modo il fanciullo acquisisce il concetto di libertà, acquisisce la capacità di giudizio. Solo quando sarà libero di giudicare, si risveglierà in lui anche il senso religioso.
Nel libro IV dell'Emilio, Rousseau affronta il tema della religione. Egli distingue una religione naturale, basata sulla credenza in Dio e nell'immortalità dell'anima esclusivamente determinata dal sentimento, e di una religione civile che è invece l'insieme di riti, di culti e di dogmi fissati dallo Stato e che ciascun individuo è costretto a seguire, pena la morte.
E' per questo che Rousseau sembra contraddittorio: a volte sembra porre le basi di un discorso assai democratico, a volte di un discorso assolutistico. Egli stesso è consapevole di queste possibili e opposte interpretazioni e, dunque, avverte di non isolare alcuni elementi rispetto ad altri, ma di leggere le sue opere guardandole nel complesso, come tentativo di indicare una via di rigenerazione della società.
Il 5 aprile 2019 le studentesse C. e D.F., a.s. 2017/2018, hanno presentato alla classe "L'Illuminismo e Rousseau", in PowerPoint
Coronavirus e istruzione online
La riflessione sull'istruzione a distanza, della studentessa D.K. di Quarta C, a.s. 2019/2020, è stata inviata tramite la piattaforma Edmodo usata dalla scuola per le lezioni online
Grazie!